Biografie

Boris Giuliano

Boris Giuliano
Boris Giuliano nelle opere letterarie Libri in lingua inglese Film e DVD di Boris Giuliano

Biografia

Boris Giuliano fu un poliziotto siciliano, ufficiale e investigatore della Polizia, capo della Squadra Mobile di Palermo, che durante gli anni '70 fu in prima linea nella lotta a Cosa Nostra, e per questo motivo venne assassinato. Boris Giuliano venne ucciso all'età di 48 anni, raggiunto alle spalle da sette colpi di pistola: il suo assassino fu il corleonese Leoluca Bagarella.

La vita di Boris Giuliano

Giorgio Boris Giuliano nacque a Piazza Armerina, in provincia di Enna, il 22 ottobre 1930. Suo padre era un sottufficiale della Marina militare di stanza in Libia e per questo motivo il giovane Boris passò parte della sua infanzia nel paese nordafricano.

Nel 1941 la famiglia tornò in Sicilia stabilendosi a Messina: qui Giorgio Boris seguì gli studi fino al conseguimento della laurea, senza però tralasciare lo sport, grazie al quale - durante il periodo universitario - arrivò a giocare nella Serie B di pallacanestro con la squadra CUS Messina.

La carriera in Polizia

Dopo aver vinto un concorso per diventare ufficiale di Polizia nel 1962 e aver portato a termine il corso di formazione, Giuliano chiese di essere assegnato a Palermo. Nel capoluogo siciliano dopo poco tempo entrò a far parte della locale Squadra Mobile.

La sua carriera iniziò alla Sezione Omicidi, poi divenne vice-dirigente, fino a diventare dirigente nel 1976. Nel 1967 nacque il figlio Alessandro, che seguirà anche lui le orme del padre in Polizia. Durante il suo periodo di attività Boris Giuliano ebbe modo di conseguire una specializzazione presso la FBI National Academy, ebbe inoltre meriti speciali e ricevette diversi riconoscimenti per le attività operative svolte.

La scomparsa del giornalista De Mauro

Giuliano fu un brillante investigatore, dal carattere determinato: venne nominato capo della Squadra Mobile di Palermo al posto di Bruno Contrada, suo amico fraterno poi accusato di collusione con la mafia. Si occupò di molte vicende ma ce n'è una in particolare intorno alla quale si imperniano molti interrogativi legati ai motivi che portarono al suo assassinio: le indagini circa la misteriosa scomparsa del giornalista Mauro De Mauro.

Nel 1970 De Mauro scomparve improvvisamente nel nulla; al caso si interessarono gli alti comandi palermitani ed i migliori investigatori della Polizia - Boris Giuliano, appunto - e dei Carabinieri, tra cui Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Giuliano si dedicò al caso con molte energie, percorrendo diverse strade, articolati scenari, lavorando su molte ipotesi di possibili moventi.

De Mauro aveva avuto un passato molto animato così come era la sua vita in qui giorni prima della scomparsa: in gioventù aderì alla X Flottiglia MAS e restò in ottimi rapporti con il suo comandante, Junio Valerio Borghese; dopo essere stato giornalista presso la testata dell'Eni, "Il Giorno", si interessò degli interventi di Enrico Mattei nella politica siciliana (con quella che è nota come "Operazione Milazzo") e, dopo essere stato assunto al quotidiano "L'Ora" (si è detto, per interessamento di Mattei) iniziò un'attività di cronista investigativo sulla mafia, quantunque slegata dalla linea editoriale e perciò per suo conto.

Scomparve dopo aver promesso di fornire notizie importanti al regista Francesco Rosi, il quale stava realizzando un film sulla vita di Enrico Mattei. Tra l'altro Mauro De Mauro scomparve nel momento in cui il suo vecchio Comandante Borghese, in onore del quale aveva chiamato una figlia Junia, andava allestendo il noto tentativo di colpo di Stato, il famoso "golpe dei forestali": la coincidenza temporale apparve quantomeno singolare.

I Carabinieri indirizzarono le loro indagini su piste legate al traffico di droga, sul quale De Mauro aveva indagata a sua volta per scoprire i legami tra mafia e droga. Boris Giuliano, insieme ai magistrati, approfondì invece la pista dell'attentato a Mattei e finì con l'indagare l'ambiguo avvocato Vito Guarrasi. Quest'ultimo - che fu oggetto di diverse indagini anche in altri ambiti come indiziato - diede a Giuliano ulteriori spunti che l'investigatore registrò per poi approfondire in seguito in altre indagini.

Le ultime indagini e l'assassinio di Boris Giuliano

Nel 1979 Giuliano si trovò ad indagare sul ritrovamento di due valigette contenenti 500.000 dollari all'aeroporto di Palermo-Punta Raisi, che si scoprì essere il pagamento di una partita di eroina sequestrata all'aeroporto J.F. Kennedy di New York. Contemporaneamente a questa indagine, i suoi uomini fermarono due mafiosi, Antonino Marchese e Antonino Gioè, nelle cui tasche trovarono una bolletta con l'indirizzo di via Pecori Giraldi: nell'appartamento i poliziotti scovarono armi, quattro chili di eroina e una patente contraffatta sulla quale era incollata la fotografia di Leoluca Bagarella, cognato del boss corleonese Salvatore Riina.

Inoltre in un armadio venne trovata anche un'altra fotografia che ritraeva insieme numerosi mafiosi vicini al clan dei Corleonesi, tra cui figurava Lorenzo Nuvoletta, camorrista napoletano affiliato a Cosa Nostra. Dopo la scoperta nell'appartamento di via Pecori Giraldi, arrivarono telefonate anonime al centralino della questura di Palermo con l'intenzione di minacciare di morte Boris Giuliano.

Nello stesso periodo, Giuliano stava anche indagando su alcuni assegni trovati nelle tasche del cadavere di Giuseppe Di Cristina, capomafia di Riesi ucciso nel 1978; gli assegni avevano portato ad un libretto al portatore della Cassa di risparmio con 300 milioni di lire intestati ad un nome di fantasia, che era stato usato dal banchiere Michele Sindona. Per approfondire queste indagini, Giuliano incontrò l'avvocato Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore delle banche di Sindona: Ambrosoli venne ucciso pochi giorni dopo l'incontro.

Il 21 luglio 1979, mentre pagava il caffè in una caffetteria di via Di Blasi, a Palermo, Leoluca Bagarella sparò a distanza ravvicinata sette colpi di pistola alle spalle di Boris Giuliano, uccidendolo.

Ai funerali, il cardinale Pappalardo diede voce al sentimento collettivo e durante l'omelia ebbe denunciò: "Faccia lo Stato il suo dovere!". Il cardinale chiese giustizia citando le parole del profeta Ezechiele: "troppi mandanti, troppi vili esecutori variamente protetti, circolano per le nostre strade. Il paese è pieno di assassini".

Di lui Paolo Borsellino disse:

"Se altri organismi dello stato avessero assecondato l'intelligente opera investigativa di Boris Giuliano l'organizzazione criminale mafiosa non si sarebbe sviluppata sino a questo punto, e molti omicidi, compreso quello dello stesso Giuliano non sarebbero stati commessi."

Successore di Boris Giuliano, come capo della squadra mobile, sarà Giuseppe Impallomeni (tessera P2 n. 2213), precedentemente allontanato dalla squadra mobile di Firenze per un giro di tangenti, e inopinatamente, dal 309º posto della graduatoria dei vicequestori aggiunti, era passato al 13º posto, fatto che gli consente di prendere il comando della squadra mobile di Palermo. Questore del capoluogo palermitano diventò Giuseppe Nicolicchia, di cui verrà rinvenuta, tra le carte di Castiglion Fibocchi, la domanda di affiliazione alla Loggia di Licio Gelli.

Gli anni recenti

Nel 1995, nel processo per l'omicidio Giuliano, vennero condannati all'ergastolo i boss mafiosi Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Francesco Madonia, Giuseppe Calò, Bernardo Brusca, Nenè Geraci e Francesco Spadaro come mandanti del delitto Giuliano. Leoluca Bagarella venne condannato alla stessa pena come esecutore materiale dell'omicidio.

Alessandro Giuliano, figlio di Giorgio Boris e di Ines Leotta (moglie vedova di Giuliano), diventò anch'egli funzionario della Polizia di Stato ed investigatore. Nel 2001 scoprì e arrestò Michele Profeta, serial killer di Padova. Successivamente diresse la squadra mobile della questura di Venezia, e a partire dal 2009 è diventato dirigente della squadra mobile presso la questura di Milano.

Cinema e fiction

La vita, la storia e l'importanza della figura di Boris Giuliano sono raccontate nel film "La mafia uccide solo d'estate" (di Pierfrancesco Diliberto - Pif, 2013) e in "Boris Giuliano, un poliziotto a Palermo" (miniserie TV, Raiuno, 2016).

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