Biografie

Jean Eustache

Jean Eustache
Libri in lingua inglese

Biografia Desideri e disperazioni

Jean Eustache nasce il 30 novembre 1938 a Pessac, cittadina nei dintorni di Bordeaux. Trascorre qui tutta la sua infanzia, accudito dalla nonna materna (Odette Robert), mentre sua madre si trasferisce a Narbonne. Eustache tendeva a mantenere un grande riserbo su questo primo periodo della sua vita e quello che apprendiamo è dovuto per lo più alla forte componente autobiografica di alcuni suoi film che lo affrontano direttamente, come "Numéro zéro" e "Mes petites amoureruses".

All'inizio degli anni '50 la madre porta Jean con sé a Narbonne, città nella quale vive in una piccola stanza con un contadino spagnolo. Eustache è costretto ad interrompere gli studi e nel 1956 è impiegato come elettricista in un'impresa di Narbonne. Arriva a Parigi l'anno successivo e inizia a lavorare come operaio specializzato in un'officina delle ferrovie nazionali. Alla fine degli anni '50 riceve la chiamata alle armi ma rifiuta di partire per l'Algeria e non esita a ricorrere a gravi gesti di autolesionismo per ottenere la dispensa.

In quel periodo conosce Jeanne Delos, la donna che diventa la sua compagna e con la quale si stabilisce in un appartamento di Rue Nollet, nel 17° arrondissment della capitale (anche la nonna materna di Eustache va a vivere con loro). Dalla loro unione nascono due figli, Patrick e Boris.

All'inizio degli anni '60 Eustache nutre la sua grande passione per il cinema frequentando abitualmente la Cinémathèque e lo Studio Parnasse, entra in contatto con la redazione dei "Cahiers du cinéma" e con alcuni personaggi chiave del nascente nuovo cinema francese.

Fa la conoscenza di Jean-André Fieschi, Jean Douchet, Jaques Rivette, Jean-Luc Godard, Eric Rohmer, Paul Vecchiali, Jean-Luis Comolli.

In quegli anni incontra anche Pierre Cottrell, che nonostante alcuni screzi diverrà suo grande amico e produttore di alcuni suoi film. Interrogato nel 1974 sulla ragione che lo ha spinto a fare cinema, Eustache risponderà: "A vent'anni ho riflettuto per circa due ore. Non rifletto sovente, ma quella volta ho davvero riflettuto molto a fondo. Mi sono chiesto: cosa sarà della mia vita? Ho due figli, guadagno 30.000 vecchi franchi al mese, lavoro cinquanta ore alla settimana, vivo in una casa popolare. Ho molta paura che la mia vita sia triste, che somigli alle caricature delle vite povere che vedo intorno a me. Ho avuto il terrore che la mia vita assomigliasse a quelle caricature. Non posso essere né scrittore, né pittore, né musicista. Rimane il più facile, il cinema. Passerò tutte le sere, tutti i sabati e tutte le domeniche, tutto il mio tempo libero, al cinema. Non penserò a nient'altro che a questo per non pensare al lavoro stupido che faccio. In due ore, in una città, ho preso la decisione di lasciarmi divorare da una passione. E mentre riflettevo mi sono fatto richiamare dal mio caporeparto".

Dopo aver presenziato alle riprese di alcuni film di Rohmer e Douchet, nel 1963 Eustache decide di passare dietro la macchina da presa e gira il suo primo cortometraggio, intitolato "La soirée", grazie alla pellicola procuratagli da Paul Vecchiali, che sarà anche uno dei protagonisti del film. Il film non sarà mai postsincronizzato ed è tutt'ora inedito. La sua vera e propria opera prima è un mediometraggio di 42' girato nello stesso anno, intitolato "Du côté de Robinson" (ma ormai unanimemente noto con il titolo di "Les mauvaises frequentations").

Nel corso degli anni '60, Eustache acquisisce anche una buona esperienza di montatore lavorando ad alcuni film altrui: un cortometraggio di Philippe Théaudière ("Dedans Paris", 1964), una trasmissione televisiva realizzata per la serie "Cinéastes de notre temps" (1966) dedicata a Jean Renoir e realizzata da Jaques Rivette, il lungometraggio "Les idoles" di Marc'O e il cortometraggio "L'accompagnement" di Jean-André Fieschi (1967), e nel 1970 "Une aventure de Billy le kid" di Luc Moullet.

Tra la fine del 1965 e l'inizio del 1966 ritorna a Narbonne per girare "Le Père Noël a les yeux bleus", con Jean-Pierre Léaud. Dopo la sua separazione da Jeanne Delos, durante la sua storia d'amore con Françoise Lebrun, gira due documentari: "La Rosiére de Pessac" (1968) e "Le cochon" (1970), codiretto con Jean-Michel Barjol. Nel 1971, nel suo appartamento, gira "Numéro zéro", film di due ore nel quale la nonna materna racconta al regista la propria vita.

Sul finire degli anni '70 verrà montata da Eustache una versione ridotta per la televisione, intitolata "Odette Robert", ma la versione originale è destinata a rimanere inedita fino al 2003.

A Parigi frequenta Jean-Jaques Schul, Jean-Noel Picq e René Biaggi, trio di "marsigliesi" con i quali per molti anni trascorre le notti nei locali di Saint-Germain des Prés, dando vita a una sorta di recupero del dandismo con il quale Eustache sarà in futuro identificato e che troverà un'adeguata rappresentazione cinematografica nel personaggio di Alexandre, il protagonista de "La maman et la putain".

Dopo la separazione da Françoise Lebrun, all'inizio degli anni '70, si trasferisce in Rue de Vaugirard, dove vive con Catherine Garnier e fa la conoscenza di Marinka Matuszewski, una giovane infermiera polacca. Proprio la sua difficile relazione con queste due donne sarà il soggetto del suo film più celebre, "La maman et la putain", girato nel 1972 e presentato l'anno successivo a Cannes, dove riceve una menzione speciale e divide il pubblico.

Nel 1974 iniziano le riprese di "Mes petites amoureuses" (segnate dalla morte di Odette Robert), che dopo il discreto successo del suo predecessore può essere girato in condizioni confortevoli. Il film purtroppo si rivela un fallimento commerciale. Seguono tre anni di inattività e nel 1977 gira "Une sale histoire", con Jean-Noel Picq, Jean Douchet e Michel Lonsdale. Recita in alcune brevi sequenze di "Der amerikanische Freund" di Wim Wenders e "La tortue sur le dos" di Luc Béraud (che in passato era stato suo assistente).

Nel 1979 gira una seconda versione de "La Rosiére de Pessac", nella quale riprende la stessa cerimonia filmata undici anni prima nel paese natale. Nel 1980 gira i suoi ultimi tre cortometraggi per la televisione: "Le jardin des délices de Jerôme Bosch", "Offre d'emploi" e "Les photos d'Alix.

In agosto, durante un soggiorno in Grecia cade da una terrazza e si rompe una gamba. Rimpatriato dall'ambasciata francese, viene operato, ma la ricostruzione dell'osso lo costringe a un'invalidità permanente. Trascorre il resto dei suoi giorni rinchiuso nel suo appartamento, occupandosi della scrittura di molti progetti destinati a non essere realizzati. Invia ai "Cahiers du cinéma" (per i quali rilascerà anche un'ultima intervista pubblicata nel febbraio 1981) il testo di una sceneggiatura incompiuta, intitolata "Peine perdue". Registra una cassetta con i dialoghi di un cortometraggio intitolato "La rue s'allume", concepito con Jean-François Ajion.

Nella notte tra il 4 e il 5 novembre 1981 Jean Eustache si toglie la vita con una rivoltellata al cuore, nel suo appartamento di Rue Nollet.

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