Ultimi commenti alle biografie

Domenica 31 maggio 2020 16:10:22 Per: Mario Giordano

Carissimo dott. Giordano, il mio intervento è dovuto ad un quesito: Sono proprietario per eredità diretta di un abitazione in provincia di Salerno - abitando in Milano a seguito di questa Epidemia e facenti parte della regione più colpita dal VIRUS, come molti miei connazionali si è stati costretti a non poterci spostare, anche perchè Indesiderati dalle regioni del Sud. in quanto potenziali portatori del Covid 19. - ma è giusto che si paghi " per intero " senza alcuno sgravio la Tasi sull'immobile (Tassa dovuta quale seconda casa) pur non essendo stato messo in condizioni di poterne usufruire per 6 mesi ?, come pure le altre utenze gas - luce - acqua, tassazioni che vengono ripartire tra comune e stato centrale. -
Grazie per l'attenzione. -

Da: Angela

Domenica 31 maggio 2020 15:24:30 Per: Massimo Ranieri

Caro m, assimo sonoun tuo compaesano che vive a formia ed abbiamo circa la stessa eta'
da anni a livello amatoriale ho scritto tanti brani di canzoni che ho voluto tenere sempre per me e che ora invece vorrei sottoporti. se lo riterrai opportuno mi risponderai sarebbe per me una grande soddisfazione. scusami se ho rubato un po' del tuo tempo. ti saluto affettuosamente roberto.
roberto basile tel. 331 -------

Da: Roberto Basile

Domenica 31 maggio 2020 15:23:41 Per: Niccolò Moriconi

Buonasera, chiedo scusa mi chiamo Christian e sono il papà di 3 splendide figlie. Scrivo questo messaggio sapendo di essere forse indiscreto ma vorrei comunque provarci. Ho la mia seconda figlia di 10 anni che non fa altro che ascoltare le canzoni di ultimo e il grande desiderio di incontrarlo. È una bambina molto sensibile tanto da piangere spesso ascoltando le canzoni ma ancora di più quando vorrebbe conoscerlo ma sa bene che è molto difficile farlo se non vederlo in concerto. Chiedo gentilmente sapendo già che è molto difficile da parte vostra soddisfare le richieste di molti fan ma sperando... non so... che se per vari motivi passate dalle parti di Teramo sarebbe bellissimo farle una bella sorpresa. Ripeto... capisco se non è possibile farlo ma vi ringrazio comunque è spero...

Da: D'Ascensore Christian

Domenica 31 maggio 2020 15:16:57 Per: Enrico Mentana

LETTERA APERTA DA PARTE DI UN PRECARIO DELLA SCUOLA PUBBLICA ITALIANA
La storia di ognuno di noi precari è costellata di grandi e piccole ingiustizie, ma in pochi la conoscono. Vi prego gentilmente di leggere quanto segue e diffonderne il contenuto per dare voce a chi non ce l’ha. Per ulteriori informazioni, vi invito a contattare il professor Pasquale Vespa, il presidente di AnDDL (Associazione Nazionale Docenti per i Diritti del Lavoratori) a questo numero 338. 105. 99. 50 o a questo indirizzo e-mail -------.

Siamo precari perché lo Stato non sta rispettando la DIRETTIVA 1999/70/CE DEL CONSIGLIO del 28 giugno 1999 relativa all'accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato.
Tale direttiva nasce per contribuire al miglioramento della qualità della vita dei lavoratori e del loro rendimento, creando un quadro normativo per la prevenzione dell’abuso del precariato.
Viene stabilito inoltre che per quanto riguarda le condizioni di impiego, i lavoratori a tempo determinato non possono essere trattati in modo meno favorevole rispetto a coloro che godono di un contratto a tempo indeterminato.
Da anni l’Italia viola la direttiva comunitaria sui precari reiterando e prorogando oltre i 36 mesi i contratti di lavoro e discriminando i precari rispetto ai colleghi a tempo indeterminato.
Questo significa che da anni lo Stato sta abusando di noi e, nonostante i richiami e le multe da parte della Commissione europea, al massimo (in caso di ricorso) paga un’indennità. Preferisce letteralmente buttare via soldi per pagare multe e procedimenti giudiziari invece di rispettare il diritto al lavoro.
La Costituzione Italiana (art. 97) stabilisce che “Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso” e il D. P. R. 9 maggio 1994, n. 487 (Regolamento recante norme sull’accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e le modalità di svolgimento dei concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di assunzione nei pubblici impieghi) recita così: 1. L’assunzione agli impieghi nelle amministrazioni pubbliche avviene:
a) per concorso pubblico aperto a tutti per esami, per titoli, per titoli ed esami, per corso-concorso o per selezione mediante lo svolgimento di prove volte all’accertamento della professionalità richiesta dal profilo professionale di qualifica o categoria, avvalendosi anche di sistemi automatizzati…
2. Il concorso pubblico deve svolgersi con modalità che ne garantiscano l’imparzialità, l’economicità e la celerità di espletamento…
E’ quindi possibile fare un concorso per titoli e servizio, infatti con il decreto Madia (in ottemperanza a sentenze della CGEU per coloro che vantavano almeno 36 mesi di servizio) sono stati stabilizzati migliaia di medici e paramedici nella Sanità pubblica e tanto altro personale negli enti regionali e locali.
Per qualche arcano e diabolico motivo, ciò non può e non deve avvenire nel mondo dell’istruzione. Evidentemente noi precari dobbiamo restare tali.
Si pretendono “percorsi selettivi in entrata in grado di riconvertire l’assunzione di docenti dopo adeguata selezione e formazione” (ovvero concorsi per esami), ma ci si ostina a non considerare che:
1) Questi concorsi sono previsti secondo modalità che non garantiscono né l’imparzialità, né l’economicità, né la celerità di espletamento su citate;
2) Siamo in emergenza: per settembre 2020 sono previsti più di 200 mila contratti a tempo determinato e di questi più di 60 mila saranno firmati da precari con oltre 36 mesi di servizio, che, quindi, hanno il diritto ad essere stabilizzati;
3) Di fatto un percorso selettivo adeguato è stato già fatto in quanto si ottiene l’incarico annuale da graduatorie che tengono conto dei titoli culturali, professionali e di servizio prestati nella scuola e quale migliore adeguata formazione può aversi da quella che deriva dall’aver prestato già tanti anni di servizio?
Il governo ha perso tempo prezioso. Invece di immetterci in ruolo grazie ad un concorso per titoli e servizio, in modo da assicurare ai nostri ragazzi insegnanti in cattedra già dal primo settembre 2020, quando è iniziata l’emergenza sanitaria si è intestardito su un concorso che non solo non avrebbe mai dovuto essere bandito (poiché, ribadisco, in contrasto con la Direttiva 70/99), ma che avrebbe dovuto espletarsi in piena pandemia e che, anche per garantire (se questo fosse mai stato possibile) la sicurezza di partecipanti e commissari, avrebbe richiesto tempi lunghissimi e, conseguentemente, non avrebbe mai messo in cattedra i vincitori a settembre. E’ sufficiente avere un’approssimativa conoscenza del mondo dei concorsi pubblici - soprattutto scolastici - per sapere che, anche in condizioni normali, i tempi per l’espletamento delle prove concorsuali e la pubblicazione delle graduatorie di merito sono biblici.
Nelle intenzioni il concorso straordinario dedicato agli oltre 60 mila docenti con almeno tre anni di servizio avrebbe dovuto consistere in un test a crocette computer based e avrebbe messo in cattedra i primi 16 mila precari “meritevoli” di sapere rispondere correttamente e nel minor tempo possibile ad almeno 56 domande su 80 in 80 minuti (domande alla Chi vuol essere milionario su tutto lo scibile umano, inclusi i più minuziosi, quanto inutili e sterili dettagli). E tutti gli altri 44 mila? Dopo anni di insegnamento, dopo avere acquisito sul campo le vere competenze e conoscenze che servono per insegnare, nonostante la Direttiva europea, questi 44 mila sarebbero stati tagliati fuori dai giochi!
Insomma, più che un piano straordinario di assunzione, questo (ormai ex) concorso è stato una straordinaria presa in giro e l’ennesima (ma non ultima) umiliazione nei confronti di una categoria già pesantemente abusata e vessata.
Il governo ha dimostrato nuovamente che non solo i lavoratori, ma nemmeno gli studenti sono una priorità. Non è evidentemente prioritario né il diritto al lavoro dei primi, né un’istruzione di qualità per i secondi. Quest’ultima, infatti, non può prescindere dalla continuità didattica, una chimera ansiosamente ricercata ad ogni inizio anno da docenti e famiglie, ma raramente realizzata.
Non è finita qua: l’evoluzione - o piuttosto l’involuzione - della vicenda ha visto in data 27/5/2020 il raggiungimento di un accordo tra i partiti di maggioranza e opposizione che, annullando il concorso straordinario per l’immissione in ruolo da poco bandito che aveva creato parecchie tensioni e scontento, ingarbuglia e complica, peggiorandola, la situazione. E’ infatti prevista l’assunzione a tempo determinato dei precari da graduatorie provinciali; tali docenti saranno testati tramite una procedura concorsuale scritta a domande aperte.
Nemmeno questa è una soluzione accettabile.
In primo luogo le graduatorie provinciali non esistono (se ci vogliono 6 mesi per aggiornare le graduatorie d’istituto, chissà quanto ci vorrà per creare ex novo una graduatoria su base provinciale), quindi anche il prossimo anno scolastico sarà all’insegna dell’abuso del precariato.
Inoltre il numero dei docenti coinvolti in questa procedura sarà basso (solo 32 mila) e, di conseguenza, moltissimi saranno ancora una volta esclusi.
Che dire poi della prova scritta? Sembrerebbe che le domande aperte verteranno sullo stesso programma d’esame previsto per il concorso annullato, il che conferma la volontà di non tener conto del servizio svolto: dovremo svolgere una prova (o più) secondo modalità assimilabili a un concorso ordinario, destinato, in quanto tale, a neolaureati con nessuna esperienza.
In poche parole ci troveremo davanti a un concorso che ancora una volta si pone come obiettivo non la stabilizzazione dei precari, bensì l’estromissione dal mondo della scuola della stragrande maggioranza di loro. Anche in questo caso la selezione coinciderà pericolosamente con l’eliminazione di molti lavoratori.
Tutto ciò è umiliante, offensivo, iniquo nei confronti di coloro che insegnano da anni e dei quali la scuola da anni si serve e continuerà a servirsi. Ci si chiede di dimostrare “il merito”, ma cosa abbiamo fatto fino ad ora? E’ giusto selezionare docenti, ma selezionarli come si farebbe con chi non ha mai messo piede in classe è un controsenso, soprattutto considerando che molti di questi stessi docenti, indipendentemente dal risultato della prova scritta, continueranno a insegnare e continueranno a svolgere le mansioni di sempre: lezioni, scrutini, esami, programmazioni, progetti!
Per questi docenti un concorso per titoli e servizio con un anno di prova/tirocinio e un esame finale con presentazione di un elaborato frutto della propria esperienza sul campo sarebbe più che sufficiente ed eviterebbe di mettere in moto la gigantesca macchina di un concorso, con annesso spreco di tempo e denaro pubblico, che, in particolare in un momento difficile come quello attuale, sarebbe da evitare.
Il governo sta ancora perdendo (e prendendo) tempo andando nella direzione sbagliata e sembra scordarsi, oltre che della già citata direttiva europea, che senza i precari la Scuola non potrebbe funzionare! Quest'anno ci sono stati circa 170 mila contratti a tempo determinato su 844 mila posti. Una cattedra su cinque è stata quindi coperta da un supplente, che spesso è stato supplente di nessuno perché quella cattedra era vacante. In alcune scuole il personale precario è arrivato a superare il 50% del totale dei docenti, ma questo sembra non importare a nessuno.
Da anni la scuola è ben lontana dall’essere al centro dell’interesse politico: l’Istituzione su cui bisognerebbe investire per il bene della società intera è finita nel dimenticatoio. Sebbene 100 consulenti/specialisti siano stati recentemente assunti per risolvere la “crisi della scuola”, nessuna crisi è stata risolta, anzi.
Là dove le cose funzionano, lo si deve unicamente alla professionalità e alla tenacia dei singoli: numerosi sono i docenti di ruolo capaci e numerosi sono i docenti precari altrettanto capaci che stoicamente lavorano con serietà e impegno. Ritengo sinceramente che, viste le premesse, il successo scolastico abbia del miracoloso in alcune realtà. Sì, perché le riforme dei ministri che si sono avvicendati hanno ridotto la Scuola a un ente privo di significato e incisività e a una fabbrica di diplomi in cui vige un triste livellamento verso il basso e una tragica dequalificazione. Se lo Stato non investe nell’istruzione (ed anzi le rema contro), perché dovrebbero farlo i singoli studenti? Perché i ragazzi dovrebbero studiare, se vengono promossi a prescindere dai risultati? Molti di loro si applicano e sono meritevoli, naturalmente, ma per questo bisogna ringraziare gli insegnanti di cui sopra e famiglie attente, non certo il sistema.
Tali riforme hanno mortificato lo status professionale e sociale di docenti (di ruolo e precari) e dirigenti scolastici che oggi troppo spesso sono in balia di genitori che si ergono a giudici del loro operato e che li tengono in pugno con lo spauracchio dei ricorsi. Se siamo sfruttati e umiliati da chi ci governa, come possiamo sperare di essere tenuti in considerazione da alunni e famiglie?
La perdita di credibilità e valore è un riflesso della scarsa considerazione che la classe dirigente mostra nei confronti della Scuola (ridotta a nient’altro che una pedina sul tavolo delle contrattazioni politiche). Non contano gli studenti (basti pensare al disinteresse e all’approssimazione con cui è stata gestita anche la questione degli imminenti Esami di Stato), né contano gli insegnanti.
All’inizio di aprile, ovvero a più di due mesi dalla fine delle lezioni, con disinvoltura è stato dichiarato urbi et orbi che tutti gli studenti sarebbero stati promossi. Sono stati così vanificati e disonorati tutti gli sforzi fatti in settimane di didattica a distanza. Dire pubblicamente “tutti promossi” equivale a dire “il lavoro che state svolgendo è inutile”, equivale ad autorizzare migliaia di studenti a non fare più niente (cosa che in moltissimi casi è avvenuta), equivale a chiedersi “perché quindi investire milioni nella DAD? ” (nella DAD, ma non nei pc dei precari, si badi bene) e, da qui il passo è breve, equivale a chiedersi “perché investire milioni nella DAD invece che nello stabilizzare i docenti che la portano avanti? ”.
A noi, povera e sacrificabile carne da macello, non spettano i 500€ di bonus docenti per formazione o acquisto di strumenti digitali. L’impossibilità di usufruire di tale bonus si è fatta sentire in particolare in questo periodo di didattica a distanza in cui sono stati stanziati fondi per le scuole e sono stati previsti contributi e-learning per gli studenti. Già, e noi precari? Qualcuno si è premurato di chiederci se noi avessimo un computer e una connessione Internet? Ebbene no, ma noi, figli di un Dio minore, abbiamo fatto scuola comunque, a nostre spese.
Tornando agli svantaggi economici dell’essere precari, aggiungo che durante l’anno scolastico spesso e volentieri ci vediamo accreditato lo stipendio in ritardo (anche di mesi!) e durante l’estate l'indennità di disoccupazione non arriva quasi mai puntualmente.
Investiamo nella formazione per accrescere il nostro punteggio, vantando un triste primato: quello di ingrassare le casse di Università e svariati enti più o meno accreditati. Tale formazione ci viene anche imposta: ci viene richiesto di acquistare (perché di questo si tratta) titoli come i 24CFU, ovvero i crediti formativi universitari in discipline psico-socio-pedagogiche e metodologie didattiche che chi oggi si appresta ad entrare nel mondo dell’insegnamento deve avere. Non c’è che dire, un gran bel business!
Costa anche studiare per i concorsi. I libri che propongono una preparazione ad hoc costano in media 50 euro ciascuno e poiché le modalità di concorso e le indicazioni circa i programmi da studiare subiscono variazioni, può capitare che alcuni libri siano acquistati, ma poi non utilizzati.
In poche parole oltre ad essere degli eccellenti tappabuchi, siamo galline da spennare. Un po’ come quando per poter lavorare da casa assemblando braccialetti e collane di bigiotteria, si è costretti ad acquistare il kit con i materiali.
L’Italia è il Paese delle contraddizioni, si sa, ma noi diciamo basta e siamo pronti alla mobilitazione (cosa che avremmo fatto prima, se solo noi fossimo stati rappresentati opportunamente da chi invece ha preferito venderci corsi di preparazione ai concorsi).
I nostri non sono capricci! Non chiediamo “sanatorie” o “scappatoie”, chiediamo ciò che ci spetta e non vogliamo passare per scrocconi e lavativi per questo!
Non vogliamo più godere del pubblico disprezzo!
Non vogliamo più subire questo accanimento!
Non vogliamo più essere discriminati!
Il precariato è una colpa, ma non nostra e non siamo noi a dover espiare! Non più!
Vogliamo una Scuola nuova, vogliamo una Scuola che valorizzi lo staff educativo e gli studenti!
Firmato:
uno dei tanti precari

Da: Paola

Domenica 31 maggio 2020 15:10:02 Per: Lucia Annunziata

Nella intervista al ministro Speranza di domenica 31 Mag e stato detto dal ministro della assistenza domiciliare. A tal proposito devo dissentire in quanto dal 7 marzo giorno di chiusura del centro diurno frequentato da mia moglie 72enne malata di Alzheimer da circa 9 anni non sono riuscito ad avere alcun aiuto richiesto alla sanità lombarda. A nulla è servito il grido di aiuto lanciato dal quotidiano locale. Faccio presente altresì che anche chi scrive 72enne e affetto da una patologia tumorale. Ci siamo sentiti abbandonati. Spero quanto prima riaprano i centri diurni per avere un sollievo.

Da: Giuseppe Ladogana

Domenica 31 maggio 2020 15:02:05 Per: Corrado Augias

Gentilissimo,
Leggo con profondo. interesse i Suoi libri, (2-3 pagine per notte prima di addomentarmi. Quando depongo il libro, rivedo nella mente alcuni passi della lettura. Rivedo mia madre quando con lei andavo da S. Antonio, l'acconpagnavo nelle chiese per volgere una preghiera alla Madonna e, quando anch'io andavo in chiesa ricordandomi quello che mi diceva mio padre: non devi pregare, devi solo ringraziare perchè Lui e come se fosse tuo Padre, ringrazialo per la forza che Ti dà per continuare e per aiutare gli altri". Penso a a mia sorella che ho perso quando avevo 15 anni, mi immagino piccolo come allora, e alla perplessità di mia figlia quando dovevo rispondere a qualcuno mi diceva: papà perchè quando parli con i tuoi collaboratori e quando disegni dici sempre: " noi... " ma non sei tu che fai i lavori? " le rispondo sempre, portando un dito sulle labbra: da solo non ce la farei, io ho una socia che mi guida nel mio immaginario". Dentro di me ringrazio la Madonna" e poi penso a Lei, Auges, alla Sua fede nascosta che non sa come esprimere ma sento che è più profonda della mia. Con la massima stima, questa notte leggerò altre 2. -3 pagine per poi immergermi nei mie pensieri prima di addormentarmi.
Con cordialità, Loffredo.
P. S. grazie

Da: Giuseppe

Domenica 31 maggio 2020 14:38:02 Per: Mara Venier

Ciao Mara, vivo in Germania e guardo spesso la tua trasmissione ad esempio oggi. Ti ammiro tanto e mi dispiace tanto per quello che ti è successo, spero che non sia grave e ti auguro un buon miglioramento con tutto il cuore. Un abbraccio Salvatrice

Da: Salvatrice Lenti

Domenica 31 maggio 2020 14:27:42 Per: Mara Venier

Cara Mara, anche io mi sono rotta un piede l'altr'anno. Non sono stata ingessata, ma ho dovuto portare un tutore per 2 mesi. Il mio tutore (fino al ginocchio) è quasi nuovo (io l'ho tutto lavato e ben riposto), è per il piede sinistro numero 38/39. L'ho comprato in una farmacia di porto santo stefano (Gr) dove ero in vacanza. Pensavo di buttarlo, ma sarei molto contenta di regalartelo se te lo prescrivono! Se accetti te lo lascio nella mia. portineria aperta 24 ore. Ti abbraccio e... Auguri !!! Flaminia

Da: Flaminia

Domenica 31 maggio 2020 14:13:44 Per: Federico Rossi