Biografie

Yulia Tymoshenko

Yulia Tymoshenko
Yulia Tymoshenko nelle opere letterarie Libri in lingua inglese

Biografia Una Lady di Ferro in Ucraina

Julija Volodymyrivna Tymošenko (indicata anche come Yulia Tymoshenko) nasce a Dnipropetrovs'k, la terza città più importante e popolosa dell'Ucraina, il 27 novembre del 1960. Donna della politica ucraina, imprenditrice di successo prima e travolta da alcuni scandali dopo, ha rivestito la carica di primo ministro del proprio paese in due occasioni, una prima volta dal 24 gennaio all'8 settembre del 2005, una seconda volta, forte del proprio mandato elettorale, dal 2007 al 2010.

Leader del movimento politico "Unione di Tutti gli Ucraini", è stata la prima donna a ricoprire la carica di primo ministro del suo paese.

Sulle origini di Yulia Tymoshenko spesso sono state sollevate perplessità, soprattutto per quanto riguarda la sua presunta origine ebraica. Ad ogni modo, la città che accoglie i natali della futura leader ucraina, è all'epoca ancora sotto il dominio dell'URSS. Suo padre, Grigvan, è, a dire della stessa futura primo ministro, di origini lettoni, non come sua madre, invece ucraina.

Giovanissima, terminati gli studi liceali, sposa nel 1979 Oleksandr Tymošenko, figlio di un funzionario di medio rango del Partito Comunista Sovietico. Questa vicinanza sancisce la sua entrata nel mondo politico russo, prima come attivista e militante, successivamente come vera e propria protagonista.

È nel Komsomol, l'organizzazione dei giovani comunisti, che la giovane Julija muove i primi passi. L'anno dopo il suo matrimonio ha la sua prima figlia, Jevhenija, nata nel 1980. Quattro anni dopo, nonostante il suo impegnativo ruolo di mamma, la giovane e ambiziosa Tymoshenko si laurea in economia, con una specializzazione in cibernetica, presso l'università statale di Dnipropetrovsk.

Cerca di distinguersi nel mondo accademico e scrive numerosi articoli di carattere scientifico, mettendo la propria firma in non poche pubblicazioni di settore. In questo interludio inoltre, lavora anche alla costruzione di alcuni importanti impianti pubblici di ingegneria, sempre nella sua città, Dnipropetrovsk.

Nel 1989 fonda e assume la direzione della casa videografica del Komsomol, la quale in seguito, dopo alcuni anni con ottimi riscontri, verrà privatizzata. L'intuito per gli affari non le manca di certo e a partire dai primi anni '90, investe nell'industria del gas e dei carburanti in genere, cominciando una importante escalation economica e sociale che ben presto, nell'arco di un decennio, la porterà a diventare una delle donne più ricche del mondo.

Il 28 luglio del 2005 infatti, la rivista statunitense Forbes la inserirà al terzo posto tra le donne più influenti e potenti del pianeta, subito dopo l'allora segretario di stato americano, Condoleezza Rice, e la vice-primo ministro cinese Wu Yi.

Ad ogni modo, dopo aver presieduto tra il 1989 e il 1991 il Centro Giovanile "Terminal", la Tymoshenko assume la carica di direttore generale della principale azienda di carburanti ucraina, fino al 1995.

Tra il 1895 e il 1997 trasforma l'azienda in una multinazionale del carburante, sotto il nome di "United Energy Systems".

L'anno dopo si affaccia nel parlamento ucraino e nel 1999 viene nominata leader di "Patria", quello che diverrà il suo partito politico e che le consentirà di vincere in futuro le elezioni, meglio noto come "Unione di tutti gli Ucraini".

Intanto, nel 1998, Yulija Tymošenko viene nominata Presidente del Comitato parlamentare per i bilanci. Si fa protagonista, durante questa fase di governo, di alcune interessanti riforme, come quella pensionistica e sanitaria.

Il 30 dicembre del 1999 assume la carica di vice-primo ministro, con delega speciale per il settore energetico, nel quale impegna tutte le sue forze anche in chiave anticorruzione. Il 19 gennaio del 2001, si dimette dalla carica istituzionale, in realtà licenziata dal nuovo capo di governo Kuchma, succeduto a Juscenko. La causa è una serie di scandali sul suo operato negli anni precedenti, durante il periodo florido della sua carriera di imprenditrice nel settore del gas, quando era soprannominata "La regina del gas".

Nel febbraio del 2001 Yulia Tymoshenko viene arrestata con l'accusa di falsificazione di documenti e importazione illegale di metano. I fatti risalgono proprio al periodo in cui è presidente della sua ricca compagnia energetica, negli anni che vanno dal 1995 al 1997. Tuttavia, viene liberata dopo una settimana dal carcere di Kiev, a seguito anche delle numerose manifestazioni in suo sostegno.

Per la bella e tenace Tymošenko, si tratta di un complotto capeggiato dal rivale politico Kuchma, in combutta con una serie di oligarchi interessati all'energia ucraina e avversi alle politiche di riforma sostenute dalla futura leader ucraina. Liberata, pertanto, diventa la numero uno dell'opposizione intransigente al presidente Kuchma, mostrando per la prima volta il suo lato rivoluzionario.

Il 24 gennaio del 2005, dopo aver guidato la cosiddetta Rivoluzione Arancione, Julija Tymošenko viene nominata per la prima volta primo ministro dal neo eletto presidente Viktor Juščenko. Già quattro giorni dopo, i suoi oppositori politici la includono all'interno di nuovi scandali che colpiscono l'economia e la società ucraina, coinvolgendo diverse personalità di spicco della politica nazionale.

Ad ogni modo, dopo alcuni mesi di governo e la mancata attuazione del programma, l'8 settembre del 2005 il governo viene sciolto.

Passa un interludio di due anni, nei quali l'intraprendente Julija cerca di adoperarsi in tutti i modi, dentro e fuori il Parlamento, per riuscire a raggiungere nuovamente il potere. Il 15 ottobre del 2007, il Blocco Autodifesa del Popolo-Nostra Ucraina e il Blocco elettorale capeggiato da Julija Tymošenko raggiunge finalmente un accordo per la formazione di una coalizione di maggioranza, sotto la guida del Presidente Juščenko. È, in pratica, la seconda versione, piuttosto edulcorata, della cosiddetta Rivoluzione Arancione.

Il 18 dicembre del 2007 Julija Tymošenko diventa per la seconda volta Primo Ministro dell'Ucraina.

Durante il suo breve mandato si dà da fare con manovre contro la crisi, nel campo tanto energetico che in quello dell'acciaio. Una riforma importante è quella per l'uso della terra, sorta di riforma agraria in chiave moderna, la quale si rivela efficace per alcuni lavoratori agricoli in difficoltà.

Il 24 ottobre del 2009, in Piazza Indipendenza, a Kiev, arriva anche il nuovo Congresso di "Patria", il suo partito, che vede la partecipazione di circa 200.000 cittadini, i quali, insieme con i delegati, nominano la Tymošenko come rappresentante anche per le politiche dell'anno dopo.

Nonostante gli specialisti stranieri ingaggiati per la propria campagna elettorale, la bella Julija perde al ballottaggio del 7 febbraio del 2010, contro l'eterno rivale Viktor Janukovič, il quale ottiene la vittoria con un rotondo 48,95%, rispetto al 45,47% della Tymošenko.

Passano alcuni mesi e arriva anche l'ordinanza di arresto da parte del tribunale di Kiev, esattamente il 5 agosto del 2011. L'imputazione è sempre quella del suo primo arresto, per la stipula di un contratto per la fornitura di gas russo all'Ucraina, e l'arresto avviene in aula, durante alcuni tafferugli. L'11 ottobre del 2011 arriva anche la condanna a 7 anni di carcere per aver esercitato pressioni su un accordo per la fornitura di gas con Vladimir Putin. Il mese dopo, il 22 novembre, viene ricoverata in ospedale e il 23 dicembre, arriva puntuale la conferma della sentenza da parte della Corte d'Appello. Nel maggio del 2012, dopo molti giorni di sciopero della fame, l'ex premier viene ricoverata nuovamente in ospedale.

In seguito ai gravi scontri di piazza durante la fase di crisi profonda che ha colpito l'Ucraina tra il 2013 e il 2014, il 21 febbraio 2014 il parlamento approva la legge per la depenalizzazione del reato per il quale Yulia Tymoshenko è stata condannata (i voti a favore sono stati 321 su 322): l'ex premier viene subito liberata.

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