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Coalizione Italiana «Stop all'uso dei bambini soldato!»

Coalizione Italiana «Stop all'uso dei bambini soldato!»

Biografia Salvare l'innocenza

La Coalizione Italiana "Stop all'uso dei bambini soldato!", è una Campagna Internazionale promossa da varie organizzazioni per impedire che ragazzi e adolescenti vengano impiegati come soldati nei conflitti che insanguinano il pianeta. Nata il 19 aprile 1999, ne fanno parte Amnesty International, Unicef-Comitato Italiano, Società degli Amici-Quaccheri, COCIS, Terre des Hommes-Italia, Jesuit Refugee Service-CentroAstalli, Coopi-Cooperazione Internazionale, Volontari nel mondo-FOCSIV, Telefono Azzurro, Alisei, Save the Children-Italia e Intersos.

La colazione, fra l'altro, oltre che porsi l'obiettivo della tutela specifica dell'infanzia nelle condizioni di guerra e di conflitti vari, estende le sue preoccupazioni a tutti gli abusi che vedono i bambini protagonisti.

Da qui, la richiesta di norme più severe non solo per i baby soldato, ma anche per tutti i minori esposti al pericolo della prostituzione e della pornografia.

Per ottenere queste tutele si è dato il via alla stesura di due protocolli che si aggiungono alla Convenzione dei diritti del fanciullo dell'Onu. Provvedimenti firmati già da circa 90 paesi e che ribadiscono un impegno internazionale a tutelare l'infanzia da quelle che sembrano le due piaghe più difficili da debellare: la tratta dei bambini per fini sessuali (o addirittura per la vendita di organi), e il loro utilizzo nei conflitti armati, dove spesso vengono inviati in missioni pericolose.

Attualmente, i bambini soldato sono oltre 300mila e combattono in più di trenta Paesi, anche se le stime sono sempre variabili a causa della variabilità stessa dei conflitti (i quali sorgono e muoiono nel pianeta come funghi). La maggioranza di queste povere creature ha un'età compresa fra i 15 e i 18 anni ma ve ne sono anche di appena dieci anni e qualche volta anche di quattro. A causa del fatto che spesso e volentieri si rivelano troppo piccoli per svolgere reali azioni e funzioni militari, si ripiega allora nel loro utilizzo su servizi militarmente contigui come portare cibo e munizioni da una parte all'altra del territorio in questione. Oppure, cose ben più grave (ammesso che sia possibile parlare di una scala di gravità in casi come questi), vengono utilizzati in prima linea come spie o sentinelle. Anche le ragazze vengono a volte reclutate e spesso ridotte a "schiave del sesso".

Il problema, si legge nel Global Report 2001 della Coalizione internazionale, è particolarmente grave in tutta l'Africa, ma anche in Afghanistan, Sry Lanka, Colombia, Perù, Medio Oriente, Cecenia, Paraguay. In Africa combattono 120mila bambini soldato con meno di 18 anni. In Ruanda, ad esempio, nel genocidio del '94, un terzo delle 800.000 vittime furono bambini, oltre 250.000 dei quali uccisi da altri bambini. Asia e America Latina sono le altre due regioni di maggiore crisi. Altre aree ad alta sensibilità sono: Medio oriente, Afghanistan, Birmania, Colombia e Cecenia.

Notevole preoccupazione suscitano anche i nuovi strumenti di comunicazione, di facile accesso ma di difficile controllo. Su Internet, vera pietra angolare del commercio di piccoli schiavi, esiste un vero e proprio mercato del sesso, incrementato dall'utilizzo morboso che numerosi frequentatori ne fanno. Ciò ha richiesto norme specifiche per penalizzare a livello mondiale questo traffico. Oltre a puntare il dito sui criminali coinvolti attivamente in tali turpi mercati, la Coalizione segnala con decisione quei fattori che oggettivamente incrementano il degrado morale e fisico delle popolazioni coinvolte in questo genere di problematiche. Fra questi fattori, inutile ribadirlo, vi sono sicuramente la povertà, le disparità economiche e il dissesto delle famiglie dei paesi sottosviluppati: dissesti che spingono i tutori dei bambini a comportamenti spesso disumani.

E' pur vero, infatti, che un bambino o adolescente in un paese in guerra sceglie a volte di prendere il fucile spinto dal desiderio di vendicare le violenze inflitte ai parenti. Il più delle volte, però, agisce spinto dalla necessità di procurarsi da mangiare o proteggersi da condizioni disperate. Si tratta, guarda caso, di orfani o rifugiati che non hanno più alcun parente. La lunghezza dei conflitti e la mancanza di uomini spinge inoltre i responsabili delle forze armate ad arruolare persone con un'età sempre più bassa

Grande spazio nella prevenzione di questi fenomeni è delegato all'informazione: il protocollo sottolinea la necessità di sensibilizzare i cittadini, bambini compresi, su questi rischi. È quindi necessario che i paesi del mondo rafforzino le partnership fra di loro e migliorino l'attuazione delle leggi a livello nazionale. Non solo, ma si ipotizza anche la necessità di un rapporto più stretto tra poteri pubblici ed operatori di internet.

La Coalizione italiana "Stop all'uso dei bambini soldato!", alla luce di quanto detto, ha salututato con favore la ratifica da parte dell'Italia del Protocollo opzionale alla Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia, approvato dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel maggio del 2000, che vieta l'utilizzo dei minori di 18 anni nei conflitti armati.

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Calciatore italiano, portiere
α 25 febbraio 1999