Messaggi e commenti per Maurizio Landini - pagina 13

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Lunedì 1 giugno 2020 16:56:35

Ill. mo Segretario il Decreto Rilancio ha compreso tra i beneficiari del bonus Inps 600 Euro i lavoratori di Mirabilandia, i bagnini di salvataggio, i lavoratori del settore ricettivo e ristorativo assunti con Contratto a chiamata e gli stagionali con contratti intermittenti tutti esclusi dal precedente Decreto perchè assunti da Aziende con un Codice Ateco che non veniva compreso tra i beneficiari. Vorrei ora gentilmente porle un quesito: perchè la domanda dei 24 mila stagionali (con Codice Ateco esatto secondo i requisiti del DL Cura Italia) esclusi in prima istanza è stata ancora respinta? La missiva inviata dalle Segreterie Nazionali al Ministro Catalfo e al Presidente INPS il 2/4/2020 nella quale si sottolineavano per le categorie ora inserite dal Decreto Rilancio " incongruenze date da un'interpretazione fortemente discriminatoria oltre che in violazione della parità di trattamento e contraria allo spirito della norma" perchè non valgono per i 24 mila Stagionali? La Sig. ra Catalfo con vari post ci ha sempre assicurato che le domande sarebbero state riesaminate e pagate per una errata contrattualizzazione (lavoro a tempo determinato anzichè stagionale) e in effetti i nostri in sostanza sono contratti stagionali che iniziano a Maggio e terminano a Settembre ormai da molti anni. Restiamo in attesa con incrollabile fiducia per la risoluzione del problema.

Lunedì 1 giugno 2020 16:34:47

Buongiorno. Vorrei sapere perché noi che abbiamo iniziato a lavorare a 14 anni con 20 anni di contributi prima del 1996 andiamo più tardi in pensione ? Quelli che hanno maturato dopo il 1996 vanno prima in pensione. In Italia funziona tutto al contrario. Spero che si faccia qualcosa al merito. Grazie mille

Domenica 31 maggio 2020 18:07:10

Spett. la Repubblica
caro Roberto Mania,

dopo aver letto lil testo della intervista pubblicato oggi, ricordo a lei, (non ho l'indirizzo di Carlo Bonomi), che Maurizio Landini un mese da Lilli Gruber disse chiaro: '''.. dopo il covid-19 troveremo il problema del pianeta-clima, il problema dei sistemi sanitari insufficienti, la incognita del nuovo lavoro per le tecnologie e l'incognita dei big data. Abbiamo
bisogno di un nuovo modello di sviluppo. ''

Non ha accennato alle retribuzioni degli operai o altro dei temi vecchi, ma l'impegno a ad affrontare le incognite che si profilano all'orizzonte.
Se mai pensava alla possibile perdita di posti di lavoro o trasformazione degli stessi. E quindi alla formazione professionale necessaria alle imprese come ai lavoratori per sopravvivere alla innovazione tecnologica.

Per fortuna di tutti noi la Ue con la nuova presidente UrsulaVdL ha intrapreso una strada positiva verso i temi cui accennava anche Carlo Bonomi: ''' le due massime urgenze per la Ue sono un modello di sviluppo tecnologicamente innovativo e protettivo dell'ambiente, della salute e della libertà e dignità umana. '''
Quindi crescita, istruzione e ricerca, green new deal, sviluppo sostenibile, infrastrutture.
saluti -------

Venerdì 29 maggio 2020 20:42:51

Sono un medico di base. Possibile che non ci sia la possibilità di poter proteggere i miei pazienti fragili senza fargli perdere un sacco di soldi. Ho un paziente senza un polmone e con l' altro seriamente compromesso, ha la 104 art. 3 COMMA 1 ma non ha neoplasia e non è imumnodepresso. Se tornasse al lavoro rischierebbe moltissimo. In cassa perde economicamente tanto. Saluti. G. Lombardo

Venerdì 29 maggio 2020 10:10:17

Vorrei sapere dal segretario Landini, cosa
si farà per gli esodati rimasti e sopravvissuti al covid 19. Io sono uno di loro, 34 anni di contributi e 62 di età. Ex tuta blu, turnista macchine utensili, perito meccanico. Cosa devo fare ? Chi mi tutela ? Come verrà conteggiata la mia pensione? Ho iniziano a lavorare nel 1979. Grazie per la cortese attenzione. Saluti da Elio.

Mercoledì 27 maggio 2020 10:06:00

Egr. Marcello Albanello ho letto il suo commento relativo al problema della formazione spero di introdurre qualcosa di utile. Secondo me succede molto spesso nell'ambito lavorativo che l'impostazione della spinta ad emergere per ricavarne beneficio economico spinga il lavoratore a tener per se qualsiasi espediente abbia trovato proprio per beneficiarne nella scalata alla miglior posizione. Questo comporta che il lavoro che dovrebbe creare accomunamento degli individui che dovrebbero avere insieme l'aspirazione al miglior assolvimento del compito vivano in una modalità assurdamente opposta a quella che il sistema si prefigge di ottenere il massimo di produttività. Inoltre proprio perché nel lavoro si sviluppano la gran parte delle relazioni degli individui, la modalità del vivere si diffonde nella società. Come si può sviluppare una mentalità diversa accomunante? Fra i premi ai meritevoli non c'è anche forse la partecipazione ai corsi di formazione più importanti? Non mi sembra che qualcuno si ponga il problema: la vera formazione (formazione continua, mentre se ne fa esperienza anche giovandosi di quella degli altri) avviene mentre si lavora ma proprio perciò l'ambito lavorativo si deve trasformare per farsene carico. Saluti

Martedì 26 maggio 2020 23:32:38

Sono un lavoratore della fiac compressori di pontecchio Marconi Bologna caro segretario landini avrai l'accortezza di seguire la nostra vertenza con la suddetta Atlas copto che vuole portare il mostro prodotto a Torino., o si fa solo delle chiacchiere

Martedì 26 maggio 2020 08:38:20

Quando un individuo rimane disgraziatamente coinvolto in evento, come un incidente stradale o di lavoro che lo riduce fra la vita è la morte, la modalità frequente di intervento medico è di sottoporlo a coma farmacologico. Si ritiene cioè che tutta l’energia vitale residua debba essere destinata al mantenimento in vita e che sia l’organismo stesso, fatto regredire a quello primitivo nascente della logica embrionale del primo sviluppo alla nascita ad operare le scelte opportune per rinascere. Io credo che come società umana stiamo vivendo qualcosa di molto simile e che gli interventi che i politici continuano a proporci, purtroppo siano forieri di vana speranza. L’atteggiamento costruttivo deve metterci di fronte a scelte diverse che tenga presente la realtà della situazione. L’umanità si salva solo se si rende conto per esempio che la nostra speculazione che ha trasformato la carne viva degli animali in grande produzione di cibo vendibile, cioè trasformabile in denaro ci ha offerto comodità a prezzo di dissolvimento dell’equilibrio della vita. Di queste comodità, di cui quello espresso è solo un esempio fra tanti dobbiamo chiaramente privarci senza sollevare obiezioni. Se siamo ancora in grado di sopravvivere dobbiamo sfruttare al massimo centellinandola l’inerzia di cui gode il nostro processo vitale, ma cominciare a trasformare il processo stesso. Ad esempio inizialmente abbiamo dovuto procacciarci le mascherine per evitare il contagio dall’estero ma ora abbiamo cominciato a produrcele da noi. Tutte le misure devono tendere all’utilizzo di quanto esiste ma ance in ogni caso alla sostituzione del necessario con produzione in loco. Non possiamo sconvolgere il sistema della distribuzione dei beni che avviene mediante il denaro, ma possiamo operare nel senso di fare fluire il denaro dove manca in modo automatizzato, approfittando delle grandi capacità tecnologiche di cui siamo in possesso. Ne parlo da anni e non ricevo risposta, Ho molta paura di parlare al vento che ci porta a sbattere. Salute!

Domenica 24 maggio 2020 18:16:17

A Maurizio Landini
Ho letto la tua intervista su Repubblica di oggi 24 maggio 2020 e penso di poter dire alcune cose sulla formazione professionale dei lavoratori. Il fatto è che mi stupisce che non sia ancora stato elaborato nulla di diverso da quanto si discuteva negli anni novanta del secolo scorso e cioè di una impostazione che già allora ritenevo ampiamente inadeguata.
Negli anni ottanta ero nella Segreteria Confederale della CGIL Veneto con l’incarico specifico di seguire il mercato del lavoro. Sia prima che dopo il mio incarico in CGIL ho insegnato elettrotecnica e sistemi automatici in un ITIS. Dopo il mio incarico sindacale sono stato docente in molti corsi di formazione per lavoratori in CIGS o nelle stesse aziende in cui erano occupati.

Ti dico subito che sulla base di queste esperienze non condivido le posizioni che hai espresso e riassumo la critica in una domanda: "Formazione professionale per andare a lavorare dove? ".
Tu sai bene che un lavoratore in cassa integrazione ha parzialmente risolto il problema del reddito, ma non sa se alla fine troverà l'azienda dove lavorava e, se anche la trova, non sa come sarà la sua posizione di lavoro. Quale formazione professionale proporre a questi lavoratori?
Uno dei corsi in cui ho fatto il docente era rivolto a degli operai altamente specializzati che lavoravano al montaggio delle piattaforme petrolifere e che cercavano di ritornarvi al più presto. Dopo il primo colloquio mi stato facile capire che loro ne sapevano molto di più di quello che potevo insegnare dal punto di vista professionale. Così ho fatto esporre le loro esperienze cercando di inserirmi con delle nozioni teoriche là dove era possibile. Ho imparato in quel caso e verificato in altri che che una base teorica costruita sulla pratica è il mezzo per trasferire le competenza acquisite in altre situazioni. In altre parole credo che la logica prassi-teoria cioè l’esatto opposto di quello che si tendeva 8e forse si tende ancora) fare, sia l'unica gestibile nella formazione professionale dei lavoratori. Ovviamente è necessario che ci sia nel futuro dei lavoratori in CIGS una destinazione lavorativa almeno in parte definita.
Per la formazione professionale dei giovani senza esperienze di lavoro il discorso è diverso anche se i migliori esempi di formazione professionale per giovani li ho visti nei casi in cui c'era nello stesso territorio un settore industriale o commerciale corrispondente e già sviluppato. In questo caso erano le stesse aziende del settore che fornivano le macchine su cui imparare a lavorare mentre il corso forniva un sostegno teorico articolato.
Ancora diverso è il discorso della formazione permanente che non può essere rivolta a una singola specializzazione, ma all'aggiornamento professionale in modo da sostenere il lavoratore a fronte di eventuali innovazioni.
Qui mi fermo altrimenti invece di un messaggio scrivo un documento di dieci pagine e non mi pare il caso. Spero che siano state chiare le cose che volevo dire, ma che sono solo comunque cenni per un tema i cui contenuti andrebbero profondamente rinnovati.

ciao
Marcello Albanello

Domenica 24 maggio 2020 11:19:03

Mettiamoci nelle condizioni di essere oggettivi..

Parallelismo di crisi dell’epidemia e di crisi economica.
Le due crisi hanno molti punti in comune.
La pandemia colpisce violentemente la - La crisi economica colpisce violentemente
società umana. - la società umana.
La violenza si concretizza riducendo i - La violenza si concretizza riducendo i
cittadini allo stato di malattia e morte - cittadini allo stato di indigenza e morte
Il morbo (stato di malattia) si trasmette - La povertà (stato di impossibilità di acquistare
per insufficienza del sistema immunitario - i beni di sopravvivenza) si trasmette ai cittadini
dell’individuo quando il virus ha occasione - quando non sono raggiunti dal circuito di
di attaccarlo da un già contaminato vicino. - distribuzione del reddito.
La società in attesa di aver accresciuto - La società riconosce che l’imposizione di tenere
le capacità di difesa immunitaria dei - le distanze impedisce che la distribuzione del
cittadini mediante la reazione degli organismi - reddito avvenga per tramite delle relazioni
accelerata da un vaccino ha l’unica possibilità - lavorative, perciò ha l’unica possibilità di far
di impedire la contaminazione distanziando - distribuire agli indigenti il denaro necessario
gli individui. - direttamente dal tesoro dello Stato
Il distanziamento fra i cittadini lavoratori - Le attività che riguardano le funzioni di
Impedirebbe qualsiasi relazione che comporti - produzione dei beni di sopravvivenza si varranno
la vicinanza fra le persone. Si rende però - delle strutture e organizzazioni già preposte
necessario escludere dal distanziamento tutte - adottando però tutte le misure più opportune
le attività che riguardano i beni di sopravvivenza - che diminuiscano il rischio di contagio.

Il morbo ci ha investito all’improvviso e questo si - Il sistema economico, costruito col criterio della
riflette in una casistica diversificata che impone - massima produzione di beni vendibili in cui al
pratiche d’intervento a misura di ogni situazione, - lavoro dei cittadini si sta sostituendo quello dei
cioè: Pratica di rilevazione dei sintomi di partenza - robot, non sta reggendo all’impatto del virus e
quando l’organismo non è stato ancora debilitato - dopo aver disumanizzato l’uomo si rivela
e può più facilmente concorrere alla guarigione. - incapace persino di fornire a tutti i beni necessari
Eseguire esami che riconoscano i portatori senza- per vivere. Come al morbo ogni individuo resiste
sintomi in modo da non farli entrare in contatto - con le proprie condizioni di salute e gli anticorpi
con le persone più a rischio (specialmente gli - cosi utilizza il denaro per difendersi dalla fame.
addetti alle cure in contatto con anziani o deboli) - L’unico rimedio per il cittadino avere denaro.

Dal precedente rilievo della situazione, logico ma volutamente sintetico allo scopo di riconoscere l’essenziale a fronte del groviglio inestricabile dell’interdipendenza delle relazioni sociali, si deducono le misure operative da eseguire necessariamente con immediatezza per salvare la comunità.
- La prima misura il distanziamento fra le persone è stata accettata dalla popolazione con molta facilità e messa in atto con grande attenzione proprio per la perentorietà degli eventi tragici che abbiamo potuto condividere quasi come fossimo presenti dalle televisioni e dagli altri media. Nessuno ha potuto dire tanto facilmente a me non toccherà!
- La seconda misura consiste nel non interrompere le due funzioni di approvvigionamento dei beni di sopravvivenza e della loro ridistribuzione ai cittadini di ogni territorio. Queste attività necessarie saranno eseguite facendo incidere il ravvicinamento dei cittadini resosi necessario malgrado la misura precedente, il meno possibile mediante gli accorgimenti opportuni, maschere e guanti. Le organizzazioni preposte alle due funzioni hanno finora risposto molto bene agli adempimenti ben consci di eseguire un compito delicato e importante.
Ma la funzione di distribuzione si esplica con l’approvvigionamento da parte del cittadino. Anche i cittadini hanno adempiuto bene osservando le regole. Interviene però a distinguere le situazioni diverse dei cittadini il fatto economico come vediamo successivamente.
- La questione sospesa al punto precedente corrisponde a dire che l’organizzazione economica della società al suo stato attuale per rispondere bene all’esigenza di approvvigionamento e di distribuzione dei beni di sopravvivenza deve rendere capaci tutti cittadini di assolvere al pagamento dei beni comprati. Solo in questo modo i flussi dei beni di sopravvivenza potranno avvenire senza alcun intervento di modifica dei criteri di gestione economica.
- Riuscire ad ottenere la stessa mobilitazione nei riguardi delle misure economiche richiede interventi che aprano spiragli di speranza diffusa. Un esempio abbastanza recente che può essere ricordato da tutti, fu il sacrificio chiesto agli italiani per entrare nell’Euro. L’aspettativa di miglioramento fu tale che l’operazione andò a buon fine senza grandi difficoltà e investì una buona parte della popolazione.
- Lo Stato è già in possesso di una organizzazione che dovrebbe rendergli possibile l'evidenza del reddito di ogni suo cittadino, Il sistema mentre è sufficientemente ben impostato relativamente all individuazione del cittadino reso univocamente reperibile mediante il codice fiscale non lo è altrettanto relativamente alla determinazione del reddito. Ma come può essere mai possibile combattere il male delle enormi differenze di reddito senza che i redditi di ciascuno siano veramente conosciuti? Cominciamo allora a intervenire per legge sulla parte di reddito più facilmente tracciabile che è proprio la parte monetizzata. Il criterio proposto è che le banche debbano inserire nel contratto di conto corrente il codice fiscale dei contraenti e che ogni cittadino deve avere almeno un conto corrente. Il criterio proposto è che le banche debbano inserire nel contratto di conto corrente il codice fiscale dei contraenti e che ogni cittadino debba avere almeno un suo conto corrente. Le banche debbano comunicare a scadenze periodiche ricorrenti al tesoro dello Stato i codici fiscali di ogni conto corrente con il saldo relativo. Con un apposito data base si rende in questo modo possibile un’applicazione informatica che dia l’evidenza di disponibilità di denaro liquido disponibile per ciascun centro di spesa costituito dai codici fiscali che fanno riferimento a conti correnti collegabili. Certo esisterebbero scappatoie per poter apparire in situazioni di necessità ma i truffatori potrebbero almeno essere perseguibili. Naturalmente il tesoro dello Stato dovrà provvedere a rendere i conti correnti dei poveri sufficienti al loro approvvigionamento di beni essenziali. Tutti i centri di spesa (dei poveri e dei ricchi) subiranno lo stesso controllo perché gli approvvigionamenti non cadano in eccessi di sperpero delle risorse disponibili.
- La resistenza ad un sistema del genere è culturale. Si tratta di una sorta di pudore che riguarda il ricco che vuole nascondere la propria ricchezza, dice per difenderla dai ladri o forse perché se ne vergogna confrontandola con tanta miseria e il povero che se ne vergogna quasi fosse l’espressione di un giudizio di inettitudine.
Ma il ricco non rende forse manifesta la propria ricchezza col suo tenore di vita e il povero ogni volta che si sottopone alla umiliazione di chiedere aiuto. Il sistema che funziona facendo utilizzare un facsimile di bancomat non permette di riconoscere se l’acquirente è ricco o povero di modo che sarebbe il più opportuno per ovviare al pudore prima descritto.

- Io intravedo altre implicazioni positive, come il fatto rilevante di una flessibilità delle attività che non sia punitiva per le parti. La spinta evolutiva richiede sempre più che le attività umane possano trasformarsi per rendersi più sostenibili, invece fino ad oggi tutti i soggetti che partecipano alle attività produttive risultano incatenati a difendere la propria modalità di sopravvivenza che gli impedisce trasformazioni.

- Intravedo anche una maggiore possibilità di difendersi dai ricatti dei mafiosi che oggi si possono far passare con tanto denaro disponibile come benefattori verso tante persone in situazione di necessità.

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