Messaggi e commenti per Corrado Augias

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Lunedì 23 dicembre 2019 07:02:16

Archeologia del mistero

I. Ipotesi sulla non creazione di Eva
L'Uomo Erectus, nato in Africa quasi un milione di anni fa, fu il vero padre ancestrale dell'Uomo Sapiens. L'Uomo Erectus possedeva una costola mobile, cioè delle reni, in più del Sapiens. Egli usò il fuoco, forse sta all'origine del mito di Prometeo. Anche l'uro, "bos primigenius" dipinto anche a Lascaux, possedeva una costola in più del toro, un dio non ancora antropomorfizzato a livello psichico; basterebbe guardare i tori androcefali mesopotamici o le statue egizie di Hathor. Il Sapiens Uomo di Cro-magnon, un portento nella caccia, però, visse per un po' a contatto con quello Sapiens di Neanderthal, un antropofago per lo più europeo, dal carattere sessuale più libero, dicono i paleontologi, e che tingeva di ocra rossa i morti e decorava le salme con fiori in caverne dei Monti Zagros, tra Iraq ed Elam, praticamente Eden. Io suppongo che Lilith, come demone biblico e prima moglie di Adamo, secondo l'esegesi rabbinica, in vero fosse un Neanderthalensis e che mal si accoppiava con un Sapiens. Quando, poi, in rito sciamanico, e dopo una sonnolenta glaciazione, nella primitiva tribù umana si volle paragonare a forza vitale una rara bellezza di Sapiens Sapiens, cioè Eva, prodotto di una mutazione cromosomica naturale, si disse che essa nacque da costola di un Uro/Adamo. Ma l'origine mitocondriale di Eva è africana, non mesopotamica, secondo la scienza della genetica. Ciò parrebbe molto strano, ma io inviterei ad osservare anche le corna di bovide che sormontano l'uomo raffigurato seduto di fronte a una donna nel cosiddetto Sigillo della Tentazione, ritrovato in Iraq, dove compare sia un albero dai bei frutti che il serpente e due personaggi: fin dagli inizi della storia vi è una simbiosi tra l'uomo, maschio o femmina che sia, e un simbolo di potenza animale. In realtà, però bisognerebbe pensare Adamo come l'uomo in generale, Homo come in latino, e Eva l'uomo-femmina in particolare. Eva, poi, come nome ebraico, è l'onomatopea del vagito, per questo è detta la Vita. Inoltre, una traduzione della parola Had-am-ak, ossia Adamo, vuole che costui sia nato per il capo come uno qualsiasi di noi: dunque l'immagine-dimora Ak nel suo nome è la vulva, non Dio, il quale poi sembra piuttosto uno stregone del recente paleolitico, impastando l'argilla e insufflandole uno spirito mediante la magia, come afferma il filosofo Onfray nella Ateologia. Una domanda: se nella Sacra Bibbia di Eva ce n'era una sola e soltanto, come mai quell'omicida patentato di nome Caino vi trovò moglie, nell'iranico Paese di Nod? Il nome Caino indica un fabbro e i primi siti dov'era praticata la metallurgia sono attestati in Iran, proprio dove egli probabilmente fuggì.

II. Sul mitico serpente
Il Serpente del Grano, quello chiazzato e collegato a misterico matriarcato, probabilmente retaggio del paleolitico, e alla esoterica trasmigrazione delle anime, e studiato anche dalla Gimbutas, comparve in certe statuette in terracotta a somiglianza umana, di esseri nudi, a Al Ubaid, nel quattromilaseicentocinquanta a. C. (confronta la data con l'inizio del calendario ebraico!). Il serpente prese ad essere idolatrato e adorato anche in Egitto tra i primi coltivatori di frumento, ed essi ebbero contatti coi primi mesopotamici, osservati certi manici ben lavorati di coltello in pietra. Il periodo di Al Ubaid accadde prima dei Sumeri, i quali non erano originari della Mesopotamia: insediativisi, canalizzarono la regione, vi fortificarono città-stato. Al Ubaid è una località presso l'antica Eridu; allora, sorgeva presso il mare, il Nar Marattu, ovvero Il Mare Orientale degli Accàdi. Anche in Oriente vi è un fiume che ci ricorda la lingua mesopotamica di Sargon di Akkad: l'indiano Narmada. Da non soltanto vasi del Belucistan, raffiguranti estinti bovidi, ma anche da tavolette in cuneiforme di antiche città della Babilonia noi sappiamo degli scambi marittimi con quel subcontinente asiatico. Esistevano, infatti, delle bulle in terracotta che contenevano allora gettoni e sigilli di vario genere per gli scambi commerciali e su questi spicca una specie di zebù. Ancora i segni dei sigilli della valle dell'Indo non sono stati decifrati, benché a mio avviso la parola dio sia una ruota e non dissimile dal raggiante "dinghir" sumerico-babilonese. Domanda: se le statuette ofidie di Al Ubaid si ricollegano idealmente alla cosiddetta Tentazione del frutto proibito, di un cannibalismo, poiché in principio Adamo come vede Eva già conosce il significato della carne e ha contato le ossa dello scheletro, da chi furono scacciati quegli adamiti, dagli angeli con spade infocate o dai Gutei calati dai Monti Zagros? Forse dai dei topi, come accadde, poi, a suo tempo a esercito assiro? In questo caso, però, benché la Sacra Bibbia dica che l'assiro si ritirò dal campo di battaglia a causa di un possente angelo di Yahweh, non così è scritto in certi documenti in cuneiforme! Il non lontano giardino di Gu.edinna, sito tra le città di Umma e Lagash, un tempo era paradisiaco, non stepposo, e fu persino proiettato in cielo come costellazione rintracciabile in Pegaso. Ora, se questo è il paradiso celeste, bisogna accedervi solo a furia di paternoster e avemarie? Dio è pazzo; dice: Non Uccidere ma anche: Ammazzateli tutti. Nietzsche, come filosofo che dice di aver ucciso Dio, per me si è fatto Dio ed è altrettanto pazzo, uscendo dal proprio cuore.

III. Sulla Sfinge di Giza e una dissertazione sull'Esodo
C'è un particolare nella Tavolozza di Narmer (protodinastia egizia, 3200 a.C., Museo delle antichità de Il Cairo) sfuggito all'esame degli esperti. Su una sua faccia, e lì dove Narmer indossa la corona bianca, ben si nota il falco solare sul corpo, come insabbiato, di un'asiatica sfinge coronata da steli di papiro. Stesso copricapo egizio, persino la barbetta poi perduta dalla Sfinge di Giza. Secondo me, essa era la base scultorea per la Sfinge di Giza e la sua testa venne riscolpita all'epoca di re Chefren, mentre gli arti di leone le furono aggiunti scavando alla sua base, ma la sua fattura è chiaramente più antica e appartenente al Popolo del papiro, quello che la Bibbia chiama Misraim. Ma Misraim non è Misri, l'Egitto predinastico non è il dinastico! Se, peraltro, osserviamo la storia dell'Egitto per come ci viene descritta da reali documenti, possiamo persino individuare il vero faraone dell'Esodo biblico in Amenofi II, figlio del valoroso Thut-mosi III, quello di 17 campagne belliche contro il Popolo di Mitanni, anche per la conquista di Meghiddo, in Palestina. Secondo l'archeologo Gardiner, durante la seconda spedizione il suo dio Amon circondò i nemici con larghi fossati di fiamme e fumo: che ciò sia segno di famose colonne di fuoco con cui si annunciava il dio israelitico non mi par dubbio, ma da parte di archeologi e alcuni astrofisici molto noti, come il Di Cesare, ciò sarebbe riconducibile a un impatto meteoritico che causò la caduta di antiche civiltà, come in Mesopotamia così altrove. Di sicuro un meteorite nero si trova nella Ka'ba de La Mecca. Certo, questioni astrofisiche, come eclissi di luna, registrate dagli antichi spostano datazioni di certi eventi e non è da sottovalutare il ritrovamento di resti di ossi di cavalli e di carri da guerra leggeri presso Wadi Al-Watir, in un sommerso guado non lontano dal Golfo di Aqaba. Stando così le cose, primo: Abramo, come patriarca, aveva avuto una schiava egizia di epoca hyksos, dunque fu vissuto all'epoca di Hammurabi di Babele (non di Babilonia, che è una regione!) e di Ariok di Ellasar, ovvero Rim-Sin, re di Larsa, e di Kedorlaomer, alias Kudur-Lagamar di Elam (chi cerca ne trova uno di Arborio Mella); secondo: Gerico fu, invece, presa e incendiata solo ai tempi di Ekh-enAton, e lo fu a causa dei Habiru (come già sosteneva Sigmund Freud in uno dei suoi saggi psicoanalitici su Mosè, e anche un dimenticato Sir Marston), quindi ai tempi di rilassatezza politica, non essendoci ignoto che molto più tardi il diffamato Ramesse II si recò in Galilea, nel 1272 a. C., mentre più a Nord proprio la città di Gerico era vuota e deserta da molto tempo. E c'è da chiedersi come mai la Bibbia (pare che re Giosìa, poi ucciso in battaglia da un faraone, ne abbia trovata una versione nelle profondità segrete del Tempio di Salomone. Chissà se la adottò come testo ufficiale dopo il perverso Achab!) ci descriva cose in altra maniera. Cosa, cosa si vuole forse nascondere? Che Ramesse II, anni dopo la battaglia di Qadesh, fece un'alleanza di mutua assistenza con gli Ittiti anatolici e che essi si divisero tutti i territori e i gruppi umani nelle terre di mezzo? Di certo Mer-en-Ptah, successore al trono di Ramesse, disperse tribù ribelli nel deserto, e tra di esse vi cita una tribù di nome Israele, non già quel futuro regno. La notizia di ciò fu scolpita sulla stele nera guarda caso già appartenuta a Amenofi II (Amen-hotep). In conclusione, accennando a notizie dell'egittologo Donadoni in cui Israele partecipò a campagne belliche in Egitto ai tempi dei Persiani e a quelli di Bagoa, allora governatore di Giudea, in cui in Alto Egitto, a Elefantina, venne costruito tempio dedicato a Geova, e da canale del Nilo si toccavano molti Paesi esotici, se si vuole proprio credere veritiera la parola del biblista, la Legge fu, però, compilata quando i due scettri non ebbero più gran influenza su province costiere: e solo dopo Ramesse III, che nel delta del Nilo sconfisse i Popoli del Mare (tra le cui ondate sanguinarie in definitiva avvenne l'Esodo), e cadde in disgrazia il regno ittita attaccato dagli AhhjiavasAchei, solo allora si potè dichiarare che la regina Nefert-ari, una famosa moglie di Ra-messes, si fu infatuata di un certo Mosè, senza incappare nella vendetta implacabile dei faraoni contro la calunnia (ma forse di Mosè ne esistettero più di uno e, come scrisse il giornalista americano Lehmann, uno era solo egizio: egli attraversò paludi del Mar Eritreo e fabbricò serpenti in rame nell'oasi sinaitica di Qetta con fonderie, appunto, egizie). Una certa bestia ha diecimila occhi e orecchi dappertutto e riferisce tutto a visir. E questo, un regime claustrofobico.

1.1
Secondo me, sono molte le bufale degli eloimisti, cioè di coloro che credono a un intervento nel trapassato remoto di OVNI manipolatori della vita umana o del genoma. Per me agnostico il Dio della Bibbia, poi, è lo stesso Seth o Suthek adunatore di nembi degli Hyksos e il Suo nome completo, grazie a rinvenimento archeologico tedesco in Alto Egitto, a File, è Io che vengo- con- lo scettro Was -sono- il dio-degli-dei. Costui parlò in egizio a Mosè. Mosè è un nome egizio anch'esso e significa E' nato, come d'altronde Mosi, Messes, Mosis, nei nomi composti egiziani di faraoni. Dire in antico egizio Io sono il Dio che sono, ossia Pa Netor Ah, somiglia molto a Pane Torah, ma anche se qui non si coglie nulla, in realtà la Torah, ossia La Legge mosaica, ha origini egizie, e persino nel Libro dei Morti certi comandamenti sono complementari o gli stessi del decalogo. Secondo me, infine Adamo fu un Cro-magnon da cui derivò per mutazione genetica naturale Eva, il primo Sapiens Sapiens. Adamo fu l'uomo Cro-magnon in generale, maschio e femmina. Esso possedeva una costola mobile, cioè delle reni, in meno dell'Erectus; egli dipinse l'uro, bisonte oggi estinto, in caverne. Cro è una parola preindoeuropea che significa appunto caverna. Nell'Eden mesopotamico, e più precisamente nei Monti Zagros a nord della Babilonia, dalla Columbia University furono scovati resti di Neanderthaliani. La Sacra Bibbia allude forse ad essi parlando di una prima compagna di Adamo? Ma costui in principio già assaggiò la carne umana, poiché quella Lilith, secondo rabbini, era un vampiro, ed è certamente strano che un ignorante, come vede per la prima volta Eva, dice che quella volta sì essa è carne della sua carne e osso di ossa, come se in barba a ciò che vien insegnato egli già sapesse della morte. Dunque vi è un retaggio mostruoso che arriva fino ai giorni nostri e il cannibalismo viene praticato anche metaforicamente dai mercati finanziari allo schiavismo, ai dittatori dell'assoluto nella Storia.

Sabato 21 dicembre 2019 17:59:46

Caso Dogon - Non è extraterrestre (Era Spaziale Anno 57) Negli anni '50 del secolo scorso l'antropologo Griaule studiando una popolazione africana dell'Alto Volta scoprì che i suoi sacerdoti già conoscevano che la stella Sirio ha una compagna e che questa orbita attorno alla prima in cinquanta anni. Subito si pensò a un incontro ravvicinato del 3° Tipo e con extraterrestri anfibi, non dei navigatori, ma ciò ora lo confuterò ponendo l'attenzione su un particolare della storia dogon che ha subito destatomi interesse. Il loro dio è Amma, io vissi in Egitto molto tempo fa; per gli Egizi il dio sole invisibile è Amon, per i fenici Amon-Baal. Ho detto invisibile perché secondo me gli antichi Egizi avevano intuito che il sole, per immagine sua di stesso dio, e che noi vediamo al nostro orizzonte, non è il vero sole e che il disco solare appare all'occhio umano già vecchio di otto minuti circa. In antico Egitto vi era un detto: Io sono l'Uno, che diventa il Due, che diventa il Quattro, che diventa l'Otto e torna a essere l'Uno. Questo strano teorema oltre a essere matematico, dove per matematica s'intende un'armonia, un ordine cosmico come la stessa Maat egiziana, esso ci parla del dio supremo e delle sue manifestazioni. Tra queste, poi, c'è il sole del mattino, Khepri; il sole di mezzogiorno, Ra; il sole della sera, Atum, il quale con la sua pertica tiene lontano il serpente infernale di magma. In breve noi diciamo di vedere il sole nell'attimo presente ma per un piccolo paradosso spazio-temporale di esso ne vediamo il disco solare soltanto per come era alcuni minuti fa e nel contempo il sole astronomico ci è invisibile, invisibile nella sua essenza di bruciante atomica, e che gli Egizi non intendevano come noi galileiani, ma dal volto umano e circondato dai cobra che accecano col loro sputo. Ora, ripensando alla corrispondenza Amma - Amon-Baal, subito mi è tornata in mente una storia dell'antichità classica, dico classica perché coinvolge persino il filosofo Aristotele: la circumnavigazione dell'Africa da parte dei Fenici. Ai tempi di Aristotele, precettore di Alessandro Magno, il faraone d'Egitto Nekhao chiese ad Annone di Cartagine di trovare una via marittima alternativa al Mar Rosso. Nekhao è lo stesso faraone, per altro, che uccise in battaglia re Giosìa di Israele, il quale aveva ristabilito l'ordine nel suo Stato e ritrovato fortuitamente dei testi della Bibbia nelle profondità del Tempio di Salomone, come se il perverso re Achab, a lui precedente, ne avesse bruciata gran parte. E in effetti la Bibbia di Gerusalemme risulta essere una "Homeiron", aver delle cuciture, aver più redattori confluiti in modo particolare nel descrivere il sacro e l'opera complessiva è anche mutila delle più interessanti, ad esempio Le Battaglie di Yahweh. Molto si parla di Atlantide anche sulla scorta della Repubblica del filosofo Platone, ma l'isola misteriosa per la sua forma e canali navigabili ricorda grossomodo il porto navigabile di Cartagine e per un altro fattore, il suo stesso nome è l'Anatolia del popolo di Hatti, l'Anatolia degli Ittiti, ciò che io chiamo Hattilantis nella mia poesia/prosa e che fu investita dal maremoto scatenatosi nelle Cicladi. Di certo i Cartaginesi imbarcarono degli Egizi, discendendo il Mar Rosso e presumibilmente durante l'anno si toccò lo Zimbabwe, dove ci sono costruzioni antiche e misteriose, ma dopo un anno la flotta si divise in tre presso le cosiddette Colonne di Ercole di Cadice. Questo, perché Annone era accorto mercante: perciò presumo che una parte continuò la rotta verso le Gallie di un futuro Cesare, e forse fondò una colonia lungo la Senna, ma non Parigi, benché come nome Paris ci ricordi la dea Iside; l'ala sinistra forse andò verso Occidente, il cosiddetto Regno dei Morti, e, se non naufragò sulle coste americane e finì i suoi giorni in Arizona, di certo sostò alle Azzorre; la parte più consistente si spinge nel mare nostro e raggiunge il Medioriente. Comunque come essi tornarono dal faraone subito il filosofo Aristotele li indicò come dei millantatori in quanto essi dicevano che, durante la navigazione, a un certo punto il sole di mezzogiorno non solo non si proiettava più a Sud bensì a Nord, ma il suo corso era retrogrado. Herodotus docet. Per uno come Aristotele la Terra era piatta, non si conosceva né l'equatore né l'emisfero australe, dove anche le stagioni s'invertono. Dal resoconto fenicio, poi, si sa che essi s'imbatterono in tribù scimmiesche. Senza voler offendere nessuno probabilmente un po' di verità va oltre il velo dell'ignoranza, poiché presso il Niger e più a Sud, in Congo, i gorilla ci sono davvero oltre a certi bracconieri che hanno il pelo sulla lingua. Un'altra cosuccia che dà da pensare, oltre al fatto che una religione non scritta è mutevole nell'oralità, cosa per cui sette giorni si trasformano presto in settanta anni, è la magia praticata dai neri, poiché il nome del mitico Nommo che, descritto come un pesce, portò i Dogon a conoscenza di una specie di granaglia da coltivare come già si faceva nel Medioriente, se letto al contrario, esso suona non troppo dissimile da Ammone, il dio; ma comunque sono inconfutabilmente le stelle del cielo a parlarci più chiaro: Sirio A è Iside, che ha una compagna occulta in Nefty, moglie del tempestoso dio Seth egizio, lo stesso Suthekh degli Hyksos, di quei Semiti impomatati che lo realizzarono come il dio degli dèi e l'adunatore di biblici nembi; e poi c'è Sirio C, ovvero Saith la Scorpioncina preposta agli allineamenti per la costruzione dei templi in cui si riflettono cosmologie. In effetti astronomicamente quella di Sirio è una zona abitata da alcune antiche stelle e la stessa Sirio in antico s'incielava col sole al mattino allorché c'era l'inondazione del Nilo e per cinquanta giorni tutto restava sommerso dal limo nero, dal fertile limo. Questa stella, io la chiamo sì Astro del Mattino ma non ha a che vedere con il Lucifero dei greci né con quello della Bibbia nel libro di Isaia e dei suoi omonimi. Molti miti perciò interessano i cieli e i suoi sette pianeti ne sembrano i pilastri su cui si regge ogni oroscopo di fumo o fortuna. Se la sapienza fosse cosa a buon mercato non la si conquisterebbe con il sudore della fronte o nei travagli del parto, e io modestamente sono alieno agli stessi accoliti degli alieni, e dico che nei cieli si rifletteranno pure misure di templi e di pensieri ermetici, siccome per i Dogon così per i Fenici a cui si rivolse Salomone per la costruzione del tempio, ma la Natura è ben altro che una squadra e un compasso, per me l'idealismo platonico, o hegeliano che sia, non è nemmeno sinonimo di Arte in Natura.

Venerdì 20 dicembre 2019 07:10:28

Non sono la scimmia ammaestrata di alcun Elohim (Anno 58 dal primo volo in orbita del cosmonauta Gagarin) Maledetto l'indice puntato del Tempo, un coccodrillo che piange oro colato nella sua fiala! O voracità dell'attimo fuggente nella tromba, Platone è un tiranno, un'industria di scale tutte euguali. E da poetastro, io qui, caduto in basso, sull'ultimo gradino di una piramide, di una repubblica di atlantidei, a che pro, perché debbo, poi, sapere di non sapere la rotta del viaggio, mentre tutto il sapere è dato al solo Logos, ossia il Daimon? Esso tutto suggeriva a uno come Socrate, che certo non parlava di economia africana o di bucato ai novanta Celsius. E' una tragedia! E' una tragedia, questa cabbala, mentre il fauno se ne sta nei penetrali del folto e strilla come una ninfa oscena delle prosaiche acque. L'esilio a me tocca e non mi tocca il coro mormorante di finocchi. Anche un certo Gesù, e scommetto non di Nazareth, visto che in quella città non può esserci nato: storicamente nell'anno uno non esisteva, infatti, la sinagoga, una tutta di strapiombi come un monte di ulivi al sopraggiungere di una coorte romana, giusto mezza legione di porci, nella notte dei tempi; ebbene era il figlio unigenito del Daimon. Anzi, egli lo si vuole il Daimon-Logos stesso, nella religione del notaio da cui mi sono fatto sbattezzare, perché non credo nel Dio degli eserciti né nel nome della rosa, e nemmeno in Fra Dolcino. Punto, accapo. Entrambi li conoscono le cronache; curie hanno insegnato le cose del Daimon, ed è una maieutica che è espressione del meglio dell'animo di quell'animale sociale che è l'uomo? E la donna di tanti sacrifici? ! Ah, l'amore! Una specie di tattica di guerra del deserto e una ovulazione lampo, per quelli così maschilisti… O forse è una piccola piccola dose di stricnina e l'ironia di ogni tanto, nel romanzo giallo, una febbre nella ricetta dello Chef Mani-di-Fata? Ma', mi ci stringo, ma comunque un elisir di lunga giovinezza, non sarà essa così lunga come la barba di Prete Gianni. Mm… Però, entrambi sono stati abbandonati da Esso, dall'Iddio che reputano in molti tanto sensibile, e prima di morire crudelmente appesi a una scala ritorta di filo spinato. Oh, certo vero, per il Pensiero, per l'Eterno io sono un nonnulla come un neo della pelle, uno strato della carne; la nostra bocca si riempie solo di vento, tutto ciò che esce dalla bocca dell'uomo non vale una cicca, disse qualche profeta con il sigaro. E che noi siamo anche l'italiano voltaspalle e la banana fritta del latino, diranno gli scaldi di un cranio gotico ben lavorato, spolverandoci sopra del cocco di mamma. Così di me diranno nel tempo che ci è tiranno, che so d'aceto. E ci cancelleranno volentieri dal vocabolario d'Europa con qualche sortilegio, perché non è "social" e loro non sono una macchia nella macchia a macchia di leopardo, ma hanno il fegato di un titano che atterra persino il drago di mare. Ah, davvero sono scemo come la pioggia! Pazzo. Pazzo sì, io svelo, non rivelo l'apocalisse. E che me ne importa dell'arcano… Voglio l'acqua di morte, gli dirò, se rinsavisco, e mi tufferò per tornare a riva. Ma così beffati nel pensiero, il Pensiero con la pi maiuscola è l'alieno, l'Assolutismo, il solo che governa, che ci incatena e talvolta ne scatena a piacimento, come dei servizi segreti, mentre rostro ci rode dentro. Come fosse una candela al vento per gli antenati la mia prece è pagana; come fosse un amaro battidenti, il telegiornale non fa che strage di appetiti con del gossip, e, vedendo fin troppo di biondo platinato per i campi da falciare, vedendo fin troppo di falso azzurro in questa incubatrice, il pianeta sta già diviso da bandiere di smog, giusto delle bandierine. No, non è il ronzio di un favo ad annidarsi tra me e l'inconscio del digitale del vicino, il mio prossimo; è come un fantasma, la grande tenda del consiglio, e l'orso ci girà intorno: come uno stiletto nel traversone del gabinetto di un politico esso tira zampate e sbraita "Sei un salame! ". No, è qualcos'altro, il goal, il pensiero, tutto mio, che non si nutre sottilmente di pensiero doloroso, e di vapore e di sali, e di energia. Un vampiro ecco, è l'Altissimo. A volte si nasconde come un pensierino subdolamente mio, uno e di vendetta, nella sinistra dietro la schiena, ma me la faccio sotto nell'abbraccio tra armature. La madonna nera col bambino! La crudeltà si gira e rigira nel sacco come un coltello per dissezionare l'idea, un grumo di neuroni, tutta una sinapsi coi baffi del gatto. Non me ne vado soddisfatto, dice in cuor Suo, l'Idealismo del tenebroso. Ricresco, dice l'albero ben piantato nel cimitero delle vanità, ma la mia radice scorticata? Non era un dente cariato, eppure l'ha masticata come liquirizia, l'ha dipinta come una pipa surrealista… Come dicevo, secondo il Fiat Lux, io non sono, noi non siamo affatto, ci facciamo chiamare come vuole il genitore distratto, ma il mio me occulto ha quello stesso affibbiatogli nel codice? No, non esiste Io, essi lo chiamano l'indegno sé e solo l'Altro è, e quello è anche il pensabile, il ragionevole, al massimo l'Oltre-mondo, tutto il resto è la cenere del piromane. Me ci sarà solo stato, come un malessere genetico, additato come il Male, lo dice un mi minore sul pentagramma, un passeggero iato, e imperfetto e passato prossimo. Capatosta come un bottone di caffè, presto finirà me su una barchetta di carta col titolo Le Figaro; e non mi vedo già nel gorgo? La psiche dovrebbe accantonare l'ego dell'anima e farsi servile, servire lo Stato servile della Matrix, servire soltanto la causa del Paradiso sudato dal Suo fisco, un giudice opportunista che arto ti sega ad Arte e lo riduce, e lo ricuce ad altri senza regolari carte. Si contraffà di tutto, si stampa persino la cambiale già datata. Guardati attorno, tutto è fruibile ad altri che stanno per morire, soffrendo su un piatto della bilancia, annoiati del mal di vivere al ventaglio di piume di struzzo, annoiati persino del desiderio di perdonare la gleba di non essere altrettanto profumata gleba… Quale filosofia di Cesari antelitteram, il romanzo dell'illuminato Frankenstein, e quanta ancora brace negli occhiali scuri di quel Caronte che mi aspetta dietro l'angolo! I pompieri del futuro dovranno bruciar i libri che fanno soffrire come il Melodramma e sconnettere il cervellone del pollaio d'allevamento forzato che s'interroga sul Nulla, dopo qualche nota di John Lennon, uno freddato alla bisogna. Bisogna essere dominati da una forza superiore, no, esserne invasati come gli schizoidi, dal Sacro, nel dualismo, per scacciar il cattivo pensiero, il dannoso pensiero, la picca del cavaliere senza terra, che il Pensiero-Logos, il Padre divino, tutto ciò che è salda roccia come un eone per il leone, non sia affatto giusto e in vero anche cattivo! E io, il consigliere della bufala quantistica, di una interconnessione di bande. Ne avessi trovato il sepolcro, per gli zotici nichilisti gli avrei spezzato le gambe; Egli tornerà e sarà più vivo che mai perché si è sempre nutrito di dolore come i re… Così è stato, l'Elohim del simun, un vento delle sabbie, così è il sole nero del Libro dei Libri che nessuno legge mai e ripone nel freezer come il pane: ecco, esso sta anche sul comodino d'albergo del piccione viaggiatore affaticato e come tutto un pezzo di ghiaccio ravvolto nella tela nera, e con un mammut dentro. O cos'è mai il passo: E li rivestì di pelli, forse un mito del calcolitico, per Giuda? Ma certamente matto sono, e come Cassandra prima del rogo, il mio; l'orgoglio originale scaturisce dall'irrazionale dionisiaco, dal pomo di un fungo bello a vedersi, nel peccato del primo sciamano. Non troppo in alto è volato a cavallo della stregata scopa disney e ha sciorinato un verticale petroglifo. O magari fu un'allucinazione di Cappuccetto Rosso nella fiaba della befana, e nemmeno il lupo di Gubbio è persino un beato tra le nuvole? Lì, non ci sono solo statue di animali senza anima, poiché per la Bibbia solo l'uomo è anima vivente, ma tutto un parcogiochi di bonsai in pietra levigata; lì non v'è che l'atmosfera giusta, dico io, per incantarti con suoni doppiati dal vivo, con odori simulati e coi sapori dolcissimi e prelibati di quest'isola maledetta. Nel recinto del Vortex i gran dottori non si radono, tutti vi godono per Legge della luce comune del gregge e del suo principe, il "primus inter pares", e anche le ancelle strofinano contente gli stivali, cantano lodi da umili vestali, proprio come doveva esser fatto e di buona volontà in Terra. Fuori i cani, è stato detto, ove pulci covano svastiche, non le si incarnino affatto nell'Opus Dei, in una Gerusalemme? Ma non è un acquario di pescecani e sommergibili, la Via non celeste dei Demoni? Forse uno sberleffo degli dei messicani, e così circoncisi come il papale re David di Michelangelo, è il cuore scassinato che ruzzola giù, mentre la folla è dominata dalla sete di sangue fresco di desaparecidos… Si taccia; per carità, io non pontifico, taglio ponti. Sì, sì, non si parli nemmeno della vergine che fu come un utero in affitto del dio che, nel passato remoto, manco le concedeva di possedere un seme per la riproduzione, e neanche, poi, del terzo occhio di Caino né della casa infestata di specchi nel Luna Park di Halloween Street! Vedo pezzi di merda in festa sul selciato, quasi l'acciacco, il fumo di Belzebù, non ne vendo di slot-machine, però, io, come fosse il culo dei sofisti. E me lo tengo stretto e ignorante, il caro deretano coreone, come fosse un'indulgenza di Giano. Certo lo sono nello stinco da gennaio a un Silvestro che ronfa e tanto a fondo quanto le palafitte incise in Val Camonica. Ma la sua porta tagliafuoco, nella gloriosa città infinita di Giordano Bruno, eh no, non si sdoppia mai come un whisky! La mia penna è uno scettro di ferro con l'anima di ruggine, una pippaiola d'inchiostro, e a tratti sputa una morsicata unghia alla parigina nel gioco di gambe di un teatro. Come no, io sono il malinconico clown, un goffo Quasimodo che si dondola sul cavo elettrico dell'alta tensione: innamorato della Luna e di Notre-Dame, spesso la supplico di farmi ricredere, affacciato dalla guglia segreta, e di non aver la calvizie quando vado dal barbiere Pantalone per raccomodare un ciuffo anarchico. Eh già, lo scalpo a zero, il capoccione mio si prenderà un'insolazione da pomodoro, e forse anche la pizza di un Bud Spencer, mentre sogno, invece, una pizza Negro Blues, e condita dei capperi di Lampedusa. Già mi treman ginocchi a foglie marroni, a ramoscelli tronchi e divelti per gioco dal vento, in bilico sulla passerella di un uncino e così cieco a destra, quasi come un semaforo rosso che ha visto un merlo con il verme nel becco. L'acquitrino sbuffa. Mentre mi pianto sul legno, da bambinone qual sono faccio: E' o non è 'sto sughero, una ghianda della strada per l'inferno; c'è o non c'è una lastricata pista di sale nella porca sozza che se la ride, sguaiata come una rete da pesca? Sì, lo sento venire, il freddo: scende come uno Shuttle col rimorchio, come una biscia tra le scapole, e già sembrava un brivido, questa primavera. Sovviene l'incerta malora, o nocchiero coi Rayban scuri che mi dài del bastardo e a torto dantesco, e mi seggo imbronciato come un baccalà nella pastella. Come una rota di pietra, come una mola che macina teste di aglio, la rovina mi si mostra come la bolla del rospo, nei suoi bacetti d'addio. Siamo fritti come un battaglione di patatine! E chi o cos'altro di sublime l'ha voluto, questo universo sbattuto, castigato come uno zabaione: ai terremoti che abbiamo udito da secoli, nel disegno erano necessari tutti i Suoi castighi, ogni pestilenza mandataci dal superuomo? Un rutto sgradito sento provenire da cavallette che fanno il pelo all'onda verde; mi riesce uno sputo di tabacco ai Suoi piedi scheletrici e, nella nausea, non caccio microbo che nel pugno dello stomaco vuoto. Fu cella di miele, un pensiero sottochiave, e di colei che danza ancora nel mio pensiero e con un pensiero soave? La Morte l'ha sconquassata come Achille, trascinandola con la sua angelica quadriga, a Barcellona. Porterò stampata l'istantanea illusoria delle sue rosse labbra in una prigione senza sbarre, mentre con la coda dell'occhio annebbiato intravedo la maschera grottesca del minotauro e quel sacerdote assetato di uno mestruale. Creta? Un mistero senza fine che mi sfugge come Icaro, un dedalo ricurvo come lame di gorgone. Nell'assenza di gravità sembra che qualcuno di noi due abbia la sbronza sdentata della poesia epica, così nascosto nel cappuccio come uno Jedi. Rispondimi! Rispondimi, mi fa la tachicardia a ore, un hotel e il canto delle sirene monacali: e già fluttua un'ondina con un reggiseno di anemoni e come un astronauta della fantasia di un Cyrano mela fa vedere dall'altalena… Con fare maniacale, ecco che un Ufo Robot mi torce come il torchio lo avvita, si infila le pinne e… Splash! E che farò, io, adesso, così imbavagliato e legato al timone con le corregge della lira? Non so nuotare come Nessuno, come il figlio di Circe e di Ulisse mi so solo odiare per qualche iarda in più verso le porte Scee, ovvero l'Ade di Ettore e di Andromaca...

Mercoledì 18 dicembre 2019 07:55:43

Insalata mista (Anno 57 dal primo volo orbitale del cosmonauta Gagarin)

0- Ora dolente! Ora è agli inferi, ma la rivedrò una sera e non così afosa, mentre s'inciela sopra l'orizzonte la Vergine. Urania è il suo nome altissimo e in vero un gigante con la cintura in cui vedi tre magi; nella destra non ha la mazza con quell'occhio che miete nemici, ma corno di montone, ed è nuda come la neve di una stella alpina, abbondante come le messi dell'isola di Creta, tutta generosa come vuole solo Madre Natura. Di essa sono innamorato pazzo e quasi sfreccio come un centauro bianco tra le nuvole. Ma che hai capito, pozzo di scienza? ! La mia musa è una venere qui scolpita e una costellazione lì, di tempeste, a Sud-Est, e quel suo celeste benevolo di luna mi scalda un poco il pensiero. E, solitario come un tasso, ora ti lascio per abbracciare un albero, un sogno di fichi maturi, e mi siedo, perché mi sento nelle membra una folle stanchezza siccome un raggio spoglio di tanti fronzoli.

1- Lungi da me un raeliano viatico, non mi molesti turbante madido, ché cobra si è camuffato da agnello, scorpione travestito da capretto. Né strega né madonna, una colomba mi insegnò poche formule ed egli entrò nella bella fattoria di un torello e di una chitarrina con degli armonici. Allora lo chiamavo Gesuino Bambù, ma qui non c'è più dacché un male si fece reale, e con assedio sfibrante. Certo andai a ospedale, un fondale basso e di barbe, incialpo per il legno che se ne tiene lontano, e quel tantino al largo da non scorgere lune rosse, santini strappalacrime, o i pianeti Venere, Marte e Giove allineati nella foschia. Pieno di sé, il fonte occulto che plasma l'argilla, le fiata nelle nari anima di ferro, mi pare lo stregone di cavernicoli del recente paleolitico; accoliti di Elohim in giacca e cravatta, sempre pronti a bollire in pentola il prossimo del mio prossimo, li detesto. E di esso ne siamo una sorta di feticci ben cotti ma mal tagliati nella pasta. Sarò franco: mi sta sul peperone il filosofo Platone, sia pure egli mito, un gran dottore per la Genesi, e per un Tommaso salutato tra traduttori, ma schifosamente misogini, e per pagode d'oro di tanti tagliagole talora tacitamente d'accordo per fotterti nel ben dell'intelletto. Ah! le paranoie, le persone perseguitate per la supremazia di una lettura verace di annose Scritture giudaiche; tante, le ipocrisie d'amor nella dichiarazione di una fratellanza, poi, solo sulla carta inchiostrata. Ho visto tonaca talare e delle suore francescane giocarsi, furtivi, la questua dei poveri allo scopone in una taverna, e il peggio è che queste statue di onestà pretendono oneri dal nostro Stato laico per averci spiegato qualche libricino, non dal Vaticano S. p. A. che incensa le classi del buon esempio.

2- Ti chiedi se sia nato prima il Lacrimosa o un Dies Irae? Fossi miccia corta, della risata ne sapresti gran frittata di gusci rotti. Forse l'odore di eresia dipende dalla noia della zanzara insonne, non trovi? Ma se non ti convinco come un moccioso col dito in bocca, chiedilo allora al coccodrillo giù al saloon. Forse ti scucirà dalle borse un dollaro d'argento, forse ti farà vedere una falce o soltanto l'occhiolino, e con un dentino fuori posto. Il dio Mardukh di Babilonia, sappi, creò l'uomo da un grumo di sangue coagulato, lo creò coi visceri di un demone vinto in battaglia: perciò l'uomo è cattivo e maligno per natura, perciò ogni integralismo è come un vento assassino che spira dove non vorremmo affatto.

3- Ma i bacchettoni che ci ammaestrano nel bel canto come fossimo scimmie, o ingrifato perugino, mi son in odio come mosche al naso. E altro che ossequi si meriterebbe un beniamino principe dei morti, l'Alif e il Tau, l'ultima ruota di carro di buoi e il primo timone a settentrione. Di certo, brillante come un fermaglio fenicio e stella attorno a cui gravita tutto un ordine cosmico, una Maat, mette un certo timore, quel pesce, per la luce che lo ammanta, ma mi è altro che angoscia, seppur conosca il fondo della notte, e il significato della parola morte. Fosse davvero redivivo, si farebbe almeno vivo invece di nascondersi tra la pazza folla! E anch'io sono insano.

4- Sono o non sono, i medesimi signori, servi dei suoi servi, ma fin troppo adulti per gli sculaccioni? Che cretini! E sono pure orgogliosi nel loro cuore. Per i sentimenti giocondi si fanno le peggio cose ed è la volontà di vivere, il magma sotto la crosta, ciò che le indora, le pillole della felicità, senza contar il fegato di titano che ci vuole a 'sto mondo di mastini e avvoltoi. La bellezza schietta, in tal impasto di appetiti che un guru suole chiamar desiderio e altri indicano come volontà di potenza, vien logorata, infiacchita dal tempo. Hai un'idea di cosa sia, il tempo? Ti diranno che non esiste nella fisica quantistica, benché sia comunque frutto di una fretta maledetta, mentre a una fitta si squartano povere bestie, si sbranano gli uomini come dei cannibali, si tagliano boschi, ci dannano frequenze, onde radio di ponti. Insomma, tutta una diavolo di scure ci cala addosso e senza una grazia.

5- Gli esseni di Qumran l'aspettavano molto vicina, la fine del mondo, e ci fu la diaspora; anche lui intoccabile e magnanimo, e ben dotato di un surplus energetico a livello ribosomico delle cellule nei tessuti vari della sua carne, cosa magnetica formidabile, fece la faccia tosta con la madre, mai la chiamò mamma cara. Lei, proprio colei che lo pianse amaramente come fu arrestato e abbandonato! Essa fu proprio una piccola grande madre e l'unica sua origine divina, mi sembra, per questione genetica, fattore trans-gametico, un ché che nulla ha a che vedere con una stirpe di rettili o certe allucinazioni che mi puzzano tanto quanto l'avatara. Proprio essa, dunque, aveva un cognome mitocondriale ed era imparentata nell'occulta genealogia con il persiano di Mithra, il quale fu un re nato il venticinque dicembre in una grotta, secondo calendario misterico. In seguito deificato, questo re divenne il Sole Invitto per Costantino. E quegli fu simile ad altri eletti indoeuropei nati virginalmente nell'utero, ma che ne saprai mai tu di questi nell'oscuro fiume del tempo! In verità tutti costoro discendono da una sola Grande Madre, sono stati famosi nella Genesi e anche nella preistoria. Mi dài del pazzo; certamente è vero, ma noi siamo gli omuncoli della Terra di Mezzo ai loro giochi di potere, decretando più destini.

6- Ripeto: con origini ben più nobili e lontane di un salmodiante David, essendo ogni loro caratteristica geneticamente ereditaria ma cosa molto rara, come un ago nella paglia. E costei venne costretta a pregare dietro a paravento, e, ahimè, come l'ultima delle serve, come una schiava, quasi come ogni donna che soggiace al sopruso del maschilismo. Amen, mi dici? Ma l'Amen di cui io ti dico, è l'invisibilità vera delle cose ai tuoi perplessi, è come l'apparente sole e nel contempo come appariva il sole di otto minuti fa, e quel poco fa è al nostro orizzonte il presente. L'Amen in sé è l'ordine degli atomi nel vuoto, la materia oscura di una bottiglia: di essa ne sfiori le molecole coi cinque sensi ma in realtà non la tocchi, la sposti solo grazie all'energia. Tutto ciò che ti circonda è un campo di energia, è luce da luce ed ha una massa nella galassia di cui tu vedi di taglio il profilo, chiamandolo Via Lattea o Fiume del Cielo. Pertanto, che vuoi, quello disattese cosucce, diciamole speranze, e a capo di folto numero in cui la spada c'era forse di troppo ma sempre pronta a qualsiasi rovescio della sorte. Mentre si depredavano regni a lui effimeri, egli baciò anche le labbra di una seguace invisa a causa della gelosia di discepoli, perché solo i cieli sembrano i sette pilastri che non tramontano mai come gli obelischi che gettano ombra, e dall'ombra tu ricavi l'ora esatta. Ma la Terra è oggi diversa, finché dura nella minaccia dell'atomica e di quei lupi grigi di là del mare nostro; ne ha d'altronde ben altri solcati da aeroplani di linea, dove non si mangia a ufo, e da altri ma armati nei voli di squadriglia. Siamo nell'Era Spaziale; che piaccia o no, siamo galileiani, mica dei bambocci se rifiutiamo l'abbraccio di sacerdoti del dio oscuro: spesso quelle lunghe lenze sono gay, si stampano in viso il sorrisetto più stronzetto degli amorini, degli angioletti.

7- La Terra è già cambiata ed egli è nettamente in ritardo sulle predizioni, e così si rischia che tutta una generazione di increduli avesse proprio ragione a suo discapito, ma forse nel secolo corrente, non so… Piovesse il sole, tutto si fermerebbe, la civiltà arretrerebbe di colpo, gli zombie uscirebbero dalle spelonche, affamati, di nuovo di vampiri saremo preda. Nel trombone, allora, ci metterò sale. Da gallinaccio col cappellaccio alla bersagliera lo spianerò persino sulla coda dei cherubini, si bussasse alla mia porta malintenzionati, oppure, abusando della mia pazienza e ospitalità, si torcesse un solo capello ai miei. Come no, io sono l'Egitto sornione, un pio struzzo che lo nasconde nel sarcofago, il capoccione! Ma me la gusterò comunque, alle coltellate del destino. Ecco, semmai quel battezzato cristo mal educò il leone di Giacobbe, che ancor tiranneggia in terre straniere, considerandole alla stregua di uno sgabello per le sue pantofoline. E, nella demagogia, il beato custode di cardellini vissuti nel terrore di un ruggito, si illude proprio d'averlo sconfitto, il comunismo. Io credo che il vero comunismo non ci sia stato veramente; nel diktat e nel terrore della rivoluzione lo si è stravolto, un pensiero. Ma con che calve zucche l'ha battuto, forse negli illeciti dello IOR? Sì, sì, a una matrigna sia resa quella stessa per aver portato il patibolo della croce, mentre dal cappio fan pendere la storia degli infedeli, e di miscredenti come me, che non battono moneta con l'effigie di una gloria! Che ne sa, poi, la Bibbia di re Giosìa, di re giusti oltre a Salomone, il quale fa foggio d'abiti come un pavone del paradiso nel suo harem; che ne sa di un certo Gudea? Per questi divino fu il perfetto sole, come un gran segno di giustizia, mica come la luna storta di un Noè con le chiappe olivastre al vento dopo essersi rintanato nella cantina di Pantagruele. Non lo senti, l'usignolo? Gliene dice, nella romanza, persino al fertile limo del Nilo perché è nero come Cam, come un pelo sul groppone del tempio di Sem! Con oroscopi oppiacei la religione demonizza la donna, calpesta crudelmente la dignità: ed è per loro sempre la solita solfa dall'alto del pulpito mediatico, nel leggermi si annoierebbero.

8- E che altro, Chiccone? Oh, direi in tua risposta che il perdono è come una sorta di amnistia, una specie di condono che ci costa come atto di generosità riposta in chi lo riceve, sapendo noi quanto duro possa essere un carcere di ossessioni o la stessa esistenza all'evidenza. In verità la società industrializzata delinque a piede libero, è spesso mafiosa, una cosa spagnola di bravi manzoniani; senza posa si pensa al danno che una cattiva condotta arreca. Ne bastasse, di benedizione, poi, una sola! Sulla bilancia dei sospiri il tuo cuoricino somiglierebbe a una piuma leggera se si fa uno scarico mentale. Se paradigma caratteriale è ciò che ti fa peccare, conoscendo te stesso lavoraci su, ammettiti il negativo che conosci di te stesso per riproporti in positivo nella speranza del superamento del non-essere, poiché l'origine di tutto sta nello squilibrio tra testa e plesso solare, ovvero lo stomaco degli appetiti. Ma al desiderio io do un tono propositivo, non lo considero come una palude: ed è qui che non mi reincarno affatto, non c'è stasi. Oh, sì! Mi diranno del contrario, i dormiglioni, quelli che non agiscono se non fanno prima una sfilza di mantra.

9- Ma quegli non l'ho capito bene nel suo messaggio e mi pare il fantasma sacro di se stesso, come uno che veste il candido lino di un narcisismo cattedratico. Qualcosa mi puzza, dev'esserci sotto qualcosa che scotta; sembra tutto un pietismo che rinfresca come acqua dolce, una gioia unica che rigenera, roba alchemica, da romanzo fatto piuttosto per la credulità nel soprannaturale. E poi uno di loro, della stirpe degli eletti, con la scusa dell'eterno ritorno, di una cosa di per sé fugace ma che inchioda il giogo ad ogni passo, quella volpe garantì nei riti la sussistenza delle caste di una piramide vorace, escludendo così ogni sorta di diritto agli umili dell'India. Costoro mi sono come fratelli nella notte. Certamente i mari s'ingrosseranno, faranno la loro parte distruttiva e non piacerà a nessuno; mentre la terra trema, chi vivrà vedrà e scriverà Fine. Ma la fine non è poi un inizio?

10- Il vero miracolo, però, è che non è mai sceso dalla croce in duemila anni di vessazioni. Poiché vi è scritto Non uccidere, ma più avanti, nel Deus Lo Vult, Ammazzateli tutti, parola mia di agnostico, di non circonciso né credente nel monoteismo: mai sarò figlio di cotanto amor per un gruppo solo e chiuso, poiché io credo nei valori di un'etica, non in una moda. Sarò altrettanto bastardo, ma non mi piegherò al sultanato di confessioni rappezzate per fumo o fortuna, né sarò, io, il medico che esorcizzerà i loro demoni interiori e di chiese che danno scandalo non solo sui quotidiani ma anche dentro il perimetro delle loro sacre mura, rovinando la festa a dei fiori puri come gocce d'ambra con festini in parrucca, talora degni della bottega di un norcino maremmano.

11- Ne convieni dunque: le riviste di gossip e L'Osservatore Romano ci stanno sulle scatole come palle da basket con sopra scritto: cestinami. Come torno a lavorare l' 8X1000 lo do, invece, alla Chiesa Valdese, ben più ferrata nella carità, se non posso proprio darlo alla scuderia dello UAAR, poiché l'ateismo è senza un tempio degno dei suoi Lumi. Certo ci sono anche i massoni tra le pannocchie, ma io non sono Viracocha né Franciscus il Templare.

12- Com'era bella la mia prigione! Mela lisciavo come un barbone, mela rapavo come gran signore e non pagavo, no, la pigione!

13- Ma stavolta l'offro, io, l'aranciata. Amara, e con un dito di Campari. Ragazzo? Oh, Orzobimbo caffelatte, il solito drink al mio tavolo, per due e con dei cubetti.

14- Senti che campane! E che è, è morto Napoleone in Russia? ! Certo è che questi mistici s'impongono con la forza delle tradizioni e ci vogliono a loro immagine e somiglianza in pensieri, opere e remissioni, e se possono ci cancellano dalla lavagna, offuscandoci nella memoria corta del volgo e dapprima proprio nelle consuetudini. Per noi nacque Quirino da una vergine vestale e loro insinuano le nebbie della leggenda, come se fosse un cane di Perseo, che in vero nacque virginalmente anch'esso; ci chiamano lupi quando, poi, fattisi potenti e influenti, perdono la coda ma non il vizio. Se Roma fu l'inizio della Storia, ché prima di essa non ce n'era il senso grave e i barbari vivevano come in un sogno, con la religione cattolica impostaci si parlava tanto di sacro che se ne stravolse persino il senso della misura nello Stato e chi mi ha aperto gli occhi è diventato cenere come tanti vangeli tradotti a suo tempo in volgare e spariti perché troppo industriosi o pericolosi come la comicità di Gamala, e non parlo di Lutero ma di una Nazareth con gli strapiombi! Anche Quirino fu indoeuropeo come Mithra, in loro scorreva il sangue della Madre; di costoro ti ho spiegato scientificamente, ma a che serve insistere su tasto debole come il bemolle...

15- Che quel Gesù - e unto poi da quale profeta per esserlo un messia, forse col costoso nardo di una Maddalena? - fosse stato vittima dell'Età Assiale di Zarathustra? Mai Elohim fu uno o più dèi benevoli; anzi, la spada mai si allontanò dal petto della Palestina. E allora che dire del Regno dei Cieli? Non sarà piuttosto come un albero in cui tutti gli uccelli si rubano il nido, come una soffitta di vecchi cimeli, foto di divorzi e letterine di tradimenti? Sissignore, diamogli una sacra rota, ammettiamoli, tutti quelli che abbiamo fatto tribolare in un convincimento, a comunione! E di beni rosicchiati al tuo capezzale in punto di morte… Mio nonno fece tre campagne d'Africa e fu soldato; mio padre comandò due stormi aerei e fu soldato; mio zio fu generale pilota e fu soldato; il mio patrigno fu noto per il caso Gladio, fu generale e soldato; e io non valgo la metà della metà del cacchio di un carabiniere! Mah! In seno a noi indoeuropei forse vi è tal segreto ed è il maschilismo a generarli, ma c'è modo e modo per trattare le persone che in fondo sono il motore del mondo. Gesù, Krishna, Romolo eccetera, sono gli eccetera eccetera transgenici e naturali, ripeto non così celestiali, della lontana Grande Madre. Io mi dichiaro sì agnostico ma credo nella Madre Cosmica, nella Forza della Galassia. Dio non mi interessa, poi, come maschia parola vivente, ed è uno che tratta tutti e tutte di pezzo, tralascia chi si nutre di carne al sangue, nei vangeli, e invece colpevolizza il sesso, come conoscenza del bene e del male che anch'Egli sembra che abbia già sperimentato. E mi sembra uno munito di lente di ingrandimento che concentra la luce solare sulla formica da bruciarsi per gioco; la Sua Bibbia stordisce come un fumo di visceri arrostiti e fa uscire nettamente di testa, ma l'essere umano vale più di un gioco di assiomi! Certamente sono ridicolo e incapace di vedere oltre il mio naso. A tutt'oggi la rifiuto e la ritengo, la rivelazione biblica, una homeiron, una cucitura di più testi spesso in contraddizione tra di loro, ma non una prova certa della storicità di certi eventi narrati, come ad esempio l'Esodo avvenuto per me ai tempi di Amenofi II per via dei rinvenimenti archeologici in Wadi al-Watir, non lontano da Aqaba, e non del diffamato Ramesse II di cui si insinua che una sua prediletta regina, Nefert-ari, si infatuò di un certo Mosè, e che fu affidato da neonato alle acque e in un cesto come Sargon di Akkad. Costui giammai fu menzionato dalla Bibbia, per quanto egli fosse famoso in tutta la Terra di Sin: genericamente essa ci parla della stirpe di Caino liddove fu Babele e una Babilonia, ma il nome dei Sumeri e dei Semiti di allora si confondono vistosamente come nel sogno mitico. Molti indoeuropei, poi, oltre agli Ittiti-Etei, mancano all'appello e il quadro generale e storico-biblico è molto confuso, probabilmente per accortezza tanto calcolata quanto lo spostare nell'esegesi il punto di vista dalla Mesopotamia alla Terra di Canaan per la lettura simbolica del Serpente, e così facendo Eva appare una cananea di perdizione. Infine Giosuè è chiaramente un habiru, forse fuggito dalle miniere egizie di turchese e argento del cosiddetto Sinai, che era poi pieno di guarnigioni di confine, ma dagli scavi effettuati a Gerico, e subito tacciati di eresia dall'establishment accademico, noi sappiamo ben altra storia che quella dei fuochi d'artificio che il biblista ci narra come se volesse torcere il collo a tutti coloro che non credono. Il suo sembra un Dio come tutti gli altri falsi Elohim. La Via è moderazione, comprensione del gentil sesso, è come il Tao cinese in qualche modo. Ah! di me, ne son certo, amico, si dirà: Francesco è tutto suonato come un tamburo di latta, è un paramecio che tasta senza occhi il muro di labirinto, ed è rintronato come un orso dei cedri del Libano. Insomma legge troppa fantascienza. Tutta la sua operetta da quattro soldi presto sparirà come un teatrino di foche e sirene, sì certo: si squaglierà alla luce della verità come un iceberg di vanagloria; di questo Blade Drunker che dà la caccia a ipotetici replicanti, alla fine si scriverà l'epitaffio: Ho visto cose che voi astemi non potete manco immaginare.

Domenica 15 dicembre 2019 15:45:28

Peccati maschilisti in opere e omissioni: ecco un " vero" segreto della Repubblica romana di rivoluzionaria memoria, che come maschio forse "a sua insaputa" le è di regola sfuggito: in quei tragici eventi si aggirava davvero una carneade in gonnella se noi "azzeccagarbugli" del III millennio dobbiamo ancora rispondere a: Chi era costei? Eppure basta rivolgersi a internet, come io stessa feci anni fa (a. D. 2011), per venire a sapere, ad es. quanto segue :
"Corre l'anno 1849, la straziante difesa della Repubblica romana, giorno dopo giorno, colleziona feriti ed è in questo scenario tutto rivoluzionario che per la prima volta viene nominata una donna come direttrice delle ambulanze militari: Cristina Trivulzio [in] di Belgiojoso. Abile organizzatrice la [ milanese] principessa odiata dai francesi [e soprattutto oggetto di vera e propria persecuzioni da parte degli Austriaci, cala a Roma e] il 27 aprile impugna la penna e lancia l'appello alle donne romane: "Nel momento che un cittadino offre la vita in servizio della Patria minacciata, le donne debbono anche esse prestarsi nella misura delle loro forze e dei loro mezzi. Oltre il dovere dell'infondere coraggio nel cuore dei Figli, dei Mariti e dei Fratelli, altra parte spetta pure alle Donne in questi difficili momenti. Non parliamo per ora della preparazione di cartucce e munizioni di ogni genere cui potranno essere più tardi invitate le Donne Romane. Ma già sin d'oggi si è pensato di comporre una Associazione di donne allo scopo di assistere i feriti, e di fornirli di filacce e di biancherie necessarie. Le Donne Romane accorreranno, non v'ha dubbio, con sollecitudine a questo appello fatto in nome della patria carità. Basterà per ora che le bene intenzionate in favore di questa Associazione, mandino i loro nomi ad una delle cittadine componenti il comitato. Le signore associate riceveranno poi avviso del luogo e del momento in cui sarà richiesta la loro opera". Dalle numerosissime risposte giunte all'appello che prenderà il via la formazione del reggimento di infermiere e volontarie laiche. La selezione condotta dalla Belgiojoso sarà durissima, solo 300 verranno prese tra romane, straniere, aristocratiche e popolane [non escluse le prostitute]. Il nuovo battaglione comincerà immediatamente la sua attività non senza difficoltà. Nell'enciclica di Pio IX, infatti, si legge "più d'una volta gli stessi miseri infermi già presso a morire, sprovveduti di ogni conforto della Religione, furono astretti ad esalare lo spirito fra le lusinghe di sfacciata meretrice", ma la Belgiojoso risponde con fermezza al Pontefice [con una lettera aperta] e si preoccupa di vincere la sua unica battaglia quella di garantire, nei suoi ospedali, igiene e assistenza. " [le agg. in parentesi, sono mie]. E forse un' Aleardi femmina avrebbe cantato: "Era bella, era bruna, era dotata, / sotto un mucchio d'insulti fu sepolta" (non solo dal papa...). Ironia della sorte, per i tempi, il principesco marito, tanto sodale quanto fedifrago, da cui ben presto visse separata, oltre che molto avvenente, era molto apprezzato per le sue notevoli doti canore, e anche, ad es. da Lizst, legato da intimissima amicizia anche con la di lui impareggiabile consorte, tanto da suscitare l'inestinguibile gelosia della propria "prima" compagna di vita e madre dei suoi tre figli, la contessa Marie d'Agoult, altro personaggio di notevolissimo spessore politico-culturale troppo trascurato da chi tenta di dissipare a livello di divulgazione la fitta nebbia che da sempre ha marginalizzato la donna anche sul piano dei fatti della storia...

Domenica 8 dicembre 2019 16:12:56

Con sorpresa ho rilevato che nel programma, peraltro interessante, su Venezia del 7 dicembre 2019 la Chiesa del Redentore è stata attribuita a tale Antonio (!) Palladio anzichè ad Andrea Palladio ovvero Andrea di Pietro della Gondola detto il Palladio.
Un errore così banale non dovrebbe accadere in un programma trasmesso da una rete RAI.
Comunque complimenti per tutto il resto.
Cordialmente.

Domenica 8 dicembre 2019 00:07:40

Sono nata è tuttora vivo a Venezia, questa sera ho visto il Suo bellissimo contributo su questa mia città disastrata, che da sessantenne amo e subisco.
Grazie, soprattutto per l'ultimo messaggio a fine programma.
Renata Magnifichi

Sabato 7 dicembre 2019 20:14:43

Caro Augias scrivo a lei per ricordare il magistrato Ilda Boccassini che è andata in pensione. Per interposta persona le voglio inviare, per quello che può valere, tutta la mia gratitudine per il lavoro svolto, senza mai una polemica televisiva, contro la mafia ed il " potere " di Berlusconi. La considero un eroe dei nostri giorni, che come quasi tutti gli eroi esce di scena senza fanfare. Grazie!

Mercoledì 4 dicembre 2019 14:57:49

Gentile sig. Augias, ho da poco sentito che Lei sabato sarà in TV con un documentario su Venezia. Io avrei bisogno di parlarLe perché ci sono delle questioni che riguardano il Centro storico che sono semi-sconosciute e che io, all'età di 73 anni ho scoperto circa 3 anni fa. Non so se Lei sa che domenica 1 dicembre c'è stato un referendum da noi per il ripristino dei due comuni di Mestre e Venezia uniti nel 1926 con un blitz da Roma all'insaputa dei cittadini e del sindaco di Mestre. Dice bene lei Venezia moderna.. ??? Così hanno detto alla tv presentando il Suo programma. La mia non è polemica l'assicuro. Tornando al blitz del 1926 ho scoperto che quasi nessuno ne è a conoscenza qui, dove abito io in Centro storico, né nell'altra 3/4 o più di Venezia che è Mestre. La pregherei di mandarmi una mail o di telefonarmi in modo tale che io possa spiegarLe meglio. La stampa locale e nazionale ha sottaciuto il referendum e anche il sindaco che ha messo pochi sparuti manifesti d'obbligo in luoghi dove si vedevano appena. La prego mi risponda. Saluti cordiali, Gina Di Cataldo tel. ---

Domenica 1 dicembre 2019 13:20:32

Buongiorno Signor Augias,
Non sono abituata a scrivere commenti ma questa volta non posso esimermi dal farLe i complimenti per la. bellissima trasmissione "citta' segrete"... Un vero gioiello!!! Apprezzo enormemente come e'strutturata la trasmissione, il modo garbato di condurla e la capacita' di coinvolgere noi spettatori! ho imparato tantissime cose! grazie... mi piacciono non solo i contenuti ma anche l' integrita' che si recepisce nel trasmetterli! ! con vero apprezzamento e stima Mgrazia

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