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Marsilio Ficino

Marsilio Ficino
Marsilio Ficino nelle opere letterarie

Biografia Anima mundi

Figlio di un medico della Val d'Arno, Marsilio Ficino nacque il 19 ottobre 1433, a Figline (Firenze). È il massimo rappresentante insieme a Nicola Cusano del platonismo rinascimentale e di quell'Umanesimo fiorentino che, con Giovanni Pico della Mirandola, rimane all'origine dei grandi sistemi di pensiero del Rinascimento e della filosofia del Seicento, basti pensare a Giordano Bruno o a Campanella.

Dopo aver studiato sui testi di Galieno, Ippocrate, Aristotele, Averroè ed Avicenna, Ficino fu scelto da Cosimo de' Medici il Vecchio (chiamato da lui stesso "secondo padre") per riportare a Firenze la tradizione platonica, già reintrodotta da Leonardo Bruni, dal Traversari e dai bizantini Bessarione e Pletone fin dai tempi del Concilio del 1439. A tale missione si aggiunse per Marsilio, nell'arco di trent'anni, l'incarico di tradurre il "Corpus Hermeticum", ossia gli scritti del leggendario Ermete Trismegisto, le Enneadi di Plotino e altri testi neoplatonici ancora.

Ben presto fu al centro di un cenacolo di dotti, filosofi, artisti, letterati e scienziati, noto col nome di "Accademia Platonica", e si dedicò alla traduzione in latino dei dialoghi di Platone che verrà stampata nel 1484.

Oltre a Platone Ficino tradusse Orfeo, Esiodo, i "Libri ermetici", le "Enneadi" di Plotino, opere di Proclo, Porfirio, Giamblico, Psello, ecc.

"In questo monumentale corpus di traduzioni, che ebbe una diffusione

enorme nella cultura europea, si rispecchia la concezione della filosofia propria di Ficino. Esiste per lui una tradizione filosofica, che muove, senza soluzioni di continuità, dagli antichi poeti e, attraverso Pitagora e Platone, arriva a Dionigi Areopagita. Essa non è altro che il progressivo rivelarsi del Logos divino; e il compIto del filosofo consiste nel portare alla luce la verità religiosa che si cela dietro le varie credenze mitiche e le filosofie. Su questa base Ficino afferma il sostanziale accordo fra platonismo e cristianesimo. In polemica contro l'aristotelismo delle scuole del suo tempo, accusato di distruggere la religione, e contro l'estetismo dei letterati, accusati di non comprendere la verità nascosta nelle "favole" degli antichi, Ficino rivendica una "pia philosophia", una "docta religio": appunto la tradizione platonica, che (attraverso i padri della chiesa) arriva fino ai tempi moderni e che Ficino ritiene suo compito, anzi quasi sua missione, riaffermare e propagandare attraverso una nuova apologetica.

(quella che, ad esempio, emerge nel "De Christiana religione" del 1474) [Enciclopedia Garzanti di Filosofia] .

Dopo la morte di Cosimo, furono Piero, suo figlio, e poi Lorenzo il Magnifico a sostenere l'opera di traduttore e di pensatore del Ficino.

Per ciò che concerna la sua opera più strettamente filosofica di stampo personale, invece, egli arrivò a completare, fra il 1458 e il 1493, una quantità considerevole di lavori, fra cui citiamo il "Di Dio et anima", il "De divino furore" o la "Teologia Platonica", trattato sistematico sull'immortalità dell'anima. Da non dimenticare anche il "De vita libri tres" sull'igiene fisica e mentale degli studiosi, libro quest'ultimo ricco di spunti magici ed astrologici, derivati da Plotino, da Porfirio, dall'Asclepius e dal Picatrix.

Una fondamentale importanza nell'opera di questo grande umanista rivestono i numerosi "argumenta" e "commentarii" elaborati in occasione delle sue traduzioni, tra cui spiccano il commento al "Timeo" e quello al "Parmenide". Mentre il "De amore", destinato ad esercitare una formidabile influenza su tutta la letteratura fino all'Ottocento, da Leone Ebreo a Shelley, prendendo spunto dal "Convivio" di Platone, può considerarsi un'opera d'autore. Un ulteriore aspetto, determinante per capire la fama europea del Ficino, è costituito dalle sue "Lettere", tutte ispirate ad un ideale di saggezza platonica impregnata di forti venature ora poetiche, ora esoteriche.

Non è difficile capire come l'opera di Ficino fosse destinata a rivoluzionare una cultura occidentale fino a poco in gran parte estranea al Plotino ed al Proclo "originali", a "tutto" Platone così come al "Corpus Hermeticum". Lo si evince da opere assai suggestive quali il "De Sole", il "De vita" e il "De amore": il pensiero ficiniano propone una visione dell'uomo con forti affinità cosmiche e magiche, al centro di una "machina mundi" animata, altamente spiritualizzata proprio perché pervasa dallo "spiritus mundi". La funzione essenziale del pensiero umano è di accedere, attraverso una illuminazione immaginativa ("spiritus" e "fantasia"), razionale ("ratio") e intellettuale ("mens") all'autocoscienza della propria immortalità e all'"indiarsi" dell'uomo grazie a quei "signa" e "symbola", segni cosmici ed astrali paragonabili a geroglifici universali originati dal mondo celeste. L'agire umano in tutte le sue sfumature, artistiche, tecniche, filosofiche e religiose esprime in fondo la presenza divina di una "mens" infinita nella natura, all'interno di una visione ciclica della storia, scandita dal mito del "grande ritorno" platonico.

Marsilio Ficino morì il 1 ottobre 1499 nella sua Firenze, dopo la caduta del Savonarola, mentre l'Europa, di lì a poco, avrebbe riconosciuto la portata epocale del suo pensiero affidato a molte stampe italiane, svizzere, tedesche e francesi delle sue opere.

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