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Hernán Cortés

Hernán Cortés
Hernán Cortés nelle opere letterarie Libri in lingua inglese

Biografia Conquiste dell'altro mondo

Hernán Cortés Monroy Pizarro Altamirano, passato alla storia unicamente con il nome e cognome di Hernán Cortés, nasce a Medellín, in Estremadura (Spagna), allora territorio della corona spagnola, nel 1485.

Condottiero spagnolo, è noto sui libri di storia per aver ridotto all'obbedienza le popolazioni indigene viventi durante il periodo della conquista del nuovo mondo, abbattendo con i suoi uomini il leggendario Impero Azteco, sottomettendolo al Regno di Spagna. Tra i suoi soprannomi, c'è quello tuttora famoso di "El Conquistador".

Sulle origini di quest'uomo d'arme non ci sono note certe. Alcuni lo vogliono nobile, altri proveniente da umili origini. Di sicuro, l'ambito nel quale cresce è impregnato di cattolicesimo istituzionale, per così dire, mentre deve aver abbracciato sin da subito la vita militare: sua unica, grande vocazione.

L'epopea di Cortés comincia intorno al 1504, al servizio del governatore Diego Velasquez Cuellar, il quale lo vuole prima a Santo Domingo e poi a Cuba, due territori all'epoca sotto la corona spagnola. Il futuro condottiero non è un tipo facile e, per ragioni tuttora inspiegate, finisce agli arresti quasi subito, per volere proprio del governatore. Questi però, fiutando il suo talento militare, a seguito delle due spedizioni messicane fallite dai capitani Cordoba e Grijalva, decide di inviare proprio Cortés in Messico, affidandogli la terza spedizione di conquista.

Di fronte ha un impero di milioni di uomini, quello Azteco, e quando parte, il condottiero ha con sé undici navi e 508 soldati.

Nel 1519, il militare nativo di Medellìn sbarca a Cozumel. Qui si unisce al naufrago Jerónimo de Aguilar e sulla costa del golfo messicano familiarizza con la tribù dei Totonachi, portandoli dalla sua parte nella guerra contro l'Impero azteco-méxica. Il naufrago spagnolo diventa un punto di riferimento per quello che di lì a poco verrà soprannominato El Conquistador: questi parla la lingua dei Maya e questa caratteristica fornisce a Cortés le giuste basi per dare sfoggio alle proprie abilità di comunicatore e soprattutto di manipolatore.

Immediatamente però, a causa dei suoi metodi poco ortodossi e della sua propensione ad agire per proprio conto, Velasquez lo richiama all'ordine, pentendosi della sua decisione di inviare Cortés in Messico. Tuttavia, il condottiero spagnolo si dichiara fedele alla sola autorità del Re di Spagna e incendia le proprie navi, fondando simbolicamente la città di Veracruz, sua base militare e organizzativa.

L'incendio delle navi è una mossa azzardata ma che rispecchia bene l'identità del personaggio: onde evitare qualsiasi ripensamento, pur agendo da ribelle, egli di fatto impone a tutto il suo seguito quale unica risoluzione quella della conquista dei territori messicani.

Da questo momento, nel pieno della sua autorità, si fa ricevere dall'imperatore Montezuma e comincia un'opera di insediamento nei suoi possedimenti quasi agevolata dallo stesso capo tribale, il quale interpreta l'arrivo del militare spagnolo e dei suoi uomini come una sorta di presagio divino, da intendere sotto ogni buon auspicio. Dopo alcuni mesi dalla conquista definitiva dei possedimenti aztechi, convinto da Cortés e dalle sue abilità di grande affabulatore, l'imperatore Montezuma si farà addirittura battezzare cristiano.

Nel giro di poco tempo Hernán Cortés porta dalla sua parte un buon numero di uomini e, forte di oltre 3.000 unità tra indios e spagnoli, si mette in marcia per Tenochtitlán, la capitale dei Méxica. Il 13 agosto del 1521, dopo due mesi e mezzo di assedio, la città messicana viene presa, e in meno di un anno gli spagnoli assumono il pieno dominio della capitale e dei dintorni.

Tenochtitlán è la città su cui sorge la nuova Città del Messico, di cui assume il governatorato lo stesso Cortés, nominandola capitale della "Nuova Spagna" e per volere dello stesso reale spagnolo, Carlo V.

Ad ogni modo, nonostante gli stenti della guerra e la popolazione ormai in ginocchio, dimezzata da stragi e malattie, e pur con pochi uomini al suo servizio, il condottiero decide di partire alla conquista dei restanti territori aztechi, spingendosi fino in Honduras. Quando decide di rimettersi in viaggio, Cortés è un uomo ricco ma che non gode di molta stima da parte dei nobili e della corona spagnola. Nel 1528 viene richiamato in Spagna e gli viene tolta la carica di governatore.

Tuttavia la stasi dura poco. Con il titolo di Marchese della Valle di Oaxaca, riparte verso l'America, nonostante non goda della stima del nuovo Viceré. Per questa ragione il condottiero volge il proprio sguardo verso altre terre e, nel 1535, scopre la California. È il canto del cigno, per così dire, del Conquistador. Il Re infatti, dopo qualche tempo, lo rivuole in Spagna, per spedirlo alla volta dell'Algeria. Ma qui non riesce ad imprimere una svolta all'esercito, che subisce una dura sconfitta.

Cortés, ormai stanco delle spedizioni, decide di ritirarsi a vita privata nella sua proprietà a Castilleja de la Cuesta, in Andalusia. Qui, il 2 dicembre del 1547, Hernán Cortés muore all'età di 62 anni. La sua salma, così come espresso nei suoi ultimi voleri, viene inviata a Città del Messico e tumulata nella chiesa di Gesù Nazareno.

Oggi il Golfo di California, il tratto di mare che separa la penisola della California dal Messico continentale, è conosciuto anche come Mare di Cortés.

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