Messaggi e commenti per Paolo Mieli - pagina 3

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Frasi di Paolo Mieli

Lunedì 8 febbraio 2021 09:26:06

Brigata Garibaldi e Osoppo


Dott. Mieli, vedo sempre con interesse passato e presente. La visione del servizio sull'eccidio della brigata Osoppo, mi ha fatto intuire che forse l'ascesa del fascismo in Italia sia stato favorito anche dalla presenza dei comunisti rivoluzionari che volevano l'annessione alla Russia. Non sarebbe un interessante argomento da sviluppare? Grazie

Venerdì 5 febbraio 2021 21:16:45

Mi dispiace molto, dott Mieli, del modo in cui è stata condotta la puntata di oggi di Rai Storia dedicata all'eccidio di Porzius.
Bisogna avere la limpidezza di chiamare le cose con il loro nome. L'eccidio è stato una disgustosa manifestazione di odiosa faziosità che coinvolse tutta la scala gerarchica del PCI fino al suo massimo vertice: una ignominiosa brutalità da condannare alla stregua delle peggiori, commesse dalle varie parti, durante la guerra mondiale.
Finché si useranno minimizzazioni per alcuni episodi, non saremo in grado di guarda a viso aperto e senza infingimenti alla nostra storia.

Giovanni Balsamo

Venerdì 5 febbraio 2021 17:10:05

FEB: un episodio del quale sono stato protagonista


Gentile Dott. Paolo Mieli,
qualche sera fa mentre ascoltavo la Sua trasmissione sulla FEB mi è tornato in mente un episodio del quale sono stato protagonista e che le racconto brevemente. Non posso essere preciso sulla data: probabilmente si parla di 15 o 20 anni fa, se non di più. In una delle mie gite solitarie, quella domenica ero diretto al monte Prana (o Prano), dove ero stato altre volte. In uno spiazzo poco sotto alla cima c'era un gruppo di forse 20 persone che stavano facendo il pic-nic. In questi casi ci si ferma a scambiare due parole tanto che ad un certo punto mi hanno chiesto di fermarmi a mangiare con loro (e, detto fra parentesi, c'era ogni ben di Dio). Ad un certo punto chiedo il perché di quella festa e allora mi hanno spiegato che diversi amici (o parenti) erano venuti dal Brasile e allora li avevano portati lì a festeggiare. Purtroppo non mi è passato per la mente di chiedere perché proprio sul Prana, dato che non è uno dei posti più noti delle Apuane e lì intorno ci sono tanti altri posti che potevano andar bene per un pic-nic. Così l'altra sera sono stato subito tentato di collegare i due fatti (il FEB e quel pic-nic), se non fosse per le date 1944 il FEB e (non ricordo bene) 2000--2005 la gita. E' vero che c'era anche gente di una certa età, comunque non troppo avanti con gli anni perché per arrivare lì ci vuole fiato. Un'altra considerazione è che ho avuto l'impressione che non si trattasse di un'unica famiglia, ma diverse, in effetti il gruppo era ben nutrito (in tutti i sensi...). La Sua trasmissione ha messo in evidenza che, data anche l'affinità dei caratteri, i ragazzi del FEB facevano facilmente amicizia con gli italiani.
Forse il mio collegamento non ha molto senso. Il dubbio però mi resta e mi farebbe piacere avere la Sua opinione.
P. S. Leggo sul web che l'anno scorso era stata organizzata a Massarosa la celebrazione dei 76 anni dalla liberazione di quei luoghi da parte della feb, con circa 100 persone dal Brasile... :
https: //www. versi liatod ay. it/2020/0 6/30/dal-b rasile-alla-scoperta-dei-lu oghi-liberati-dalla-feb/

Venerdì 5 febbraio 2021 13:47:08

Lo smemorato di Collegno


Dott. Paolo Mieli,
ho seguito con interesse ieri il racconto sullo Smemorato di Collegno. Conosco bene il libro della Roscioni, un bellissimo libro, approfondito, documentato. Ma la Lisa Roscioni che ho visto e ascoltato non mi è sembrata la scrittrice che nell’introduzione dice: “Scopo di questo libro non è quello di stabilire chi fosse veramente lo smemorato…perché egli è e rimane un personaggio delle cronache”. E il libro, in verità, anche se la scia alla fine con l’impressione che egli fosse Bruneri, riporta tutta una serie di documentazioni e ragionamenti per cui potrebbe essere benissimo il prof Giulio Canella.
La storia dello smemorato nasce fin dall’inizio con punti oscuri irrisolti. Il primo è che al momento dell’arresto dell’uomo che rubava vasi di rame al cimitero, la questura compila non un verbale ma due, con protocolli diversi e contenuto diverso. In uno descrive il ladro di vasi e nell’altro un uomo che compiva gesti pazzeschi in strada. La spiegazione che un anno dopo la polizia dà ai Giudici è banale stupisce lo stesso Sciascia per cui egli stesso dice si fa presumere che gli arrestati quel giorno fossero due.
Il fatto è che l’uomo che viene poi condotto in manicomio di Collegno è accompagnato dal verbale che dice semplicemente che commetteva atti pazzeschi in pubblico. Il primo enigma che non viene affrontato è: chi era l’uomo che venne ricoverato al manicomio col n. 44170? Ci sono due fotografie: quella scattata in Questura e quella eseguita dal dottor Ferrio che riproducono due persone completamente diverse. La cosa rimane senza risposta e tutti Giudici, seguiti dai giornali, uniformati dalla censur, vanno avanti come se nulla fosse. D’altronde dopo il comunicato dell’Agenzia Stefani (del regime) qualcuno poteva dire diversamente?
Anche lei, Dott. Mieli, ha dato molta importanza alle impronte digitali. Le riporto ciò che ho scritto nel mio libro “Lo Smemorato di Collegno un caso oltre il tempo”, con la nota di conferma del libro della francese Dal Bon
“Si parlò molto delle impronte digitali. Quelle del reduce vagabondo che commetteva atti pazzeschi in piazza Carlo Alberto a Torino erano state rilevate il 10 marzo 1926. L’ufficio centrale delle identificazioni di Roma aveva risposto che non corrispondevano a nessun soggetto ricercato o schedato dalla polizia. Solo dopo l’episodio della lettera anonima si procedette a un nuovo rilevamento. Misteriosamente la scuola di polizia scientifica di Roma decretò allora che le impronte corrispondevano a quelle di Mario Bruneri prese durante tre arresti tra il 1920 e il 1922.
Il comunicato recava la firma del dottor Sorrentino, direttore della scuola di polizia scientifica, il quale fu anche incaricato per la perizia dal Tribunale. In realtà quelle impronte erano delle grosse macchie nere illeggibili. Si trattava di alcune dita di una mano destra, senza numero di identificazione, senza nome, senza firma, perfino senza data.
“Inoltre mentre il dottor Sorrentino assicurava che le impronte digitali di Mario Bruneri erano state prese dai registri delle matricole delle prigioni di Torino del 21 gennaio e del 29 luglio 1920 (non risulta invece traccia di un Mario Bruneri imprigionato), il Tribunale civile di Torino sosteneva che provenivano da un’indagine effettuata il 19 luglio 1921”.

(NOTA Christine Dal Bon, L’uomo di nessun colore, cit. pag. 80. Le impronte digitali sono delle macchie illeggibili: vedi queste contraddizioni nella perizia di Coppola, pp. 1086-1087 e nella controperizia di Perrando e Pellegrini, pp. 97-127, 110-130. Le date del dottor Sorrentino non coincidono in quanto si può legittimamente dubitare delle incarcerazioni e degli arresti. La sentenza nella causa civile n. 3223, 5 novembre 1928, conferma così il dubbio: “Le impronte di Mario Bruneri, sulle quali si esercitò la indagine peritale, non risultano da un cartellino segnaletico (sic, ndr) iniziale di un ufficio di p. s. ” pp. 125-126.
Dall’inchiesta condotta da Francesco Canella nella prigione di Torino risulta che Mario Bruneri non è mai stato imprigionato. Lo affermano anche i periti G. Perrando e R. Pellegrini: “Nel Casellario centrale non esistono le impronte del Bruneri, nonostante si tratti di un pregiudicato; che non risulta che la Questura e le Carceri Giudiziarie si siano curate di redigere gli apposti cartellini segnaletici (sic, ndr) e quelli dattiloscopici…”.)

Com’era possibile che Mario Bruneri, latitante, senza passare da un ufficio di Pubblica Sicurezza, si fosse gentilmente presentato in prigione per deporvi le impronte digitali e poi congedarsi, senza lasciarvi traccia o almeno una fotografia?
Se davvero Mario Bruneri fosse stato arrestato più volte, come spiegare l’assenza di foto nella cartella segnaletica, accanto alle impronte, come prevedeva la procedura usuale? L’unica foto esistente fu recuperata all’epoca dalla famiglia Canella presso la Federazione del Libro di Torino.
L’altra foto, l’unica ufficiale, si trova in questura: è quella del trafugatore di tombe, datata 10 marzo 1926, n. 15. 680.
Si può, inoltre, intravedere la semiconfessione di un inganno quando le perizie e le sentenze indicano che un esemplare delle impronte fu scartato perché poco leggibile, quindi “inadatto all’esame”.
Testimone chiave di tutti i processi fu Padre Agostino Gemelli che persuase i familiari del Bruneri a costituirsi in giudizio contro la prima sentenza, non solo ma gli procurò il miglior avvocato del Vaticano. Non crede che sia il tempo di togliere questo frate dal trono dello scienziato famoso, elevato all’onore della nazione, del quale ogni parola era ritenuta e sbandierata come verità indiscutibile? Gemelli si macchiò di una delle infamie più grandi del ventennio fascista, sostenendo le leggi razziali e adoperandosi per l’adesione della Chiesa alla politica antisemitica del regime. Nella vicenda dello Smemorato (al quale aveva di fatto sottratto la Rivista di Filosofia neoscolastica di cui il Canella era stato ideatore e cofondatore col Gemelli), come in altre, approfittò della sua posizione, agendo con arrogante superbia e malafede, inspiegabili per un frate dotato di grande intelligenza e scienza, in grado di comprendere i danni e il dolore che andava provocando. Sia il Gemelli che l’amico Dalla Torre furono invitati dal futuro papa Pacelli a non occuparsi più del caso dello smemorato, per l’acredine con cui scrivevano del caso sull’Osservatore Romano”.
Anche altre cose non affrontate con sufficiente chiarezza sono emerse nella trasmissione. Un DNA ad uso televisivo, che se è vero disattendeva le attese del nipote Julio Canella, (329 -------) architetto che vive a Verona, aveva anche elementi positivi. Inoltre è vero che i Canella spesero per il processo le risorse della famiglia (il padre vendette anche una sontuosissima e grande villa a Rio), ma le tenute in Brasile assicuravano comunque un futuro dignitoso.
Concludo col dirle che la Roscioni che io stimo molto per i suoi libri, mi ha stupito per essere diventata una donna di parte, proprio come dice Cesare Musatti sull’inattendibilità dei testimoni, che dicono sempre ciò che uno si aspetta da loro.
Con profonda stima e ammirazione per il suo lavoro che seguo con interesse, Accolga i miei saluti
Luciano Sartori
339-------

Mercoledì 3 febbraio 2021 22:05:10

[Libro su DAVID LAZZARETTI]

Buona sera prof. Mieli,
Ho pubblicato, alcuni mesi fa, la 2^ edizione, rivista e ampliata con importanti novità, il libro: DAVID LAZZARETTI, uno della mia terra, il santo e il profeta del Monte Amiata (pp. 382, Innocenti). Desidererei porlo alla Sua cortese attenzione e quindi inviarglielo, se gradito e nel caso poterlo commentare dove e come riterrà opportuno.
La ringrazio della Sua attenzione, invio distinti saluti,
Paolo Lorenzoni

Mercoledì 3 febbraio 2021 10:22:38

Trasmissione Passato e Presente del 2/3/2021 a tema FEB


Buon giorno, scrivo a questo indirizzo per non aver trovato un indirizzo della redazione del programma in oggetto e prego che la presente venga indirizzata al destinatario che è il Dott. Mieli. Ho visto la trasmissione in oggetto e mi ha fatto molto piacere sentire parlare della FEB in maniera corretta sia dal punto di vista storico che da quello politico. A parte alcune inesattezze, tipo che la divisione germanica fu catturata a Montese e non a Fornovo di Taro, dove la FEB concluse la battaglie contro le forze dell'Asse nella famosa (solo agli appassionati) Sacca di Fornovo, ho avuto il piacere di sentir parlare dell'argomento in maniera corretta. Le vicende politiche del Brasile hanno sempre fatto da sordina ad una storia che andrebbe studiata meglio e non solo dal punto di vista militare ma anche da quello sociale, visto che il grande impatto umano che ebbero i ragazzi della FEB sulla popolazione locale e anche rispetto ad altri eserciti in cui vigeva ancora la segregazione razziale. Io sono figlio d'arte e, alla morte di mio padre avvenuta il 3 febbraio 2003, ho raccolto il suo testimone e portato avanti la sua missione fino ad oggi... o fino a un paio di anni addietro quando un nuovo regime si è instaurato in Brasile e tutto il mio operato è stato vanificato dalle nuove direttive del governo. Di fatto ero un divulgatore di questa storia, sia in Italia che in Brasile, ed avevo ricevuto promesse da parte dell'esercito brasiliano di essere aiutato a svolgere questa funzione sempre portata avanti con le mie finanze e con l'aiuto della mia famiglia. Ma con l'avvento del governo attuale sono stato relegato al semplice ruolo di aiuto amministrativo e mi è stato fatto capire dal mio datore di lavoro, l'ambasciata del Brasile in Italia, che avrei dovuto smettere di partecipare a tutte le attività nelle scuole, alle manifestazioni e a tutto quello che riguarda la storia raccontata senza tanti giri di parole ed evidenziando che i soldati brasiliani vennero a combattere una guerra che non era la loro e che contribuirono in maniera decisiva alla sconfitta del nazi fascismo nel mondo. Ma chiaramente avere una persona che parla di libertà e democrazia con un governo simile è quantomeno difficile, e per questo sono stato relegato ad un silenzio a cui non mi voglio sottomettere, perché penso che un mondo migliore si possa costruire solo sulle basi della storia raccontata senza letture dettate da interessi politici o economici, ma solo ed esclusivamente per quello che. E' un impegno che ho moralmente ereditato da mio padre e che sento forte verso quella generazione che ha passato la guerra, ma sento ancor più forte e perentorio nei confronti dei giovani, che oggi più che mai hanno bisogno di riferimenti e basi solide su cui costruire un futuro sulle macerie del mondo che gli stiamo lasciando in eredità. Con rinnovata stima nei confronti del suo programma e di lei come persona anche per gli interventi suoi che ascolto nei vari format della Rai la saluto cordialmente.

Martedì 2 febbraio 2021 11:05:56

Io l ho sempre stimata x la sua serieta, ma da un po di tempo non capisco bene certe dichiarazioni. Ho 67 anni e sono schifata dall avanzata di renzi. Siamo con le pezze al culo e ancora parliamo del ponte di messina. Renzi fara solo porcate ed e ora che tutti i giornalisti italiani si mettano a fare le persone serie. Leggo tutte le testate non si parla altro che di renzi anziche oscurarlo. SONO SCHIFATA ma lo siamo in troppi. Sa l onesta fa paura percio vogliono far fuori CONTE. Un saluto Floriana

Lunedì 1 febbraio 2021 16:18:22

Storie di parte e storie condivise


Egr. dott. Mieli,
fra pochi giorni sarà celebrata la "Giornata del ricordo": mi attendo la rituale contrapposizione di estremisti dell'una e dell'altra parte.
Mi chiedo se non sia utile fare riferimento alla "Relazione della Commissione storico-culturale italo-slovena"anno 2000, redatta da illustri storici delle due parti, su iniziativa dei rispettivi Governi; analoga operazione era prevista anche con il Governo croato, ma è venuta meno -non so a causa di chi, ma me lo immagino- la volontà di realizzazione.
Il discorso è più ampio rispetto al tema "foibe e confini orientali": ad esempio analoga iniziativa si è realizzata con il governo tedesco con il "Rapporto 2009 sulle stragi nazifasciste in Italia".
Certo non si può pretendere di trovarvi in questi documenti la verità definitiva, ma almeno dal punto di vista storico si chiariscono alcuni punti controversi e si offre una lettura lontana dagli estremismi ideologici che tuttora imperversano. Non è un caso che questi documenti sono stati criticati in egual misura da destra e da sinistra.
Grazie dell'attenzione
Paolo Jean
Acconsento alla pubblicazione del mio nome

Sabato 30 gennaio 2021 23:31:05

Quando biasimiamo i giovani che non vogliono più entrare in politica


Se dovessimo redigere un elenco di personalità politiche italiane che hanno consegnato alla storia delle istituzioni politiche, prima di ogni altra cosa, valori, onestà e partecipazione, legalità e amore per la verità, ci troveremmo di fronte ad un ulteriore inventario di sommi mali, storie di penose estromissioni o silenzi deturpanti volti a eliminare dalla scena dell’arte del governo le loro gesta.
In epoca moderna il ricorso alla magistratura per troncare azioni politiche troppo indisponenti è ben noto, Andreotti, Craxi e per ultimo Matteo Salvini.
Se osserviamo il nostro recente passato, troveremo molte persone che hanno saputo davvero nobilitare, con la loro azione politica, la società tutta portando alla luce, grazie al loro impegno, verità scomodissime, vissuti di oscena illegittimità oppure trame oscure definibili come veri e propri attacchi allo Stato.
Colpisce vedere anche donne che, con tempra quasi maschile, sicure nella incrollabile fermezza dei loro principi altruistici, hanno combattuto con la malapolitica con grande coraggio sempre al servizio della democrazia, sempre nel rispetto della sacra Carta Costituzionale.
Ci fu una donna, oggi dimenticata, che, per sacrifico ed encomiabile dedizione allo Stato, meritava, a detta di molti parlamentari, l’elezione alla carica di Presidente della Repubblica Italiana, una donna che seppe con duro lavoro, dedizione e sacrificio, scovare il marcio più infame, presente nelle istituzioni, e portarlo alla luce nelle Commissioni che diresse su incarico di esponenti di governo che ben conoscevano la sua determinazione.
Nelle nostre scuole il suo lavoro andrebbe letto ogni giorno, come esemplare modello di “educazione alla legalità, quella vera fatta di ferma denuncia della corruttela che sempre afferra le nostre istituzioni.
Diceva questa donna: “Lavoro e salute: ti senti al centro della vita del paese, è una grande assunzione di responsabilità. Soprattutto per quanto attiene alla Sanità, le ingiustizie, gli sprechi, la mancanza di tutela sono insopportabili»
Tina Anselmi incarnò tutte queste doti: Presidente della Commissione incaricata di svelare le trame oscure della Loggia Massonica P2, ad un certo punto venne abbandonata dal suo gruppo politico la Democrazia Cristiana, per quale motivo non è dato sapere.
Seppe fare, costruire, svelare verità assolutamente scomode e rischiose, ma in politica non si usa fare nomi e cognomi, non si usa fare ed agire contro l'economia e il sacro denaro.
Perché venne messa da parte Tina Anselmi?
La memoria storica poi la infilerà di sicuro nella sua cronologia, in tal modo la sua figura diverrà sacra, si procederà con la beatificazione, si santifica il tutto, intanto le persone come lei, colpite nel cuore, muoiono, da sole, mentre noi cittadini, responsabili di questo silenzio colposo, non riusciamo a separare i valori del diritto dai profitti economici, sempre, in ogni tempo.
Nel 1968 Tina Anselmi venne eletta alla Camera, dove fu confermata fino al 1987. Appena entrata in Parlamento mise mano al suo progetto di revisione della legge Noce del 1950 che ampliava la tutela alle lavoratrici madri e che fu approvato nel 1971. Nella sua carriera firmò 475 progetti di legge – di cui 54 come prima firmataria, 98 dei quali furono approvati, fra cui importanti leggi destinate all'ampliamento dei diritti delle donne, quali quella sul lavoro a domicilio (legge n. 877/1973), che estese al settore le norme valide per il lavoro dipendente e la legge n. 903/1977 che sancì l’illegittimità della discriminazione delle donne sul lavoro. dal 1968 al 1973.
Membro della Commissione lavoro e previdenza sociale, dal 1974 al 1976 fu sottosegretaria al Lavoro e in questa veste presiedette il Comitato italiano per l’anno internazionale della donna proclamato dall’ONU nel 1975 e organizzò una Conferenza nazionale su Sviluppo sociale ed economico del paese e occupazione femminile, tema a lei molto caro.
Oggi, Epoca Covid, i disastri istituzionali la Divina provvidenza li ha collocati bene in vista: la sanità pubblica è stata gestita in questi anni come additivo di denaro, in assenza di industrie fuggite all’ estero.
L’incarico di ministra della Sanità fu affidato a Tina Anselmi per condurre in porto l’istituzione del Servizio sanitario nazionale, che divenne legge nel 1978; nello stesso anno firmò anche la 'legge Basaglia' sull’abolizione dei manicomi. Erano altri tempi?
La guida dei due ministeri sarebbe tornata poi nelle sue memorie come un’esperienza straordinaria: «Lavoro e salute: ti senti al centro della vita del paese. È una grande assunzione di responsabilità. Soprattutto per quanto attiene alla Sanità, le ingiustizie, gli sprechi, la mancanza di tutela sono insopportabili» (Anselmi - Vinci, 2006, p. 103). Erano altri tempi, erano altre etiche.
Durante il rapimento Moro (16 marzo - 9 maggio 1978), che definì «la più grande tragedia politica che potesse abbattersi sull’Italia» (Anselmi - Vinci, 2006, p. 105) ebbe l’incarico di informare la famiglia Moro di quanto veniva discusso nel partito e nel governo; fu lei a comunicare a Eleonora Moro l'assassinio del marito. Tina Anselmi fu peraltro tra coloro che ritennero il delitto Moro un attacco decisivo alla stabilizzazione democratica del Paese, un evento non sufficientemente indagato nelle sue dinamiche e nelle sue implicazioni e nella sua visione organicamente collegato ai successivi omicidi di riformisti come Vittorio Bachelet, Roberto Ruffilli ed Ezio Tarantelli. Da quella tragica esperienza uscirono rafforzati il suo attaccamento alla democrazia e la sua fedeltà alle istituzioni. Ma solo frugando nei segreti della P2 ho scoperto come il potere, quello che ci viene delegato dal popolo, possa essere ridotto ad un’apparenza. La P2 si è impadronita delle istituzioni, disse, ha fatto un colpo di stato strisciante. Per più di dieci anni i servizi segreti sono stati gestiti da un potere occulto» (in Vanzetto, 2011, p. 176). Nel marzo del 1986 la Camera approvò una Risoluzione con 322 voti favorevoli e 45 contrari, in cui i deputati fecero proprie le conclusioni della Commissione e gli interventi di riforma proposti. A distanza di quasi vent’anni, in un’intervista del 2003, Tina Anselmi commentò il lavoro svolto con parole amare: «Tanto lavoro di indagine, tanti buoni risultati, ne emergeva una trama così chiara: eppure non gli è stato dato alcun seguito […]. Credevo e credo – non penso affatto che il pericolo sia cessato – che la P2 costituisca un grave pericolo per la democrazia. [Dopo vent’anni] sono ancora tutti lì, uno è diventato presidente del consiglio. […] Bisognerebbe che reagisse la parte sana dello Stato […] ma se non è mai stato fatto [niente] finora, si figuri se lo faranno un governo e una maggioranza parlamentare costellata di ex affiliati alla Loggia» (in Vanzetto, 2011, p. 178).
Quando biasimiamo i giovani, che non vogliono più entrare in politica e se ne disinteressano, forse per lo sgomento di finire come Tina Anselmi, diventiamo troppo catastrofici noi o sono loro che hanno capito tutto?

Prof. ssa Carolina Manfredini
Ghedi Brescia
Cell. 339-------
Autorizzo alla pubblicazione con mio nome

Sabato 30 gennaio 2021 18:38:03

Non sono stati gli Americani i primi a entrare ad Auschwitz


Ho visto la trasmissione su Auschwitz. però non capisco perche si debba dire il falso sulla Liberazione, dire che sono stati gli Americani i primi a entrare dentro al campo e non dire la verità..
La liberazione del campo di concentramento di Auschwitz iniziò intorno a mezzogiorno del 27 gennaio 1945 ad opera delle truppe sovietiche guidate dal generale Kurockin. Qui liberarono circa 7 mila prigionieri ancora presenti nel campo. Molti erano bambini e una cinquantina di loro aveva meno di otto anni. I sovietici trovarono anche cumuli di vestiti e tonnellate di capelli pronti per essere venduti, in più occhiali, valigie, utensili da cucina e scarpe Tutto oggi è custodito nel museo di Auschwitz.
Adriano Soci

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