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Francesco Borromini

Francesco Borromini
Francesco Borromini nelle opere letterarie Libri in lingua inglese

Biografia Sinuose meraviglie

Francesco Castelli più conosciuto come Borromini, architetto dalla personalità geniale e tormentata, nacque a Bissone, sul lago di Lugano, il 25 settembre del 1599.

Scalpellino presso la Fabbrica del Duomo di Milano, si trasferì in seguito a Roma, dove partecipò alla Fabbrica di S. Pietro fin dal 1619, guidata all'epoca da Carlo Maderno. Qui ebbe modo di studiare le opere antiche e quelle di Michelangelo, da allora grande modello dell'artista.

Alla morte di Maderno fu aiuto di Gianlorenzo Bernini nella costruzione del Baldacchino di San Pietro (e che tuttavia è noto solo come "baldacchino del Bernini"). Trovatosi da subito in contrasto con Bernini, cominciò la sua attività autonomamente con la realizzazione del progetto per la chiesa e il chiostro di San Carlo alle Quattro Fontane detta il San Carlino.

Negli stessi anni eseguì i lavori di ammodernamento di Palazzo Spada e Palazzo Falconieri. Nel 1637 iniziò la costruzione dell'Oratorio e del Convento dei Padri Filippini che terminò solo 1649, utilizzando anche per questa struttura superfici concave e convesse alternate (che rappresentano una caratteristica tipica del pensiero architettonico di Borromini), che proiettano all'esterno le tensioni dinamiche dell'interno. Tra il 1642 e il 1660 Borromini realizzò invece la chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza. "L'interno è a pianta centrale formato da due triangoli equilateri che si intersecano, e tre absidi e tre nicchie che si alternano, generando un motivo planimetrico che non era mai stato impiegato prima. Lo stesso equilibrio compositivo si può ritrovare all'esterno, nel tiburio che copre al cupola e nella lanterna". (www.storiadellarte.com).

Nel 1646 ricevette da Papa Innocenzo X Pamphili l'incarico di trasformare al chiesa di San Giovanni in Laterano. Borromini conciliò l'esigenza di conservazione dell'antica basilica, con i problemi di carattere statico che si erano venuti a creare, inglobando coppie di colonne all'interno di ampi pilastri. Nel 1657 Innocenzo X decise di esonerare l'architetto dai suoi incarichi per i dissapori nati per la costruzione della chiesa di Sant'Agnese in piazza Navona. Da questo momento, cominciarono anni di crisi che non terminarono nemmeno con la realizzazione del Collegio di Propaganda Fide.

Borromini ci viene descritto come una persona solitaria, impulsiva, melanconica e dal carattere molto irascibile. In vita, sofferse molto della rivalità col Bernini, più solare e predisposto ai rapporti umani, anche se, sul piano della carriera e della considerazione, Borromini riuscì pur sempre a godere del mecenatismo di papa Innocenzo X.

Ma il suo carattere depressivo, e la crescente frustrazione che gli derivava dai successi del rivale, oltre ad una serie di eventi negativ (come appunto la diatriba con Innocenzo X), lo spinsero al suicidio. Fu infatti trovato morto a Roma il 3 agosto 1667, dopo essersi gettato contro una spada.

Ha scritto Bruno Zevi in "Attualità di Borromini" (L'architettura cronache e storia 519, gennaio 1999): "Il caso Borromini è specifico e irripetibile: consiste nello sforzo eroico, quasi sovrumano, di effettuare una rivoluzione architettonica in un contesto sociale chiuso e indisponibile malgrado i nuovi indirizzi della scienza. L'appiglio al tardo-antico, al gotico, a Michelangiolo non era soltanto un tentativo di legittimare l'eresia sotto una copertura di riferimenti autorevoli, ma anche un modo intimo, disperato, di cercare un interlocutore.

Borromini può essere adoperato a tutti i fini, al limite anche a servizio di un borrominismo modernizzato. Gli elementi del suo metodo progettuale, dalle camere di luce ai tracciati regolatori, dalla continuità plastica al mistilineo, dalle strutture curvate alle fluenze decorative, possono essere usati in senso anti-borrominiano tanto più disarmante perché spinto da una passione reale, dal desiderio di vendicare, in qualche modo, il fallimento seicentesco. [ . . . ]

Il barocco berniniano dona alla crisi una sontuosa sceneggiatura, che spiritualmente lo arretra rispetto alle ansie e angosce manieristiche. È logico che Borromini sia trascinato a impulsi contraddittori: se dopo l'umanesimo non c'è altro, forse bisognerebbe tornare all'umanesimo, il che è impossibile. Portare avanti la rivoluzione michelangiolesca? Sembra velleitario, ma è l'unica strada plausibile, anche se costerà sconfitte, cadute, ipocondria, suicidio.

Malgrado remore, intralci, ostacoli immani, il mondo classico viene distrutto, non posto in crisi. Nasce un linguaggio nuovo, in cui ogni elemento precedente è utilizzato in senso diametralmente opposto a quello originario, cioè desacralizzato. Da Borromini si passa a Wright e ai decostruttivisti.

Sono trascorsi quattro secoli dalla sua nascita. Nel 1999 si può affermare che Borromini ha vinto. Il sogno perseguito durante cinque millenni, dall'età delle caverne, oggi è diventato realtà: un'architettura emancipata da regole, precetti, leggi "universali", idoli, principi, tabù armonici e proporzionali, vincoli geometrici e stereometrici, rapporti meccanici tra dentro e fuori; un'architettura di grado zero, anti-autoritaria, democratica e popolare, marcata dalle esigenze e dai desideri degli individui e dei gruppi. Tale traguardo sarebbe impensabile senza il contributo rivoluzionario di Borromini.

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