Messaggi e commenti per Massimo Giannini - pagina 7

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Mercoledì 29 aprile 2020 12:01:44

Caro Direttore, ora dovrò comprare repubblica e stampa.. non posso perderla.. già è una settimana che non la vedo dalla Gruber... E comunque complimenti per il nuovo ruolo meritato.. anche se sono certo che fra un paio di anni tornerà a Repubblica come direttore. Le cose da dire sono tante ma lei ha tante cose da fare... buon lavoro.. e meno male che questa nostra sfortunata patria ha uomini come lei.. e pochi altri che continuano a darci speranza di correttezza di saggezza professionalità onesta e perseveranza nelle giuste idee...
Ezio Freni

Martedì 28 aprile 2020 15:26:45

Gentile Dott. Giannini,
siamo, io e mio padre- 91 anni-, lettori assidui e appassionati di Repubblica.
Desidero esprimerLe il mio sconcerto per il cambio di direzione di questo giornale, a noi non comunicato nei modi dovuti.
Temo un cambio d'indirizzo per questo giornale, che è per noi uno dei pochi riferimenti culturali rimasti.
Temo anche la perdita dei Suoi editoriali.
Può spiegarmi, gentilmente, cosa sta succedendo? La ringrazio, La saluto, Antonella

Martedì 28 aprile 2020 09:23:55

Gentile GIANNINI,
sono una fisica di 73 anni, un professore ormai in pensione, una nonna..
Condivido la decisione del governo CONTE di affidarsi ai suggerimenti del comitato tecnico scientifico, e vorrei di più... vorrei che fosse obbligatorio l'uso dell'applicazione per tracciare i contatti dei positivi.
Mai come in questa occasione con la pandemia ho avuto percezione della così ampia e grave ignoranza scientifica della popolazione,
ma anche della classe politica e giornalistica
non solo italiana, ma di quasi tutto il mondo, in particolare USA e UK.
La scienza non è democratica nel senso che le sue leggi
non vanno votate perchè sono INDIPENDENTI dal volere o PARERE delle persone,
devono essere VERIFICATE SPERIMENTALMENTE
devono essere riproducibili da chiunque, dovunque ed in ogni tempo.
e quelle relative ad eventi NUOVI devono essere scoperte ed elaborate con rigore in base ai DATI raccolti !

Per stimare un rischio ed inquadrare un problema occorre poi valutare gli ORDINI di GRANDEZZA del problema
per distinguere se parliamo di 1 10 100 1. 000... o di 10. 000. 000

Se si lascia andare l'epidemia per via spontanea, questa non si risolve finchè non si raggiunge l'immunità di gregge che viene raggiunta quando l'85 % della popolazione ha anticorpi, ed al minimo inizia quando almeno il 60% della popolazione si ammala.
In Italia con circa 60 milioni di cittadini dovrebbero ammalarsi 36 milioni di persone al minimo.
Di questi l'80% (cioè 28, 8 milioni) pare avrebbero forma lieve,
la parte residua sarebbe invece ospedalizzata
e circa il 2% dei positivi (cioè 720. 000) rischierebbe di morire e andrebbe in terapia intensiva,
nella quale, ora che i posti sono raddoppiati a livello nazionale, le postazioni sono circa 10. 000.
Signilfica la paralisi del sistema sanitario e l'impossibilità generale di prestare cure contemporanee a varie centinaia di migliaia di ammalati gravi.
Quanti MORTI ci sarebbero?
Ora con la chiusura totale e la riduzione di diffusione del contagio abbiamo avuto quasi 27. 000 morti,
ma senza chiusura potevamo avere anche 720. 000 morti.
Vorrei che in TV si smettesse di intervistare ignoranti OPINIONISTI
magari economicamente interessati e scientificamente incompetenti,
insegnamo alla gente a distinguere tra OPINIONI e DATI certi con analisi statistica rigorosa ed affidabile,

La Germania ha avuto molti meno morti dell'Italia durante la parziale chiusura non solo perchè ha 28. 000 posti di terapia intensiva al top,
ma perchè si è preparata in anticipo con un numero enorme di tamponi e col tracciare in modo massiccio i positivi ed i loro contatti.
USA e UK sono allo sbando e con premier imbarazzanti per la loro superficialità.
Ho una visione alquanto pessimistica dell'evoluzione di questa pandemia,
se non ci organizziamo torneranno inevitabilmente e dovunque ripetuti picchi locali ed anche di ritorno..
Per la spagnola morirono 50 MILIONI di persone nel mondo con varie ondate.

In assenza di vaccini e/o di terapie mirate
se per la riapertura facciamo ripartire i contagi non mantenendo la SEPARAZIONE tra le persone, si può arrivare ai 700. 000 morti ITALIANI
Per evitare questo, oltre al mantenimento di misure di separazione sociale molto strette, in particolare bisogna avere un tracciamento con geolocalizzazione via smartphone che permetta di indenficare tutti i contatti dei positivi e il luogo in cui questi sono avvenuti, come ci ha insegnato la Corea del Sud.
Visto che google ha tutti i nostri dati, e li usa per lucrare ed anche per manipolare il consenso, perchè non può averli lo stato per pubblica utilità?
Non fidiamoci solo dei test rapidi sugli anticorpi, perchè NON sono patenti di immunità
dato che danno molti falsi negativi
ed anche perchè chi ha anticorpi può essere ancora positivo e vettore di contagio.

Fuori dal campo di mia compentenza specifica,
ma da CITTADINA di uno stato di DIRITTO e non del far west,
sottolineo che tutte... TUTTE le leggi limitano le libertà individuali,
ma TUTELANO il BENE COLLETTIVO
cioè la larghissima maggioranza dei cittadini,
come esige una DEMOCRAZIA

grazie per l'attenzione.
Gabriella Marradi

Lunedì 27 aprile 2020 13:09:53

Egregio Direttore La Stampa
dott. Massimo Giannini

L'impossibilità per una residenza per anziani di arrestare una pandemia.

Sono il Presidente di una RSA, Fondazione Medana Onlus, di Invorio, Provincia di Novara, presso il Lago Maggiore, chiaramente come tutto il Consiglio senza indennità di carica, ma con il solo indirizzo di rinvestire il tutto per migliorare la vita in residenza. La struttura ospita 60 ospiti, tra autosufficienti, non auto di bassa ed alta intensità. Una comunità che viveva in gioia, con animazione quotidiana, iniziative ludiche, passeggiata al mercato, uscite per gite ed escursioni con il trenino. Una residenza totalmente aperta all'esterno, frequentata dai parenti e da una trentina di volontari. Un complessino musicale autogestito e la diffusione di radio Medana rallegrava, informava e permetteva un giro di piroetta in allegria.
Un edificio strutturato come casa ostello tutelare e di rimando tutta l'organizzazione generale e lo stesso personale articolato e dimensionato per funzionare nella quotidianità in gioia e non come un presidio ospedale.
Le R. S. A. non sono nate né sono strutturate come un reparto di medicina infettiva ospedaliera. Le R. S. A. gestiscono anziani affetti da patologie croniche. Non acute. Non infettive. Non persone infettate o che si possono infettare di un virus pandemico. Come si fa a pensare che una R. S. A. possa fermare una pandemia? Sono strutture residenziali. Le persone ospitate la vivono come casa loro, e le R. S. A. sono strutturate come residenze, non come presidi ospedalieri.
Alla fine di febbraio, quando arriva l'eco di una possibile epidemia, decidiamo di impedire ogni accesso dall'esterno, sia ai parenti, ai visitatori e a tutti i volontari. Ai dipendenti misuriamo la temperatura all'entrata e li invitiamo ad indossare la mascherina chirurgica, già a quei tempi introvabile. Per comunicare con i parenti all'esterno utilizziamo le comunicazioni telefoniche e telematiche. Tutto il personale è informato e invitato a comportarsi considerando il possibile contagio. La vita in comunità continua con la precisazione di mantenere nel limite del possibile una certa distanza ed una maggior distribuzione nei saloni. Pur con tutte le cautela, non posiamo dimenticare che ci sono una quarantina di dipendenti che entrano giornalmente..
Giovedì 12 marzo un assistente tutelare disse di non sentirsi bene e fu subito invitato dì rimanere a casa. Il direttore sanitario, preoccupato, nei giorni successivi si tenne in contatto con il dipendente e dai sintomi riportati, subodorò la possibile presenza dell'infezione. Suggerì allo stesso operatore di avvisare l'Asl per farsi eseguire il tampono. Il dipendente sollecitò più volte l'Asl, sottolineando che lavorava in una RSA, ma il tampone mai fu effettuato
Preoccupato, il direttore sanitario continuò con insistenza a richiedere uno screening con il tampone faringeo, ma inutilmente.
Da allora, si decise di comportarsi come se la struttura fosse infetta, tutti gli ospiti furono invitati di rimanere nelle loro camere, cercando di evitare nel modo più possibile contatti, chiedendo al personale, sempre meno numeroso ed in affanno, di distribuire il pasto in camera
. Come si fa a dire ad un anziano, che vive da noi da anni, magari ancora con una discreta autosufficienza, abituato ad uscire dalla sua camera, a giocare a carte con gli altri ospiti, guardare la tv insieme agli amici, a dirgli che a causa di un possibile contagio lo teniamo in isolamento o in sorveglianza attiva a titolo cautelativo? E che non può uscire dalla camera, e deve mangiare da solo, oltre a non poter vedere i suoi parenti? Certo non possiamo mettere un secondino armato dall’uscio della sua camera, pronto a redarguirlo se prova a mettere piede nel corridoio. Come si fa a far rispettare il “distanziamento sociale” ad un anziano con demenza patologica, non li possiamo certamente rilegarli al letto. Le persone ci abitano. Le persone ci vivono. Adesso tutti sembrano essersi accorti della loro esistenza, e solo per metterle sulla graticola. Ma le R. S. A. non sono nate né sono strutturate come un reparto di medicina infettiva ospedaliera, da nessun punto di vista. Le R. S. A. gestiscono anziani affetti da patologie croniche. Non acute. Non infettive. Non persone infettate o che si possono infettare di un virus pandemico. Come si fa a pensare che una R. S. A. possa fermare una pandemia? Sono strutture residenziali. Le persone ospitate la vivono come casa loro, e le R. S. A. sono strutturate come residenze, non come reparti.
Comunque il Direttore Sanitario ai primi sintomi di febbre di alcuni residenti si interessò per far testare gli ammalati ma inutilmente. Quando si presentarono degli aggravamenti fu chiamato il 112 che però non spedalizzò alcuno. Nel frattempo recependo la gravità della situazione ci organizzammo per cercare di isolare chi presentava dei sintomi sospetti. Ci fu subito una ricerca spasmodica per avere il minimo indispensabile di dispositivi individuali di protezione, necessità primaria per la sicurezza del personale, cercandoli nelle ferramenta e magazzini del territorio.
Nella nostra cultura le mascherine ffp2 o ffp3 appartenevano al mondo romanzesco televisivo, le tute col certificato biologico attenevano ad un costume carnevalesco e comunque erano introvabili. Il loro reperimento e acquisto fu un'impresa ardua, un'impervia ricerca e un continuo adattamento. Questo sforzo perlomeno ha impedito che il personale piombasse nel contagio, gli ultimi accertamenti riscontrano la positività dei dipendenti pari ad un semplice 7% e tutti asintomatici.
Non potendo stabilire in mancanza di tamponi i contagiati, si decise di fare un test rapido del sangue per avere una prima ipotesi anche se non certa di infezione per ottenere un'ulteriore base di selezione e isolamento.
Arrivati a fine marzo senza nessun aiuto o tampone, disperati, scrissi una lettera di denuncia e segnalazione alle autorità, pubblicata anche sulla Stampa, di cui allego sotto il testo.
Finalmente con la nuova unità di crisi, al 10 di aprile vennero fatti i tamponi e dai risultati, si decise, in accordo con le autorità, di suddividere la struttura su i due piani separati e divisi tra Covid positivi e quelli negativi con tali prescrizioni:

Sono state predisposte e messe in atto tutte le procedure atte a contenere il contagio e la diffusione del COVID-19 che restano in essere e rigorosamente rispettate fino a nuova disposizione.

Per quanto riguarda TUTTI gli ospiti attualmente presenti si è definito il piano d’intervento individuale, a partire dall'analisi della situazione di ognuno.
L’area degli ospiti positivi è stata divisa in tre settori ospiti gravi, intermedi e normali. Mente completamente distaccata dalla struttura resta l’area degli ospiti risultati negativi al tampone.
La definizione dell’intervento specifico per ogni ospite, nasce dall’idea che superata l’emergenza sanitaria si evidenzia l’urgenza di ristabilire l’equilibrio psico emotivo di chi (sia quelli risultati negativi che quelli risultati positivi) risiede presso la Fondazione e ha certamente risentito dell’isolamento e dei cambiamenti in corso.
Per l’attivazione del suddetto programma è stato necessario implementare sia il servizio di assistenza che quello infermieristico (attualmente servizio infermieristico presente 24 ore su 24 compresa la presenza notturna, oltre a un infermiere con funzione di indirizzo e coordinamento in sovrapposizione al mattino).

Come si evince, praticamente tutto a nostre spese, si è costituito un un reparto Covit19, con grande sacrificio di tutti i dipendenti che si sono trasformati in operatori di infettivologia pur di non abbandonare i nostri nonnini a se stessi.

Chiudo con una considerazione finale. Leggo in questi giorni che molte RSA, giustamente pretendono che tutti i contagiati vengano ricoverati negli appositi reparti. Se questo fosse stato eseguito a tempo debito, certamente avremmo salvato tante vite umane. Ritengo che ora, almeno nella nostra condizione, ove la situazione generale nel Borgo Medana è migliorata, certo, non abbiamo ancora vinto la guerra, non lo abbiamo sconfitto, tuttavia lo abbiamo guardato in faccia e a differenza di prima, possiamo dire di conoscerlo meglio e di essere più pronti a fronteggiarlo qualora dovesse decidere di sferrare un nuovo attacco, abbiamo deciso di ricominciare a tornare a “vivere” predisponendo una sorta di “fase 3” che porterà i nostri residenti ad un graduale ritorno alla normalità. La loro salute, complessivamente, è migliorata, molti di loro si possono considerare guariti a tutti gli effetti, anche se il risultato del tampone negativo a volte è fallace, mentre altri sono in fase di stabilizzazione o di avanzata guarigione clinica, certo restano presenti le criticità dovuta all'età e alle patologie pregresse di alcuni dei nostri residenti. Indubbiamente questi casi gravi, dovuti maggiormente alla loro fragilità preesistente all'emergenza coronavirus, devono essere spedalizzati per dar loro tutte le possibilità di salvezza e guarigioni ma gli altri, il cui quadro clinico è migliorato e i test sierologici, da noi autonomamente eseguiti, riportano una presenta altissima di anticorpi, l'idea di farli uscire dalla loro dimora per essere ospedalizzati potrebbe essere controproducente, qui a poco a poco si stanno riprendendo, dopo mesi di chiusura in camera, Sono ritornati, pur con tutte le attenzioni e ausili a socializzare, fare un poco di animazione, passeggiare nel parco e vedere da lontano anche i parenti, oltre al quotidiano contatto telefonico.
Se ci arrivano aiuti e consulenze esterne, vedi Usca e i medici di Base in appoggio del nostro direttore sanitario, specialista in geriatria, e se il nostro personale eroicamente regge, tutto ciò ci consentirebbe di continuare nella lenta ma progressiva ripresa motoria personalizzata volta al pieno recupero psicofisico dei nostri “Nonnini”, nel pieno rispetto dei loro bisogni, del loro quadro clinico.

Chiedo scusa se sono stato prolisso, ma è una verbosità necessaria per far recepire quanto è accaduto e quanto si sta facendo, in una lotta dove tutti erano impreparati e incompetenti ma specialmente le RSA avevano altri compiti e ruoli.

Nel salutarla, essendo un suo attento lettore, mi compiaccio per la sua nuova avventura al giornale.

Dario Piola
Presidente Fondazione Ermanno Medana
-------
tel. 335 -------

allegato lettera del 28 marzo
FONDAZIONE E. MEDANA – CASA DI RIPOSO ONLUS - VIA ------- N. 25 – 28045 INVORIO
___________________________________________________________________________
Sua Eccellenza il Prefetto
Presidente Regione Piemonte
Direttore Generale ASL Novara
Ai Responsabili del SISPE
Segnalazione di grave emergenza sanitaria
Pur capendo la situazione generale drammatica e la difficoltà di gestire la stessa, non posso esimermi di comunicare come le residenze per anziani sono state abbandonate a se stesse. Nel ruolo di Presidente della Fondazione Medana, di Invorio, segnalo alle S. V., quanto segue:
. Il Direttore Sanitario ai primi sintomi di febbre di alcuni residenti si interessò per far testare gli
ammalati ma inutilmente. Quando si presentarono degli aggravamenti fu chiamato il 112 che pero non ospedalizzarono alcuno. Nel frattempo recependo la gravità della situazione ci organizzammo per cercare di isolare chi presentava dei sintomi sospetti. Ci fu subito una ricerca spasmodica per avere il minimo indispensabile di dispositivi individuali di protezione, necessità primaria per la sicurezza del personale, cercandoli nelle ferramenta e magazzini del territorio.
Tra il personale ammalato o messosi in mutua e la giusta apprensione dei parenti, un manipolo eroico si sta sacrificando quotidianamente per non abbandonare i nostri residenti e mantenere un minimo di contatto con i loro famigliari.
Come si può dedurre, la buona volontà e la dedizione sta cercando di sopperire alle mancanze di certezze ed alla deficienza di dispositivi individuali di protezione, situazione che però non può reggere a lungo. Certamente i nostri anziani non indossano maglie con cucito scudetti e non appartengono a nessuna classe dirigente, ma se questi benedetti tamponi esistono, perché non vengono usati anche per più deboli.
Per tale ragioni abbiamo deciso di fare un testo rapido del sangue per avere una prima ipotesi anche se non certa di contagio per avere un'ulteriore base di selezione e isolamento. Per ora i decessi sono limitati e nella norma stagionale ma a breve, se non si interviene, il risultato potrà essere disperato.
Questa missiva, non vuole essere una notificazione di reato e nemmeno una sterile polemica ma è
un grido di aiuto in difesa del diritto di indifesi anziani e la voce di mamme e mogli, che mettendo a
rischio la propria vita hanno deciso di resistere per non abbandonarli.
Vi prego non ignorateci, aiutateci, a recuperare materiale di protezione e di considerare la possibilità di affiancare nuovo personale sanitario e tutelare agli instancabili ma non inossidabili operatori, siamo come un reparto ospedaliero ma non abbiamo gli strumenti e la competenza, una guida ed una consulenza sarebbe utile.

Tanto si doveva per i residenti della Fondazione Medana, ma anche per quelli di tutte le altre RSA.

Questa lettera è stata condivisa con tutti i familiari dei nostri ospiti residenti.

Invorio, 28/03/2020 Il Presidente
dott. Dario Piola

Domenica 26 aprile 2020 09:49:16

Soeri qlc legga questo messaggio, Anche questa mattina Domenico De Masi ha osannato l'EROISMO DEGLI INSEGNANTI ITALIANI in questo momento. NON RIESCO A RAGGIUNGERLO Chiedo a Lei che ha molti più canali di me. QUALCUNO HA SPIEGATO A DE MASI CHE IL LIVELLO DI ISTRUZIONE E PREPARAZIONE DEI NOSTRI RAGAZZI DA ANNI E' AGLI ULTIMI POSTI NELLA CLASSIFICA EUROPEA SE NON MONDIALE??? sarà colpa dei genitori, dei ragazzi stessi, della società ma... degli insegnanti e il loro modo di °°sentire°° il loro lavoro no??? grazie e buona lavoro

Sabato 25 aprile 2020 16:33:54

Buongiorno gent. mo Direttore ed un cordiale saluto a lei.

Con il presente messaggio voglio darle il mio personale in bocca al lupo per il nuovo incarico di Direttore della Stampa e complimentarmi con lei per l'editoriale di oggi: da pelle d'oca!

Mi presento
Sono residente a Parma sposato da 15 anni e padre di figli, legato alla città in cui vivo ed interessato oggi ancora di più’ alle vicende nazionali.

Tornando all'emozionante suo articolo io credo e spero che il prossimo futuro sia roseo: credo in una nuova "Rinascenza" bisogna crederci a partire dalla mia generazione per il bene dei nostri figli, ne vale il loro futuro!
Oggi siamo impegnati tutti a dare il nostro contributo chi in maniera più diretta chi meno, ma tutti siamo indispensabili. Io sogno fortemente uno stato con i valori in cui credo e con i quali sono cresciuto: etica, passione e competenza! una nazione fondata sui valori della famiglia e della solidarietà.
Bisogna percorrere questa strada in modo da tornare protagonisti nell'Europa e nel Mondo come lo eravamo tanti anni fa, quando c'era la vera politica.

Secondo me per fare politica ci vuole cultura politica, un politico deve avere i propri ideali e deve svolgere le sue funzioni per il bene del suo popolo rispettando i suoi ideali. Per questo motivo una volta c'erano le scuole di partito, lì si insegnava ad essere dei veri politici. Un vero politico non deve prendere le sue decisioni in base a quello che il suo popolo vuole assolutamente deve decidere per il bene del suo popoli rispettando i suoi ideali. Non si può fare politica guardando i sondaggi per poter essere rieletti. Ecco perché la politica italiana ora è in crisi perché non c'è cultura politica. Non è vero che chiunque può fare politica e ci sono due discorsi da fare: uno sulla preparazione scolastica e l'altro sull'essere leader politico.

Secondo me tutti coloro che risiedono nel parlamento dovrebbero essere leader perché rappresentano migliaia e migliaia di elettori, ricordando che ci sono almeno 3 gradi di leadership (in questo periodo di lavoro agile): esistono i leader a livello più basso di una organizzazione, i leader facilitatori intermedi che assicurano che i leader a livello più basso abbiamo le risorse e le informazioni necessarie ed i leader architetti a livello più alto che tengono d'occhio l'intero tavolo da gioco, monitorando la cultura, la strategia ai massimi livello e la struttura.

Una volta tutti i partiti sia di destra che di sinistra erano strutturati in questo modo infatti erano radicati sul territorio. Questi tre livelli erano legati tra di loro dai propri ideali e dalla convinzione di fare del bene per il proprio popolo. quindi delle volte prendevano decisioni impopolari ma che rispettavano due condizioni fondamentali rispetto dei propri ideali e bene del proprio popoli. Questo è far politica: pesare le cose in ogni momento. I politici di una volta non si odiavano perché entrambi avevano come interesse il bene del proprio popolo.

Spero di poterla incontrare in giorno e di non averla tediata troppo con le mie considerazioni personali che le chiedo di considerare riservate.

Buon lavoro da parte mia

Gianmaria Iacuelli

Sabato 25 aprile 2020 08:28:40

Il saluto del direttore è il miglior articolo pubblicato da La Stampa che ho letto da molto tempo a questa parte. Continui così.
Gianfranco Migliardi

Sabato 25 aprile 2020 02:46:17

Gentile Direttore, premetto che, la mia stima nei suoi confronti come persona e giornalista è altissima, purtroppo è accaduta uno spiacevole piccolo evento che ancora una volta mette sul tavolo l'uso di pubblicazioni di foto trafugate dal web. Purtroppo con la dipartita del professor Masullo molti media hanno usato una mia foto per commentare l'accaduto. Allora, io posso pensare che un piccolo giornale locale possa incorrere in questo tipo di antiprofessionalità e mancanza di rispetto per l'utilizzo di immagini e testi altrui, ma non mi aspettavo che ciò potessese accadere anche a importanti punti di riferimento informativi per tanti, come Ansa, La Stampa e Fan Page... Anche se io non lavoro specificamente nel campo del fotoreportage, so bene che questo atteggiamento non fa onore alla categoria di quanti lavorano con l'informazione e l'immagine.
Ho scritto solo a lei il messaggio perchè apparteniamo alla stessa formazione culturale (lo so). Spero che in qualità di Direttore possa dire al suo staff o ai vari Direttori di testate di fare un pò di attenzione. Ciò nonostante ho provveduto ad inviare una piccola fattura come dovuto compenso dell'utilizzo dell'immagine. Stessa cosa ho fatto con Ansa e Fan Page.
Le porgo i miei più cordiali saluti
Pino Miraglia

Venerdì 24 aprile 2020 13:18:43

Buon giorno,
Ma da buona piemontese quale sono, mi chiedo:
Cosa ho fatto di male x avere 1 fanatico seguace della Gruber e di conseguenza anche di Travaglio come direttore della Stampa???
Andavamo tanto bene prima con 1 direttore lucido ed equilibrato.
Ora ci ritroveremo in mani pessime e anche la Stampa finirà x essere carta al servizio della sx.
Benissimo. Passerò ad altri quotidiani.
Pazienza.

Venerdì 24 aprile 2020 08:29:50

E vai! ora sarà ancora più impossibile che tu legga le nostre grida di dolore. In bocca al lupo! Coerenza, coerenza e lontananza dal potere, soprattutto se non eletto.

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