Biografie

Tommie Smith

Tommie Smith
Tommie Smith nelle opere letterarie Libri in lingua inglese Film e DVD di Tommie Smith

Biografia Gesta atletiche che muovono la coscienza

Tommie Smith nasce a Clarksville (Texas, USA) il 6 giugno 1944, settimo di dodici figli. Giovanissimo, si salva da un terribile attacco di polmonite; inizia ben presto a lavorare nei campi di cotone. Con determinazione porta avanti gli studi fino ad ottenere due lauree. Nell'ambiente accademico conosce l'atletica leggera, sport a cui si appassiona. Diventa un eccellente sprinter e fa registrare tredici record universitari.

Il suo più grande risultato in carriera è la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Città del Messico nel 1968, occasione in cui diventa anche il primo uomo al mondo a correre i 200 metri in meno di 20 secondi. Ma oltre al risultato e al gesto atletico, nella storia rimarrà per sempre il suo gesto, forte e silenzioso allo stesso tempo, rappresentante di una protesta politica e sociale.

Il contesto storico in cui ci si trova è quello che vede le agitazioni del Sessantotto al loro culmine. Il 2 ottobre, mancano una decina di giorni all'inizio dei Giochi Olimpici, si consuma il Massacro di Tlatelolco che vede la strage di centinaia di studenti messicani ad opera delle forze dell'ordine.

Da tutto il mondo piovono proteste e manifestazioni e si caldeggia l'ipotesi di boicottare le imminenti Olimpiadi. Il 1968 è anche l'anno in cui viene ucciso Martin Luther King, e a dominare la scena americana sono le Pantere Nere ("Black Panther Party", organizzazione rivoluzionaria afroamericana degli Stati Uniti).

Nella gara dei 200 metri con il tempo di 19"83 Tommie Smith precede l'australiano Peter Norman e il connazionale statunitense John Carlos. Durante la cerimonia di premiazione gli afroamericani Tommie Smith e John Carlos salgono rispettivamente sul primo e terzo gradino del podio, senza scarpe. L'inno nazionale che risuona nello stadio è "The Star Spangled Banner" ("La bandiera adorna di stelle", inno degli Stati Uniti d'America). I due scalzi premiati ascoltano l'inno con il capo chinato e sollevano la mano, chiusa in un pugno, indossando un guanto nero: Smith alza il pugno destro, mentre Carlos il sinistro. L'implicito messaggio sottolinea il loro "orgoglio nero" ed è destinato a sostenere il movimento denominato "Olympic Project for Human Rights" (OPHR, Progetto olimpico per i diritti umani). Carlos dichiarerà alla stampa: "Siamo stufi di essere cavalli da parata alle Olimpiadi e carne da cannone in Vietnam". L'immagine fa il giro del mondo e diventa il simbolo del Black Power, movimento che in quegli anni lotta aspramente per i diritti dei neri negli Stati Uniti.

Anche il secondo classificato Norman prende parte alla comunicazione di protesta, indossando sul petto un piccolo distintivo che riporta la sigla OPHR.

Il gesto desta grande scalpore. Avery Brundage, presidente del CIO (Comitato Olimpico Internazionale), come molti altri condannano quel gesto ritenendo che la politica debba rimanere estranea ai Giochi Olimpici. Come c'era da aspettarselo, il gesto sarebbe stato deprecato da molti, che l'avrebbero ritenuto un danno di immagine per l'intera squadra rappresentativa statunitense nonché per la nazione intera. Altri invece avrebbero espresso la loro solidarietà ai due atleti, encomiando il loro coraggio.

Per decisione di Brundage, Smith e Carlos vengono sospesi con effetto immediato dalla squadra americana ed espulsi dal villaggio olimpico. Tornati in patria, i due atleti avrebbero subito diverse ritorsioni, fino a ricevere addirittura minacce di morte.

Più tardi Smith spiegherà che il suo pugno destro avrebbe rappresentato il potere nero in America, mentre il pugno sinistro di Carlos l'unità dell'America nera.

La contestazione degli atleti neri all'Olimpiade messicana non si ferma con l'espulsione di Smith e Carlos: Ralph Boston, bronzo nel salto in lungo, si presenta scalzo alla premiazione; Bob Beamon, medaglia d'oro nel salto in lungo si presenta scalzo e senza la tuta di rappresentanza statunitense; Lee Evans, Larry James e Ronald Freeman, campioni nei 400 metri piani, salgono sul podio con il basco nero in testa; Jim Hines, medaglia d'oro nei 100 metri piani rifiuterà di essere premiato da Avery Brundage.

Il gesto di portata mondiale di Tommie Smith, lo spinge alla ribalta come portavoce dei diritti umani, attivista, e simbolo dell'orgoglio afroamericano.

Smith prosegue la sua carriera agonistica nel football americano giocando per tre stagioni con i Cincinnati Bengals. Raccoglierà inoltre discreti successi come allenatore, educatore e direttore sportivo.

Dal punto di vista della cronaca sportiva ricordiamo che Tommie Smith aveva iniziato ad imporsi nel 1967 vincendo il titolo universitario sulle 220 yard (201,17 metri) e quindi il campionato americano AAU sulla stessa distanza. Si confermò campione AAU sui 200 m l'anno seguente, guadagnandosi la selezione per la squadra olimpica e stabilendo con 20" netti il nuovo record mondiale. In precedenza, Smith aveva fatto registrare altri due primati mondiali: correndo l'inconsueta distanza delle 220 yard in linea retta aveva fatto fermare il cronometro sul tempo di 19"5; inoltre, in una delle sue rare prestazioni sui 400 metri, aveva battuto il futuro campione olimpico Lee Evans, stabilendo il nuovo record mondiale con il tempo di 44"5.

Il record del mondo nei 200 metri di Smith rimarrà imbattuto per 21 anni, fino al 1979, quando l'italiano Pietro Mennea conquisterà - sempre a Città del Messico - il nuovo record mondiale con il tempo di 19"72 (il record di Mennea si dimostrerà anch'esso molto longevo, rimanendo imbattutto per 17 anni fino alle Olimpiadi di Atlanta 1996, da parte dello statunitense Michael Johnson).

Tra i riconoscimenti ricevuti da Tommie Smith ricordiamo l'iscrizione nella "National Track and Field Hall of Fame" nel 1978 e il premio "Sportsman of the Millennium" nel 1999.

Eretta nel 2005, nel campus della San Jose State University troneggia una statua raffigurante Smith e Carlos durante la famosa cerimonia di premiazione olimpica.

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