Messaggi e commenti per Massimo Gramellini - pagina 10

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Frasi di Massimo Gramellini

Sabato 27 marzo 2021 21:00:05

Grazie a tutti i medici che hanno curato il COVID


La stimo molto. Ho ascoltato la trasmissione del 28 marzo. Rispetto al rifiuto di alcuni medici di sottoporsi al vaccino, SE COME HANNO CONFERMATO NUMEROSI ESPERTI, I VACCINATI HANNO SCARSE POSSIBILITA'DI INFETTARSI E INFATTARE, il rifiuro di questi medici non preoccupa quindi affatto. Quindi forse, dobbiamo solo RINGRAZIARE chi ha curato e si è dedicato a curare altri senza temere di essere infettato invece di obbligarli o fare loro pressione riguardo alla vaccinazione o addirittura cambiare loro mansione. ne possiamo riparlate? quando stavano curando i malati, quanti si sono esposti e quanti si sono rifiutati di curare? eravamo preoccupati per loro?

Sabato 27 marzo 2021 15:38:22

Vita da expat


Cara Italia,
Mi manca tanto il tuo profumo di mare e di calore.
Mi manca poter parlare la mia lingua senza dover preparare una frase prima di dirla.
Mi manca la caciara per strada e il cielo azzurro.
Siamo due di quei cervelli in fuga partiti lontano per cercare fortuna e stabilità.
La germania ci ha dato la possibilità di fare famiglia, di vivere serenamente senza pensare a cosa eliminare dalla lista della spesa. Mio marito è un infermiere e dall'esplosione della pandemia lavora in stazione covid e l'anno scorso lo abbiamo anche preso tutti e tre.

Vedi cara italia, tanti amici nostri stanno rimpatriando e in noi si sta risvegliando quel desiderio nascosto dentro i nostri cuori di non tornare in Italia solo per le vacanze.
Ma cosa puoi darci davvero?
Non possiamo accontentarci di un contratto determinato e incerto, siamo dei genitori.
Ma che dilemma nei nostri cuori.
Che rottura.
Ci sentiamo come ulisse che vuole tornare a itaca.
Ma siamo indecisi se lasciarci sedurre da queste sirene che ci danno stabilità.
Dammi un segno cara italia.

Sabato 27 marzo 2021 11:53:54

La verità storica e le fiction


Ho letto il suo “Caffè” di stamattina. Le racconto questo, certo di non essere tacciato da lei di razzismo perché farei torto alla sua onestà intellettuale: su Netflix c’è una serie sull’assedio e la distruzione di Troia (non Troy con Brad Pitt) ebbene Achille e ovviamente Patroclo sono due attori afroamericani. Il cosiddetto “politically correct” sta facendo un ipocrito strame di tutto. E mi chiedo perché non un Ulisse ispanico o un Enea con tratti orientali, in modo da non offendere nessuno?
E poi perché Otello, geloso e femminicida, deve essere di pelle scura e non meglio con tratti latini (visto che per definizione noi meridionali siamo gelosi, possessivi e armati sempre di coltello) ?
Un cordiale saluto
Giuseppe Monfrecola

Venerdì 26 marzo 2021 19:41:55

Buonasera,
vorrei che voi giornalisti evitaste di definire " furbetti"chi, senza alcun rispetto verso gli altri si permette di sottrarre il vaccino a chi ne ha diritto per fragilita' o per eta'. Chi evade le tasse non e' furbo e' un ladro, chi permette che muoiano anziani per avere il suo vaccino e' un delinquente. Chiamiamo chi si comporta in questo modo col loro nome! Essere definito. furbo e' un vanto, non segno di disprezzo.
Soprattutto la cosa più triste e' che queste persone non pagano mai, neanche la vergogna, perche' costoro
hanno diritto alla privacy. Cordiali saluti Lidia Rizzo

Giovedì 25 marzo 2021 14:59:52

Terza ondata. Il nostro Covid di coppia … nella sanità territoriale lombarda immobile e malata


Buongiorno Dott. Gramellini.
Questa, oltre ad essere la mia testimonianza, è un grido di dolore e di allarme.
Ho 66 anni vivo a Milano e sono guarita dal coronavirus, mio marito, di anni 68, è ricoverato da 13 giorni in rianimazione sedato, intubato e totalmente ventilato per polmonite bilaterale interstiziale grave da covid, senza patologie pregresse.
Siamo stati lasciati soli, una telefonata giornaliera dal medico di base per prescrivere Tachipirina e antibiotico poi Cortisone ma, dopo un giorno, sospeso a seguito Alert medici Ospedale S. Orsola di Bologna confermato successivamente da ISS.
Purtroppo la cura del corona-virus a domicilio prevede il tutto e il contrario di tutto.
No aspirina, si aspirina, no Fans, si Fans, si cortisone, no cortisone, no antibiotico si antibiotico. Sì tachipirina.
Ci siamo sentiti abbandonati, nessuno si è permesso neppure con una semplice video-chiamata periodica, di controllare almeno visivamente lo stato di salute di mio marito che misurava con sistematicità l’ossigenazione del sangue e la temperatura. Abbiamo anche telefonato al numero (nazionale) 1500, passati al secondo livello per parlare con un medico ci è stato risposto che probabilmente mio marito era ansioso.
Noi non volevamo sentire altro.
Ci siamo automedicati nella convinzione che giorno dopo giorno la situazione potesse migliorare.
Se non sei tra i fortunati a farcela da solo a Milano e in Lombardia, o hai conoscenze, solo il 112 ti aiuta. Volontari, non medici, che con tanta umanità ti supportano, ti ascoltano, ti aiutano, ma a quel punto ti portano al P. S.
Lì trovi i medici e gli infermieri eroi.
I nostri governanti avrebbero dovuto favorire sistematicamente il monitoraggio ed il recupero dei pazienti affetti da coronavirus al loro domicilio, non lasciarli soli!
Dove sono le USCA? In Piemonte funzionano ma non ci sono le ATS!
Da noi la medicina territoriale è assente.
Per quanto tempo dobbiamo ancora aspettare, vaccini compresi?
Nonostante qualche cambiamento ai vertici, non vedo nessun miglioramento, anzi continuano a non provare vergogna neppure per i morti.

Agnese Pini - Milano

Giovedì 25 marzo 2021 14:12:26

Egr. Dott. Gramellini,

Mi permetto di scriverle per sottoporre alla sua attenzione l'episodio occorsomi che attesta come, anche nella situazione di emergenza che stiamo vivendo, rigide ed incomprensibili norme burocratiche possono prevalere su considerazioni ascrivibili alla categoria della opportunità e del buon senso.
Sabato 13 marzo ho ricevuto la mia seconda dose di vaccino presso l’ospedale “Regina Montis Regalis” di Mondovì. Ad accogliermi ho trovato uno degli assistenti che avevano fatto parte della mia équipe, quando ero Primario della locale Divisione di Chirurgia Generale.
In quella circostanza, facendo riferimento all’andamento della campagna di vaccinazioni, il mio vecchio collaboratore, precisandomi che la potenzialità per ogni postazione medica era al momento di 100 vaccinazioni per un turno di 8 ore, sottolineava l'impellente necessità di personale qualificato per implementare l'attività in corso e mi invitava accoratamente a dare la mia disponibilità fornendomi il telefono del responsabile del reclutamento medici per la nostra ASL. Mi è sembrato pertanto doveroso non sottrarmi ad una così motivata richiesta. Nel corso della, mia chiamata, la dottoressa preposta, come primo requisito mi chiedeva se fossi in possesso di una partita IVA. Dichiarando di non essere più titolare di un'attività professionale, precisavo di non essere interessato ad alcun compenso e di essere disponibile a prestare servizio come volontario a titolo gratuito. Subito dopo, alla richiesta dei miei dati anagrafici, fornendo la mia data di nascita (6 aprile 1945) mi sentivo prontamente respingere con la motivazione che il limite posto per l’arruolamento era di una data di nascita posteriore al 1951. Colto di sorpresa da tale imprevista affermazione, facevo cortesemente presente che in Lazio alcuni miei ex colleghi di corso di laurea, nelle mie stesse condizioni anagrafiche, sono attualmente già in servizio. La secca conferma del rifiuto mi lasciava esterrefatto e mi sentivo in dovere, di riferire che, in epoca di poco precedente lo scoppio della pandemia (che ne ha determinato la sospensione), avevo ancora sostenuto un mese di intensa attività chirurgica presso un ospedale nel sudest del Madagascar in continuazione della mia ventennale attività di volontariato in Africa. A questo punto. ancora più stupito, mi sono sentito rispondere che quello che può andar bene per l’Africa non risponde ai requisiti indispensabili qui,

Ringraziandola per l'attenzione, la saluto cordialmente,

Dott. Prof. Leonardo Lucarini

P. S.: la notizia che le riferisco è già apparsa su "La Stampa" del 24-03-2021, pag. 34, oltre che su alcuni settimanali della provincia di Cuneo.

Mercoledì 24 marzo 2021 15:57:46

Il disagio psichico, l'ultimo escluso della sanità


Caro Massimo,
Sono una ragazza di 27 anni, di Roma, sono laureata in "Educatore professionale di comunità" con una tesi sulla "Resilienza sulla vita e nell'opera di H. C. Andersen". E ho un disturbo di personalità borderline. Ma prima del mio disagio psichico sono una persona con molte risorse: suono, scrivo nel mio piccolo, dipingo. Ti chiederai il perché di questa email. Ebbene, in questo nuovo lockdown sto soffrendo molto. Non posso vedere i miei amici; non posso giocare a tennis; non posso andare nel mio bar di fiducia... Sciocchezze, diranno alcuni, rispetto alla pandemia mondiale! Ma fatemi scrivere, vi prego, l'urgenza che abita in me durante questo periodo. Per chi soffre come me di un disagio psichico, i sintomi sono aumentati e anche di molto in qualità e quantità. L'angoscia del virus; quella dei vaccini; e non per ultima quella di una vita isolata. Allora chiedo umilmente al Presidente Draghi di far intervenire nel Comitato Tecnico Scientifico anche psicoterapeuti, psichiatri, educatori ed educatrici e non solo scienziati perché il benessere non può che essere bio-psico-sociale e non solo biologico. Stiamo tutti soffrendo, lo sappiamo. Ma come mai non si pensa alla salute mentale?
(Io non ho sentito un e dico UN politico o tecnico che sia, parlare della materia in questione)
Ecco, io sono solo un esempio- e mi ritengo fortunata ad avere alle mie spalle una squadra di dottori e il centro di salute mentale con le sue attività e un'Associazione onlus, Riconoscere. it, fondata da Elisabetta Sarco, le cui psicoterapeute rispondono tutta la settimana fornendo una voce esperta e accogliente gratuitamente... - sono un esempio di questa grande categoria degli esclusi, i sofferenti psichici.
I miei alti e bassi sono aumentati. La depressione si sta facendo largo tra le mie ossa. Ma non voglio dargliela vinta e per questo stasera scrivo a te.
Ti supplico, Vi supplico di monitorare e prevenire in questa tragedia il disagio psichico, l'ultimo escluso della sanità.
Con immensa stima e gratitudine,
Silvia Bove
331-------

Mercoledì 24 marzo 2021 12:38:20

Cani intorno a un osso. Noi fragili e il vaccino


Ieri sera, finalmente, ho ricevuto l'agognato messaggio dalla mia regione (la Toscana), con l'avviso che si stava per aprire l'agenda di prenotazione per il vaccino riservato a noi cittadini "a elevata fragilità", al quale mi ero iscritta la settimana precedente. Ho quasi 53 anni e sono trapiantata di rene da 6. Mi sono immediatamente collegata, iniziando la procedura. Anche i guai si sono collegati immediatamente, purtroppo: passaggi lentissimi interrotti continuamente dalla scritta " Si sono verificati dei problemi. Non preoccuparti, non è colpa tua. Ti preghiamo di riprovare". E io ho riprovato, eccome se ho riprovato... l'ho fatto ininterrottamente dalle 19, 00 alle 21, tanto da non tenere più il conto... Prima per i presidi più vicini e più comodi poi, man mano che questi si esaurivano, anche per quelli più distanti. Ho tentato anche all'isola d'Elba con relativo traghetto, lo confesso. Risultato: poco prima delle 21 non c'era più un posto disponibile in tutta la Toscana.
Sono arrivata per ben tre volte a "toccare" la prenotazione e ben due a cliccare addirittura sull'orario di somministrazione... mi sono salite alla memoria le amare parole dell'uomo che strinse, purtroppo invano, le manine del piccolo Alfredino Rampi, nel buio del pozzo artesiano di Vermicino. L'appuntamento è scivolato via ed è apparsa di nuovo la scritta "Si sono verificati dei problemi. Non preoccuparti. Non è colpa tua. Ti preghiamo di riprovare"
Nessuna delle persone a elevata fragilità che conosco è riuscita nell'impresa. Sembravamo cani intorno a un osso.
Alla fine ciò che rimasto, oltre a stanchezza e mal di testa, è stata la frustrazione.
Nell'attesa dell'arrivo di nuove dosi, di cui stavolta immagino nessuno mi avvertirà perché, è specificato, "il codice non ha scadenza", mi e Le chiedo: Non sarebbe stato più semplice che fossero le Regioni tramite i medici di base a convocarci?
Nella tanto bistrattata Grecia, stanno facendo così...
Cordialmente,

Sabrina Beligni

Mercoledì 24 marzo 2021 08:02:45

Ma il resto della scuola come verrà recuperato?


Si chiama Didattica a distanza perché sostituisce (ma sarebbe più indicato il verbo “surroga”) la Didattica in presenza. Ma la scuola non è solo didattica in senso stretto.
E tutto il resto, allora che fine ha fatto? E quando lo recupereremo?

Personalmente ricordo come anno più bello della mia vita quello della maturità. Il più bello per i rapporti che si stabilirono con gli insegnanti ed i compagni di scuola. Se immagino la mia vita senza quell’anno mi sento molto più povero.
Non voglio annoiare con ricordi biografici che non hanno ovviamente lo stesso valore per tutti, ma questo è il punto: la scuola non è un luogo chiuso dove si entra per essere riempiti di nozioni. E’ innanzitutto un grande spazio di relazione dentro al quale si percorre un cammino educativo, in compagnia degli insegnanti (che danno la direzione) e dei compagni (che danno l’energia per camminare). E la meta non è mai un punto preciso ma l’essere preparati per un nuovo cammino, da soli, nella vita da adulti. E’ un avviamento alla vita, costituito dall’accrescimento culturale, dall’acquisizione di competenze professionali e “trasversali”, dalla maturazione psichica - relazionale - civica. Specie in questi tempi in cui la famiglia ha visto indebolirsi il proprio ruolo di agenzia educativa.

Così, quando ho sentito il prof. Draghi parlare di prolungamento delle lezioni in classe durante l’estate, istintivamente ho pensato: ma non sarebbe meglio organizzare per questi ragazzi una settimana di campeggio in montagna ed un’altra al mare?

Risultati utili? Provo a farne un elenco.


  • 1) Avremmo velocemente recuperato il ritardo, psicologico ed educativo, dello stare insieme, accumulato in questo anno e mezzo.

  • 2) Passeggiando nei boschi o sul bagnasciuga, “tra” e “con” i ragazzi, gli insegnanti avrebbero potuto sperimentare una metodologia didattica veramente “nuova e rivoluzionaria”: camminando open air si apprende di più (Aristotele e i peripatetici ci avranno pure testimoniato qualcosa, o no?).

  • 3) Sarebbe stata un’irripetibile opportunità per fare educazione ambientale (e civica) live.

  • 4) Tutti i nostri bambini e ragazzi avrebbero avuto occasione di fare una vacanza fuori dalle mura di casa (quanti sono quelli che, nella loro vita, non hanno mai fatto una vera vacanza? Tanti).

  • 5) Si sarebbe potuto recuperare la “didattica” relativa ad una fondamentale attività di apprendimento: le gite di più giorni. Sono ormai due anni che non si fanno “visite culturali” o “soggiorni per attività laboratoriali” di scienze motorie. Ricordo alle superiori qualcuno che, nonostante i pessimi rendimenti scolastici, continuava a frequentare la scuola (saltuariamente in verità) solo per venire alle gite, a rimorchiare. E qualcun altro che ancora oggi benedice (o maledice, secondo le giornate) una gita a Venezia di 4 giorni perché fu in quell’occasione che scoccò la scintilla con l’attuale moglie nonché madre dei suoi tre figli. Oppure, semplicemente, l’importanza di stare qualche giorno fuori casa, senza mamma e papà.

  • 6) Avremmo evitato la collisione con il fatidico anticiclone africano di inizio estate che dentro i muri della nostra vetusta (non solo di età ma di concezione e di manutenzione) edilizia scolastica ci toglie l’ossigeno più dell’essere positivi al coronavirus.

  • 7) I ragazzi (e gli insegnanti) avrebbero potuto “scaricare” lo stress di questi mesi e ricaricarsi, tornando in piena forma a settembre (come le squadre di calcio che vanno in ritiro).

  • 8) Ed infine avremmo pure dato un rilevante sostegno a quel disastrato settore economico che è oggi il turismo in Italia.


Ovviamente, come dice Verdone, “stavo a scherzà! ”.

Però mi sembra che il ministro Bianchi stia pensando seriamente a qualcosa di simile: “attività di laboratorio e di socializzazione per ricostituire quel tessuto di relazioni tra studenti e con i docenti che in questo lungo anno è mancato”. Se è così, bene.

Sono un particolare tipo di docente: educatore nei Convitti.

In questi mesi ho avuto la possibilità di osservare, da un’ampia visuale, bambini, ragazzi, adolescenti, dai 6 ai 19 anni. Li ho visti mangiare, giocare e conversare nel parco, studiare. I meno rispettosi delle regole anticovid? I più grandi, quelli che hanno alle spalle 17 o 18 anni di vita “normale”.

I bambini della prima classe della primaria, invece, sono commoventi: in fila per uno ed a distanza di un metro escono silenziosi dall’aula per andare a mensa, ordinatamente si misurano la temperatura corporea (nonostante i produttori dei termoscanner non abbiano pensato alla loro altezza) e si igienizzano le mani, si tolgono la mascherina solo per lo stretto tempo necessario a mangiare o bere (in rigoroso silenzio, come impone qualche circolare), escono a giocare nel nostro grande parco senza correre e senza urlare. Una mutazione genetica? Positiva o negativa? Mah… Abbiamo elaborato la categoria dei “nativi digitali”, dovremo probabilmente inventarci quella degli “alfabetizzati virali”. Disciplinati e pronti al loro dovere (a noi italiani, tutto sommato, non è che ci faccia male). Ma un po’ tristi. Molto simili ai bambini cinesi che l’anno scorso abbiamo visto in tv ritornare a scuola, con formalità e ossequio. Ma loro perlomeno erano sempre sorridenti: fa tutto parte della loro tradizione.

Son un educatore nei Convitti. E, tanto per evocare un’atmosfera da Blude Runner, ho visto altre “cose indicibili”. Per esempio: una coppia di quattordicenni, nascosti in un angolo, limonare con tutta la mascherina. Chissà che sapore hanno i baci, i primi baci, mediati da due pezzi di stoffa?

Oppure sentirmi dire, da un altro quattordicenne che sino ad allora aveva brillato più per indisciplina che per acutezza di ragionamento: ”prof, ma non è che andiamo un’altra volta in didattica a distanza? A casa sto sempre davanti al computer e simili, per studio o per gioco. Quando vengo a scuola ed in semiconvitto mi devo sorbire i rimproveri suoi e degli altri insegnanti ma almeno mi diverto e mi sento vivo. E’ come quella della DaD la vera vita che ci aspetta? ” No, caro amico, non è quella la vera vita. Ma non so cosa vi aspetta.

La pandemia ha sconvolto le nostre esistenze. Vite da anziani, da adulti, da giovani, da bambini. Ma è soprattutto a quest’ultime due fasce d’età che dobbiamo rivolgere prioritariamente la nostra attenzione. Reimpostare il nostro sistema di istruzione e, probabilmente, anche l’organizzazione sociale in generale. Finalmente, aggiungo. La pandemia ci ha arrecato tanti guasti ma ci ha offerto anche una grossa opportunità: ripensare il futuro in modo più sostenibile e quindi migliore. Per tutti ma innanzitutto per i nostri figli.

Antonello Bianchi – Fiuggi (FR)

61 anni, educatore, coordinatore del Semiconvitto nazionale “Regina Margherita” di Anagni (FR). Un passato di militanza politica.

Martedì 23 marzo 2021 17:32:50

Il gioco dell'assurdo


Buongiorno,
Sono una insegnante che ha concluso il rapporto lavorativo il 31 agosto 2018, andando in pensione. Secondo la normativa del mio settore avrei diritto al TFR-TRS passati 27 mesi dopo il termine del rapporto lavorativo. Vorrei raccontare quanto accadutomi così da poter essere utile ai posteri.
A contrario delle mie colleghe io non ricevendo alcuna nota di ricezione, nonostante l'arco di tempo previsto fosse passato ampiamente. Preoccupata, non vedendomi riconosciuto un diritto che ogni lavoratore dipendente dovrebbe vedersi riconosciuto, mi sono attivata chiedendo informazioni e con enormi difficoltà sono entrata nei meandri della burocrazia INPS.
Dopo 31 mesi, 4 mail inviate all'INPS, un appuntamento telefonico, un appuntamento in presenza, una dichiarazione di far intervenire un mio legale, sono riuscita ad avere una garanzia scritta che la mia pratica sarebbe stata presa in carico. Il ritardo nella pratica è stato giustificato dalla pandemia in corso e dalle mansioni convertite in smart working: Ciò tuttavia non spiega come mai le mie colleghe, andate in pensione lo stesso giorno, hanno ricevuto il TFR nei termini previsti dalla legge. Mi sono chiesta dunque, se la scusa della pandemia valesse per tutti.
La mia non vuole essere un'accusa alla pubblica amministrazione tutto... al contrario: le persone che nella pubblica amministrazione lavorano con responsabilità e coscienza sono la maggioranza. Non voglio generalizzare un mio giudizio negativo, ad un intero settore. Sono state fatte tante norme e leggi, ogni nuovo Ministro della pubblica amministrazione ha speso parole, senza tradurle in fatti. La mia vicenda è un esempio di quanto sia complicato far valere i propri diritti di lavoratore, in particolar modo quando il tuo datore di lavoro è lo Stato Stesso. Nel settore pubblico, a differenza del privato, gli errori non hanno conseguenze e spesso chi subisce le ingiustizie deve porre rimedio alle incompetenze. Non è stato inserito un principio che fa da spartiacque tra chi lavora con responsabilità e chi commette errori per incompetenza e indolenza screditando così tutto il settore, che è l'asse portante di uno Stato Moderno. Spero che la riforma della pubblica amministrazione, continuamente sollecitata dall' Europa, venga fatta evidenziando la trasparenza e la competenza e la responsabilità personale.
basti solo pensare che nel mio settore, la scuola pubblica, dopo 60 mesi, se il TFR non viene erogato, decade ogni diritto a riceverlo, a prescindere dal fatto che gli errori siano stati commessi da chi deve prendere in carico la pratica.
Il gioco dell'assurdo, lo raccontava Kafka in una sua opera.
Sozzi Elena

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