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Giamblico

Giamblico
Giamblico nelle opere letterarie Libri in lingua inglese

Biografia

Giamblico di Calcide nasce nel 250 dopo Cristo circa. Allievo di Porfirio, decide di allontanarsi dal suo maestro e dalla sua dottrina con l'intento di reinterpretare personalmente il platonismo, con riferimento particolare alla separazione tra corpo e anima.

Dopo avere aperto ad Apamea una scuola neoplatonica, approfondisce la missione soteriologica della filosofia, il cui scopo è quello di condurre gli individui all'unione mistica con i principi immateriali tramite la teurgia. Giamblico formalizza un curriculum vero e proprio di letture destinate agli studenti della sua scuola, sulla base di progressivi livelli di approfondimento e di differenti gradi di complessità.

Il "Carmen Aureum" pseudo-pitagorico e il "Manuale di Epitteto" rappresentano la base di partenza, dal momento che si tratta di opere di carattere precettistico attraverso le quali può essere formato il carattere degli allievi.

Il passo successivo è costituito dal corpus aristotelico: si inizia con la logica e si prosegue con l'etica, l'economia e la politica, vale a dire le opere di filosofia pratica, per arrivare alla filosofia naturale e alla filosofia prima (la filosofia teoretica), fino alla teologia, lo studio dell'intelletto divino.

Il pensiero di Giamblico

Secondo Giamblico, queste letture possono essere considerate uno studio propedeutico per i dialoghi platonici, cioè il nucleo effettivo dell'insegnamento neoplatonico.

In tutto sono dodici i dialoghi che devono essere studiati, con un primo ciclo di dieci letture e un secondo ciclo di due letture: "Alcibiade Maggiore", "Gorgia" e "Fedone" sono le opere di filosofia pratica, mentre "Cratilo", "Teeteto", "Sofista", "Politico", "Fedro", "Simposio" e "Filebo" sono gli scritti di natura teoretica, da studiare prima del "Timeo" e del "Parmenide", i due dialoghi teoretici principali.

È lo stesso Giamblico a introdurre la distinzione tra le opere di carattere pratico e quelle di carattere teoretico, ed è sempre lui che propone le suddivisioni interne dei cicli: egli ritiene che ciascun dialogo platonico faccia riferimento a un ben definito obiettivo di indagine, che permette di classificarli tutti nell'ambito di una disciplina scientifica specifica.

Le opere di Giamblico

Autore molto prolifico, Giamblico scrive una grande quantità di opere che, però, si perderanno quasi tutte nel tempo.

I soli frammenti a disposizione oggi sono rappresentati dalle citazioni dei suoi commentari da parte di Proclo, o comunque sono presenti in antologie filosofiche o in opere di pensatori neoplatonici come Filopono o Simplicio.

Egli realizza numerosi commenti alle opere di Aristotele e a quelle di Platone, ed è autore anche di una raccolta di lettere destinata a circolare in tutto l'impero. Scrive, poi, i dieci libri di "Sul Pitagorismo" e trattati di vario genere, tra i quali "Sull'Anima" e "Sulle Virtù", mentre con l'epistola intitolata "Sui misteri degli Egizi" entra in polemica con l'autorità di Plotino.

"La vita di Pitagora", tratto da "Sul Pitagorismo", è il libro più noto di Giamblico: in questa opera, tra l'altro, egli si sofferma sul vegetarianismo e mette in evidenza la necessità di rispettare gli animali.

Si dice che Pitagora fu il primo a chiamarsi "filosofo", non soltanto inaugurando un nuovo nome, ma anche insegnandone anticipatamente e utilmente il relativo significato. Infatti - egli diceva - gli uomini accedono alla vita come fa la folla alle feste nazionali [...]: alcuni infatti sono presi dal desiderio di ricchezza e di lusso, altri invece sono dominati dalla bramosia dell'autorità e del comando, nonché da folli rivalità. Ma il modo più puro di essere uomo è quello che ammette la contemplazione delle cose più belle, ed è questo l'uomo che Pitagora denomina "filosofo".

In "Sui misteri degli Egizi", il cui titolo preciso sarebbe "Del mastro Abammone, risposta alla lettera di Porfirio ad Anebo, e spiegazione delle questioni che essa pone", Giamblico finge di impersonare un sacerdote egizio di nome Abammone e fonda la dottrina della teurgia, di cui stabilisce la superiorità rispetto all'indagine razionale ai fini della comprensione del mondo divino. In questo scritto, inoltre, egli provvede al corpus della liturgia pagana.

L'importanza della sua filosofia

Tra le novità più rilevanti che Giamblico introduce nel pensiero filosofico c'è una complessità maggiore del cosmo metafisico: egli inserisce all'interno dell'universo di Plotino, che si basa su tre ipostasi immateriali, altre differenze interne.

Il principio della realtà è separato dagli uomini dalle enadi, un livello intermedio che si trova sopra l'intelletto: l'intelletto divino è il livello di realtà più elevato al quale l'uomo è in grado di arrivare, solo attraverso le pratiche teurgiche che rendono possibile un'unificazione.

A differenza di quanto teorizzato da Plotino, per Giamblico l'anima non si può convertire verso le realtà superiori con le forze umane tramite l'indagine filosofica e la dialettica, ma si rivela indispensabile la pratica di rituali religiosi e magici che si affianchino alla ragione, la quale da sola non riesce a far comunicare direttamente l'uomo e le divinità immateriali.

Definito dall'imperatore Giuliano "perfezione di ogni umana saggezza", Giamblico riesce a imporre la propria dottrina nell'ambito del pensiero pagano tardoantico anche grazie ai suoi allievi, che diventeranno i maestri dei futuri fondatori dell'Accademia neoplatonica.

Giamblico muore nel 330 dopo Cristo, lasciando un'eredità che influenzerà tra gli altri Proclo, tramite cui il neoplatonismo potrà essere conosciuto nel Medio Evo.

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