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Eugène Delacroix

Eugène Delacroix
Eugène Delacroix nelle opere letterarie Libri in lingua inglese Film e DVD di Eugène Delacroix

Biografia

Ferdinand Victor Eugène Delacroix, artista e pittore francese, nasce il 26 aprile del 1798 a Charenton-Saint-Maurice, in Francia, nel dipartimento della Valle della Marna, non lontano da Parigi. Compie i primi studi, appassionandosi alla lettura dei classici, presso il liceo Louis-le-Grand, mentre nel 1815 comincia il proprio apprendistato con Pierre-Narcisse Guérin, ammirando Jacques-Louis David e il suo stile neoclassico.

Nel 1819 gli viene commissionato un dipinto a tema religioso, "La Vergine delle Messi", nel quale si può notare un'influenza raffaellesca, mentre a un paio di anni più tardi risale "La Vergine del Sacro Cuore". Interessatosi allo stile pieno di colori e sfarzoso di Pieter Paul Rubens, resta molto impressionato da "La zattera della Medusa" del suo amico Théodore Géricault, che lo induce a realizzare "La barca di Dante", la sua prima grande opera a essere accettata, nel 1822, al Salon di Parigi: il dipinto di Delacroix suscita clamore e non viene apprezzato dal mondo accademico, pur essendo acquisito per la Galleria di Lussemburgo.

Nel 1825 Eugène Delacroix compie un viaggio in Gran Bretagna, in occasione del quale ha modo di fare visita a Richard Bonington e a Thomas Lawrence: nel corso di questa esperienza scopre con curiosità l'utilizzo del colore tipico dell'arte britannica di quel periodo, il che lo porta a ideare e a portare a termine il "Ritratto di Louis-Auguste Schwiter", il solo ritratto di dimensioni imponenti della sua vita.

Nel frattempo, si dedica anche alla realizzazione di litografie che raffigurano opere di William Shakespeare e traggono spunto dal "Faust" di Goethe; compaiono temi violenti e sensuali in "La lotta di Giaour e Hassan" e in "Donna con pappagallo", conclusi tra il 1826 e il 1827. Poco dopo, il dipinto "La morte di Sardanapalo" mette in scena il celebre re assiro assediato mentre osserva i soldati che uccidono le sue concubine e i suoi servi.

Nel 1829 Eugène Delacroix dipinge "L'assassinio del Vescovo di Liegi", un concentrato di temi romantici ispirato a Walter Scott nel quale viene rappresentato l'omicidio di Luigi di Borbone.

Il quadro più famoso di Eugène Delacroix

L'anno dopo, invece, porta a termine quella che verrà considerata all'unanimità la sua opera più importante, vale a dire "La Libertà che guida il popolo"; nel suo dipinto più celebre si vedono i parigini in armi mentre marciano portando la bandiera tricolore francese: in primo piano giacciono i cadaveri di soldati che fanno da contrappunto alla donna che rappresenta l'indipendenza e la libertà.

Il dipinto viene acquistato dal governo francese, anche se viene ritenuto troppo rivoluzionario da alcuni funzionari che, di conseguenza, impediscono la sua esposizione in pubblico.

Il viaggio in Africa del Nord

Nel 1832 Delacroix, in seguito alla conquista francese dell'Algeria, si reca nell'Africa del Nord dopo essere passato dalla Spagna, facendo parte di una missione diplomatica in Marocco: qui non si dedica più di tanto allo studio dell'arte locale, ma più semplicemente ha la possibilità di distaccarsi dall'opprimente ambiente parigino, godendo al tempo stesso dell'opportunità di entrare in contatto con una cultura antica.

Ispirato e libero, nel corso di questo viaggio porta a termine più di cento tra disegni e dipinti influenzati dalle popolazioni locali, da cui resta estasiato. Ad Algeri, per esempio, ritrae senza farsi scoprire alcune donne (è il dipinto "Donne di Algeri nei loro appartamenti"), ma ovviamente deve fare i conti con le difficoltà nel rintracciare donne musulmane disponibili a mettersi in mostra. A Tangeri, invece, realizza diversi schizzi della città.

Il ritorno a Parigi

Dal 1833 in avanti l'artista francese è destinatario di un gran numero di commissioni finalizzate alla decorazione di diversi edifici pubblici nella città di Parigi: in quel periodo comincia a lavorare alla Camera dei Deputati di Palazzo Borbone, nel Salon du Roi, e in seguito si occupa anche di affrescare la biblioteca del Palazzo del Lussemburgo e quella di Palazzo Borbone.

Nel 1834 accoglie in casa Jeanne-Marie le Guillou, la governante che si prenderà cura di lui per il resto dei suoi giorni, contribuendo alla protezione della sua privacy con rispetto e devozione. Nel 1838 espone al Salon "La furia di Medea", suscitando profondo scalpore: a essere rappresentata è una scena presa dalla mitologia greca, nella quale si vede Medea nell'atto di afferrare i propri figli per ucciderli con un pugnale che sta sguainando e vendicarsi, in questo modo, dell'abbandono di Giasone.

Anche questo dipinto viene comprato dallo Stato, per poi essere spedito a Lilla, al Museo delle Belle Arti (anche se Eugène Delacroix avrebbe preferito che venisse esposto, insieme con "Il massacro di Scio" e "La barca di Dante", alla Galleria di Lussemburgo).

Al 1843 risale la decorazione della Chiesa di Saint-Denis del Santo Sacramento, che include una grande "Pietà"; sul finire degli anni '40 Delacroix lavora al soffitto della galleria Apollo del Louvre: nel frattempo, oltre alla sua abitazione parigina il pittore aveva iniziato a frequentare un cottage nella campagna di Champrsay, in cui riposarsi lontano dalle fatiche della città.

Gli ultimi anni

A partire dal 1857 è impegnato con la Cappella di Agnes a Saint-Sulpice. Nel frattempo, però, deve fare i conti con condizioni di salute non ottimali, peggiorate dal gravoso impegno che lavori di questo tipo comportano. Nel 1862 Delacroix prende parte alla creazione della Société Nationale des Beaux-Arts, di cui diventa presidente il suo amico Théophile Gautier: nel comitato ci sono anche Puvis de Chavannes e Carrier-Belleuse, mentre il novero degli espositori include, tra gli altri, Gustave Doré e Léon Bonnat.

Eugène Delacroix muore il 13 agosto del 1863 a Parigi: il suo corpo viene sepolto nel cimitero di Père Lachaise.

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