Messaggi e commenti per Alberto Zangrillo

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Venerdì 7 agosto 2020 13:45:45

Egregio Dottore
Le invio questa
Lettera Aperta
augurandomi che possa avere un senso per la collettività, per Voi che vi occupate di informare e che aiuti coloro alla quale tento di dare visibilità.
Seppur abbia tagliato dal testo originale le personali emozioni e tutta “l aria fritta” che ne deriva da un coinvolgimento personale, risulta una lettera, ahimè ancora giornalisticamente probabilmente troppo lunga.
Cosi temo.
Inoltre sono consapevole di scrivere ora in agosto ove tutti noi vogliamo, con giustificata ragione ritrovare un po di spensieratezza. Purtroppo questo magico tempo sarà un ulteriore incubo per gli anziani, del quale scrivo.
E non ce la faccio a sostenere questo stato di cose, una responsabilità più forte di ciò che é in mio potere da affrontare, percepita come da-solo, ma che necessita, ripeto senza personalismi, risposte veloci e serie ed allargate.
Quindi, ripetendomi, mi rivolgo a Voi augurandomi che abbia un senso, in nome di un mio preciso valore, per amore e rispetto per un’intera generazione di italiani quasi dimenticata, esprimere, non tanto per l ‘ appunto, una mia opinione ma pubblicare una scomoda verità.
Grazie della vostra potenziale attenzione e del tempo lavorativo dedicato per avere letto ciò che scrivo.

Lettera Aperta

UN FIORE NEGATO
Mia mamma di novant anni lucida, forte nel suo spirito, guarita da mesi dal Covid 19, è, come tanti altri anziani, non più ospite ma ormai reclusa in una RSA, acronimo per Residenza Sanitaria Anziani, che la ospita, a fronte di una retta e ne garantisce la sopravvivenza fisica.
Queste persone, fragili ma ancora forti nell’ animo sono i nostri genitori, i nostri famigliari ;
In inverno sono stati decimati e a tutt’ oggi, pur avendo sostenuto gli esami sanitari del caso ed eseguito tamponi risultati negativi, sono tutti indistintamente ancora segregati, con divieto di ricevere regali, divieto di ricevere una carezza, divieto di uscita, dimenticati e soli.
La concessione di carattere carcerario è di un unico appuntamento settimanale di 15 minuti da fissare in anticipo e difficilissimo da spostare. Questo tempo, contato minuziosamente, avviene da una finestra schermata e chiusa dal plexiglas nel mio caso al sole, dal piazzale esterno allo stabile che ormai la detiene.
In nome di una prevenzione obsoleta applicata a tutti senza distinguo, con spicciola freddezza ed ostinata ottusità, si nascondono, in verità, ritardi, negligenze ed insicurezze istituzionali.
Le regole interne son applicate con una rigidità che risulta durissima spesso in seno anche agli stessi operatori ; sono norme dettate dalla paura ma di discutibile se non di nessun significato sanitario reale.
Cosi una rosa, un dono, un piccolo gesto di speranza e di conforto, un fiore colto da un giardino per mia mamma, mi è stato vietato da una zelante operatrice barricata dietro protocolli sanitari ormai inspiegabili.
Credo fermamente che ci sia un importante e fondamentale distinguo che ci si deve porre quale limite da mai superare in relazione al rispetto di giuste regole, in contrappoposizione a quelle invece dettate dalla paura o peggio dall’indifferenza.
E inquietante quando queste limitano la sfera privata, il diritto ad esistere e la libertà personale.
Queste sono persone, ripeto sono persone.
Questi vecchi hanno contribuito con i propri sacrifici, con il proprio ottimismo, alla crescita di questo paese e urlano il proprio diritto di spendere i pochi anni rimasti in serenità, con l unica cosa che è importante per loro, l amore dei propri cari.
Dopo 5 mesi di totale isolamento, spesso forzatamente allettati, è necessario da subito provvedere alla loro vita, alla loro mente che vacilla ed è preda della depressione e dalla sensazione di un generale abbandono.
In sostanza le responsabilità sono articolate e coinvolgono più livelli politici e sanitari e le soluzioni, assolutamente possibili e doverose, rimangono scomode ; quindi non risultano prioritarie soprattutto se poi sono rivolte ad una categoria sociale non percepita come preziosa, ne da proteggere, ormai inutile e costosa.
Auspico che in nome dell’ “Emergenza”, non sia in atto la manifestazione di una volontà silente, volta all’ oblio di tanti dei nostri cari. Essa si può insinuare alterando la comune percezione che voltare la testa, per provocata ignoranza e disinformazione, sia una fatidica normalità.
Una vaga vergogna per tutti noi.
Una sicura infamia per le istituzioni coinvolte.
In fede
Luca Vito Hubler
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Lunedì 3 agosto 2020 15:39:25

Grazie per quello che onestamente dici
Vorrei solo comunicarti una mia idea: è possibile che l Italia dalla Toscana in giù sia più protetta dal virus per l influenza dei due mari più vicini rispetto alle altre regioni?
Grazie e buon lavoro angela

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