Biografie

Alfredo Oriani

Alfredo Oriani
Alfredo Oriani nelle opere letterarie

Biografia La tardiva comprensione del pensiero

Lo scrittore Alfredo Oriani nasce il 22 agosto 1852 a Faenza (Ravenna), da una "famiglia aristocratica di campagna, ma senza lustro vero, in decadenza economica dal principio del secolo" (da una sua lettera al cugino Giacomo, citato in "Narratori di Emilia Romagna", p. 14, a cura di G. Raimondi e R. Bertacchi, Ed. Mursia, Milano 1968).

Inizia gli studi a Bologna, li prosegue a Roma e si laurea in Giurisprudenza a Napoli, nel 1872. Torna a Bologna per dedicarsi alla professione di avvocato, ma comprende subito che il suo ideale di vita è di tutt'altra natura: egli, infatti, ama la solitudine, la meditazione e le lettere.

Abbandona l'attività forense e si trasferisce nella villa di famiglia a Casola Valsenio, sempre nel ravennate: è qui che nasce l'Oriani letterato, che sarà romanziere, saggista, ma anche storico, giornalista, commediografo.

Nel 1876 Alfredo Oriani pubblica l'opera autobiografica "Memorie inutili", dalla quale emerge la sua personalità travagliata, a volte temeraria, ma fondamentalmente romantica; quello stesso romanticismo che pervade il suo profondo patriottismo.

Ed è proprio il suo amor patrio - fortemente radicato nei valori di libertà e di repubblica di Giuseppe Mazzini e successivamente influenzato dalle teorie hegeliane e poi nietzscheiane - che, trasfuso in alcune opere, gli è causa di stroncature feroci.

Seguono, fino al 1883, una serie di pubblicazioni ("Al di là", una storia d'amore fra due donne, nel 1877; i racconti di "Gramigna", nel 1879; "No", nel 1881; le quattro novelle di "Quartetto", nel 1883) in conseguenza delle quali si vedrà attribuire l'etichetta di scrittore "osceno".

Nel 1886 Oriani sposta il suo campo di interessi scrivendo "Matrimonio", un saggio con il quale si schiera contro il divorzio, tema politico del momento. Seguono i saggi storici "Fino a Dogali", nel 1889, e "La lotta politica in Italia", del 1892.

Lo scrittore torna quindi alla narrativa con i romanzi "Il nemico" e "Gelosia", entrambi del 1894, "La disfatta" del 1896, "Vortice" del 1899, "Olocausto" e "In bicicletta", pubblicati nel 1902; commedie drammatiche tra cui "L'invincibile", anch'essa del 1902.

Conclude la carriera di scrittore con la possente opera storico-filosofica "La rivolta ideale", del 1908.

Alfredo Oriani muore il 18 ottobre 1909 a Casola Valsenio, a soli 56 anni.

La vicenda dell'Oriani intellettuale è stata segnata dalla sfortuna: egli non ha mai raggiunto in vita quella popolarità che meritava e, dopo la morte, ha subito l'espropriazione del pensiero ad opera del Fascismo che, modificandone il senso più profondo, lo ha radicalizzato trasformando l'Oriani in un padre ideologico ante litteram del movimento.

Un'ottima sintesi del personaggio appare quella dello storico Luigi Salvatorelli ("Sommario della storia d'Italia", Einuadi 1969) che dice di lui: "... personalità complessiva notevole, ma scrittore in cui le intenzioni furono superiori alle capacità di realizzazione".

Di lui non si comprese, o non si volle comprendere, che l'intera architettura del suo pensiero affondava le proprie radici in un profondo spirito democratico e repubblicano, nonostante le sue opere. Lo comprese, probabilmente, Antonio Gramsci, che di lui scrisse: "Occorre studiarlo come il rappresentante più onesto e appassionato per la grandezza nazionale-popolare italiana...". Benedetto Croce ne avallò lo spessore di storico.

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