Biografie

Heinrich Schliemann

Heinrich Schliemann
Heinrich Schliemann nelle opere letterarie Libri in lingua inglese Film e DVD di Heinrich Schliemann

Biografia

Heinrich Schliemann nasce il 6 gennaio 1822 a Neubukow, nella regione del Meclemburgo - Pomerania (in Germania), figlio di Ernst Schliemann, pastore protestante, e di Luise, figlia del borgomastro di Sternberg. Battezzato in origine con il nome di Julius, prende il nome di Heinrich dopo la morte di un fratello che si chiamava così.

La passione per le antiche civiltà gli viene trasmessa dal padre, che gli legge i versi dell'Iliade e dell'Odissea e gli narra le gesta degli eroi della città di Troia, a quel tempo considerata dagli studiosi mai esistita nella realtà. Nel 1829 riceve in regalo un libro di storia pensato per i bambini, che lo colpisce soprattutto per le raffigurazioni di Troia fumante e in fiamme: dopo aver chiesto a suo padre qualche notizia in più su quel luogo, manifesta il desiderio di trovare le mura troiane. Il piccolo Schliemann frequenta la scuola elementare di Ankershagen, villaggio in cui era stato trasferito il padre, e rimane orfano all'età di nove anni: affidato alle cure di Friedrich, uno zio paterno pastore, viene preparato per il ginnasio dal filologo Carl Andress. In realtà, Heinrich frequenta il ginnasio solo per pochi mesi, prima di doverlo lasciare a causa della povertà di risorse finanziarie del padre. Così abbandona definitivamente gli studi nel 1936, anno in cui comincia a lavorare come apprendista presso un commerciante di Furstenberg.

Durante questo periodo, sembra abbandonare la passione per le civiltà antiche, fino a quando non rimane profondamente colpito da alcuni versi recitati in greco da un ubriaco: decide di spendere gli ultimi soldi che gli restano per acquistare da bere per l'uomo, affinché egli ripeta quei versi (più tardi scoprirà che si trattava di brani tratti dall'Odissea e dall'Iliade).

Interrompe l'apprendistato dopo circa cinque anni e mezzo per colpa di un incidente sul lavoro: nel 1841 si sposta ad Amburgo, dove però non è in grado di trovare un'occupazione fissa, complici i problemi fisici dovuti all'incidente e alla scarsa abilità nella corrispondenza commerciale e nella contabilità. Schliemann, così, prende una decisione radicale: quella di trasferirsi in Venezuela. La nave su cui si imbarca, però, naufraga sulle coste di Texel, isola olandese. Sceglie di rimanere nei Paesi Bassi: dopo qualche anno ad Amsterdam, dove da autodidatta impara il russo, l'italiano, il francese e l'inglese, nel 1850 parte per gli Stati Uniti, dove fa fortuna prestando soldi ai cercatori d'oro.

Dopo un processo per frode, torna in Europa a San Pietroburgo: qui sposa la figlia di un avvocato, Caterina Petrovna Lyschinla, e riesce ad arricchirsi grazie alla Guerra di Crimea rifornendo di materiale bellico e vettovaglie i soldati dello Zar. Dopo aver studiato ebraico, arabo e spagnolo, si dedica al greco antico, in maniera da essere in grado di leggere da sé quei versi che l'avevano colpito tempo prima.

Ritiratosi dagli affari, a partire dal 1868 Schliemann inizia a pensare a viaggiare e all'archeologia; si separa, l'anno successivo, dalla moglie, e si sposa con Sophia Engastromenou, una ragazza greca. Dopodiché viaggia in Cina e in Giappone, prima di compiere spedizioni in Italia, Grecia e Turchia. Proprio qui, e precisamente in Anatolia, comincia a cercare, sulla collina di Hissarlik, le mura di Troia, insieme con il viceconsole britannico Frank Calvert (che è il proprietario dei terreni). Dopo alcuni scavi clandestini, che causano l'ira delle istituzioni turche, ottiene l'autorizzazione a proseguire le ricerche, e si reca sulla sponda asiatica dello Stretto dei Dardanelli, nel punto dell'Anatolia che secondo la tradizione può essere identificato come sito possibile di Troia. Sulla base delle informazioni ricavate dai testi omerici, così, Heinrich Schliemann il 4 agosto del 1872 ritrova oggetti domestici, vasellame e armi, e scopre i resti di numerose città: oltre a Troia, altri siti costruiti uno sui resti dell'altro.

In quei primi scavi compie alcuni errori gravi (come quello di distruggere mura e costruzioni che avrebbero potuto consentire il reperimento di nuove informazioni), che tuttavia non invalidano l'importanza della sua opera. Gli studiosi, oggi, sono concordi nel ritenere che uno scavo sistematico difficilmente avrebbe potuto far scoprire la civiltà troiana, cioè gli strati più antichi dei resti della città, come invece è accaduto grazie al procedimento anti-metodico di Heinrich Schliemann.

L'ultimo giorno di scavi prima di interrompere i lavori, il 15 giugno del 1873, Schliemann compie una nuova e fondamentale scoperta: aiutato da sua moglie, trova un tesoro composto da tantissimi gioielli (quasi 9mila). Si tratta di quello che verrà definito "tesoro di Priamo", nascosto dal re prima che la città venisse distrutta. Il tesoro viene trovato a dieci metri di profondità, all'interno di un contenitore di rame; l'archeologo tedesco lo esporta in Grecia segretamente: scoperto, viene accusato di esportazione illegale dal governo turco, e obbligato a pagare una multa consistente. Egli, però, decide di pagare una cifra superiore in maniera tale da divenire direttamente il proprietario di quel tesoro, che donerà poi alla Germania (e rimarrà in terra tedesca fino alla Seconda Guerra Mondiale, prima di finire in Russia: attualmente è conteso tra Turchia, Germania, Russia e Grecia).

Tra il 1874 e il 1876 si trasferisce a Micene, le cui rovine sono ancora visibili: sulla base delle indicazioni di Pausania, geografo greco, ipotizza che dentro la cinta muraria possano trovarsi le tombe dei sovrani. Individua l'agorà della città e tombe a pozzo e a cupola, all'interno dei quali rinviene utensili, armi, gioielli e pettorali che adornavano i morti appartenenti alle famiglie più importanti. Vengono trovate, inoltre, maschere d'oro, tra cui quella di Agamennone (la cui originalità, tuttavia, verrà messa in dubbio negli anni Settanta del Novecento dallo studioso statunitense William M. Calder, secondo cui essa sarebbe stata falsificata e commissionata dallo stesso archeologo tedesco).

Schliemann muore il 26 dicembre 1890 a Napoli, all'età di 68 anni, in attesa che gli venga concessa l'autorizzazione per effettuare nuovi scavi.

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