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Edmund Husserl

Edmund Husserl
Edmund Husserl nelle opere letterarie Libri in lingua inglese

Biografia Trascendendo il pensiero

Edmund Gustav Albrecht Husserl, matematico, logico e filosofo tedesco, fondatore della fenomenologia, uno dei movimenti filosofici più importanti del '900, nasce l'8 aprile 1859 a Prossnitz in Moravia. Egli si è dedicato dapprima agli studi di matematica e proprio a partire da questi si è avvicinato alla filosofia. L'attività filosofica di Husserl può essere suddivisa schematicamente in tre fasi.

La prima fase è quella psicologistica, influenzata prevalentemente da Brentano. Opera principale di questa fase è la "Filosofia dell'aritmetica" (1891). In essa egli si preoccupava di dare una fondazione psicologica dei principi matematici universali, scontrandosi però con il grosso problema di trovare un rapporto tra la soggettività psicologica e l'universalità della matematica. Su questo problema sarà costretto a rivedere la sua impostazione di fondo per approdare a una nuova fase.

La seconda fase è detta fase logicista. L'intento di Husserl è quello di fondare la matematica e i suoi principi sulla logica. Opera chiave sono le "Ricerche logiche" (1900-1901). Il problema col quale però anche qui Husserl si scontra è quello del rapporto tra l'universalità della logica e la possibilità di una conoscenza che è pur sempre soggettiva.

Attraverso continue riflessioni Husserl arriva a formulare una sua prospettiva filosofica originale capace di dare una fondazione scientifica della conoscenza, attraverso un metodo puramente filosofico, non psicologico, né logico. È la scoperta del metodo fenomenologico (terza fase). Seguendo questo metodo è possibile dare una fondazione radicale, assoluta e universale, in una parola "scientifica", della conoscenza. Il problema fondamentale di Husserl è sempre stato proprio questo: garantire un valore forte alla conoscenza. Questo risultato si può ottenere solo ridando un ruolo alla filosofia come "scienza degli inizi primi".

La fase di maggiore portata per la filosofia del Novecento è sicuramente quella fenomenologica. Opere principali di questa fase sono: "La filosofia come scienza rigorosa" (1911), "Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia trascendentale" (1913, in tre volumi, ma solo il primo pubblicato da Husserl), "Meditazioni Cartesiane" (1931), "La crisi delle scienze europee e la filosofia trascendentale" (1936). Inoltre sono disponibili raccolte di appunti e di lezioni conservate presso gli "Archivi Husserl" di Lovanio, il cui lavoro di decifrazione e stampa prosegue fino ai giorni nostri.

Husserl morirà a Friburgo, il 26 aprile 1938, lasciando molti allievi tra i quali Martin Heidegger, Edith Stein, Max Scheler.

Il metodo fenomenologico

L'epochè

Il metodo che Husserl individua come fenomenologico presenta un momento preliminare insostituibile senza il quale sarebbe impossibile procedere nell'indagine fenomenologica.

Questo momento è l'epochè. Esso consiste in una "sospensione del giudizio", in una neutralizzazione del mondo empirico così come esso si presenta qui, alla mano. Il mondo naturale, nella sua continua mutevolezza e molteplicità, la coscienza individuale empirica nel suo continuo flusso, l'atteggiamento naturale di chi è convinto di avere un io e un mondo oggettivo davanti a sé... tutto ciò va posto tra parentesi, neutralizzato, perché esso non si presta a indagini di tipo "scientifico", sfugge a ogni universalità e non consente di cogliere quelle strutture fondamentali che stanno alla base di ogni esperienza. Il mondo che dobbiamo considerare non è quello delle scienze empiriche (fisica, chimica, scienze naturali, etc.). La realtà va colta nelle sue strutture essenziali e per fare questo occorre mettere tra parentesi il mondo empirico e concentrarsi sull'io, sulla coscienza, la quale rappresenta il luogo in cui avviene ogni esperienza e ogni dotazione di significato. La coscienza non però nel senso empirico, ma nel senso "puro", "in generale", nelle sue strutture universali.

L'epochè ci presenta dunque il campo d'indagine della fenomenologia: l'io puro, la coscienza nelle sue strutture essenziali, costanti in ogni Erlebnisse (esperienza vissuta), indipendentemente dall'esistenza o meno di un mondo esterno.

L'indagine "intuitiva"

La fenomenologia ha allora il compito di descrivere le strutture e i nessi immanenti alla coscienza, l'universalità eidetica attraverso il metodo dell'intuizione.

Con questo termine Husserl non intende la visione immediata, istantanea, diretta, senza mediazioni di oggetti intellettuali: non si tratta di un'intuizione intellettuale simile a quella sensibile che si ha quando si percepiscono oggetti sensibili. Essa si colloca nell'ambito della riflessione. L'io, dopo aver compiuto l'epochè, deve rivolgere lo sguardo verso di sé per cogliere attraverso un lavoro della razionalità gli assiomi di fondo, gli elementi costanti, gli inizi primi e irriducibili che fanno parte della sua struttura. Si tratta di un lavoro di analisi in cui vengono "portate ad evidenza" le strutture e i nessi dell'io puro.

Quali sono i nessi e le strutture costanti che emergono da quest'indagine? In un procedimento di progressivo approfondimento Husserl ne individua le caratteristiche.

Soggettività pura e oggettività-per-la-soggettività

Husserl individua una prima distinzione all'interno dell'io puro:

1. Vi è innanzitutto una soggettività pura, una coscienza assoluta, una percezione immanente in cui il soggetto coglie se stesso nella propria indubitabilità, nel proprio soggettivo nucleo irriducibile, nel proprio residuo ineliminabile. Questa soggettività pura, indipendente da qualsiasi altro oggetto di pensiero è simile all'io cartesiano. Di essa si può avere un'evidenza adeguata e pressoché indubitabile, esso è "puro nocciolo" senza elementi di disturbo, senza elementi di sfondo indefiniti e dubbi.

2. Vi è poi una oggettività-per-la-soggettività, un oggetto colto da un soggetto e mai indipendente da esso, una percezione trascendente in cui la coscienza coglie un'alterità. Di questa percezione si avrà sempre un'evidenza inadeguata, mai assoluta, mai piena, sempre dinamica e in divenire, sempre dubitabile, tuttavia si può anche in questo caso ottenere qualche evidenza. In essa al "puro nocciolo" del significato si aggiungerà un orizzonte di sfondo, un alone indefinito sempre presente e mai riconducibile a piena evidenza.

L'intenzionalità

Procedendo nel lavoro di intuizione eidetica all'interno dell'oggettività-per-la-soggettività, Husserl individua due strati compresenti e intrecciati: la materia e la forma.

1. La materia (yle) è lo strato elementare, il momento materiale della percezione dell'oggetto trascendente, il momento dei dati sensibili puri, non organizzati, le impressioni amorfe, prima e al di là di ogni intenzionalità del soggetto.

2. La forma (morphè) è lo strato significante/animatore che si sovrappone alla materia e le dà un'organizzazione intenzionale. L'intenzionalità è proprio la caratteristica fondamentale della coscienza pura che percepisce l'oggetto.

Intenzionalità significa che la coscienza non è puramente passiva, ma è costantemente "rivolta verso", "protesa verso" (in-tendere = tendere verso) qualcosa che le è esterno e in questo suo tendere è profondamente intrecciata con l'oggetto che non sta "di fronte" come qualcosa di esterno e estraneo, ma è correlato con la coscienza. In questa "correlazione intenzionale" Husserl individua due elementi distinti, ma profondamente legati e inseparabili: la noesi e il noema.

1. La noesi o "atto noetico" è l'atto del pensare nella molteplicità delle sue forme (immaginare, percepire, ricordare, conoscere, amare...), la quantità degli atti noetici è pressoché infinita per Husserl, ad ogni atto corrisponde un intenzionato, un "oggetto" correlato che è appunto il noema.

2. Il noema è l'intenzionato, l'oggetto del pensiero, dell'atto noetico, il termine dell'intenzionalità, esso ha caratteristiche diverse a seconda del tipo di atto noetico che si è verificato... in questo senso il noema può essere un immaginato, un percepito, un ricordato, un conosciuto, un amato e così via.

Noesi e noema sono strettamente intrecciati, correlati, mai separabili e soprattutto caratterizzati da una dinamicità e una molteplicità di stratificazioni che li rende molto complessi e sempre in divenire. Uno stesso oggetto può essere intenzionato in vari modi dal pensiero, dando luogo a un intreccio di significati che si dipana nel tempo e che muta continuamente.

Il tempo svolge un ruolo fondamentale nella formazione dei nessi noetico-noematici. Husserl individua tre orizzonti che contemporaneamente si intrecciano nella coscienza e concorrono alla formazione dei nessi di significato:

1. Un orizzonte del prima, cioè il passato. L'atto noetico è influenzato dall'atto che lo precede nel tempo. Tale orizzonte non è a sua volta lineare, ma stratificato, presenta un nocciolo principale, ma molteplici gradazioni di significato che stanno sullo sfondo.

2. Un orizzonte di simultaneità, cioè il presente. L'atto noetico attuale è a sua volta stratificato in un nocciolo e una molteplicità di sfondo.

3. Un orizzonte del dopo, un'apertura al futuro che influenza l'atto noetico. Anche questo orizzonte si presenta stratificato

Il risultato di questo lavoro di riflessione nell'ambito dell'intuizione è un io profondamente stratificato, plurilineare, complesso, un intreccio di strutture essenziali che insieme e simultaneamente contribuiscono a formare i significati della realtà (questo in fondo è ciò che interessa a Husserl, individuare dei significati universali per la realtà).

L'ideazione

In questo quadro complesso e intrecciato in cui strutture molteplici noetico-noematiche si stratificano e si influenzano a vicenda si pone il problema di come si ottengono i significati universali, le idee o essenze che costituiscono la conoscenza scientifica.

Innanzitutto va detto che per Husserl i significati della realtà non sono entità pienamente unitarie, definite e immobili, ma sono "nessi", "intrecci di strutture", "relazioni" sempre in divenire, sempre aperte a nuove prospettive di significato.

Il significato va "costruito" dalla coscienza che ha il compito di annodare la molteplicità stratificata delle strutture noetico-noematiche che si dipanano nel tempo. Questo lavoro di "annodamento" e di "sintesi" è chiamato da Husserl ideazione.

L'ideazione svolge un lavoro di "riempimento" tra due istanze.

1. La coscienza pura si trova di fronte da un lato la realtà vuota di significato, una sorta di x incognita indeterminata, ma con un suo schizzo di fondo, privo di determinazioni, ma ineliminabile. Esso è il punto di appoggio, il centro del nocciolo, chiamato da Husserl il portatore sul quale può lavorare la coscienza sintetica.

2. Dall'altro lato c'è la molteplicità dei significati intenzionali che si dipanano nel tempo in un intreccio complicato e stratificato (cfr.sopra).

La coscienza sintetica opera, appoggiandosi sul vuoto portatore, un annodamento sintetico di tutti i molteplici modo di datità noetico-noematici, fissando così un significato fondamentale, enucleando un nocciolo pieno, un nodo significante principale, mai definitivo, sempre provvisorio, sempre modificabile nel tempo poiché è irraggiungibile l'unità completa di tutti i modi di datità. A questo "nocciolo pieno" (senso unitario, sintetico, "nodo") si aggiungono sullo sfondo strati paralleli molteplici (mutevoli modi di datità, molteplici caratteri di sfondo) che non entrano nel pieno significato, ma lo rivestono, lo condizionano e lo modificano nel tempo.

Al termine di questo complicato processo si ha la visione evidente delle essenze di significato, cioè dei significati universali che costituiscono la realtà. Tale processo non è assolutamente soggettivo. Ogni coscienza pura che si ponga dal punto di vista dello "spettatore disinteressato", e che lavori con coerenza razionale, giunge alle stesse essenze e alle medesime conclusioni.

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