Lenin

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Biografia • Rivoluzionario di professione

Lenin (pseudonimo di Vladimir Ilic Uianov) nasce il 22 aprile 1870 a Simbirsk (oggi Uianovks). Gli anni di studio e di adolescenza coincisero con uno dei periodi più travagliati della storia sociale e politica della Russia, con il governo zarista che, dopo l'uccisione dello zar Alessandro II nel 1881 da parte dei populisti, si affretta ad annullare quelle limitate riforme che erano state introdotte durante il decennio precedente.

Studia giurisprudenza presso la facoltà di Kazan', ma dopo poco tempo viene espulso dall'università a causa di manifestazioni studentesche; decide allora di continuare i suoi studi a San Pietroburgo, dove, nel 1883, fonda il primo nucleo operaio russo.

Si avvicina allo studio del marxismo, e in particolare al "Capitale" di Marx, poi nel 1893 si trasferisce a Pietroburgo entrando in contatto con il movimento fondato da Plechanov, "Emancipazione nel lavoro". Movimento che confluisce nel 1898 al Congresso di Minsk, nel partito operaio socialdemocratico di Russia (POSDR). Lenin sempre sotto stretta sorveglianza politica, viene alla fine arrestato e condannato a tre anni con la deportazione in Siberia.

È qui che nel 1899, porta a compimento il suo primo saggio: "Lo sviluppo del capitalismo in Russia", che rappresenta l'ennesima polemica contro i populisti, iniziata nel 1894 con l'articolo " Che cosa sono "Gli amici del Popolo" e come lottano contro i socialdemocratici ". Il nocciolo della questione era che i populisti ritenevano che la Russia sarebbe passata dal feudalesimo al socialismo (senza in pratica attraversare la fase dello sviluppo capitalistico), mentre Lenin era del parere che l'agricoltura russa fosse di fatto già entrata nella fase del suo sviluppo capitalistico. Senza contare che per Lenin la Russia faceva parte dell'Europa (contrariamente a quanto pensavano altri intellettuali), ed era quindi sottilmente intrisa di capitalismo.

Questo, in altri termini, significava che fosse già presente nel tessuto sociale quella classe operaia indispensabile per guidare la rivoluzione, spinta che non sarebbe mai potuta venire, a detta del teorico russo, dalla sola classe contadina, esaltata da larghe frange rivoluzionarie. Gli operai, insomma, sono per Lenin indispensabili per scatenare una reazione al capitalismo, soprattutto attraverso un lavoro effettuato da intellettuali "organici" che fossero in grado di rendere consapevole questa classe circa le sue reali condizioni di sfruttamento. È questa, in sostanza, l'opzione rivoluzionaria che prenderà il nome di "bolscevismo". Al successivo congresso del partito socialdemocratico russo, tenutosi a Londra nel 1903, il partito si spaccò in due fazioni; quella maggioritaria (bolscevica) capeggiata da Lenin e quella minoritaria (menscevica) capeggiata da Plechanov e altri.

Intanto, nel 1901, Lenin emigra in Svizzera, dove fonda un periodico intitolato "Iskra" ("La scintilla"): lo scopo è quello di guidare e organizzare all'estero le lotte e le agitazioni degli operai russi. Lenin intendeva creare l'organizzazione del partito con una struttura fortemente centralizzata alla quale dovevano essere ammessi solo i "rivoluzionari di professione" e non le masse popolari. La divisione interna si approfondì in occasione della rivoluzione del 1905, scoppiata a seguito alla sconfitta inflitta dai Giapponesi ai Russi. I menscevichi intendevano lasciare la guida della rivoluzione alle forze della borghesia liberale russa, mentre Lenin pur riconoscendo il carattere democratico-borghese della rivoluzione, sosteneva che essa dovesse essere capeggiata dalla classe operaia e dai contadini, giudicando che la borghesia russa, per la sua debolezza, sarebbe stata incapace di portare la rivoluzione sino all'abbattimento dello zarismo e avrebbe sempre ripiegato su un compromesso con la monarchia e con l'aristocrazia terriera.

Dopo il fallimento della rivoluzione del 1905 (conclusasi in un bagno di sangue), le polemiche fra bolscevichi e menscevichi si inasprirono sempre di più, con questi ultimi sempre più propensi ad identificarsi ed aderire ai movimenti di "revisione" del marxismo rivoluzionario. La rottura definitiva giunge a compimento nella II Internazionale, in concomitanza con lo scoppio della prima guerra mondiale. Lenin, infatti, punta a trasformare quella che interpreta come "guerra imperialista" in una "guerra civile", vedendo in questo uno degli aspetti positivi della guerra in sè e per sè. In buona sostanza insomma, per Lenin quella poteva essere un'occasione propizia per mettere finalmente in pratica le sue idee rivoluzionarie, cercando di trasformare la guerra in rivoluzione. I moti russi del '17 possono considerarsi il successo annunciato di questa precisa prospettiva.

Ad ogni modo, quando scoppia la Rivoluzione in Russia, nel febbraio del 1917 appunto, Lenin era ancora esule in Svizzera. Rientrato a Pietroburgo traccia il programma per l'abbattimento del governo liberal-democratico nel frattempo salito al potere e per il passaggio della rivoluzione alla sua fase socialista. Nei successivi mesi compone la famosa opera "Stato e Rivoluzione", poi guida l'insurrezione di Ottobre che si conclude con la formazione del primo governo sovietico da lui capeggiato. Gli anni successivi sono quelli della costruzione del nuovo stato comunista e dei forti contrasti con Stalin, che Lenin non può più avversare ma di cui ha già presagito la pericolosità (celebre è lo scritto "Quello Stalin è pericoloso"). Gravemente ammalato muore il 21 gennaio del 1924, all'età di 54 anni.

Frasi di Lenin

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Commenti

Giovedì 24 ottobre 2013 22:39:14

Vorrei offrire un contributo per arricchire questa biografia sulla figura di Lenin.

Innanzitutto Lenin fu il soprannome di Vladmir Ilic Ulianov, che avrebbe potuto figurare tra i grandi compositori e concertisti russi di metà e fine Ottocento se avesse assecondato i desideri della madre,raffinata pianista Maria Aleksandrovna.
L. visse con la famiglia dal 1878 al 1887 a Ulianovsk,in un'abitazione (composta da 10 stanze)che ancora oggi è rimasta tale e quale: è una casa - museo, meta soprattutto di stranieri,tra cui particolarmente numerosi gli italiani mentre l'affluenza dei russi è piuttosto scarsa.
L. è nato davvero nella bambagia: un'infanzia dorata,lontanissima dai traumi e dai drammi che avrebbero occupato, per intero, la sua esistenza. Il padre, Ilya, era un insegnante di matematica e fisica, la madre era una donna coltissima, poliglotta e con una grande passione per la musica che avrebbe trasmesso al figlio. Infatti,in una delle stanze si erge il pianoforte a coda su cui, a quattro anni, Vladmir cominciò a far scorrere le sue manine. Sul fatto poi che solo cinque anni dopo smise improvvisamente di suonare,esistono versioni contrastanti: secondo alcuni fu la mamma a decidere,ritenendo quella del pianista un'arte tipicamente femminile; secondo altri invece fu il ragazzo stesso a troncare, coninto com'era che esibirsi al pianoforte non poteva essere considerata un'occupazione virile.
Una casa e una famiglia,quella degli Ulianov, tipicia della borghesia intelletuale russa fine Ottocento: condizioni di vita privilegiate che lo misero a disagio quando, giovanissimo, intraprese la carriera politica abbracciando la causa del proletariato.
Le pagelle di L. furono particolarmente brillanti: con 5(che lì è il voto massimo)in tutte le materie,e questo la dice lunga sulle capacità mentali, oltre aòò'impegno e alla diligenza, dello scolaro Vladmir, che frequentò il ginnasio - liceo maschile di Simbirsk fino alla maturità, raggiunta con pieno merito a 17 anni. Ma , successo scolastico a parte, non si può dire che abbia avuto un'adolescenza serena.

Lunedì 10 ottobre 2011 13:55:19

Quanti anni sono trascorsi da quando innalzasti il tuo vessillo comunista su questo continente!!!

Lunedì 12 settembre 2011 22:59:14

Il cognome di Lenin si scrive Ulianov e la città Ulianovsk.

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