Biografie

Pol Pot

Pol Pot
Pol Pot nelle opere letterarie Libri in lingua inglese

Biografia Fratello Numero Uno

Saloth Sar, meglio conosciuto con il nome di Pol Pot, nasce il 25 gennaio del 1925 a Prek Sbauv, nella provincia di Kompong Thom, in Cambogia, all'epoca Indocina Francese. Fondatore del Partito Comunista cambogiano, capo dei Khmer Rossi, un movimento rivoluzionario di spietati guerriglieri da lui stesso creato, è passato alla storia come uno dei dittatori più feroci di sempre, colpevole della morte di circa due milioni di cambogiani tra il periodo che va dal 1975 al 1979.

La famiglia nella quale nasce e cresce il futuro "fratello numero uno", secondo uno dei suoi soprannomi più celebri, è di quelle benestanti. Il giovane Saloth Sar frequenta la casa reale infatti, anche perché una delle sue sorelle è una concubina del Re e, nel 1934, viene mandato a soli undici anni in un monastero buddista insieme con tre dei suoi fratelli più grandi. Qui, prende coscienza della minoranza Khmer e con tutta probabilità comincia, seppur giovanissimo, a riflettere sulla loro condizione e a nutrire ambizioni di riscatto che molto tempo dopo avrà modo di intraprendere direttamente sul campo.

Nel 1947, Pol Pot entra nel Liceo Sisowath, ma lo frequenta per poco tempo, a causa del suo scarso impegno. Passa nella scuola tecnica di Russey Keo e nel 1949 si aggiudica una borsa di studio per proseguire gli studi all'EFREI di Parigi, con specializzazione in ingegneria-radio.

Il contesto francese, ricco di stimoli politici ed ideologici, conquista letteralmente il futuro despota cambogiano, il quale diventa uno studente modello alla Sorbonne, cominciando inoltre a frequentare i circoli e i movimenti che propugnavano gli ideali marxisti cari a Jean-Paul Sartre, suo ispiratore.

Tanto è il trasporto che nel 1950 prende parte ad una brigata internazionale di operai che si reca nella Jugoslavia di Tito per impegnarsi nella costruzione di strade e infrastrutture. Nel 1951 poi, entra nel Circolo Marxista Khmer e si unisce al Partito Comunista Francese. Il giovane studente apprende gli ideali anticolonialisti dei Viet Minh, impegnati a combattere i francesi proprio nei territori cambogiani, e nel 1953, anche a causa dell'insuccesso negli studi, per via del suo impegno politico, Pol Pot fa ritorno in patria.

Il 1954 è l'anno della piena indipendenza della Cambogia dalla Francia. Al governo, si insedia una dinastia reale, guidata dal principe Norodom Sihanouk , il quale, grazie alla sua popolarità, ottiene il potere politico e, soprattutto, mette fuori legge Saloth Sar e il suo Partito Rivoluzionario del Popolo Khmer, fondato da poco tempo. Per circa dodici anni il futuro dittatore si rifugia nella giungla, lavorando all'addestramento delle reclute e propugnando gli ideali comunisti. Questo fino alla fine degli anni '60, complice anche la guerra nel vicino Vietnam, intrapresa dagli Stati Uniti.

In questo periodo infatti, Lon Nol, capo della sicurezza reale della Cambogia di Sihanouk, si lancia in un'azione brutale contro i rivoluzionari, ormai conosciuti come Partito Comunista di Kampuchea. Nel frattempo, durante i dodici anni di latitanza, Pol Pot ha dato vita ai guerriglieri rossi del Khmer.

L'anno di svolta però, è senza dubbio il 1970. Gli USA si inseriscono a pieno titolo nella situazione politica cambogiana e spalleggiano il generale Lon Nol, affinché metta fuori gioco Sihanouk, colpevole secondo gli americani di aver sostenuto i Viet Cong durante la guerra contro gli Stati Uniti. A sorpresa, Sihanouk si allea con il suo ex nemico a capo dei Khmer Rossi e coinvolge anche i Viet Cong, soprattutto dopo la decisione presa da Nixon di bombardare i santuari al confine tra Vietnam e Cambogia. Ed è da questo errore strategico, con tutta probabilità, che ha inizio il vero potere dei Khmer Rossi, i quali di lì a pochi anni prendono in mano il potere della Cambogia. Si certifica, pertanto, che proprio i bombardamenti statunitensi abbiano causato tra il 1969 e il 1973 circa centocinquanta mila vittime tra i contadini della Cambogia settentrionale.

Quando gli USA ritirano le truppe dal Vietnam, allentano definitivamente il loro appoggio al governo militare della Cambogia. Approfittando dell'occasione, e ormai forte dei diversi appoggi politici anche vietnamiti, Pol Pot arma un esercito di adolescenti e contadini cambogiani e il 17 aprile del 1975 marcia a Phnom Penh, prendendo definitivamente il controllo della Cambogia.

Affascinato dal Mao del "grande balzo in avanti", eletto primo ministro il 13 maggio del 1976 dopo la destituzione definitiva del re Sihanouk, Pol Pot instaura la Repubblica Democratica della Kampuchea, lanciando la sua idea del "super grande balzo in avanti". Secondo il dittatore infatti, il comunismo era l'unica via e per attuarsi doveva ricominciare da zero, ripartendo da una radicale riforma agraria. I Khmer Rossi allora, attraverso un'evacuazione forzata dei centri urbani, costringono gran parte dei cittadini a lavorare in fattorie comuni, mediante un'opera di collettivizzazione della proprietà privata. L'esercizio del potere si attua in vere e propri torture lavorative, con circa 18 ore di lavoro e un giorno di riposo ogni dieci, come nel peggior incubo della Rivoluzione Francese.

La follia di Pol Pot però, al di là delle discutibili misure economiche intraprese e di discendenza sovietica, si attua soprattutto nei confronti dei cosiddetti "nemici della rivoluzione". Uccide senza pietà migliaia di politici e burocrati che si oppongono alle sue idee, ma anche tutti i disertori o disubbidienti di qualsiasi misura. Svuota la capitale di Phnom Penh, facendola precipitare nella miseria e nella malattia, e semina "mine antiuomo" in tutto il territorio. È un'uccisione continua di civili e non, oppositori ma anche sostenitori, senza mezzi termini. Un cambogiano su quattro, secondo le ultime statistiche, muore tra il 1975 e il 1979, senza contare le vittime di torture inimmaginabili messe in atto dai guerriglieri rossi. Tra i massacrati, ci sono soprattutto i bambini.

L' inimicizia con il Vietnam tuttavia, si trasforma in conflitto, a causa proprio dei continui massacri perpetrati dai Khmer ai danni dei profughi cambogiani che scappavano in Vietnam per salvarsi. Deposto nel gennaio del 1979 dai vietnamiti, i quali l'anno prima avevano ufficialmente invaso la Cambogia, l'ex primo ministro scappa verso il confine tailandese e prende il controllo di alcune regioni del paese, perseverando in azioni di guerriglia contro il regime vigente. Grazie alla sua opposizione all'ortodossia sovietica, il feroce dittatore ottiene da questo momento in poi la protezione degli USA, oltre che dalla Thailandia, con il fine di sostenere un movimento militare anti-vietnamita.

Nel 1985, per meglio dedicarsi alle sue incursioni militari e rivoluzionarie, lascia ufficialmente la guida del Partito, nonostante secondo fonti certe abbia continuato ad amministrarlo de facto.

Nel 1989, i vietnamiti ritirano le truppe dalla Cambogia. L'ex primo ministro rifiuta qualsiasi cooperazione con il processo di pace e continua a combattere contro il governo di coalizione, tenendolo in scacco fino al 1996. Ed è proprio nel biennio 1996 - 1998 che il brutale dittatore capitola, con il suo gruppo di combattenti, per giunta ormai ridotto di numero a causa delle continue diserzioni e di una disciplina al limite umano.

Nel 1997 infatti, vedendo ormai nemici ovunque, Pol Pot uccide il suo braccio destro, Son Sen, colpevole di aver tentato di raggiungere un accordo con il governo. Successivamente però, è egli stesso vittima dell'arresto da parte del capo militare dei Khmer Rossi, Ta Mok, il quale lo condanna ai domiciliari per il resto della sua vita. L'anno dopo però, nell'aprile del 1998, Ta Mok scappa nella foresta, braccato dalle forze di coalizione, portando con sé l'ex primo ministro della Repubblica Kampuchea.

La notte del 15 aprile del 1998, la radio annuncia che i Khmer Rossi hanno deciso di consegnare Pol Pot ad tribunale internazionale. Secondo la testimonianza di sua moglie, il dittatore sarebbe morto quella stessa notte, a causa di un infarto. Ma i sospetti di aver favorito il suo suicidio, sono molti. Saloth Sar muore quindi il 15 aprile del 1998, all'età di settantatre anni.

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