Messaggi e commenti per Gianrico Carofiglio - pagina 4

Messaggi presenti: 168

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Mercoledì 22 aprile 2020 14:22:58

Salve,
so perfettamente che lei non mi conosce e non sa nulla di me. Beh, sono qua pronta a raccontare una storia per poter finalmente essere qualcuno. Per tanto tempo mi sono nascosta tra le mie paure e i miei dolori, adesso che sto finalmente vivendo un momento di serenità e di felicità voglio finalmente tirare fuori la vera me. Ed è per questo che voglio raccontare la storia di una persona, la storia di una bambina che all’età di 4 anni era già un adulto, che ha visto cose e passato situazioni che nessuna persona dovrebbe mai vivere. E’ una storia travolgente e penso che debba essere raccontata, sopratutto perché si parla di un passato difficile che l’ha portata ad essere la donna che è oggi. Tra tutte le sfortune, ha avuto anche la fortuna di poter avere una nuova famiglia. Questa bambina si chiama Yeraldine, ed è stata adottata all’età di 6 anni ed è qua per poter spronare molti ragazzi adottivi attraverso la sua storia. Il suo progetto è iniziato qualche settimana fa e si sta espandendo e si spera di poter arrivare molto lontano. Spero che questa introduzione sia servita perché mi servirebbe avere qualcuno pronto ad ascoltare questa ragazza che ora ha 21 anni e che vuole farsi conoscere. Mi auguro che lei possa aiutarla in un qualche modo! A prescindere da tutto la ringrazio per avermi ascoltata… ah dimenticavo, io so tutte queste cose perché sono io quella ragazza e sarei molto grata se uno scrittore come lei potesse ascoltarmi. Le allego intanto la pagina del mio sito web e mi faccia sapere!
aspetterò un riscontro sia positivo che negativo,
grazie per avermi ascoltata.
Yeraldine Fusar Bassini

https://agapeluzdary. wixsite. com/website

Sabato 18 aprile 2020 07:36:34

Salve... in qualche modo volevo far sapere a Carofiglio Che adoro quello che scrive. Il suo modo di raccontare mi fa vivere le persone in modo diretto e mi sembra quasi di conoscere dentro ogni personaggio.. Ho avuto modo di ascoltare anche con il metodo degli audiolibri. Grandioso. Emozioni continue e mi sono portata con me per ore le descrizioni. Come se conoscessi i protagonisti potessi sentirne la voce... grazie mille

Venerdì 17 aprile 2020 16:49:12

Un giorno ho cercato di spiegare il significato del tempo a mio figlio, emigrato in Africa. E l’ho fatto così.  

“Quando io ero giovane il tempo aveva una velocità; ora ne ha un'altra. Allora il tempo camminava con le scarpe da palombaro, col piombo sotto; ora il tempo ha le ali ai piedi. Il tempo assoluto, cioè indipendente dall'osservatore, non esiste; era una fantasia dei vecchi filosofi, che ne avevano tante; i nuovi di oggi ne hanno altre. Il tempo è relativo, dipende dall’osservatore. E' più facile dire a che cosa serve un orologio. Un orologio serve a misurare il tempo. Ma un orologio non misura il tempo in sé, il tempo assoluto, cosmico, che è un'astrazione; un orologio misura il "suo" tempo. Il tempo segnato dall'orologio che abbiamo al polso, o in tasca, o è incollato al campanile del nostro parroco, è il tempo di un osservatore che si trova su un certo meridiano e osserva il passaggio del sole su di esso. Tant'è vero che se io ti telefono  e confrontiamo i nostri orologi, avremo due tempi diversi. Ma si possono fare altri orologi, con altri tempi, coi tempi di altri avvenimenti che succedono regolarmente nel cosmo. Si può benissimo prendere il nostro corpo come orologio, misurare il tempo col nostro corpo; esso segna un'altra specie di tempo, è il nostro tempo privato. Allora il tempo segnato da quell'orologio non va più d'accordo con quello segnato dall'orologio che abbiamo al polso e da nessun altro orologio meccanico. Allora i minuti primi e i secondi, le ore, i giorni, i mesi, le stagioni, gli anni, i Natali, le Pasque e gli anniversari che devono venire, e poi vengono, hanno altre dimensioni. Allora se abbiamo 18 anni, quel nostro tempo coetaneo e privato, paragonato a quello degli orologi meccanici, ci sembra straordinariamente lento, non passa mai; se ne abbiamo 30 di anni esso è diventato veloce; se 50 o 60 è velocissimo, un lampo.  Io sono già passato per tutte quelle esperienze del mio tempo privato; ne posso parlare come di un fatto verificato sperimentalmente: che è il solo modo di verificare qualcosa. Possiamo immaginare  che il tempo sia un treno in corsa. Quando noi corriamo accanto al treno, il treno rispetto a noi va adagio; quando camminiamo accanto ad esso, rispetto a noi il treno corre velocemente; quando siamo vecchi, e vediamo passare il treno stando seduti, il treno va velocissimo. Ma la velocità del treno, che è il tempo, non è cambiata affatto; è cambiata quella del nostro orologio corporale che la misura. Eravamo quell'orologio che correva; siamo diventati quell'orologio che cammina; se avremo fiato diventeremo quell'orologio quasi fermo che è quel corpo che sta seduto, e guarda correre velocissimo il treno. Il treno corre, corre sempre eguale; forse senza partenza, forse senza arrivo, forse senza principio, forse senza fine. L'età è una perdita di velocità; per ciò la vita è una zuffa ininterrotta con l'orologio e con il calendario. Da ragazzi siamo come quando si aspetta la venuta della primavera: l'animo è pieno di quell'attesa e la primavera non viene, non viene mai. Da grandi siamo come quando si aspetta di andare dal dentista; sembra che l'orologio abbia perso la testa, i minuti e le ore spariscono come strappati da un vento. Da giovani pensiamo che tutte le cose si possono avere, tutte; è solo questione di tempo: il tempo, passando, ci porterà le cose che aspettiamo. E si ha fretta che il tempo passi, esso è terribilmente pigro e lento. Poi ci si accorge che il tempo passa e le cose aspettate non vengono soltanto perché il tempo passa; o vengono solo in parte, e non sono  mai quelle  che  si aspettavano; allora la nostra fretta del tempo è finita, allora si scopre che i giorni somigliano ai giorni. Da giovani il nostro tempo non ha limiti visibili; è una sconfinata estensione, più vasta degli oceani, finisce con un lontanissimo orizzonte, una linea indefinita, luminosa confusione di cielo e mare. Noi andiamo verso di essa, ci sembra che non arriveremo mai. Poi l'orizzonte si avvicina, ora prende consistenza, diventa fermo e solido. Allora vediamo quello che c'è in fondo alla strada, ne vediamo la fine. E un giorno abbiamo sentito un fastidio fino ad allora ignoto, il fastidio dei compleanni, abbiamo smesso di festeggiarli. Ora festeggiamo preferibilmente gli onomastici; i santi non invecchiano mai, essi sono fermi nel tempo, invulnerabili da esso, perché sono nell’eternità. Ma ogni momento è l'onomastico; ogni momento è Natale, e la settimana non è neanche cominciata, ed è già domenica”.

Mi scusi il disturbo, Carofiglio. Ma tutto questo mi è tornato alla mente leggendo il suo ultimo splendido romanzo. Merita lo Strega. Una stretta di mano, virtuale coi tempi che corrono. Carlo Mainardi.

Venerdì 17 aprile 2020 15:20:40

Buon giorno dottore chi le scrive è un un'affezionato lettore che dopo tanto indugio, ha deciso di contattarla. Non è mia intenzione dissertare su questo o quell'argomento ma "per meglio lumeggiare codesta A. G. "solo perché il mio sguardo nella lettura, è quello di un anziano ufficiale di p. g. già in quiescenza. Nelle vicende romanzesche, rivivo scampoli di vita degli anni '80, di quel tipo di operatività schietta, risoluta, umana nello stesso tempo e... senza banca dati, purtroppo.
Sono relativamente più anziano di Fenoglio, (classe '61) e solo perché arruolato per il corso sottufficiali CC a 18 anni: in lui riconosco molto dei tratti tipici di quell'epoca: intuito, dedizione rinunce ma anche il contatto più ravvicinato con il Pretore, il Giudice Istruttore, il P. M.. Spero di sentirla presto. Con stima.

Mercoledì 15 aprile 2020 16:33:26

Buonasera dott. Carofiglio,
sono e mi chiamo Piero Spiro Nicastro di anni 51 iscritto presso l’albo degli avvocati di Cosenza dal 1999. So che a questo messaggio non ci sarà nessun seguito. Tuttavia, essendo un fatalista coltivo la speranza che anche le cose impossibili possano accadere. Ho in pubblicazione un libro/libretto dal titolo “ Diario di un Avvocato”, un compendio di fatti professionali realmente accadutomi narrati in chiave esistenziale introspettiva. È un diario, pertanto l’esposizione è tipica di questa forma. Il libro sarà edito dalla casa editrice Leonida di Reggio Calabria. Io sono uno dei tanti avvocati di piccolo volume senza santi in paradiso, mi sono cimentato in questa impresa senza nessuna pretesa ma assecondando l’iirrefrenabile inclinazione verso la scrittura. So che Ella non è proclive a scrivere su lavori altrui, tuttavia confido in un suo “ strappo alla regola”. Sono abituato a percorsi irti di difficoltà e so che la volontà non paga. Comunque vada Le rassegno i sensi della massima stima. Avv Piero Spiro Nicastro Cell 338 ------- (tranquilli, sono notoriamente una persona perbene)

Lunedì 13 aprile 2020 00:08:25

Apprezzo, stimo, ammiro Gianrico Carofiglio e seguo con attenzione i suoi interventi in televisione e ne gioisco perché li trovo in sintonia perfetta con le mie idee e con le mie convinzioni.
Lo ammiro inoltre per il suo coraggio, per la sua forza argomentativa che si manifesta con la compostezza e la sicurezza dei saggi e che non si indebolisce di fronte a nessuno dei suoi oppositori. Infine ne apprezzo lo stile, elegante, pacato, autorevole. Nell’Ottocento avresti detto semplicemente un “gentiluomo” o un cavaliere, quando con tale termine si voleva indicare il difensore dei deboli dalle prepotenze dei potenti.
Come non seguire, perfino con stupore, i suoi ragionamenti, che definirei classici come un sillogismo aristotelico: due premesse e poi la conclusione. La differenza sta nel fatto che egli cura molto le premesse, le presenta come assiomi, come situazioni apodittiche e cogenti e mentre le presenta egli è moderatamente teso, concentrato. Non presenta nessuna sfasatura, la presentazione della tesi è chiara, semplice, solida nell’architettura. Infine la conclusione che chiude il cerchio dalla logica perfetta, e chi ascolta resta a bocca aperta: stupito, stralunato, pensando mentre lui accenna ad un sorriso compiaciuto, come se sapesse cosa stai provando; e son sicuro che prova anche un pizzico di pietà e non affonda il colpo notando l’avversario inebetito ed in difficoltà. Lo spettatore, intanto, da casa ripete a se stesso che ha ragione, che dice il vero, e prima che la presentatrice lo saluti, ripete a se stesso: “Ecco, quello lo vorrei di certo per amico! ”
Ho finito di leggere “La misura del tempo” e presento, come sono solito, ad un ipotetico lettore le mie considerazioni. Intanto ho avuto la conferma che il genere “giallo” non lo preferisco, perché la vicenda rimanda alla cronaca, a fatti della quotidianità, che con la loro grigia normalità non mi suscita interesse. Leggendo infatti vorrei sempre incontrare qualcosa di insolito. Per esempio, guardare nelle profondità dei cuori provando insieme ai personaggi gioie e dolori, condividendone dubbi, versando qualche lacrima se occorre di solidarietà.
E dunque seguendo la vicenda di Guerrieri, ero più attento quando l’avvocato si dava a riflessioni esistenziali che poco avevano a che fare con vicende giudiziarie. A tal proposito ho ripensato a Nietzsche e alla colpa che dava ad Euripide e a Socrate, colpevoli d’aver dato inizio alla decadenza del mondo occidentale, il primo introducendo la “quotidianità” nella tragedia e togliendo centralità all’eroe e ai grandi temi che riguardavano non solo uomini ma anche le divinità, e il secondo colpevole d’aver introdotto l’intellettualismo etico, eliminando passione e spiritualità nella vita degli uomini, facendo “fuggire” gli Dei dalla storia dell’uomo.
Ho seguito Guerrieri dunque quando vestiva i panni del filosofo e mi ha colpito in particolare il suo incontro con Lorenza, sua antica fiamma e una riflessione che attiene il titolo del libro: “Pensiamo che sia il tempo lentamente e ostinatamente, a cambiarci. Invece il tempo in sé non cambia nulla, al massimo invecchia. Le persone incapaci di incontrare davvero gli altri, come Lorenza, non cambiano”. Una riflessione amara sulla vita e sulle relazioni spesso difficili se non impossibili tra gli uomini, che raramente si fanno cambiare dagli eventi e rimangono identici a se stessi perché hanno paura ad uscire da quei quattro schemi che la causalità degli eventi ha presentato. E poi a seguire e a porre una domanda stavolta al lettore per definire la categoria del tempo, sul quale naturalmente nessuno può sperare di trovare la risposta ultima e definitiva: “Cosa sono adesso che ero anche a quel tempo? Non una singola cellula del mio corpo esisteva allora; nessuna cellula di allora esiste adesso. Ma l’identità? Era uguale o era mutata? ” Quante riflessioni si innescano su questo passaggio, quanti rimandi a scrittori, a filosofi e al tuo vissuto.
Tutto il resto, la vicenda giudiziaria del giovane Cardace accusato dell’omicidio di uno spacciatore, devo dire che l’ho letto seguendo i consigli di Pennac in “Come un romanzo”, quando rivela il segreto per evitare la disaffezione alla lettura: non forzare la mente e il cuore obbligandoli a leggere pagine per te poco interessanti, e quindi queste vanno saltate, con coraggio, non è un “sacrilegio”! oppure dice ancora il giovane francese, leggi i capoversi e poi vai all’altro capitolo o all’altro ancora.
Non sono un lettore che si appassiona ai libri polizieschi, quindi non me ne voglia il buon Carofiglio, che continuerò a seguire ma non quando veste i panni di Guerrieri. Tuttavia ne consiglierò la lettura alla mia amica Claudia che ho avuto come alunna diligente a scuola, ora negli uffici del Tribunale di cassazione a Roma e che aspira a diventare magistrato. Lei riuscirà nell’intento perché ha tanti talenti e sicuramente trarrà profitto seguendo strategie, dubbi, riflessioni che vengono dalla mente acuta di un eccellente magistrato nel ricostruire un caso e come impostare la difesa per arrivare poi all’arringa che sfiora la perfezione.

Giovedì 9 aprile 2020 14:58:24

Gentilissimo Dottor Carofiglio sono maria grazia natale, non ci conosciamo, mi occupo di headhunting e sono partner di Human Value. Ho letto tutti i suoi libri e la seguo da diversi anni.
Vorrei organizzare un webinar con uno speach tenuto da lei e rivolto ad una platea di direttori risorse umane prevalentemente o top manager di aziende nostre clienti. Il tema dovrebbe essere il racconto della sua storia e anche di qualche suo personaggio con Focus sulla capacità di cambiamento. Ho già provato nel passato a contattarla e ci riaprivo fiduciosa. Il mio recapito mail è: -------. La saluto e le auguro buona Pasqua mg natale

Mercoledì 8 aprile 2020 09:10:08

Buongiorno. Affido a Lei questa mia riflessione dopo aver visionato, sino alla nausea, le molteplici interviste criptate di chi denuncia i deleteri comportamenti che han portato il virus a diffondersi in modo incontrollato in Rsa lombarde e in zone del bresciano e bergamasca. Le chiedo Dottor Carofiglio: ma Italia risvegliati! basta con voci e volti contraffatti! Italia responsabile denuncia! Anche questo e'un sistema omertoso che non contribuisce a nulla se non ad acuire il concetto che la verita', la ragione, il diritto in Italia continuano a mantenersi sommersi...
La prego in occasione di un Suo prossima eventuale e come sempre mirabile intervento televisivo di farsi portavoce affinche'l'istanza alla verita'sia sempre forte, conclamata, solida e visibile a tutti. Come esempio. La ri ngrazio.

Lunedì 6 aprile 2020 19:33:09

Le ho mandato un messaggio sull' email delle notizie. Riguarda una lettera della sua mamma

Giovedì 2 aprile 2020 17:04:14

Gentile Gianrico,

avrei bisogno di parlare con lei per un'iniziativa che vorrei organizzare in Veneto in queste settimane in Videoconferenza.

Sperando in una sua risposta,
La saluto
Alfio.

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