Biografie

Caterina Sforza

Caterina Sforza
Caterina Sforza nelle opere letterarie Libri in lingua inglese

Biografia

Gli storici la ricordano talvolta con il soprannome la tigre di Forlì. E' stata signora di Imola e contessa di Forlì, prima con il marito Girolamo Riario, poi come reggente del figlio primogenito Ottaviano. Caterina Sforza nasce nell'anno 1463 a Milano, figlia di Lucrezia Landriani, amante del duca di Milano Galeazzo Maria Sforza, e moglie del cortigiano Gian Piero Landriani.

Cresciuta per i primissimi anni della sua infanzia con la famiglia di mamma Lucrezia, Caterina si trasferisce alla corte degli Sforza nel 1466, anno in cui Galeazzo Maria diventa duca (in seguito alla morte del padre Francesco). Con lei ci sono anche i fratelli Alessandro, Chiara e Carlo, affidati alla nonna Bianca Maria. Caterina Sforza e i suoi fratelli, alla raffinata corte sforzesca hanno la possibilità di ricevere una formazione di stampo umanistico. D'altro canto, non potrebbe che essere così, in un contesto ampiamente frequentato da artisti e letterati e in un ambiente di notevole apertura culturale.

Il matrimonio

Caterina, pertanto, inizia a studiare la lingua latina, avendo - così - modo di apprezzare le numerose opere classiche che fanno parte della biblioteca ducale. Nel 1473 - quando Caterina ha solo dieci anni - viene concessa in moglie al nipote di papa Sisto IV, Girolamo Riario, signore di Imola (successivamente lo diventerà anche di Forlì). Per questo matrimonio sostituisce Costanza Fogliani, sua cugina di undici anni, rifiutata da Girolamo perché la madre di Costanza, Gabriella Gonzaga, imponeva che il matrimonio venisse consumato solo al compimento del quattordicesimo anno di età della fanciulla.

A Roma

Dopo le nozze, Caterina raggiunge il marito, nel frattempo trasferitosi a Roma perché al servizio del pontefice, suo zio. L'ambiente culturale che vi trova è particolarmente vivace, e agevola un suo facile e veloce inserimento. Grazie ai suoi modi di fare amabili e al suo atteggiamento disinvolto, la ragazza riesce a inserirsi senza problemi nella vita aristocratica di Roma, a cui prendono parte musicisti, poeti, filosofi e artisti in arrivo da ogni angolo d'Europa.

Sentendosi importante, sia per la sua bellezza che per il suo matrimonio, Caterina Sforza diventa un'intermediaria apprezzata e ricercata tra la corte romana e quella milanese.

Castel Sant'Angelo

Nel frattempo il marito conquista sempre più potere, non rinunciando alla crudeltà nei confronti dei nemici: nel 1480 si vede assegnare la signoria di Forlì, che era rimasta vacante, a scapito degli Ordelaffi. Per Caterina e Girolamo, tuttavia, le cose si complicano alla morte di Sisto IV. Coloro che avevano subìto ingiustizie nel corso del pontificato si ribellano, e la residenza della famiglia Riario viene praticamente messa a ferro e fuoco.

Caterina, in fuga, decide di rifugiarsi presso la rocca di Castel Sant'Angelo con l'intento di occuparla a nome del governatore, suo marito. Comanda da qui i soldati e minaccia addirittura il Vaticano, imponendo ai cardinali di venire a patti con lei.

Sin da giovane quindi - Caterina è circa ventenne - mette in mostra un carattere nettamente energico. Alla morte del marito si rinchiude entro le mura della rocca di Ravaldino. Tiene duro mentre la città si consegna al papa. Fino al momento in cui l'esercito sforzesco le restituisce la signoria di Forlì, che mantiene come reggente prima di consegnarla al figlio Ottaviano. In realtà, insieme con Iacopo Feo, il suo amante (che sposa in segreto), governa e gestisce il potere al punto da assumere un ruolo di importanza consistente nel contesto della politica italiana fino alla calata di Carlo VIII.

Il matrimonio con Giovanni il Popolano

In seguito alla morte di Feo, avvenuta nel 1495, Caterina Sforza sposa in terze nozze Giovanni de' Medici, in gran segreto. Pochi anni più tardi i due diventeranno genitori di Ludovico, che da adulto sarà famoso con il nome di Giovanni dalle Bande Nere. Giovanni de' Medici, detto il Popolano, era giunto alla corte di Caterina nel 1496 in qualità di ambasciatore della Repubblica di Firenze ed era stato alloggiato nella fortezza di Ravaldino.

Le nozze, pur contrastate in un primo momento dallo zio di Caterina, Ludovico Sforza, avevano infine ricevuto la sua approvazione e quella dei figli di Caterina. Dopo la nascita del piccolo Ludovico Medici, Caterina deve fare i conti con il peggioramento della situazione tra Venezia e Firenze, dal momento che i territori su cui governa si trovano sulle vie di passaggio dei due eserciti. Per questo, pensa alla difesa e decide di inviare in soccorso a Firenze un contingente di cavalieri.

Improvvisamente Giovanni de' Medici si ammala così gravemente da dovere lasciare il campo di battaglia per recarsi a Forlì. Qui, nonostante le cure, le sue condizioni continuano a peggiorare e viene trasferito a Santa Maria in Bagno (oggi frazione di Bagno di Romagna), dove si sperava nell'azione miracolosa delle acque del luogo. Il 14 settembre del 1498 Giovanni de' Medici muore. Caterina è al suo cospetto, da lui chiamata perché gli fosse accanto nelle ultime ore.

La linea di discendenza

L'unione tra Giovanni de' Medici e Caterina Sforza è all'origine della linea dinastica granducale dei Medici. Dal matrimonio di Giovanni dalle Bande Nere con Maria Salviati (figlia di Lucrezia de' Medici, del ramo principale mediceo) nacque Cosimo I de' Medici, secondo duca di Firenze e primo Granduca di Toscana. La linea di successione medicea durerà oltre due secoli, fino al 1743, estinguendosi con Anna Maria Luisa de' Medici.

La difesa contro Venezia

Subito dopo la morte dell'amato Giovanni, Caterina torna a Forlì per occuparsi della difesa dei suoi Stati. E' lei a dirigere le manovre militari, a gestire l'approvvigionamento dei soldati, delle armi e dei cavalli. E' lei in persona che si occupa di addestrare le milizie. Per reperire denaro e rinforzi, non si stanca di scrivere allo zio Ludovico, alla Repubblica di Firenze e agli Stati alleati confinanti. Ma solamente il Duca di Milano e quello di Mantova inviano un piccolo contingente di soldati.

Un primo attacco dell'esercito di Venezia infligge gravi danni nei territori occupati da Caterina. Ma l'esercito di Caterina riesce comunque ad avere la meglio sui veneziani. Tra questi vi sono anche Antonio Ordelaffi e Taddeo Manfredi, discendenti delle casate che avevano governato rispettivamente Forlì e Imola prima dei Riario. La guerra intanto continua con piccole battaglie, fino a quando i veneziani riescono ad aggirare Forlì e raggiungono Firenze da un'altra via.

E' da questo momento in poi che le cronache storiche relative alle terre romagnole, nominano Caterina Sforza con l'appellativo di "Tygre".

Contro il duca Valentino e contro i Borgia

Al trono francese nel frattempo succede Luigi XII, il quale vanta diritti sul Ducato di Milano e sul Regno di Napoli. Prima di iniziare la sua campagna in Italia, si assicura l'alleanza dei Savoia, della Repubblica di Venezia e di papa Alessandro VI. Nel 1499 entra in Italia occupando il Piemonte senza dover combattere, Genova e Cremona. Poi si insedia a Milano, abbandonata dal duca Ludovico che si rifugia nel territori del Tirolo. Papa Alessandro VI si allea con il Re di Francia per avere in cambio il suo appoggio nella costituzione di un Regno per il figlio (illegittimo) Cesare Borgia nelle terra della Romagna. Con questo scopo emette una bolla pontificia per far decadere le investiture di tutti i feudatari di quelle terre, compresa Caterina Sforza.

L'esercito francese parte da Milano alla conquista della Romagna sotto la guida del duca Valentino. Ludovico Sforza intanto riconquista il Ducato con l'aiuto degli austriaci.

Caterina nel contrastare l'esercito del duca Valentino è sola. Arruola e addestra quanti più soldati può. Immagazzina armi, munizioni e viveri. Fa rinforzare le difese delle sue fortezze con opere importanti, soprattutto quella di Ravaldino, la sua residenza, già considerata inespugnabile. Fa anche partire i figli perché siano al sicuro a Firenze.

Cesare Borgia arriva a Imola e ne prende possesso. Dopo quanto accaduto nella sua città minore, Caterina chiede espressamente al popolo di Forlì se vuole arrendersi come ha fatto Imola oppure se vuole sopportare un assedio. Il popolo tentenna a rispondere, così Caterina prende la decisione di concentrare tutti gli sforzi nella difesa della sua residenza, lasciando Forlì al suo destino.

Il duca Valentino prese possesso di Forlì e pone l'assedio alla rocca di Ravaldino. Gli avversari di Caterina cercano di convincerla ad ad arrendersi con la diplomazia. Ma lei in risposta pone una taglia su Cesare Borgia, proprio come quella che il Duca aveva messo su di lei: (10.000 ducati, vivo o morto).

Si arriva così ai bombardamenti che continuano per molti giorni. Le forze di Caterina infliggono numerose perdite all'esercito francese. Ciò che distruggono i francesi di giorno viene ricostruito durante la notte. La resistenza solitaria di Caterina diviene in breve tempo una notizia che circola in tutta l'Italia. L'ammirazione per Caterina è grande. Anche Niccolò Machiavelli riporta quanto numerose siano state le canzoni e gli epigrammi composti in suo onore.

"Fatelo, se volete: impiccateli pure davanti a me. Qui ho quanto basta per farne altri!"

[Caterina, stando sulle mura della Rocca, avrebbe risposto così a chi minacciava di uccidere i suoi figli, sollevandosi le gonne e mostrando con la mano il pube.]

Quando il Valentino cambia tattica, iniziando a bombardare le mura anche di notte, giunge alla vittoria. E' il 12 gennaio del 1500 quando i francesi entrano nelle mura. Caterina continua a resistere combattendo in prima persona con le armi in mano, fino a quando venne fatta prigioniera. Subito Caterina si dichiara prigioniera del francesi, sapendo che vi è una legge in Francia che impedisce di tenere le donne come prigionieri di guerra.

Gli ultimi anni

Cesare Borgia ottiene la custodia di Caterina e la conduce a Roma dal papa, dove viene incarcerata. Per giustificare la sua prigionia, il pontefice la accusa (forse falsamente) di avere tentato di avvelenarlo con delle lettere spedite in risposta alla bolla pontificia, con la quale la contessa era stata deposta dal suo feudo.

Si tiene, quindi, un processo, che tuttavia non arriva a conclusione. Per questo Caterina Sforza resta imprigionata nella fortezza fino al 30 giugno del 1501, quando riesce a essere liberata grazie all'intervento della Francia e, in particolare, di Yves d'Allègre, giunto a Roma con l'obiettivo di conquistare il Regno di Napoli con l'esercito di Luigi XII.

Caterina viene obbligata da Alessandro VI a firmare dei documenti con cui rinuncia definitivamente ai suoi Stati. A quel punto, dopo avere soggiornato per un breve periodo nella residenza del cardinale Raffaele Riario, si ritira in Toscana, prima a Livorno e poi a Firenze, dove ci sono i suoi figli ad attenderla.

Negli ultimi anni della sua vita trascorre il tempo nella Villa medicea di Castello e nelle altre residenze di proprietà del marito Giovanni, lamentando ristrettezze economiche e sostenendo di essere maltrattata. Muore, infine, a causa di una grave polmonite il 28 maggio del 1509 a Firenze, all'età di quarantasei anni. Viene tumulata nel monastero delle Murate a Firenze, davanti all'altare maggiore. In seguito il nipote Cosimo I de' Medici, granduca di Toscana, fa apporre una lapide, tuttavia oggi della tomba non rimane traccia.

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