Biografie

William Ernest Henley

William Ernest Henley
William Ernest Henley nelle opere letterarie Libri in lingua inglese

Biografia Capitano della propria anima

Il poeta William Ernest Henley nasce a Gloucester (Inghilterra) il giorno 23 agosto 1849, maggiore dei sei figli di William Henley, di professione libraio, e di Mary Morgan, discendente del critico e poeta Joseph Warton.

Il futuro letterato studia presso la Crypt Grammar School negli anni tra il 1861 e il 1867; nel breve periodo - dal 1857 al 1863 - in cui Thomas Edward Brown ricopre il ruolo di preside della scuola, Henley viene profondamente influenzato dalla sua personalità.

Oltre ad instaurare una lunga amicizia, Henley scriverà su New Review (nel dicembre del 1897) un memoriale in cui l'ammirazione per Brown, è palese.

All'età di dodici anni Henley si ammala gravemente di tubercolosi, tanto che diventa necessaria l'amputazione della parte inferiore della gamba sinistra.

Per tutta la vita la malattia non gli dà tregua, tuttavia Henley è persona dotata di una straordinaria forza d'animo: si diploma nel 1867 e si trasferisce a Londra per iniziare la professione di giornalista. Nei successivi otto anni trascorre lunghi periodi ricoverato in ospedale, trovandosi a rischio di amputazione anche per ciò che riguarda il piede destro. Henley si oppone alla seconda operazione e accetta di diventare paziente presso il The Royal Infirmary di Edimburgo, curato da Joseph Lister (1827-1912), uno dei medici pionieri della moderna chirurgia.

Dopo tre anni passati in ospedale - dal 1873 al 1875 - Henley viene dimesso e, sebbene la cura di Lister non sia del tutto riuscita, questa gli permette comunque di vivere in modo autonomo per trent'anni.

Proprio nel 1875, mentre si trova in ospedale, scrive la sua poesia più celebre, "Invictus", dedicata a Robert Thomas Hamilton Bruce (1846-1899) e resa ancor più celebre nel 2009, quando il regista Clint Eastwood gira l'omonimo film, in cui il presidente sudafricano Nelson Mandela (interpretato da Morgan Freeman) usa la poesia prima come ispirazione per alleviare gli anni della sua prigionia durante l'apartheid e poi per incoraggiare il capitano della squadra sudafricana di rugby François Pienaar (Matt Damon). La parola "Invictus" proviene dal latino e significa "invitto", ossia "mai sconfitto", oppure "non vinto".

William Ernest Henley è amico dello scrittore Robert Louis Stevenson il quale nella sua celebre opera "L'isola del tesoro", ha inserito la figura del pirata Long John Silver, basandosi proprio sulla figura di Henley: il figlioccio di Stevenson, Lloyd Osbourne, avrebbe avvalorato questa notizia, descrivendo Henley "un grosso, sanguigno individuo dalle spalle larghe con una gran barba rossa e una stampella; gioviale, sorprendentemente arguto, e con una risata che scrosciava come musica; aveva una vitalità e una passione inimmaginabili; era assolutamente travolgente".

Le sue opere principali sono "A Book of Verses" (1888), "Views and Reviews" (1890), "The Song of the Sword" (1892), intitolato poi "London Voluntaries" dalla seconda edizione del 1893.

William Ernest Henley muore il giorno 11 luglio del 1903.

Invictus

Dal profondo della notte che mi avvolge,

buia come il pozzo più profondo che va da un polo all'altro,

ringrazio gli dei chiunque essi siano

per l'indomabile anima mia.

Nella feroce morsa delle circostanze

non mi sono tirato indietro né ho gridato per l'angoscia.

Sotto i colpi d'ascia della sorte

il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e lacrime

incombe solo l'Orrore delle ombre,

eppure la minaccia degli anni

mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta,

quanto piena di castighi la vita.

Io sono il padrone del mio destino:

io sono il capitano della mia anima.

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