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Marco Valerio Marziale

Epigrammi dalla città eterna

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Marco Valerio Marziale

Marco Valerio Marziale nasce ad Augusta Bilbilis, in Spagna, il 1 marzo del 40 d. C. Nel periodo compreso tra il 38 d. C. e il 41 d. C. la città, così come i territori della Spagna Tarragonese, è assoggettata all'Impero romano. Nella sua terra natale si dedica allo studio della retorica e della grammatica. Intorno al 64 d. C. lascia Augusta Bilbilis, per trasferirsi nella città di Roma.

Arrivato nella Capitale imperiale, Marziale stringe una forte amicizia con Lucio Anneo Seneca e con Lucano, due intellettuali provenienti dalla Spagna. Nei primi anni riesce a vivere serenamente grazie alla loro amicizia e al loro sostegno e ha modo di conoscere numerosi intellettuali dell'epoca imperiale. La tentata congiura tramata da Gaio Calpurnio Pisone, che trama insieme ai suoi uomini di uccidere l'imperatore Nerone in occasione di un'importante festa pubblica, destabilizza completamente la vita di Marziale.

Il piano per uccidere l'imperatore però fallisce, poiché questi ne viene a conoscenza. L'anno dopo numerosi congiurati sono condannati a morte o costretti al suicidio; anche Lucio Anneo Seneca e Lucano sono coinvolti in questa vicenda e così perdono la loro vita.

Con la morte dei due celebri intellettuali, Marziale è costretto a vivere in condizioni economiche difficili, godendo della protezione di numerosi personaggi illustri della Roma imperiale. Tenta invano di dedicarsi all'attività forense in modo tale da poter trarre dei rapidi e facili guadagni, ma non ottiene quanto sperato. A causa del suo stato di indigenza, quindi, conduce una vita da cliens e riceve una sorta di donazione in cibo, nota in lingua latina come sportula.

Nell'80 d. C., in occasione dell'inaugurazione dell'Anfiteatro Flavio da parte dell'imperatore Tito, scrive una delle sue opere più importanti, il "Liber de Spectaculis", che si articola in tutta una serie di epigrammi volti a celebrare la festa di inaugurazione e a descrivere i giochi che si sarebbero tenuti in occasione della cerimonia di inaugurazione dell'edificio.

Questa raccolta di epigrammi riscuote un grande successo, per cui l'imperatore Tito concede a Marziale numerosi privilegi, tra cui quello di ius trium liberorum che consiste nell'attribuzione di numerosi benefici a coloro i quali hanno almeno tre figli e gli viene assegnato il titolo di tribuno militare. Nell'84 d. C. realizza altre due opere celebri intitolate "Xenia" ("Doni per gli ospiti") e gli "Apophoreta" ("Doni da portar via").

Questi due testi sono noti come Libro XIII e Libro XIV e sono scritti sotto forma di raccolta di epigrammi in distici elegiaci, utilizzando uno stile di scrittura serio.

I "Xenia" sono degli epigrammi che accompagnano i doni che vengono scambiati in occasione della festa romana conosciuta con il nome di Saturnali, mentre gli "Apophoreta" sono epigrammi che accompagnano i doni che vengono dati ai commensali subito dopo la fine di un convivio. Nelle sue opere entra in risalto la personalità del poeta soprattutto in determinati punti in cui è chiara la sua insofferenza per la vita clientelare che conduce.

In questo periodo conosce numerosi intellettuali della Roma imperiale, tra cui si ricordano Plinio il Giovane, Quintiliano, Silio Italico, Frontino e Giovenale. Nonostante la sua fiorente attività letteraria, continua a vivere in condizioni di vita precarie e difficili, poiché ha sempre bisogno di protettori che lo aiutino. In molti dei suoi epigrammi tra l'altro sono anche evidenti le lodi che rivolge all'impopolare imperatore romano Domiziano. Nei due anni successivi realizza altri dodici libri che contengono epigrammi.

Nell'87 d. C si reca a Imola, in cui soggiorna per poco tempo, poiché torna a Roma, dove continua ad essere afflitto da numerosi problemi economici che non gli consentono di vivere in modo dignitoso.

I successivi imperatori romani, Cocceio Nerva e Traiano, non sostengono molto Marziale, poiché ha elogiato in passato l'imperatore Domiziano che, non godendo di grande popolarità, subisce la damnatio memoriae (condanna che causa l'eliminazione delle memorie e dei ricordi che devono giungere ai posteri).

Nel 98 d. C. decide di tornare nella sua città natale grazie al sostegno dell'amico Plinio il Giovane che gli paga il viaggio. Tornato ad Augusta Bilbilis, riceve un podere da una ricca vedova del posto, Marcella, che è anche una sua ammiratrice. Marziale ricorda Roma con nostalgia nella sua ultima opera, il Libro XII, scritto in lingua latina. In questa raccolta di epigrammi scrive le seguenti frasi: "ad summam omnium illa quae delicati reliquimus desideramus quasi destituti" ("in conclusione, rimpiango come se ne fossi stato privato tutto quello che ho lasciato, facendo il difficile").

Marco Valerio Marziale muore nel 104 d. C. ad Augusta Bilbilis all'età di sessantaquattro anni.

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Ultimo aggiornamento: 20/05/2011
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