Farinelli

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Farinelli nelle opere letterarie Libri in lingua inglese Film e DVD di Farinelli Discografia

Biografia

Conosciuto come Farinelli, Carlo Maria Michelangelo Nicola Broschi nasce il 24 gennaio del 1705 ad Andria (ai tempi territorio incluso nel Regno di Napoli) da una agiata famiglia appartenente alla noblesse de robe locale.

Si avvicina alla musica sin da bambino, su invito del padre Salvatore (amministratore feudale), che lo induce a studiare canto, mentre il fratello maggiore, Riccardo, studia come compositore.

La celebre castrazione

È proprio Riccardo che, nel 1717, dopo la morte del padre, decide di sottoporre Carlo a castrazione, al fine di permettergli di mantenere la propria voce prima delle modifiche inevitabilmente conseguenti allo sviluppo del corpo.

Il nome d'arte

In seguito all'intervento, a Carlo viene imposto il nome d'arte di Farinelli: uno pseudonimo che è al tempo stesso un indice di diversità e un simbolo che intende riconoscere le sue virtù. Il nome Farinelli deriva da quello di una famiglia di giureconsulti e avvocati di Napoli, i Farina, che Carlo frequentava quando era bambino, e che si occupa di pagare gli studi del giovane dopo l'operazione di evitazione.

Gli studi di affinamento e l'esordio sulle scene

Egli viene quindi mandato a Napoli, dove il suo naturale talento di soprano viene affidato agli insegnamenti di Niccolò Porpora: anche grazie a lui, la voce del giovane pugliese arriva a raggiungere picchi molto alti (fino al do5 nei vocalizzi) e molto bassi (fino al do2, da contralto profondo).

Nel 1720, a 15 anni, Carlo esordisce a Napoli, nella serenata "Angelica e Medoro", esibendosi al fianco del contralto Francesco Vitale, di Domenico Gizzi (musico soprano della Real Cappella) e di Marianna Benti Bulgarelli, nota come "la Romanina", in una serata organizzata in onore dell'impero austriaco.

Due anni più tardi, debutta in teatro a Roma, in occasione della stagione del Carnevale, cantando nel dramma di Luca Antonio Predieri "Sofonisba" e nel "Flavio Anicio Olibrio" dello stesso Porpora.

Torna a Roma nel 1723 e nel 1724, sempre per le Stagioni del Carnevale: si cimenta nell'"Adelaide" di Porpora e nella "Farnace" di Leonardo Vinci, entrambe produzioni drammatiche. Negli anni seguenti, Carlo torna in scena a Roma, ma debutta anche a Vienna, a Milano, a Venezia e a Bologna. Proprio qui nel 1727 si alimenta la sfida con un altro importante castrato italiano, Antonio Maria Bernacchi: sfida comunque onesta, al punto che lo stesso Bernacchi, ben più vecchio dell'avversario, non lesina consigli e suggerimenti verso il concorrente.

L'Inghilterra e la composizione musicale

Dopo essere stato notato da Johan Joachim Quantz, nel 1730 Farinelli entra a far parte dell'Accademia Filarmonica di Bologna. Quattro anni dopo si sposta a Londra, dove ha l'opportunità di cantare, tra l'altro, al Lincoln's Inn Fields presso l'Opera della Nobiltà diretta da Porpora. Nel frattempo, suona (la viola d'amore e strumenti a tastiera) e si dedica alla composizione (scriverà, per esempio, la musica e il testo dell'aria "Addio a Londra").

Rimane in Inghilterra per tre anni, forte di una fama sempre crescente che lo porta a guadagnare più di 5mila sterline. Non mancano, però, i problemi, come la rivalità con il gruppo teatrale di Georg Friedrich Haendel, per altro supportato dal re Giorgio II: è anche a causa dei fastidi nei confronti di tali rivalità che nel 1737 egli decide di abbandonare la Gran Bretagna.

Farinelli in Spagna

Si trasferisce in Spagna, su invito della moglie di Filippo V, Elisabetta Farnese. Farinelli viene chiamato alla corte della monarchia iberica per risollevare il re, sofferente di nevrastenia e ormai autoesiliatosi a vita privata, lontano dagli affari di Stato: ebbene, Carlo - secondo la leggenda - grazie alla sua voce riesce a risollevare lo spirito di Filippo V, al punto che quest'ultimo decide di non lasciare più andare via il cantante, "costretto" a esibirsi ogni giorno nelle stesse otto o nove arie, a partire da "Pallido il sole", tratta dall'"Artaserse" di Johann Adolf Hasse.

Farinelli, quindi, diventa criado familiar dei re spagnoli, stipendiato con 2mila ducati ma con l'obbligo di non poter più cantare davanti ad altre persone.

Con la salita al trono di Ferdinando VI, gli onori non si esauriscono, ma anzi aumentano: l'artista di Andria viene nominato cavaliere di Calatrava, ottenendo così la carica più alta, destinata sino a quel momento solo a nobili gentiluomini.

In virtù della sua forte influenza sulla corte, per altro, Carlo Broschi si impegna per agevolare la bonifica delle rive del Tago, ma anche per fare realizzare un teatro d'opera italiano.

Sommerso di regali, rispettato da tutti, amato e onorato, Farinelli trascorre un periodo d'oro, impreziosito anche dalla collaborazione con il napoletano Domenico Scarlatti: periodo che tuttavia si esaurisce nel 1759, quando egli viene allontanato dal nuovo re Carlo III, preoccupato dalla sua influenza ritenuta eccessiva.

Il ritorno in Italia

Farinelli decide, quindi, di tornare a Bologna, dove va ad abitare in una villa enorme fuori Porta Lame: qui - negli anni successivi - riceve numerose visite di personalità importanti, tra cui quelle di Giuseppe II d'Austria e Wolfgang Amadeus Mozart, ma soffre anche la solitudine. Farinelli muore a Bologna all'età di 77 anni il 16 settembre del 1782.

Nel 1994 il regista belga Gérard Corbiau ha raccontato la vita del cantante lirico nel film "Farinelli - Voce regina" (interpretato da Stefano Dionisi).

3 fotografie

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