Messaggi e commenti per Massimo Gramellini - pagina 11

Messaggi presenti: 247

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Domenica 3 maggio 2020 09:12:10

Gentile Dottor Gramellini,

Il presidente della Campania Vincenzo De Luca vuole chiudere le frontiere (così le ha definite). Sono pienamente d’accordo, ma deve essere una chiusura bivalente, elevata a confine di stato.
Le lamentele delle genti del Sud per l’usurpazione savoiarda del loro Regno mi pare giustificata; non trovo motivi validi per la conquista militare di uno Stato che non ci aveva fatto niente. Da decenni penso e dico che noi italiani dobbiamo rimediare, ridando loro quell’indipendenza che avevano ed entro i confini che avevano (parlo del Regno delle Due Sicilie).
Hanno riottenuto l’indipendenza, negli ultimi decenni, tanti stati (ex URSS ed ex Jugoslavia docent) e molti senza guerre, a dimostrazione che ciò si può fare. Io sto con Cavour, che non amava Garibaldi e che, per onestà, non volle mai mettere piede, nemmeno in visita, al Sud.
Si citano eccelsi spiriti risorgimentali del Sud. Senza scomodare I moderni tipo Croce e Pirandello, basta ricordare che il Sud ebbe Empedocle ed Archimede mentre noi usavamo ancora la clava e, nell’800, il primo vero treno funzionò in Campania, non in Lombardia.
Più che spiriti risorgimentali, li citerei come eccelse intelligenze del Sud, che comprendevano quale beneficio economico sarebbe derivato al Sud dal finto plebiscito di ammissione. Restituire il maltolto si può e si deve fare, ma nessuno ci prova. Invece, si parla di autonomia e le persone intelligenti del Sud esultano, facendo il paragone di entrate-uscite fra Stato e la già esistente Regione autonoma. Io, invece, piango, perché immagino.
Però, dobbiamo riconoscere che, come intelligenza, abbiamo da imparare.
Lessi su un quotidiano nazionale del marzo 2008 (e, per buona memoria, copiai le frasi) due lettere relative ai misfatti compiuti dai Piemontesi nella formazione dell'unità d'Italia. Si deprecavano i guasti dell’unità nazionale e si esaltava la civiltà dei Borboni.
Si parlava di "depauperamento dell'economia meridionale come effetto dell'unità d'Italia". Si diceva come i Piemontesi "avessero chiuso 92 fabbriche". Non mi dilungo oltre, ma mi trovavo e mi trovo d'accordo con le rivendicazioni; sono, invece, in pieno disaccordo con l'attuale Lega, come non ero d’accordo quando insisteva sulla Padania.
Mi viene in mente mio nonno (classe 1864) che, ogni XX Settembre, andava in piazza con la coccarda tricolore e mi diceva: l’Italia deve essere onesta e riparare al danno che fece aggredendo proditoriamente il Regno delle Due Sicilie, privando quelle terre della loro sovranità nazionale; in coscienza, deve restituire l’indipendenza a quello Stato.
Io, da studente saputello, lo contestavo parlandogli dell’Italia dal Brennero a Capo Passero e spiegandogli erroneamente il significato della parola italianità. Egli, contadino con terza elementare, mi commiserava silenziosamente con dolce baffuto sorriso.
Le citate lettere mi fanno sorgere due dubbi: 1) Come mai il Sud, che da sempre accusa il Nord di ogni nefandezza, non ha mai chiesto di ritornare in libertà? 2) Come mai la Lega ingoia tutto (qui, la risposta mi pare facile, ma non la dico per pudore) ? Sull’autonomia richiesta da alcune Regioni del Nord, la ex ministra Lezzi, poco tempo fa, disse chiaramente “il comportamento dell’iter non comporterà un surplus fiscale trattenuto al Nord”. Il che, tradotto, significa: l’autonomia ve la daremo su tutto, ma non sul fisco; tutte le tasse verranno sempre a Roma e noi vi daremo la quota che NOI riterremo giusta. Fatene quel che volete.
La Lega (parlo da democristiano non pentito, la Lega non è il mio partito) sbaglia: non doveva in passato fare un mito della Padania né mirare ora a conquistare l’Italia; doveva e deve semplicemente battersi per ridare l'indipendenza al Regno delle Due Sicilie (repubblicano o monarchico che voglia), coi confini del 1860. Non parlo di autonomia, ma di indipendenza. Tornerebbe ad essere veramente uno stato sovrano con sue caratteristiche peculiari, sicuramente membro gradito dell’Unione Europea, con una vitalità sua propria, con ordinamenti atavici ben noti e ben funzionanti, anche se combattuti dalle attuali forze dell'ordine.
Dal Garigliano al Brennero, invece, l'Italia è una: non vedo differenze fra le varie Regioni. Nemmeno con quelle di confine a statuto speciale per accordi internazionali.
Cordialmente.
Giovanni Ferrero

Domenica 3 maggio 2020 08:58:44

Egregio dott. Gramellini le scrivo perchè sono rimasta molto stupita che nella trasmissione di ieri sera, che io seguo sempre con piacere, lei abbia ospitato per parlare dei problemi di Venezia Arrigo Cipriani che, visto l'impero a cui è a capo, non può rappresentare certo coloro che in questo momento hanno problemi di liquidità. Tanto per capirci l'Harry's bar per la gran parte dei veneziani è inaccessibile visti i prezzi, non ci sono mai entrati, non possono permetterselo come non possono permettersi di prendere un caffè seduti ad un bar in piazza San Marco. Sono luoghi solo per ricchi turisti e visto che questi ora non ci sono i proprietari piangono?

Sabato 2 maggio 2020 21:12:17

Gentile Massimo, vorrei poter inviare un piccolo presente al ragazzo della gelateria di cui ha parlato sabato 2 maggio. Se posso avere le coordinate bancarie, sarei felice e la ringrazio vivamente, altrimenti mi dica come posso fare. Non sono iscritta nei social. Buon lavoro

Sabato 2 maggio 2020 18:58:34

Buongiorno mi I chiamo Stefania Gatti, vivo a Perugia dove ho lavorato presso un ente pubblico; mi sono occupata per alcuni anni di politiche giovanili collaborando con agenzie europee e con esponenti della cultura del nostro paese; se avrà la pazienza di leggere questa lunga litania, scoprirà perché intendo sottoporre al suo giudizio un progetto che a suo tempo il Maestro Gillo Pontecorvo, con il quale lo condivisi purtroppo poco prima della sua scomparsa, giudicò estremamente interessante; era molto vecchio, non aveva molto tempo, mi disse, e doveva portare a termine prima di morire (queste le sue parole) un lavoro che gli stava a cuore ma non avevo bisogno del suo supporto, il progetto avrebbe avuto grande fortuna.

Così non fu per una serie di circostanze che qui sarebbe inutile riportare, sta di fatto che la mia caparbietà mi ha convinto a non rinunciare; si tratta della strutturazione di un laboratorio socio-culturale che vorrebbe incidere sul livello culturale delle giovani generazioni, tenendo conto di quello che, secondo Sartori, è il radicale cambiamento antropogenico (della genetica dell'uomo) in atto; "stiamo passando dall'homo sapiens prodotto dalla cultura scritta fondata su parole (quelle che lei racconta ogni settimana), a un homo videns nel quale la parola è spodestata dall'immagine". La dilagante cultura delle immagini sta cancellando i concetti rendendo sempre più debole la nostra capacità di comprendere attraverso l'elaborazione concettuale "l'homo sapiens capisce senza vedere, l'homo videns vede senza capire". L'idea del progetto nasce dunque dalla constatazione che, con il massiccio avvento di una moltitudine di mezzi di comunicazione si stia perdendo, soprattutto da parte dei più giovani, la capacità di esprimere, attraverso un'opera di concettualizzazione e di astrazione, proprie opinioni formulate sulla base di conoscenze e convinzioni assunte attraverso il costante esercizio della acquisizione culturale e della elaborazione delle conoscenze; sembra in sostanza essere venuta meno l'abilità di realizzare immagini attraverso la parola. La difficoltà consiste dunque nel passare dalla parola scritta all'immagine, fino a rendere percepibili alla vista gli elementi -i fatti- della narrazione. E' da tale constatazione che ha preso avvio, in diversi contesti culturali, il ragionamento sul rapporto tra cinema e letteratura, tra scrittura ed immagine, tenendo conto del fatto che nella base stessa del cinema, ovvero la sceneggiatura, la parola occupa un posto di primo piano; si tratta di costruire una continuità culturale tra l'uno e l'altra, sostenendo i giovani attraverso un percorso di riappropriazione della parola e della sua rielaborazione in immagini. Occorre strutturare una forte collaborazione tra le agenzie educative -scuola, univeristà, conservatorio, accademia di belle arti- proponendo un modello di attività didattica che, rientrando nei parametri dell'insegnamento, proponga riflessioni sui grandi temi di attualità. Si pensi all'impatto creato dalle migrazioni di massa sulla struttura delle nostre società, al crescente fenomeno del femminicidio, all'orizzonte di instabilità creato dalla "guerra diffusa", all'impatto dei social media sul vissuto quotidiano e sulla percezione del mondo esterno, al cyber bullismo. Nasce da qui l'idea di promuovere un'iniziativa, il Progetto Campus, che vorrei illustrarle se dopo questo pistolotto è ancora vivo ed ha un qualche interesse o curiosità a sapere come andrà a finire.
Sperando di avere sue notizie
Stefania

Sabato 2 maggio 2020 11:29:36

Le interrogazioni al tempo del coronavirus

"I genitori non devono comportarsi da sindacalisti... ".

Basterà leggere l'estratto di queste due mail per farsi un'idea o una risata (amara).

"Buongiorno Dirigente, mi scusi per il disturbo. Sono Antonino Coriandolo, il padre di Isabel (frequenta la 3D).
La professoressa Rocco ha obbligato mia figlia a bendarsi gli occhi nel corso dell'interrogazione.
Come mi devo comportare? ".
Questa la risposta della dirigente:"Gentile Genitore, ho appena scritto alla prof. ssa Rocco, immagino l'obiettivo fosse salvaguardare la correttezza dell'interrogazione. Comunque vedrò cosa risponde. Voglia comunque chiedere alla stessa prof. ssa un colloquio. "

Correttezza? Un colloquio?
Ebbene... immaginiamo che un carabiniere abbia preso a schiaffoni vostro figlio perché ha rubato una merendina al supermercato, cosa fareste? Lo accettereste? A chi chiedereste giustizia? Allo stesso carabiniere? Il rischio di prendersi altre quattro pappine sarebbe elevato o no? E allora cosa fareste? Vi rivolgereste al comandante di stazione, giusto per evitare che altri subiscano lo stesso trattamento? Oppure lo denuncereste alle autorità competenti?
Bel dilemma, vero?
Essendo io stesso un insegnante, che conosce molto bene le mille difficoltà che i dirigenti devono affrontare nelle relazioni con i genitori "sindacalisti", ho pensato che la preside del liceo frequentato da mia figlia avrebbe preso atto della "sorprendente" richiesta dell'insegnante! !
E invece che ha fatto? Mi ha risposto che la docente voleva salvaguardare la correttezza dell'interrogazione! ! La correttezza! ! Ahahah... roba da matti! !

Allora ho pensato una cosa: vuoi vedere che questa prof spiega con gli occhi bendati?
Perché, se la sua richiesta è "Ragazze, dovete chiudere gli occhi", la prof darà sicuramente prima il buon esempio... o no?
Niente buon esempio.
Ovviamente i docenti per spiegare, al tempo del coronavirus, attaccano megapizzini alle pareti del loro bilocale in affitto, giusto per fare gli sboroni, altri assumono comunque lo sguardo periferico per non diventare strabici: i soldi non basterebbero per un nuovo paio di occhiali...

Ma come interrogherà mai la prof di mia figlia? Ho ormai il sospetto che l'insegnante custodisca gelosamente un sogno: quello di sostituire Flavio Insinna o Gerry Scotti.

Ho scoperto che le sue domande sono "La uno, la due e la traeee! " (Mike still alive...).
"Cristoforo Colombo era gay? E perché? ", "Perché Montezuma fece venire la cacarella ai conquistadores? ", "Perché gli amerindi ci hanno attaccato la sifilide? ".
Puro nozionismo? Macché... Si va a scuola solo ed esclusivamente per avere una chance a Chi vuol esser milionario!
Certamente non per maturare, acquisire competenze, abilità... trullallero trullallà! !
E i Dirigenti scolastici questo lo sanno bene.
I presidi, quando qualcosa non va per il verso giusto (diciamo così...), di fronte ai comportamenti stravaganti (ma è un eufemismo...) di qualche loro docente, si comportano più o meno tutti nello stesso modo, gli fanno "un'offerta che non potrà rifiutare": lo convocano per fare finta di voler conoscere il suo punto di vista, per indurlo a prendere coscienza dell'errore commesso, per farlo riflettere sui comportamenti che dovrà adottare in futuro. Perché l'obiettivo dei presidi è sempre lo stesso: fare funzionare la scuola... no, tranquilli, scherzavo!
E' non avere casini! Non dover raddoppiare le dosi di omeprazolo e alprazolam.
Non essere denunciati, non finire in tribunale o in carcere!
E possibilmente non finire sui giornali, magari con le manette e gli occhi bendati! !
Oppure essere presi in giro alla TV! !

Venerdì 1 maggio 2020 13:12:18

Dott. Gramellini, rispetto alé suo Caffè di oggi e alla posizione dell'Oms riguardo il modello svedese va detto che lo si ritiene un modello per una fase 2 di convivenza con il virus, una volta usciti dalla fase 1 dell'assedio. Che poi la Svezia per motivi sociali, culturali, politici e soprattutto demografici e educazionali abbia potuto attuarlo subito buon per loro (salvo alcune ombre anche loro su case di riposo, immigrati e il fatto che la Svezia da sola abbia avuto più morti e contagi dei paesi confinanti messi insieme...). I paragoni vanno fatti (anche nella filosofia OMS) su contesti omogenei e allora tra Italia, Francia e Spagna dove non ci sono troppe differenze (magari tra Spagna e Portogallo si...).
Le segnalo un altro modello, ancora più interessante ed improponibile: la Nuova Zelanda, dove hanno chiuso tutto dopo soli 20 casi ed hanno riaperto già dopo un mese, con pochissimi contagi e morti... Ma va detto, loro sono proprio quattro gatti, con un altro emisfero e soprattutto non hanno governi indecisi, governatori difensori del tutto aperto ad ogni costo, assessori che tengono in piedi ospedali infettati, sindaci dell'aperitivo in piazza contro il virus... Beati loro!
Buon Primo Maggio e saluti bianconeri,
Carlo Rubilotto

Martedì 28 aprile 2020 11:37:57

Gentile Dottor Gramellini,

mi permetto di far notare altri profili di illogicità e irragionevolezza dell'art. 1 DPCM 26. 4. 2020:
- sono autorizzati gli spostamenti da un comune a un altro, nella stessa ragione, per far visita a un congiunto;
- i congiunti che convivono (es., marito e moglie) non possono, però, spostarsi - neanche in giornata - nella loro eventuale seconda casa in altro comune della medesima regione, per ivi restare congiunti e reclusi (perché, in questo caso, nessuno si sta recando a far visita a un congiunto. Per congiungersi occorre essere disgiunti, pur se precedentemente congiunti (quante volte?), altrimenti manca la stabilità del legame affettivo) ;
- ne consegue che se la "congiunzione" è a tre (es., marito, moglie e amante), colui o colei che beneficia della duplice e concomitante congiunzione può legittimamente recarsi a far visita al congiunto col quale non convive e col quale non condivide la clausura da due mesi (es., l'amante), anche in altro comune, nella medesima regione. In ipotesi: nello stesso in cui ha la seconda casa con l'altro congiunto, col quale convive e con il quale, dunque, non può ri-congiungersi (es. marito/moglie).
Ovviamente la congiunzione potrebbe anche essere a 4, nel qual caso ciascuno dei congiunti co-reclusi potrebbe recarsi a far visita all'altro congiunto.
Incredibile, ma vero, ancorché chiaramente illegittimo - al di là dei profili "formali", che riguardano tutti questi DPCM che limitano la libertà personale - per manifesta irragionevolezza. A tacer d'altro: è chiaro che il rischio contagio è maggiore se ci si reca a far visita a un "congiunto" che non si vede da due mesi, rispetto all'ipotesi di concomitante spostamento (nella propria autovettura) dei congiunti co-reclusi, in altra località di reclusione, per proseguire la reclusione.
Può estendere l'esempio a tutti i congiunti che Le vengono in mente (es., si può andare contaminare i nonni in altro comune, zii, cugini).

Un saluto cordiale

Lunedì 27 aprile 2020 19:09:32

Avendo appreso che dal 4 maggio si potrà far visita ai "fidanzati stabili", ho appena comunicato a mia moglie che avrò prossimamente alcune fidanzate (amiche e conoscenti sparse nel territorio) che ho già contattato e con le quali ho preso accordi. Per avere il consenso dei loro mariti (alcune sono sposate) ho offerto la disponibilità di non obiettare a che mia moglie si fidanzi con loro. Ho saputo che alcune si erano già fidanzate con altri, e così via. Si prevedono fidanzamenti a triangolo, ma anche a pentagono, e dodecaedro. Qualora mi venisse contestata la stabilità ho provveduto a rompere qualche vetro e a cospargere di cocci di piatti il mio giardino, a testimonianza che il rapporto coniugale è ormai finito. Inoltre ho comprato vistosi anelli di finto diamante e scritto lettere profumate antedatate. Non contento, ho promesso litri e litri di birra ai miei amici disponibili a produrre false testimonianze di stabilità. In caso di controlli particolarmente pignoli sul concetto di stabile dichiarerò che sto andando da una mia amica che pesa 130 kili e li sfiderò a spostarla. Per coloro che intendono seguirmi: fatevi sempre la foto dell'autocertificazione quando vi fermano in modo che le volte successive scriviate sempre lo stesso nome. P. S. Anders Tegnell for President!!!

Lunedì 27 aprile 2020 17:01:27

Vorrei proporre oggi alcune riflessioni su un tema che di questi tempi mi sembra di grandissima attualità: "la solitudine". La Bibbia, nel libro della Genesi, narra la creazione del primo uomo, Adamo, e successivamente, da una sua costola, di Eva, la donna, per la continuazione della specie e "perché non fosse più solo. Ci domandiamo perché Adamo, benché si trovasse in un mondo meraviglioso come il Paradiso appena scaturito dalle mani di Dio, avesse avuto bisogno di non sentirsi solo. E' dunque logico pensare che il sentirsi solo, questo stato d'animo esistente fin dai tempi più remoti, non potesse dare felicità ma anzi recasse nell'uomo, oltre che tristezza, anche paura e insicurezza. Nel nostro mondo sovraffollato, frenetico e caotico, come potrebbe esistere la solitudine? Eppure in mezzo a una moltitudine di persone che ogni giorno cercano il potere, il successo e il denaro, è molto facile sentirsi ed essere soli. Soldi, potere e successo non sono valori umani, né costruiscono rapporti positivi tra gli uomini, perché si basano sulla sopraffazione, sull'abuso, sull'intolleranza e troppo spesso sulla violenza, se non addirittura sulla cultura della morte. Così ognuno, nella lotta quotidiana e nell'attenzione spasmodica al raggiungimento dei dei propri obbiettivi, non vede l'essere umano vicino a sé e non pensa a coltivare con disinteresse e liberalità quelli che sono i valori da condividere e costruire per la vera felicità, quali l'amicizia, l'amore, la rinuncia alla soddisfazione personale per il bene altrui. Dunque in tanti, pur tra mille persone dicono di sentirsi soli, di quella solitudine interiore più desolante di quella effettiva; affermano di non riuscire a dire parole che vorrebbero pur dialogando tutto il giorno e di non avere nessuno che conti davvero. Nelle lunghe giornate di questi tempi bui, nel silenzio delle nostre città, la solitudine è entrata prepotentemente nelle nostre case e nelle nostre famiglie e ci ha costretto a fermarci, a riflettere, ad ascoltarci. Ci siamo resi improvvisamente conto della nostra fragilità e della nostra precarietà; la morte, come un'arpia ha fatto razzia di tanti affetti, di tante vite che ora vengono chiamate con dei numeri e non più con il loro nome.. Nella sofferenza e nella pena di tanti uomini e donne rimasti soli n tutto il mondo ci stiamo risvegliando dall'indifferenza e dall'ipocrisia.
Volgendo lo sguardo al cielo, alla notte stellata ora più limpida che mai, abbiamo capito quello che conta veramente e che ci dà la forza da dentro di vivere la nostra vita. Amare non è un accessorio più o meno di pregio della nostra esistenza, bensì l'essenza stessa del nostro vivere. Un verso di una indimenticabile canzone degli anni Settanta recitava: "la solitudine si paga in lacrime". E' questo un prezzo troppo doloroso, per cui dobbiamo cercare di rialzarci, di batterci per uscire dal nostro io e andare alla ricerca di affetti di persone con le quali condividere gioie e pene che la vita riserva a ognuno ma che insieme saranno più tollerabili e più lievi.
Milena di Villa di Serio bg

Lunedì 27 aprile 2020 16:58:41

A NOI COLLEGHE

A Noi colleghe
poche "superstite" rimaste
in questo tragico momento...
A Noi colleghe
disperate, stanche e sfinite...
A Noi colleghe
che una parola buona non manca...
che.. una "pacca sulla spalla" qualche abbraccio " furtivo e proibito" nasce spontaneo..
A Noi colleghe che...
stravolte restiamo unite... e, sappiamo passare in un lampo dal pianto al sorriso, che portiamo avanti il nostro AMATO lavoro organizzandolo...
A Noi colleghe che...
cantiamo e balliamo tra Loro alleggerendo le mancanze delle famiglie...
A Noi colleghe che..
entrando nelle "nostre casette" e, iniziando questa TENERA convivenza sappiamo non farci MAI mancare nulla...
A Noi colleghe che...
il momento della pausa, del pranzo e della cena unisce i cuori...
A Noi colleghe che...
sogniamo che, quando tutto sarà finito
faremo una bellissima festa,
un brindisi alla Vita...
NON DIMENTICANDO MAIII CHI CI HA LASCIATO PER UNA VITA PIÙ SERENA...
A Voi colleghe dico :
GRAZIE!!!
RESTIAMO SEMPRE UNITE!!!
E, FORZA E CORAGGIO!!!
ANDRÀ TUTTO BENE!!! 💪💪💪 🌈

Questa è lo scritto che una operatrice sanitaria ho scritto per le colleghe. Lavora in una Rsa a Porlezza (Como). Città di confine dove la gente preferisce andare a lavorare in Svizzera dove guadagnando più che lavorare in Italia.
L autrice, Giuliana, è una ragazza coraggiosa, sempre stata bistrattata dalle colleghe ma che ora è la più coraggiosa di tutte.

Io sono fiorella soncini, la psicologa della struttura.

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