Eschilo

Eschilo
Eschilo nelle opere letterarie Libri in lingua inglese

Biografia L'uomo e il suo dolore vanno in scena

Eschilo nasce ad Eleusi nel 525 a.c in seno ad una famiglia aristocratica. La sua città di origine, che dista circa venti chilometri da Atene, è nota soprattutto per i suoi riti misterici. Il clima di religiosità che caratterizza Eleusi lo spinge a coltivare con attenzione la sua spiritualità. Sembra anzi che lui stesso venga iniziato ai misteri eleusini, che si svolgono annualmente nel tempio dedicato alla dea Demetra. Questi riti si rifanno al mito di Persefone, strappata proprio dalla madre Demetra dal regno degli inferi, e la notizia di una loro conoscenza da parte di Eschilo ci viene fornita da Aristofane nella sua opera "Le rane".

Esordisce molto giovane come attore e poi come autore di drammi, vincendo il primo premio alle gare tragiche, le feste di Dionisio, tenute nel 484. La Grecia in questo periodo è sconvolta dalle guerre contro i persiani, ed Eschilo partecipa alle famose battaglie di Maratona, Salamina e Platea, la prima al fianco dei suoi due fratelli. Sembra che il loro comportamento in battaglia sia così valoroso da indurre il governo cittadino a commissionare un dipinto che ne esalti le coraggiose gesta. Eschilo finisce anche con il raccontare le battaglie a cui partecipa nelle tragedie: "I persiani" e "Sette contro Tebe".

Il periodo in cui vive vede anche il nascere e lo svilupparsi del movimento democratico nella città di Atene. Nel 510 Ippia è l'ultimo tiranno della famiglia dei pisistradi a detenere il potere. Nel 508, è Clistene ad introdurre nella sua città una riforma politica legata al concetto di democrazia.

Eschilo fa cenno ad un governo del popolo nella sua opera "Le supplici", opera che fa parte di una trilogia insieme a gli "Egizi" e le "Danaidi", entrambe purtroppo andate perdute. Affronta anche la nascita del tribunale incaricato di emettere un giudizio sugli omicidi, l'aeropago, nell'opera le "Eumenidi", terza parte della famosa "Orestea". Il contenuto di quest'opera sembra accreditare il giudizio secondo cui Eschilo appoggia la riforma introdotta nel 462 a.c.; riforma che prevede il passaggio dei poteri dall'aeropago al consiglio dei cinquecento.

Quando Gerone di Siracusa fonda la città di Etna, nel 474, invita Eschilo a corte, ed egli scrive e fa rappresentare le "Etnee" dedicate alla nascita della città. Tornato in Grecia, viene battuto da Sofocle nelle annuali gare teatrali. Ma si tratta di una sconfitta quasi irrilevante, in quanto durante la sua carriera ottiene ben tredici vittorie. La vittoria più importante è costituita, però, dalla rappresentazione de l'"Orestea" (458 a.c). L'opera è una trilogia costituita dalle tragedie: l' "Agammenone", con protagonista il grande eroe descritto a partire dal terribile sacrificio della figlia Ifigenia; le "Coefore", con protagonista Oreste; le "Eumenidi", con protagonista Oreste perseguitato dalle Erinni. La trilogia è talmente ben strutturata che, pur essendo suddivisa in tre libri, ciascuno di questi sembra essere solo un piccolo episodio di una tragedia più grande. L'Orestea rappresenta l'apice dell'arte drammatica di Eschilo, e fa parte dei sette drammi giunti fino a noi.

In realtà ad Eschilo, considerato non a caso il padre della tragedia greca, sono attribuite ben novanta opere, purtroppo andate per la maggior parte perse. Tutte le tragedie giunte fino a noi sono caratterizzate da un unico protagonista, il dolore umano, il che non implica necessariamente un finale luttuoso. Spesso Eschilo mette in scena anche il superamento dell'evento di carattere negativo. La continua ricerca di un nesso tra l'esistenza del dolore e il significato dell'esistenza umana rimane, però, al centro delle sue opere.

Dopo il grande successo dell'Orestea si trasferisce a Gela. Questo suo secondo soggiorno in Sicilia non sembra però volontario, ma anzi pare sia stato determinato dalla rivelazione dei misteri eleusini. A seguito della rivelazione sembra che Eschilo subisca addirittura un processo per empietà, a seguito del quale viene condannato all'esilio.

Anche la sua morte dà adito a numerose leggende: si racconta infatti che, un giorno, a causa di una certa stanchezza si sia seduto su un sasso proprio alle porte di Gela. Un'aquila, scambiando il riflesso proveniente dalla testa calva di Eschilo per una pietra, vi lascia cadere la testuggine che sta portando fra le zampe. L'intento dell'aquila è quello di spaccare la testuggine e mangiarne le interiora. A seguito dell'incidente Eschilo riporta un trauma cranico, che ne provoca la morte nel 456 a.c. all'età di 69 anni: la storia ci è raccontata e tramandata dallo scrittore romano Valerio Massimo.

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