Messaggi e commenti per Massimo Cacciari - pagina 8

Messaggi presenti: 165

Lascia un messaggio o un commento per Massimo Cacciari utilizzando il pulsante seguente, oppure il sistema di commenti di Facebook, più in basso.

Scrivi un messaggio

Lunedì 27 aprile 2020 11:29:50

Alla cortese attenzione del professor Massimo Cacciari
APPELLO AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO CONTE
AI MINISTRI AZZOLINA E SPERANZA

STUDIATE I PROTOCOLLI PER RIAPRIRE LE SCUOLE!
Per favore, professor Giuseppe Conte, si faccia carico di questo grave problema che riguarda i bambini e il diritto alle lavoro delle donne. Abbia la pazienza di leggere tutta questa lunga mail… Grazie!
Premesso che ho molto apprezzato le misure adottate dal Governo per contenere l’espandersi della pandemia, che personalmente temo molto che la prossima riapertura possa riportarci pericolosamente indietro e che avrei preferito una maggiore prudenza, che purtroppo non credo più che la cittadinanza sia interessata a difendere gli altri bensì ognuno solo sé stesso (e dunque renderei obbligatorio l’utilizzo delle mascherine), alla luce di quanto ascoltato ieri sera dalla voce del Primo Ministro Giuseppe Conte, è riemersa in me una forte preoccupazione già presente in precedenza: i bambini con chi staranno quando i genitori torneranno al lavoro? Coi nonni che sinora sono stati particolarmente protetti? Con una baby sitter che nel suo privato frequenta giustamente chi vuole ma proprio per questo non garantisce alcuna sicurezza?
Certa che, quando se ne ha la volontà, si studiano e si trovano soluzioni, mi stupisce e mi rammarica che tra qualche giorno riapriranno parrucchieri ed estetiste ma non scuole e asili nido; certo, questi non producono PIL, dobbiamo dunque pensare che sia unicamente la logica del profitto guidare le scelte che guida i nostri governanti?
Consapevole della complessità della situazione e della necessità di contenere la diffusione del virus, mi permetto di far notare che laddove i genitori tornino al lavoro, i bambini resterebbero soli a meno che le mamme rinunciassero alle loro attività lavorative. Le donne si sono duramente guadagnate il diritto al lavoro ed ora rischiano pericolosamente di essere bruscamente rimandate a casa! Tuttora vittime di discriminazioni - vedi, per citare due soli esempi - lettere di dimissioni volontarie in caso di gravidanza firmate al momento dell’assunzione e la retribuzione troppo spesso inferiore a quella degli uomini anche a parità di mansioni, ora si prospetta ora un nuovo gravissimo attacco al lavoro femminile.
E i bambini? Qualcuno ha pensato che sono chiusi in casa da due mesi? I bambini hanno bisogno più di tutti di socializzazione, ne parlo con cognizione avendo trascorso gran parte della mia vita a studiare psicologia infantile oltre che a svolgere il lavoro di maestra elementare. Aggiungo che la scuola non ha solo il compito di promuovere l’ apprendimento, bensì anche quello di educare alla convivenza civile. La scuola rimane il luogo privilegiato dove si impara a divenire pian piano persone socialmente attive e capaci assumere le proprie responsabilità nel mondo. Mai mi azzarderei a mettere i bambini in una condizione di pericolo per la loro salute! Continuo però a credere che la volontà di individuare soluzioni possa portare a risultati soddisfacenti.
Così come si sono dati tanto da fare per elaborare i protocolli per la riapertura in sicurezza di molte attività economiche, lo stesso può avvenire per le scuole primarie, dell’infanzia e asili nido. A me, da profana, viene in mente di organizzare dei turni in modo da non affollare le classi, di imporre (imporre sì, se è necessario) l’utilizzo di mascherine anche per i bambini e la misurazione della temperatura tramite termo scanner. Docenti e presidi sono sicuramente in grado di tenere il controllo della situazione, con l’ausilio anche degli altri operatori scolastici. Ma non sta a me, semplice cittadina, studiare questi benedetti protocolli. Tocca ai ministri, in primis alla ministra Azzolina e al ministro Speranza, debitamente coadiuvati dal parere di scienziati, virologi, immunologi, pediatri…
Dopo questa forse troppo lunga disquisizione lancio fiduciosa un appello affinché il Governo si impegni a trovare al più presto un modo che permetta ai bambini di ritornare a scuola nella massima sicurezza. Prima che centri estetici e ai calciatori, per favore pensate ai bambini!
Ornella Colombo
Reidente a Oggiono (LC) CAP 23848
VIA ------- 6/4
-------
348 -------

Sabato 18 aprile 2020 10:30:16

Buongiorno professore, ho ascoltato il suo breve intervento di stamattina su rai 1. Siamo animali sociali e noi della Magna Grecia lo sappiamo più degli altri. L'ho ascoltata spesso, ma stamattina ho avvertito dell'accoramento nella sua voce, che ha temperato il sarcasmo dello sguardo. L'impiger mens non tollera catene. Ho letto qualche mese fa "La mente inquieta", un manuale di sopravvivenza che lei, da buon pro-feta,
ha pubblicato lo scorso anno. Credo che lo rileggero', anche perché, con tutto quello che ho imparato in questi giorni, troverò sicuramente nuovi spunti di riflessione. La saluto con una frase del suo libro, che mi ha richiamato alla memoria il Proust de "Il tempo ritrovato": "quando ti sembra di esser giunto al fondo del pessimismo, proprio a quel punto devi scavare ancora; e allora forse vedrai fiorire la Ginestra"// Ma a volte, proprio nel momento in cui tutto ci sembra perduto, giunge il messaggio che ci può salvare: abbiamo bussato a porte che davano sul nulla, e nella sola per cui può entrare e che avremmo cercato invano cent’anni, urtiamo inavvertitamente. Ed essa, s’apre.
Liliana Longobardi

Mercoledì 15 aprile 2020 17:57:11

Buongiorno Professore mi chiamo Sergio Olivieri presidente del comitato civico mantova viva e dell'Associazione comunali Mantova... i miei più sinceri complimenti per come affronta l'analisi politica in Italia... gradirei altresì un contatto con Lei per eventuale conferenza a Mantova appena usciti dall'emergenza COVID.. lascio il mio recapito 335 -------.. www. mantovaviva. it

Mercoledì 15 aprile 2020 11:27:20

A VOI CHE MI DATE DELL’EROE
1 Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
2 C'è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
3 Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
4 Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
5 Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
6 Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
7 Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
8 Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace… (Ecclesiaste 3)
Adesso capisco alcuni sguardi, alcune assenze, alcuni scatti di mio padre.
Figlio contadino di questo paese, nato in mezzo alla grande guerra destinato ad essere soldato in una ancora più grande.
Figlio povero di terra d’Abruzzo, seconda elementare a fatica, buono per pascere pecore o zappare la terra.
Terra di montagna, terra amara, poco fertile, l’emigrazione unica speranza.
Una maledetta cartolina a chiamarlo in guerra, chiamato a morire ventiquattrenne per una patria lontana e che poco, fino ad allora, gli aveva dato.
Ed allora lui, che mai aveva visto il mare, arriva in Africa.
Immagino l’impressione che ebbero su di lui I cieli infiniti, il sole accecante, nuovi odori, la nuova gente: gente sconosciuta di colore e lingua diversi.
Solo nella moltitudine di altri come lui, buttato in una buca nel deserto con altri poveri contadini come lui, il clamore delle bombe il rumore più raffinato dei proiettili dei mitragliatori a sfiorargli la testa, la confusione.
L’immensa confusione della sconfitta di El Alamein, solo in quella buca ad aspettare, ventiseienne, di morire. Ad aspettare uno sconosciuto che, confuso come lui, gli avrebbe sparato in nome di un altro re, ma dello stesso Dio. Il terrore, le preghiere ad un Dio lontano, il dolore di vedere la propria gioventù evaporare in nome di non si sa cosa.
La voglia di essere altrove magari a pascolare le pecore sotto il Gran Sasso, o a provare ad innamorarsi di qualche giovane disgraziata come lui.
Ma in quel momento c’era solo rumore e confusione e paura e confusione. Non sa dove andare, non sa cosa fare, immobilizzato in quella buca mentre si scatena l’immensa potenza dell’uomo intorno a lui. Ore ed ore in attesa di un incerto destino.
Il rumore, la confusione, l’impotenza mentre il tempo passa e l’angoscia aumenta.
E poi le urla dei feriti, madri implorate, grida verso il cielo che guarda distratto. Cielo d’Africa che è in altre faccende affaccendato, non si cura di chi giace a terra.
I più fortunati già morti, gli altri che moriranno tra strazi indicibili.
E papà è li sperso, disorientato, terrorizzato, fragile e solo di fronte allo scatenarsi delle forze del mondo.
Papà è lì che non sa se pregare o bestemmiare.
Solo adesso capisco mio padre: anche io adesso non so se pregare o bestemmiare.
Nato a Roma e, per le peripezie della vita, arrivato a Bergamo a fare il rianimatore e improvvisamente catapultato in una situazione più grande di me.
Ho sempre pensato che, in fondo, la bestemmia fosse una sorta di preghiera laica: il riconoscimento implicito dell’esistenza di qualcuno o qualcosa che valga la pena di chiamare in causa.
L’aristotelico motore immobile alla fine unico responsabile della nostra situazione di poveri mortali alle prese con le difficoltà del mondo.
Mi capita di essere chiamato eroe, come lo è stato chiamato papà, ma né io né mio padre avremmo mai voluto esserlo.
Beata la nazione che non ha bisogno di eroi.
Io volevo solo una vita normale, volevo lavorare, fare del mio meglio e tornare aa casa dai miei affetti, non volevo altro.
Mi sono trovato, invece, nel delirio più completo. Nel delirio senza saper che fare. Si senza saper che fare, perché le persone malate erano tantissime. Le persone che avevano bisogno di me erano troppe, le persone che non respiravano erano, sembravano, infinite.
Non sai cosa fare. Curi chi ti sembra ce la possa fare, ti preoccupi di questi e, inevitabilmente, tralasci quelli che probabilmente non ce la possono fare.
Non ci sono e non ci possono essere ausili medici per tutti, non ci sono CPAP e ventilatori per tutti. Ho sentito chiacchierare tante persone, ho sentito opinioni, soluzioni, convinzioni, pareri di gente che non sa nulla di quello che succede.
Ho sentito parlare di etica persone che non sanno nemmeno cosa la parola etica significhi. Di etica, signori, si parla a “pancia piena”, così come di filosofia.
Mi si dice che in una situazione come quella che abbiamo passato le scelte sono dovute, non puoi occupare un ventilatore per una persona che ha poche possibilità, levandolo a chi ha concrete possibilità.
Lo so che è giusto, che la ragione in alcuni momenti deve prendere l’assoluto controllo, ma io devo fare i conti con la mia coscienza.
E i conti non tornano e non torneranno mai.
Io non sono un credente, almeno non credo cui comunemente si crede. Non credo in un vecchio con la barba che ti giudica contando quante seghe ti sei fatto nella vita. Credo nel dio di Spinoza, deus sive natura.
Siamo accidenti del dio natura, solo accidenti, ma accidenti importanti.
La nostra è vita di relazione, siamo animali sociali, cerchiamo conferme e certezze dalle opinioni degli altri e quindi siamo accidenti importanti l’uno per l’altro.
Quindi credo fermamente nell’importanza dell’uomo, dei rapporti tra esseri umani: uno sguardo, una carezza a volte ti fanno sentire la grandezza di fare parte di questo mondo.
Va tutto bene, tutto formalmente ineccepibile, ma io fatico a dormire.
Penso solo a quello che è successo ed a quello che succederà, penso a quanta gente dovrò vedere morire, a quante bare sfilare sotto i miei occhi, a quante persone avrei potuto dare di più e non ho potuto farlo.
Penso a me in questo disastro e penso di vivere un incubo… ma da questo incubo non mi sveglio.
Penso che avrei dovuto fare altro, fare di tutto per non correre il rischio di vivere un momento del genere.
E comunque ora basta, non voglio sentire parlare, mi disturba il solo rumore delle parole. Tutti parlano come se l’atto stesso del parlare fosse un atto salvifico.
Ma di cosa parlate, di cosa discutete? Perché parlate se non sapete, se non avete visto, non avete vissuto?
Le vostre parole sono rumore, inutile, stupido rumore. Ferisce le orecchie il vostro chiacchiericcio. E’ un coltello nel cuore il vostro chiacchiericcio.
Voi sempre alla ricerca di qualcosa da raccontare: cercando sempre qualcuno da beatificare o biasimare.
Anime belle pronte al giudizio, a giudicare il bene ed il male. Beati voi che sapete cosa sia il bene e il male, beati voi che avete certezze granitiche su questo mondo.
Vorrei ricordarvi che anche Gesù Cristo sulla croce qualche dubbio lo ha avuto!
Sempre orgogliosi di avere opinioni su tutto, come se questo potesse dare una specie di immunità nei confronti delle traversie imposte dal fato.
Opinione come giustificazione della stessa presenza in vita.
Voi che confondete l’informazione con la conoscenza, voi adesso mi chiamate eroe.
Voi che sprecate fiumi di inchiostro, mi chiamate coraggioso combattente nella trincea della lotta contro il virus.
Io, come mio padre, non volevo avere questo coraggio, mi ci sono trovato ed ho fatto solo quello che ritenevo essere il mio dovere, sostanzialmente quello che faccio tutti i giorni della mia vita.
Essere uomini non vuol dire altro che assumersi le proprie responsabilità in ogni singolo istante della propria esistenza. Responsabilità nei confronti di se stessi e di chi ti circonda, di quello che banalmente viene chiamato “prossimo”.
E poi cosa vuol dire avere coraggio, spesso il coraggio sconfina nell’incoscienza, nella esaltazione, nella pericolosa sottovalutazione del pericolo.
Comunque si sa che la storia non tiene conto del coraggio.
Tanto si sa che ci sarà sempre un popolo pronto a scegliere Barabba, una piazza invasa da persone che inneggiano un pelato che dichiara guerra al mondo, ci sarà sempre qualcuno pronto a sputare su un condannato condotto al patibolo…
Ho molti dubbi nella vita, ma so che di quel popolo non farò mai parte. Voi avete la stessa certezza?
Basta con questa retorica sull’eroismo, basta con questa finta unità di intenti, questa solidarietà da quattro soldi: volete essere eroi? Volete unità di intenti? Volete essere solidali? Pagate le tasse invece di rompermi i coglioni con le vostre banalità.
Siate umani nella vostra quotidianità, trattatevi con rispetto, non giudicate gli altri e lasciatemi in pace col mio dolore.
Adesso basta ho una vita da continuare, da ricostruire, ho da piangere e bestemmiare con la gente di Bergamo che ho imparato ad amare.
Niente sarà più come prima, o forse questa è una banalità degna di voi; tutto sarà come prima, torneremo ad essere le piccole merde che eravamo prima, pronti a ricominciare le piccole o grandi vessazioni quotidiane verso il debole di turno, pronti a sfruttare ed ad essere sfruttati, pronti alla quotidiana banalità della nostra vita.
Il grande Gaber diceva a proposito della stampa “ lasciateci almeno l’ignoranza che è molto meglio della vostra idea di conoscenza, che quasi fatalmente chi ama troppo l’informazione oltre a non sapere niente è anche più coglione. Lasciateci il gusto dell’assenza lasciatemi da solo con la mia esistenza e fateci pregustare l’insolita letizia di stare almeno dieci anni senza una notizia”

Massimo Meco

Mercoledì 15 aprile 2020 10:41:44

Vorrei sottoporre al prof. Cacciari un mio lungo scritto ma ritengo questo spazio inadeguato alla bisogna.
C'è un altro indirizzo (email) da utilizzare per far pervenirgli pervenire la mia nota?
Grazie e cordiali saluti.

Martedì 14 aprile 2020 13:04:49

Cacciari sei buono solo a fare polemiche senza mai dare soluzioni concrete! Hai vissuto fino ad oggi in un partito lo vista e corrotto, senza mai protestare!!! Di cosa stiamo parlando??? saluti.

Mercoledì 8 aprile 2020 10:14:27

Buongiorno Le scrivo in relazione ad un progetto editoriale latente nel mio animo da molto tempo. Dopo essere tornato dall Inghilterra ormai da qualche anno mi trovo a che fare co un Paese arretrato, quasi africano, l Italia! Non ho punti di riferimento e non ho conoscenze a cui appoggiarmi. Mi chiedevo se potessimo confrontarci e avere una parola di conforto in questi tempi truci! Inutile confessarle la mia ammirazione per il suo stile e per la sua passione che passa e mi trasmette sempre qualcosa in piu rispetto alla mediocrità e la pochezza dei vari f volo, b. vespa e tutti quelli che scrivono ma non sono capaci cordiali saluti FC

Martedì 7 aprile 2020 15:59:24

Egregio professore,
per realizzare finalmente l'unità d'Italia, rimasta incompiuta dal lontano 1861, La prego di considerare la necessità di realizzare l'abolizione de contante.

E' l'unico modo per recuperare il mancato gettito fiscale, dovuto alla corruzione, alla evasione e alla criminalità organizzata e non che ammonta a molte, molte decine di miliardi di Euro.

Dopo, anziché imporre patrimoniali, basterà realizzare una riforma fiscale democratica.

Si ricorda che risultato produsse la patrimoniale del dott. Sottile?

Martedì 7 aprile 2020 10:30:58

Buongiorno,
Il suo intervento televisivo di ieri è stato chiaro, onesto necessario, l'ho apprezzato perchè occorre davvero fare un'operazione verità e dire agli italiani che ci aspettano anni di lacrime e sangue se vogliamo avere una minima speranza di risollevare questa Nazione (detesto il termine paese). Io, dopo anni di lavoro durissimo e di tasse pagate fino all'ultimo sono pronto anche a subire una patrimoniale devastante la quale mi ripoterà indietro di 10 o 15 anni in termini di risparmioe privazioni, Occorre però che lo Stato la faccia davvero finita con l'evasione fiscale di massa, con i finti furbi e finti poveri (basta vedere le dichiarazioni dei redditi degli italiani per capire che sono grossolanamentre false), col denaro dato a destra e manca per comprare voti, con gli sprechi colossali della P. A... l'elenco è lunghissimo.

Ciò detto, io sono pronto a fare la mia parte

cordiali saluti

Marco Mambretti (MI)

p. s. la patrimoniale c'è già e si chiama IMU

Martedì 7 aprile 2020 08:04:44

Ancora una volta, per l’ennesima volta, Lei e’ stato il mio ventriloquo nel suo ultimo intervento televisivo. Encomiabile. E quindi in questa strenua - spietata - battaglia che dobbiamo combattere (in pochi) in questo paese afflitto dal morbo della retorica (dalle conseguenze che sono state e saranno devastanti), passo al capitolo COPERTURE necessarie - a mio avviso - per affrontare le misure che questo - tutto sommato - decoroso governo ha varato nelle ultime ore... COPERTURE OBBLIGATE (le avesse comunicate, questo governo per me passerebbe da “decoroso” a “storico”: 1) reintroduzione imposta prima casa con revisione rendite catastali in base a effettivi valori commerciali immobili (valori commerciali comunque attualizzati alla nuova situazione postvirus: il caso Milano purtroppo offrirà mesto esempio...) - 2) obbligo utilizzo moneta elettronica per ogni transazione futura (caffè al bar compreso: siamo una società nota non solo per la retorica cronica...) - 3) ennesima revisione sistema pensionistico attraverso riconteggio dei montanti mediante sistema contributivo ante 31. 12. 2011 (con buona pace della Corte dei Conti in tema di diritti acquisiti: mala tempora? si adeguino tutti, anche la Corte dei Conti). Non sarà possibile ricalcolare per tutti i montanti contributivi (alcune ex Casse statali) ? Bene... istituzione di griglie di penalizzazione tra importi e durata delle fruizione di tali pensioni prive di effettivi contributi versati. - 4) introduzione di “task force” destinata a ispezioni sui luoghi di lavoro per individuare regolarità dei contratti di lavoro (ogni anno al conteggio del vero PIL quante centinaia di milioni mancano per conteggiare l’ effettivo denominatore? e quanti versamenti contributivi all’INPS?) Direi che sarebbe sufficiente (forse ancora un modesto prelievo forzoso sui c/c e depositi titoli). Questa situazione porterà il rapporto deficit/pil (a proposito di numeratori e denominatori) tra quota 180 e 190%.. si vada a vedere il parametro che palesava la Grecia all’epoca della sua messa in mora... alla fine anche i greci (o portoghesi, o ciprioti, o spagnoli) così solidali con noi obietteranno: “perché noi si e loro no?). A quel punto o obietteremo con altra retorica? Continui così. M. R.

Commenti Facebook