Alan Greenspan

Alan Greenspan

Alan Greenspan

Biografia • Enigmatica chiarezza di pensiero

Presidente della Federal Reserve dal 1987 al 2006, Alan Greenspan nasce a New York il 6 marzo del 1926.

Consegue la prima laurea in economia nel 1948: seguono un master nel 1950 e quindi il dottorato di ricerca in economia nel 1977. Tra le numerose lauree ad honorem, spiccano quelle conferite dalle università di Harvard, Yale e dalla belga Leuven.

Accanto alla passione per i numeri, il giovane Greenspan coltiva quella per il jazz e, durante gli anni dell' università, si diploma in sassofono alla prestigiosa Julliard School di New York. Non solo, ma a testimonianza del suo amore per la musica, qualcuno ricorda che a quell'epoca per un anno girò gli Stati Uniti in tournee con la sua band. Le prime esperienze nel settore privato arrivano contestualmente agli studi universitari e lo vedono direttore di alcuni colossi industriali americani come Mobil e Alcoa, oltre alla banca d'investimenti J.P.Morgan.

Fa parte del Consiglio degli economisti del settimanale Time. Poi Gerald Ford (presidente degli Stati Uniti dal 1974 al 1977) lo nomina presidente del Consiglio degli economisti della Casa Bianca. Si trova alla guida della Banca centrale statunitense dall'11 agosto del 1987, nominato da Ronald Reagan. Il suo mandato viene rinnovato da George Bush e, più recentemente, da Bill Clinton.

L'aspetto enigmatico è il suo grande punto di forza: "Se sono stato chiaro dovete avermi frainteso", è solito affermare. Il dire e non dire rappresenta in effetti un indice per misurare la consistenza di un banchiere centrale e, quando Greenspan si presenta meno freddo ed enigmatico del solito, ciò rappresenta un brutto segno. Lo conferma anche uno degli economisti americani più influenti e conosciuti, Paul Krugman: "Sono preoccupato quando comincio a capire quel che dice Greenspan".

Durante la sua presidenza, ha dovuto fare fronte a gravi crisi economiche, come il crollo della borsa agli inizi degli anni '80, e più recentemente alla crisi finanziaria asiatica, che alla fine del 1998 ha messo in ginocchio gran parte delle economie mondiali, senza però provocare gravi danni a quella americana. La sua abilità come timoniere dell'economia Usa lo ha reso il paladino del mondo degli affari statunitensi. Al termine del suo secondo mandato, nel 1996, il 96 per cento degli uomini d'affari ha dichiarato di essere favorevole alla rielezione di Greenspan al vertice della Fed: la quasi totalità degli intervistati ha giudicato ottimo l'operato del presidente.

Un ex membro democratico del Congresso americano dice di lui: "È il tipo di persona che sa quante migliaia di bulloni sono stati usati in una Chevrolet e che cosa succede all'economia nazionale se ne togli tre".

Bollato come un conservatore, negli ultimi 12 anni Greenspan si è affermato però come un innovatore. In nome del mercato, è stato uno dei primi a riconoscere l'importanza del fenomeno Internet. Ha attribuito alla ricerca tecnologica, e alla flessibilità implicita nel sistema americano, i forti aumenti di produttività e il conseguente contenimento dell'inflazione. Ha favorito una deregolamentazione del sistema finanziario prima ancora che fosse approvata dal Congresso reagendo con rapidità inattesa nel mezzo delle crisi di liquidità degli ultimi anni.

Repubblicano e fortemente liberista ha contato sulla simpatia e l'appoggio di presidenti della sua stessa corrente politica e dell'opposizione, grazie alla sua sagacia, riservatezza e concretezza politica dimostrata dal fatto che non ha mai partecipato a nessuna conferenza stampa e tanto meno a nessuna intervista, ma esponendosi solo attraverso discorsi ufficiali preparati dinanzi ad organi dell'amministrazione pubblica.

Nel 2004 il presidente americano George W. Bush nominò Greenspan Presidente della Federal Reserve per il suo quinto mandato consecutivo: mai nessuno era rimasto in carica così a lungo. Nel 2007 il suo successore è stato Ben Bernanke, nominato sempre da Bush.

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Commenti

Nota bene
Biografieonline non ha contatti diretti con Alan Greenspan. Tuttavia pubblicando il messaggio come commento al testo biografico, c'è la possibilità che giunga a destinazione, magari riportato da qualche persona dello staff di Alan Greenspan.

Martedì 31 dicembre 2013 15:16:19

Mi piacerebbe precisare alcuni punti su questa agiografia biografia.

Punto primo: 'Enigmatica chiarezza di pensiero'.
Se una persona è chiara, allora non può essere enigmatica. L'Enigmatica Chiarezza non può essere una dote. E' un po' come dire: 'Tizio è proprio un bravo cattivo ragazzo'. Se uno chiama la propria ambiguità chiarezza, e se ne vanta, allora è un emerito imbecille. Attributo perfettamente indicativo delle doti di economista di Alan Greenspan (d'ora in avanti, affettuosamente, Al), data la sua enorme responsabilità nella crisi. E, a quanto pare, aggettivo indicativo anche dell'autore della biografia in questione, che considera l'Enigmatica Chiarezza una qualità, anzi, addirittura il suo “punto di forza”. Cita pure economisti come Paul Krugman ('Sono preoccupato quando comincio a capire quel che dice Greenspan'), acerrimo nemico di Al, che dubito sottendesse un complimento alla rara quanto divina dote dell'Enigmatica Chiarezza.

Punto secondo: l'abilità di Al come timoniere dell'economia americana.
Al è stato uno dei maggiori colpevoli della crisi del 2008, per via della sua politica economica volta alla sola deregolamentazione finanziaria. Nello specifico, deregolamentazione degli strumenti finanziari derivati (che hanno cominciato ad affacciarsi nel mondo della finanza negli anni '90).
Secondo l'autore, Al era molto ben voluto dagli intervistati. Il 96 % degli uomini d'affari era favorevole alla sua rielezione. Per l'appunto, uomini d'affari, per cui in generale (almeno per il 96 % dei casi) vale la seguente equazione 'uomo d'affari' = 'ricco'. Sì, proprio così. Il buon vecchio Al era così ben voluto dagli uomini d'affari perché permetteva loro di potersi arricchire ulteriormente a scapito di tutti, senza alcun limite normativo.

Punto terzo: i super-poteri di Al
Pare che Al, secondo un ex-membro del Congresso, potesse sapere 'quante migliaia di bulloni sono stati usati in una Chevrolet e che cosa succede all'economia nazionale se ne togli tre'. Un vero peccato quindi che non sia riuscito a prevedere e prevenire la crisi del 2008. Forse il suo super-potere riguarda solo i bulloni...

Punto quarto: Al l'innovatore
L'autore sostiene che nonostante Al sia sempre stato bollato come un conservatore, in realtà si un grande innovatore, perché:
a) Ha riconosciuto l'importanza del fenomeno internet
b) Ha attribuito alla ricerca tecnologica i forti aumenti di produttività
c) Ha favorito la deregolamentazione del sistema finanziario prima ancora che fosse approvato dal Congresso.
Diciamo che per il punto 'a' e il punto 'b' è sufficiente leggere delle semplici statistiche. Per il punto 'c' è sufficiente essere degli idioti per poter attribuire la deregolamentazione all'innovazione. Tutte le crisi finanziarie hanno avuto la deregolamentazione come comune denominatore. Ne consegue che la deregolamentazione non è un fattore di innovazione. Peraltro, meno Stato, meno tasse è lo slogan dei repubblicani, identificati come il partito conservatore in America.

Nutro ancora qualche speranza che questa biografia sia in realtà una parodia, perché altrimenti mi vedo costretto a consigliare vivamente all'autore di questa biografia di informarsi meglio sulle cose prima di renderle di pubblico dominio.

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