Messaggi e commenti per Massimo Gramellini - pagina 3

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Frasi di Massimo Gramellini

Mercoledì 13 ottobre 2021 14:02:03

Salvaguardare la maggioranza

La maggioranza sosteneva che la Terra fosse piatta... auguri!

Mercoledì 13 ottobre 2021 07:40:08

Commento a vostro « caffè « di oggi sul corriere intitolato « Silvia »


Buongiorno Sig. Gramellini, lei nell’articolo di oggi, tende a dare, come tanti altri, un giudizio troppo semplicistico sul comportamento di chi non si vuole vaccinare schierandosi con quelli che si vaccinano. Io mi sono vaccinato, ma la questione di chi non si é vaccinato (in Italia e nel resto del mondo) mi sembra un tema molto più articolato di come tendono ad affrontarlo i giornalisti come lei che si schierano come dei fan.
Io mi interrogherei sul perché frange così ampie la pensano diversamente da lei e non si vaccinano. Frange che non sono solo degli ignoranti buzzurri, ci sono molte persone colte e anche rispettose degli altri che non si vaccinano per scelta e cercherei di indagarne meglio le ragioni invece di semplificare troppo l’argomento. Aiuterebbe di più il pensiero comune sull’argomento.
Cordiali Saluti.
Paolo Coen

Martedì 12 ottobre 2021 20:40:37

Richiesta di incontro


Gentile Massimo Gramellini,
sono l'interior Designer Sebastiano Raneri, finalmente riesco a poterle scrivere. Avrei necessità in funzione ai suoi impegni di poterla incontrare, per un confronto costruttivo ed un aiuto per mandare un messaggio forte ai nostri giovani che saranno la futura struttura portante del nostro splendido Paese.. Se la disturbo è perchè ho grande stima in Lei come persona e come professionista, questo non la obbliga ad incontrarci per un caffè. Io faccio la spola fra Acireale (CT) e Milano, sia per lavoro che a livello istuituzionale, se reputa potermi dedicare una ventina di minuti, ne sarei felice.
Grazie per avermi letto a prescidere dall'eventuale incontro
Cordiali Saluti

Martedì 12 ottobre 2021 09:58:30

Renzi

Sono una assidua lettrice del Corriere e mi meraviglio che un articolo come il suo non abbia a fianco in prima pagina un articolo di replica. Comunque è vergognoso che si possa linciare così una persona che in fondo sta solo lavorando legittimamente.

Martedì 12 ottobre 2021 09:45:46

Ho letto il caffè di oggi 12 ottobre 2021. Non capisco questo accanimento contro Renzi. Cosa le ha fatto di personale? Metà dei parlamentari ha almeno un altro lavoro perché consentito dalla legge. Ricordo uno fra tutti l'avvocato personale di Berlusconi, che non si è mai visto in parlamento. Io La stimavo, ma credo sia troppo facile mettere alla berlina, stile Travaglio, senza contraddittorio chiunque Le sia antipatico. Rifletta!

Venerdì 8 ottobre 2021 08:40:35

Il diritto di fischiare


Caro Gramellini sono da sempre un tuo appassionato lettore, devo dire che condivido (quasi) sempre le tue pacate riflessioni sul caffè. In questa circostanza tuttavia mi permetto di eccepire in quanto ho trovato fuori luogo i fischi a chi in quel momento era il meritevole portiere della nazionale e non del Milan, che forse l hanno fischiato quando ha trasformato la porta di wembley in una saracinesca chiusa? Con affetto Guido

Giovedì 7 ottobre 2021 16:02:40

Bella ciao


Gentilissimo Gramellini,
legga, la prego e, se ha qualcosa da dire, o da ridire, o da …ridere, sa dove
trovarmi.
Con doverosa stima
Ernesto Scura
(Ottantottenne ingegnere calabrese di etnia arbëresh)

BELLA CIAO di Ernesto Scura

Dice Cesare Bermani, scrittore di sinistra particolarmente attento agli eventi collegati alla guerra di Resistenza: “Fischia il vento, sull'aria di un canto d'amore russo, “Katjuša”, è stata la canzone partigiana più cantata dai partigiani comunisti.

A metà anni sessanta il centrosinistra, al governo, diede forza alla sinistra che ha puntato su “Bella ciao” come simbolo per dare una unità posteriore al movimento partigiano“ con connotazioni più propriamente nazionali, onde fugare quell’ombra di servile sudditanza derivante dall’aver adottato come inno ideologico un inno sovietico. E quì occorre precisare che “Bella Ciao”, non solo non venne mai cantata dai partigiani ma, addirittura, l’odierno testo che noi conosciamo, fu adattato sulle note di una vecchia canzone che descriveva il duro lavoro delle mondine curve nelle risaie del vercellese. E non solo le note, ma anche l’iterativo ritornello “o bella ciao” fu adottato pari pari, tanto per completare il plagio, dando così, almeno, un tocco di orecchiabilità, alla porzione innovativa di quel testo colmo di strafalcioni e sgrammaticature. Dunque, il “Bella Ciao” partigiano fu un maldestro arrangiamento di un canto di sofferenza per farne un inno di “Guerra”, anche se quelli che oggi l’intonano, vogliono spacciarlo per un inno …”pacifista”. Cioè, per conquistare la “libertà, che si fa ? si combatte e, forse, persino, si muore. Ecco, “Bella Ciao” è l’inno postumo all’eroismo e alla lotta non combattuta per la libertà ma per il trionfo del comunismo. E, a ben vedere, tutt’oggi noi non godremmo di quella libertà, senza il sacrificio di morti e di sangue pagato da quei soldati Yankees. Non vi basta ? E allora sentiamo la dichiarazione di un campione della sinistra, il comunista Giorgio Bocca, di cui nessuno può negare la correttezza morale e la sua partecipazione attiva alle fasi più pericolose di quella guerra partigiana: “L’unica cosa certa, é che in venti mesi della guerra partigiana non l’ho «mai sentita cantare» (e pure gliela suonarono al suo funerale). Della prima volta che fu cantata abbiamo un dato certo: fu ad un congresso della Gioventù Comunista Mondiale, tenutosi a Praga, nel 1947, quindi a guerra ormai finita da due anni, intonata, a squarciagola, dalla delegazione italiana, con l’attuale testo banale e sgrammaticato di cui vi offriamo in’impietosa dissezione ”anatomica”. “Una mattina mi son svegliato, oh bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao, una mattina mi son svegliato, ed ho trovato l’invasor. ” E CHI PARLA SEMBREREBBE UN UOMO. “O partigiano portami via, o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao, o partigiano portami via che mi sento di morir. PORTAMI VIA. ALLORA È UNA DONNA? MAH ! “MI SENTO DI MORIRE”. NELLA CORRETTA LINGUA ITALIANA, “SENTIRSI DI…” STA A SIGNIFICARE LA VOLONTA DI FARE QUALCOSA, QUINDI, NEL CASO IN ESAME “VOGLIO MORIRE” (ma si può essere più fessi di così ?) SAREBBE CORRETTO DIRE “MI SENTO MORIRE”. “E se io muoio da partigiano o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao, e se io muoio da partigiano tu mi devi seppellir”. È UN UOMO CHE DÁ DISPOSIZIONI DI SEPOLTURA. “E seppellire, lassù in montagna, o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao e seppellire lassù in montagna, sotto l’ombra di un bel fior”. MA CHE OMBRA PUÒ FARE UN FIORE ? “Tutte le genti che passeranno o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao, tutte le genti che passeranno diranno che bel fior”. DOPO UNA RICERCA IN INTERNET EMERGE: ‘Le "genti" è una parola che non si trova più nei testi moderni. "forse si trova in qualche poesia un po' antiquata, ad esempio " le straniere genti" (foreigner populations) ”. “E questo è il fiore del partigiano, oh bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao, e questo è il fiore del partigiano morto per la libertà”. PAPARAZUMPA, PAPARAZUMPA, PARAPAZUMPAPAPÀ. PROVATE A CANTARLA CON QUESTA FILASTROCCA ACCOMMPAGNATA DAL RITMO DEI BATTIMANI, È GARANTITO L’EFFETTO DA CONGRESSO DEL PRESIDIUM DEL SOVIET SUPREMO DELL’UNIONE SOVIETICA.

Ernesto SCURA

Giovedì 7 ottobre 2021 14:43:49

Donna Rachele


Gent. mo e Preg. mo Sig. Gramellini,
ho appena finito di leggere il suo "Caffè" di oggi. Che dire: umorismo, efficacia, verità, "diciamocela tutta", ma proprio tutta! Bravo! Intelligente! Come sempre!
Ah, il valore delle parole, di quelle che parlano di realtà è di verità.
Grazie per il suo contributo all'imma ne tentativo di raddrizzare questo Paese (con la p maiuscola, ma con formula dubitativa).
Con stima
Antonio Carlino-Genova

Sabato 2 ottobre 2021 13:10:56

Il virtuale senza virtù


Buongiorno Dott. Gramellini,
Le invio questi pensieri sparsi senza obbligo di risposta, ma solo per condividere una spiacevole sensazione di disarmo della ragione e del senso critico.

Quando mi sono iscritto al liceo classico, alcuni conoscenti di allora, con una sorta di sottile disprezzo dettato da un orizzonte forzatamente pragmatico, mi dissero che non mi sarebbe servito a niente: un punto di vista orientato dall'assenza di aspettative culturali oppure la resa precoce ed immotivata ad un materialità non del tutto ponderata? Senza saperlo, in quel momento veniva capovolto il teorema medievale della cultura come strumento di sottomissione (v. Eco) e tutto ciò che era individuato come vagamente complesso, poiché considerato scioccamente elitario, era oggetto di un aprioristico rifiuto misoneista.

Volendo riportare questo al presente, e su di una scala drammaticamente più vasta, sembrerebbe non esistere un indirizzo di studi che riesca ad apparire utile in prospettiva, perché l'evidente distacco dalla realtà in favore di una vuota comunicazione compulsiva porta, in casi estremi, al disinteresse per qualsiasi tema che non sia generato all'interno del circuito comunicativo cui si partecipa. E tale partecipazione, in molti casi, non comporta l'espressione d'idee, ma solo l'approvazione o la disapprovazione di spunti altrui, troppo spesso privi di un qualsiasi reale significato.

Non vorrei impantanarmi nella retorica del sessantenne che disprezza a priori l'incomprensibile contemporaneità alla quale, forse, sente di non appartenere, scivolando così nella pericolosa e nostalgica presunzione di voler essere tra coloro (pochi, peraltro...) che possiedono i segreti codici d'accesso alle verità del mondo (v. Sermonti), però trovo incredibile che poco più di tre decenni abbiano ribaltato la concezione complessiva della realtà e l'approccio alla conoscenza. Forse perché la realtà che appare sui nostri dispositivi spesso non è tale e genera confusione, perché l'universo racchiuso nel WEB, indipendentemente dalla sua attendibilità, soddisfa istantaneamente ogni necessità non sollecitata di aggiornamento, anche se per lo più indirizzata verso argomenti che evaporano mentre vengono trattati, sostituiti velocemente da altri meglio sponsorizzati. Assistiamo al capovolgimento tra mezzi e fini, allo sviluppo incontrollato dell'affordance, termine coniato da James J. Gibson ed esteso da Marshall McLuhan, dove regna l'immanenza incontrollabile degli algoritmi. Diveniamo lo strumento attraverso il quale gli algoritmi stessi cercano di raggiungere i loro obiettivi, influenzando e condizionando i nostri comportamenti e, soprattutto, le nostre scelte.

Molti giovani vagano come novelli rabdomanti alla ricerca di giga d'acquisire presso più o meni consci donatori. Osservano il mondo in pochi pollici di schermo, rapiti da lampi di una realtà tanto marginale quanto incoerente.

Mi riesce difficile adeguarmi al fatto che una ragazza di 13 anni, in possesso dell'equivalente di una lampada di Aladino del sapere (e senza limiti di desideri), mi chieda come mai gli australiani non cadano nel vuoto, vista la loro posizione geografica (... almeno viene riconosciuta la sfericità della Terra!). Cerco di spiegarglielo nel modo in cui l'hanno spiegato a me, semplicemente. Non sono Piero Angela né Piergiorgio Oddifreddi, non ho mai avuto buoni voti in fisica, eppure lo so, l'ho sempre saputo: e saperlo mi aiuta, come tante altre cose che considero basilari, ad orientarmi in tutto ciò che consegue al fatto di essere un abitante di questo pianeta. Cerco di spiegarglielo, ma non ottengo alcun risultato. Anzi, i dubbi aumentano. Ma perché, ragazza che vedrai il primo essere umano su Marte, non digiti le parole magiche, l'Abracadabra o l'Apriti Sesamo del tuo smartphone, e cerchi di mettere in pausa l'improduttiva frenesia di tante comunicazioni pressoché inutili, andando invece a cercare le risposte a quei dubbi così decisivi? Forse una faccina o un like verso pseudo-estranei hanno sempre la precedenza sulla possibilità di acquisire un concetto che ha impegnato alcune delle menti più degne della storia dell'umanità? Perché a nessuno dei tuoi amici elettronici interessa saperlo? Perché nessuno di loro è in grado di spiegartelo? Eppure, in quella strana cyber-propaggine della tua naturale morfologia c'è tutto ciò che, cercando bene, potrebbe farti compiere un balzo culturale simile a quello della scimmia che incontra il monolito in “2001: Odissea nello spazio”.

E qui scatta la trappola che tanto temevo: “Ah, se l'avessimo avuto ai nostri tempi! ”, convinti che ne avremmo fatto un uso completamente responsabile. Ma se avessimo avuto lo smartphone ai nostri tempi, siamo sicuri che avremmo avuto la capacità di sfuggire alla feroce attrazione che cattura così perdutamente l'attenzione e, in certi casi, la coscienza di chi lo usa? Avevamo già i nostri problemi con l'incomunicabilità tra genitori e figli, che gravava sulle nostre spalle come il mondo su quelle di Atlante, per cui l'essere scampati ad altri condizionamenti può essere ritenuto un fortunato ritardo temporale nell'acquisizione tecnologica.

Venerdì 1 ottobre 2021 15:21:42

Richiesta di intervento


Gentile Dott. Gramellini, voglia innanzitutto scusare l'inusualita' del contatto. Le scrivo per regalare a mia moglie la gioia di una sua lectio magistralis o una sua presentazione. Mia moglie e' titolare di un Mondadori Bookstore a Modica, Ragusa. Il prossimo 19 Ottobre la libreria compira' 20 anni. Si tratta di una libreria speciale che nell'ambito della rete Mondadori in Sicilia e' seconda per fatturato dopo Palermo. Un successo costruito con grande tenacia e impegno fatto di eventi culturali e presentazioni di libri di autori italiani e stranieri. Per celebrare il 20° anniversario la Citta' di Modica ha messo a disposizione il bellissimo teatro barocco. Le chiedo se, con un gettone e ovviamente l'anticipazione di ogni spesa di viaggio per lei e per chi l'accompagnera' (sara' ospite nel nostro boutique hotel) sara' possibile un suo coinvolgimento in una data compresa tra il 19 e il 31 Ottobre 2021.
In attesa di leggerla, Le invio i miei migliori saluti.
Stefano Stroppiana

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