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Nicola Cusano

Nicola Cusano
Nicola Cusano nelle opere letterarie

Biografia Dotta ignoranza tra noto ed ignoto

Nicola Cusano, nome italianizzato del filosofo e matematico tedesco Nikolaus Krebs, nasce nel 1401 a Cues, nei pressi di Treviri. E' il maggior rappresentante della filosofia platonica in età rinascimentale. La sua opera più importante è il celeberrimo "De docta ignorantia", opera che si pone il problema di come l'uomo può conoscere il mondo che lo circonda. Educato secondo una tradizione decisamente medievale, ossia unendo l'aspirazione all'universalismo al localismo tipico del Medioevo, viaggia di città in città.

In questi pellegrinaggi ha modo durante i suoi studi di riprendere e approfondire le dottrine filosofiche greche e in particolare appunto il platonismo. Inoltre è attivo anche all'interno degli agrari ecclesiastici (diventa perfino cardinale nel 1449).

Compiuti gli studi di diritto a Heidelberg e a Padova, nel 1423 consegue la laurea e diviene Dottore in Filosofia, mentre successivamente si addottora anche in teologia a Costanza. La sua presenza è testimoniata al I concilio di Basilea in cui, per l'occasione, compone il "De concordantia catholica" (1433). In quello scritto Nicola Cusano sostiene la necessità dell'unità della chiesa cattolica e la concordanza di tutte le fedi cristiane.

Papa Eugenio IV, come riconoscimento formale dettato dalla stima, lo mette a capo di un'ambasceria a Costantinopoli, in preparazione del concilio di Firenze, del 1439.

E' proprio durante il viaggio di ritorno dalla Grecia che Cusano comincia ad elaborare le idee della sua opera maggiore e già citata, il "De docta ignorantia", composta intorno al 1440. Egli ritiene che la conoscenza dell'uomo si modelli sulla conoscenza matematica. Nell'ambito della conoscenza noi conosciamo ciò che è ignoto solo se esso ha una proporzionalità con ciò che è già noto. Quindi, per Cusano, la conoscenza si basa sull'omogeneità tra noto ed ignoto come in matematica: tanto più le verità sono vicine a ciò che già conosciamo, tanto più facilmente le conosciamo. Di fronte a ciò che non è assolutamente omogeneo a quanto conosciamo noi non possiamo che proclamare la nostra ignoranza, la quale sarà però una "dotta ignoranza" in quanto ne siamo consapevoli.

All'uomo sfuggirà sempre la verità assoluta: egli conosce solo le verità relative che possono essere aumentate ma che non coincideranno mai con l'assoluto.

Questa ignoranza consapevole è però, dotta, più che limitarsi ai temi della tradizionale teologia negativa, si apre a un'infinita ricerca di approssimazione a Dio. Cusano estende cosi il metodo della teologia negativa (si può conoscere Dio solo in via negationis) all'intera filosofia. Ciò conduce a considerare il mondo e i suoi fenomeni naturali come una vivente realizzazione di Dio e come l'insieme dei segni in cui è racchiusa la suprema armonia dell'universo. Gli strumenti concettuali dell'uomo sono però inadeguati a tale oggetto di conoscenza universale e infinita. I concetti sono segni che possono definire una cosa solo in relazione a un'altra, una parte in relazione a un'altra parte; la conoscenza del tutto e della sua divina unità rimane inattingibile.

Ma ciò non comporta affatto una svalutazione del conoscere umano; al contrario, la ragione umana, posta di fronte al compito di conoscere un oggetto assoluto, ne viene stimolata a un progresso infinito di conoscenze. [...]. Proprio seguendo questa via (che riproponeva in forma nuova la tradizione logica di Lullo), Cusano pervenne a un'originale concezione dei rapporti tra Dio e il mondo. I molteplici enti finiti rimandano all'Uno infinito come loro principio; esso è causa di tutti gli enti finiti e delle loro opposizioni. Dio è "coincidentia oppositorum", che è la "complicazione. (complicatio) del molteplice nell'uno; all'inverso, il mondo è la "esplicazione" (explicatio) dell'uno nel molteplice.

Tra i due poli si ha un rapporto di partecipazione per il quale Dio e il mondo si compenetrano: l'essere divino, partecipandosi ad altro da sé, si diffonde, pur restando se stesso e in se stesso; il mondo, a sua volta, si configura come un'immagine, una riproduzione un'imitazione dello stesso essere divino, ovvero come un secondo Dio o un Dio creato (Deus creatus). Tali concezioni portarono Cusano al completo rifiuto della tradizionale cosmologia aristotelica. Compenetrato da Dio e sua immagine, il mondo non può essere che infinito; non si può quindi attribuirgli uno spazio finito e un unico centro. Affermando la relatività delle rappresentazioni fisiche del luogo e del movimento, Cusano preludeva genialmente alla rivoluzione copernicana".

[brano tratto dalla "Enciclopedia Garzanti di Filosofia]

L'opera di Nicola Cusano rappresenta una grande sintesi del pensiero medievale e, contemporaneamente, un'introduzione alla filosofia dell'età moderna. Per questo, nel suo pensiero, il problema religioso occupA una posizione centrale; la sua teologia comporta una impostazione del tutto nuova del problema dell'universo dell'uomo, su una base filosofica che sarebbe poi stata sviluppata dai pensatori quali Giordano Bruno, Leonardo da Vinci, Copernico.

L'opera di Cusano si compone per la maggior parte di brevi Trattati di grande concentrazione speculativa: oltre il già ricordalo "De docta ignorantia", abbiamo "De coniecturis" (1441); "Apologia doctae ignorantiae" (1449); "Idiota" (1450, comprendente tre scritti: "De sapientia", "De mente", "De staticis experimentis"); "De visione Dei" (1453); "De possesi" (1455); "De beryllo" (1458); "De ludo globi" (1460); "De non aliud" (1462); "De venatione sapientiae" (1463); "De apice Theoriae" (1464).

Nominato cardinale nel 1448 fu legalo pontificio in Germania e vescovo di Bressanone dal 1450. Chiamato a Roma da Pio II nel 1458, vi trascorse gli ultimi anni di vita. Nicola Cusano muore a Todi il giorno 11 agosto 1464.

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