Biografie

Francesco Crispi

Francesco Crispi
Francesco Crispi nelle opere letterarie Libri in lingua inglese

Biografia Il grande sogno di una nazione

Francesco Crispi nasce a Ribera (Agrigento) il 4 ottobre 1818. I suoi genitori sono Tommaso Crispi, un commerciante di granaglie che ha anche ricoperto la carica di sindaco di Ribera per due volte, e Giuseppina Genova. Francesco, alla nascita, viene battezzato con rito greco secondo le tradizioni della Santa Chiesa Orientale, perché per linea paterna discende da una famiglia di origine albanese; il nonno paterno, infatti, è un prete della Chiesa cattolica italo-greca, mentre lo zio Giuseppe è un vescovo e rettore di un seminario greco-albanese.

Francesco trascorre un'infanzia serena in Sicilia, a Ribera, con i suoi genitori. E' un bambino gioviale, che socializza con i suoi coetanei con cui si diverte in giro per il Paese. Frequenta la scuola elementare di Villafranca Sicula e nel periodo compreso tra il 1828 e il 1835 studia presso il seminario greco-albanese, dove per un certo periodo ha lavorato anche lo zio Giuseppe. Due anni dopo, senza dire nulla alla sua famiglia, si unisce in matrimonio con Rosa D'Angelo da cui ha due figli.

Pochi anni dopo un evento drammatico colpisce profondamente Crispi, infatti, muoiono i sue due figli e la moglie. In seguito a questo tragico episodio, si iscrive presso l'Università di Palermo, dove si dedica allo studio delle materie giuridiche. Di lì a poco fonda anche un giornale che lui stesso dirige, "L'Oreteo. Nuovo giornale di utili conoscenze e letteratura". Nel 1843 ottiene la laurea in giurisprudenza e, potendo esercitare la professione di avvocato, si trasferisce nella città di Napoli. In occasione dei moti insurrezionali scoppiati nella città di Palermo, cinque anni dopo torna in Sicilia e combatte accanto agli insorti che vogliono ottenere l'indipendenza. Gli insorti riescono ad avere la meglio, ottenendo la vittoria.

In questa circostanza Crispi entra a far parte del Parlamento siciliano e del nuovo governo provvisorio. Il 15 maggio 1849 però il governo provvisorio crolla, poiché viene restaurato il governo borbonico. Non ottiene l'amnistia, per cui è costretto a lasciare la Sicilia per rifugiarsi in Piemonte, dove per guadagnarsi da vivere lavora come giornalista. Quattro anni dopo è costretto a lasciare anche il Piemonte, poiché è coinvolto nella cospirazione organizzata da Mazzini e i suoi uomini a Milano. Trova riparo a Malta, dove sposa Rosalia Montmasson e in un secondo momento a Parigi, da cui però viene nuovamente espulso.

In quest'occasione fugge a Londra, dove lo accoglie Giuseppe Mazzini. Qui continua a lottare per un' Italia unita. Presto torna in Italia, dove si batte ancora per il grande sogno nazionale. Viaggia in incognito in Sicilia con l'obiettivo di preparare l'insurrezione siciliana del 1860. Insieme a Garibaldi e ai suoi uomini, prende parte alla spedizione dei Mille iniziata il 5 maggio dello stesso anno con lo sbarco di Marsala, in Sicilia. Finalmente la Sicilia è libera e Garibaldi ha il controllo dell'isola. Crispi diventa il Ministro degli Interni del governo provvisorio siciliano per poco tempo a causa delle incomprensioni tra Garibaldi e gli uomini di Cavour.

Presto diventa il segretario di Garibaldi e dopo aver contribuito alla realizzazione del suo grande sogno, l'Unità nazionale, nel 1861 entra a far parte del nascente Parlamento italiano. Milita all'interno del Partito Repubblicano, schierandosi apertamente nella sinistra estrema. Tre anni dopo invece appoggia la corrente monarchica, affermando che la forma di governo monarchica unisce l'Italia, mentre la forma repubblicana la divide.

Nel 1866 rifiuta la proposta fattagli da Bettino Ricasoli, ovvero di entrare a far parte del suo governo e l'anno successivo cerca di far si che i garibaldini non invadano lo Stato pontificio. In quegli anni cerca in tutti i modi di intervenire per cercare di frenare un'eventuale alleanza tra l'Italia e la Francia, che all'inizio degli anni Settanta del 1800 è coinvolta nella guerra contro la Prussia. Inoltre è favorevole allo spostamento del governo Lanza nella città di Roma. Nel 1873 appoggia la candidatura di Agostino De Pretis come Presidente del Consiglio italiano. Tre anni dopo, essendo salita la sinistra al governo, diventa Presidente della Camera. Ricoprendo quest'importante carica politica, viaggia tanto tra Parigi, Londra e Berlino, dove instaura rapporti cordiali con Bismarck, Granville, Gladstone e altri grandi statisti.

Nel dicembre 1877 viene eletto Presidente del Consiglio, dovendo assistere a tutta una serie di eventi che si susseguiranno in Italia. Nel mese di gennaio dell'anno successivo muore il re Vittorio Emanuele II, a cui succederà Umberto. Sotto il suo regno, Crispi guida il governo italiano in nome di una monarchia unita, perché il re Umberto si fa proclamare re con il nome Umberto I re d'Italia e non con il nome Umberto IV di Savoia.

Il rapporto con la moglie Rosalia Montmasson diventa burrascoso e presto riesce ad ottenere l'annullamento del matrimonio che è stato celebrato a Malta. Nello stesso anno sposa Lina Barbagallo, donna nobile facente parte della dinastia borbonica, da cui ha avuto anni prima anche una figlia.

L'opposizione lo accusa di bigamia, poiché sposato sia a Malta sia in Italia. Dopo settanta giorni di governo, Crispi deve rassegnare le sue dimissioni.

Dopo nove anni riesce ad affermarsi nuovamente in ambito politico, essendo nominato Ministro degli Interni del governo De Pretis. Nel 1889 sostituisce quest'ultimo alla guida del governo. Molto intensa è la politica estera che viene portata avanti sotto il suo governo. In primo luogo, dopo essersi recato in Prussia per avere dei chiarimenti da Biamarck sul funzionamento della Triplice Alleanza a cui l'Italia ha preso parte insieme ad Austria e Prussia, rafforza i rapporti con il Paese tedesco. Successivamente rafforza i rapporti con l'Inghilterra, già buoni da tempo in seguito al raggiungimento di un trattato navale tra i due Paesi anni prima. Invece si raffreddano i rapporti con la Francia, poiché risultano essere improduttivi i negoziati per il raggiungimento di un trattato commerciale tra i due Paesi.

In merito alla politica interna italiana, il governo Crispi adotta una serie di importanti provvedimenti, tra cui si ricordano la riforma tesa a cambiare l'amministrazione della giustizia italiana, l'elaborazione del Codice sanitario e del Codice commerciale. Fino alla caduta del suo governo, avvenuta il 31 gennaio 1891, riesce a guidare il Paese con l'aiuto della Destra, non potendo avere più l'appoggio del Partito Radicale italiano. Dopo la caduta del governo Crispi e la breve parentesi del governo liberal-conservatore di Di Rudinì, l'Italia è guidata da Giovanni Giolitti, esponente del gruppo politico crispino.

Il governo guidato da Giolitti dura poco, poiché questi non riesce a ristabilire l'ordine pubblico in seguito ai disordini iniziati in Sicilia e in Lunigiana e perché chiamato in causa in occasione dello scandalo della Banca Romana. L'opinione pubblica italiana vuole nuovamente Crispi alla guida del Paese. Il suo secondo governo è molto conservatore e autoritario, poiché ordina di reprimere con la forza i sommovimenti operai, di sciogliere il Partito Socialista dei lavoratori Italiani. Garantisce lo sviluppo del settore industriale italiano, sostenendo in particolar modo il settore siderurgico e quello metallurgico. Nel 1895 ottiene la maggioranza in occasione delle elezioni. L'anno successivo, dopo la sconfitta riportata dall'esercito italiano nella battaglia di Adua, Crispi rassegna le dimissioni.

Nonostante ciò continua la sua carriera politica e viene eletto nel collegio di Palermo, avendo un grande sostegno popolare. A causa delle sue precarie condizioni di salute, Francesco Crispi muore il 12 agosto 1901, all'età di 83 anni.

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