Maria Virginia Fabroni

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Biografia

Maria Virginia Fabroni nasce il 2 dicembre 1851 da una famiglia abbiente a Tredozio, un piccolo comune situato nella provincia di Forlì-Cesena, per moltissimi anni terra di frontiera tra il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio. All'età di 11 anni e precisamente nel 1862 viene mandata dal padre, il medico Giuseppe Fabroni, al Conservatorio S. Anna di Pisa, istituzione educativa di nobili ed antiche tradizioni, dove consegue il diploma di clavicembalo. Torna a Tredozio nel 1868.

Maria Virginia Fabroni: la formazione

Negli anni di permanenza a Pisa, la giovane scopre e coltiva la sua vera passione: la poesia e la letteratura in genere. Nonostante sia promettente nello studio del clavicembalo, Maria Virginia studia intensamente i poeti della tradizione letteraria italiana: Dante, il Dolce Stil Novo, Petrarca, Gaspara Stampa, Torquato Tasso. Studia anche poeti più recenti: Parini, Monti, Foscolo, Manzoni, Leopardi, Prati, Zanella e Giusti.

Già nel 1869 a soli 18 anni, Maria Virginia Fabroni pubblica la sua prima raccolta di poesie, scritte gran parte durante la sua permanenza al Conservatorio, dal titolo "Ricordo"; dedica l'opera, in segno di riconoscenza, al Cavaliere Ingegnere Paolo Folini, presidente del Conservatorio che, osservando le notevoli qualità intellettuali della ragazza, ne favorì la crescita culturale.

Grazie ai contatti più allargati che una città universitaria e colta come Pisa consentiva, la giovane si avvicina alle idee risorgimentali, dimostrando una propensione per la poesia civile e intrattenendo corrispondenze, poi proseguite al suo ritorno a Tredozio, con numerosi intellettuali e artisti del tempo: dal grande Niccolò Tommasei a Giannina Milli, dal compositore siciliano Errico Petrella, autore di numerose liriche, al pittore Silvestro Lega, considerato uno dei più rappresentativi esponenti Macchiaioli che soggiornò presso la famiglia Fabroni e che fece un ritratto della poetessa.

Maria Virginia Fabroni

Maria Virginia Fabroni ritratta da Silvestro Lega

In un articolo dei primi del 1900, il giornalista Giovanni Mini scrisse:

...l'ingegno miracoloso, lo sviluppo precoce e il fervido immaginare, congiunti alle rare virtù dell'animo delicato e gentile, presto la fecero riverita e degna di un posto d'onore fra le elette poetesse del suo tempo, e di ogni maggior stima nel mondo letterario. Vivente, udì parlare di sé con sensi di alto stupore, de' suoi prodigi intellettivi; e, non compiuti i diciotto anni, raccolse plausi invidiati dalla stampa e dai più cospicui dotti contemporanei d'Italia, co' quali ebbe poi famigliare corteggio tanto che venne ascritta a più Accademie non solo in Toscana, ma pure d'Italia...

La poesia di Maria Virginia Fabroni

Fare poesia per Maria Virginia Fabroni diventa il mezzo per affermare la propria autonomia in un contesto famigliare oppressivo ed a cui resiste, contrastando la volontà del padre; egli avrebbe voluto maritarla con un uomo che lei non amava.

Questa opposizione, in un tempo in cui la ribellione filiale era assai rara e complessa e, soprattutto, in un luogo come Tredozio, così remoto dai circuiti sociali più aperti della società dell'epoca, ci restituiscono di lei un'immagine non subalterna o mite, ma piuttosto battagliera, amante della libertà personale e dell'autonomia della donna nella società.

Questa ribellione però le causa molte sofferenze e forti restrizioni nella vita personale. Riesce tuttavia a mettere in calendario la data delle nozze col giovane amato ma purtroppo, il 10 agosto 1878, a soli 26 anni, muore di tisi (a Tredozio) tre mesi prima dell'evento.

Le poesie "A Italia" e "Tre fiori colti sulla rocca di Solferino" sono di chiara ispirazione risorgimentale. Di seguito le parole del dott. Giuseppe Rando, professore ordinario di Letteratura italiana nell'Università di Messina, a proposito di Maria Virginia Fabroni:

"..la sua convinta perorazione del valore assoluto dell'Italia Unita contro tutti i reazionari che allora, come ancor oggi purtroppo, contestavano l'Unità, l'impresa dei Mille, l'apostolato mazziniano e la politica lungimirante di Cavour, in nome della presunta libertà conculcata dai Savoia (in realtà, a favore di gretti, reazionari interessi filoborbonici): questa sua scelta politica, non molto comune nel panorama letterario del suo tempo, la colloca, invero, in una posizione storicamente innovativa, degna di essere studiata".

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