Ultimi commenti alle biografie - pagina 3123
Lunedì 13 aprile 2020 02:36:31
Per: Matteo Salvini
Buonasera ministro salvini questa è un l ennesima notte senza dormire lei saprà ben e il perché... le ho scritto già molte volte in siti diversi ma niente... io continuo... io ora dico basta a nome mio e del popolo italiano... l Italia il paese più bello e amato del mondo messo in ginocchio... gli italiani non hanno più dignità... ci sono famiglie che non possono mangiare non possono pagare l affitto... commercianti dati in mano alle banche... persone che piangono ancora i loro morti che lei sa purtoppo sono tanti... io dico basta allo sbarco degli immigrati in questo momento delicato... io dico basta ad attendere la Germania che decida per noi se vivere o morire... siamo stanchi di aspettare... vogliamo rispetto lo stesso che diamo noi cittadini quando paghiamo le tasse... io dico basta... siamo manipolati... ci hanno tolto la dignità... l Italia deve rinascere... la costituzione italiana dice che il popolo è sovrano... ogni cosa deve essere fatta per il bene del popolo... ma non è così... lei ci deve aiutare... basta parlare dobbiamo agire... la mia voce si deve sentire... io devo parlare... l Italia deve parlare. Lei sta con noi? eccomi insieme dobbiamo portare onore all' Italia. Distinti saluti
Da: Assunta Tramontano
Lunedì 13 aprile 2020 01:28:56
Per: Giuseppe Conte
Egregio Presidente,
mi permetto di scriverle (non sapendo come farlo, ho usato anche Facebook, allegando al messaggio questa stessa mia lettera, con qualche dettaglio in più...) perché, pur essendo un modesto imprenditore (e, come tale, non ho certo la presunzione di poter insegnare qualcosa ad esperti del settore), vorrei condividere una sensazione che ripetutamente ottengo dai discorsi che sento, inclusi i suoi stessi interventi, ed avere, se possibile, qualche rassicurazione sui timori che ne conseguono.
Nello specifico, mi sembra che si stia ponendo l’attenzione, negli strumenti in fase di allestimento, quasi solo all’aspetto finanziario, con la peraltro giusta duplice priorità da un lato di garantire la necessaria liquidità alle imprese, piccole e grandi, colpite dalla crisi, e dall’altro di aiutare anche i singoli cittadini in difficoltà. Questo è ovviamente un aspetto fondamentale, che è giusto affrontare e sul quale è inevitabile focalizzarsi come prima urgenza, perché sicuramente la difficoltà finanziaria è la prima a manifestarsi: se un’azienda non ha la benzina per ripartire (o se la famiglia non ha i mezzi per tirare avanti), diventa addirittura inutile pensare al “dopo”.
Ma se è vero che, per un paziente grave (come il nostro paese di oggi) si deve pensare sia alla cura (per poterlo salvare), sia alla riabilitazione (per poterlo far camminare una volta guarito), allora credo che si debba urgentemente pensare, per la cosiddetta “fase due”, anche a stimolare la domanda (per la “riabilitazione” del paziente “quasi guarito”).
Oltre a preoccuparsi di come e in quanto tempo le aziende che oggi fanno ricorso al credito straordinario potranno restituirlo (se cioè sei anni siano o meno troppo pochi, e così via), dovremmo forse preoccuparci di “cosa far fare alle aziende che ripartono”: perché ce ne saranno tante che potranno tornare a prosperare facendo ciò che facevano, ma molte altre (e temo proprio che saranno la maggioranza) invece soffriranno di un forte calo degli ordini e, in prospettiva strategica, di una molto minore visibilità di medio/lungo periodo, che potrà portare a minori garanzie di occupazione. Alcune forse dovranno reinventarsi completamente.
Io, da imprenditore, vorrei reagire non solo rivedendo il modello di lavoro (ad esempio sfruttando meglio gli strumenti digitali, che tutti abbiamo improvvisamente imparato ad apprezzare) e magari lo stesso “modello di business”, ma anche compensando parte del calo della domanda con degli investimenti interni che possano consentire di fare, “oggi”, lavoro (anche in assenza di ordini) che possa dare frutti “domani”. Ecco allora che i denari avuti in prestito, oltre a supportare i fabbisogni normali (il cosiddetto “circolante”: pagare gli stipendi dei propri dipendenti, i fornitori, gli adempimenti verso lo Stato, ecc.), possono essere usati anche e soprattutto per “altro”, in ottica di un futuro meno “a brevissimo”. Perché i soldi ottenuti in prestito innanzi tutto finiscono, e soprattutto vanno restituiti, seppure nel tempo: la possibilità di restituirli dipende solo dalla capacità dell’azienda di tornare a produrre reddito duraturo nel tempo, e questo è importante anche per lo Stato non solo per il PIL, ma per evitare che i prestiti senza garanzie di oggi si trasformino in un ulteriore problema, potenzialmente enorme, negli anni futuri.
Su questo fronte, a mio avviso lo Stato può e deve dare un grande contributo, sia avviando una fase di grandi investimenti pubblici, sia offrendo un modello di sviluppo “di riferimento”, per far sì che quegli imprenditori che hanno la possibilità e la voglia di fare degli investimenti (quindi si parla di investimenti privati), possano farli nella più generale cornice di un piano almeno nazionale (meglio ancora se sovranazionale) che li aiuti ad indirizzare al meglio i propri sforzi.
Senza voler scomodare il buon Keynes, le sue teorie e le relative evoluzioni più recenti (cosa che lascio volentieri a chi ne sa molte più di me…), nella lettera allegata al messaggio Facebook ho descritto un piccolo esempio, relativo ad uno dei settori di cui mi occupo, solo per mostrare in concreto come, su ciascun ambito, anche il più insignificante, si possono innescare dei circoli virtuosi, che possono essere replicati in moltissimi altri contesti, non necessariamente confinati al cosiddetto settore “green”, liberando decine di miliardi di investimento.
Personalmente sono convinto che se tutti noi imprenditori, piccoli e grandi, avessimo qualche garanzia in più, non solo finanziaria, di veder premiati gli sforzi che siamo disposti a compiere, si potrebbe dare un grosso impulso alla produzione “nazionale”, senza dover ricorrere a forzature addirittura controproducenti, come i classici dazi che altri, invece, a breve inizieranno ad invocare. Il motore della nostra industria può essere, almeno in parte, anche la domanda interna: nuova domanda genera nuova ricchezza produttiva, nuova spesa e nuove capacità di ulteriori investimenti che, nel tempo, a loro volta generano nuova competitività e, quindi, anche più export. Semplice? Di certo no, ma ogni “singola goccia” è comunque un contributo al “mare”, che è pur sempre “fatto di gocce”…
Con i contributi di tutti, pubblici e privati, si può forse dare un senso concreto, anche in politica industriale, allo slogan “insieme si può”!
Un ultimo aspetto che mi permetto di suggerire è quello di mettere al centro del nuovo modello di sviluppo la “sostenibilità”, ai vari livelli: cosa di cui si parla da troppo tempo senza mai porsi al riguardo l’obiettivo della concretezza. Anche su questo credo che lo Stato possa e debba indirizzare le prossime attenzioni, per concepire un “mondo 2. 0” che sia migliore della precedente “versione 1. 0”, che tutti, oggi, abbiamo (finalmente) capito che va aggiornata. E’ vero che il problema va affrontato a livello globale, ma intanto iniziamo, tutti, a dare il proprio contributo (ho apprezzato, al riguardo, l’avvio di una “cabina di regia” sul cosiddetto “BES: benessere equo e sostenibile”: ma l’auspicio è che il tutto si traduca in fatti concreti, linee guida immediatamente e strategie da attuare con urgenza).
La ringrazio in anticipo se, a prescindere dal riscontro che eventualmente vorrà darmi, potrà quantomeno prendere in considerazione qualche spunto, da parte di uno dei tanti che “sta in trincea” (perché, oggi, essere imprenditore è quasi “una guerra”…).
Cordiali Saluti,
Pierluigi Cernieri
Da: Pierluigi Cernieri
Lunedì 13 aprile 2020 01:03:20
Per: Mario Tozzi
Gentilissimo Prof.
ho avuto il piacere di conoscerla qualche anno fa al Liceo scientifico di Cassano delle Murge. In quella occasione le ho donato due dei miei libri. Vorrei ringraziarla per la sua encomiabile capacità di divulgare la scienza... io che da ragazzina volevo fare la crocerossina e fuggire in Africa per aiutare i più poveri, poi ho incontrato Vito l'amore della mia vita e son rimasta in Puglia, nella mia amata Murgia. Ho 4 figli e la più piccola studia Geologia presso l'Università di Bari...
Spero che lei abbia letto le mie fiabe... credo di sì, dato che in una puntata di Sapiens lei ha citato la bellissima frase di San Bernardo da Chiaravalle... "Troverai più nei boschi che nei libri, gli alberi e le rocce ti insegnano le cose che nessun maestro ti dirà... "Vorrei farle leggere la mia ultima fiaba "Il brigante Materasmo"...
Cordiali saluti con la speranza di un mondo migliore.
Margherita Lillo
Da: Margherita Lillo
Lunedì 13 aprile 2020 00:47:15
Per: Giuseppe Conte
Buongiorno, sono quasi 2 mesi che il popolo italiano è incarcerato nelle proprie case, i bimbi lo stesso, la vita è molto difficile soprattutto per loro, ma si deve fare perché il terribile virus deve essere ridotto... mi domando ma la legge è applicata solo a noi??? ma il virus è specifico per etnie ??? no perché continuano a sbarcare clandestini, fanno assembramento (vietato per legge), violano i confini (vietato per legge), non sappiano che malattie abbiano ne se sono positivi, ma continuate a farli sbarcare... perche??? quelli che sono già presenti nel territorio spacciano, ma li le forze dell'ordine non fanno nulla... perché??? ma avete la più pallida idea di quanto questo popolo così tanto servile sia ora tanto arrabbiato... perché???
Da: Anna
Lunedì 13 aprile 2020 00:46:30
Per: Mario Giordano
Buona sera mi piacerebbe avere delle informazioni da parte del governo. Sono impresa edile con 3 operai e con spese di inail, contributi, cassa edile, stipendi, ditta che ti segue nella sicurezza, iva, fornitori ma con 600€ che ci facciamo che comunque tutte queste cose le dobbiamo pagare ugualmente adesso... E poi perché le imprese valgono meno di un operaio per quel che riguardano gli aiuti.
Da: Maria Teresa Gabrielli
Lunedì 13 aprile 2020 00:35:11
Per: Luca Zaia
Gentilissimo presidente Zaia, mi chiamo Daniele e ho 27 anni. Lavoro in una banca a Marcon dove faccio pulizie con ovviamente la mascherina addosso, che ho sempre indossato in qualsiasi uscita di casa. Nel tempo libero faccio atletica (da ben 15 anni) e in questo periodo molto particolare, per non veder calare le difese immunitarie e per non perdere la mobilità motoria ho corso in maniera rispettosa delle regole dei 200 metri, intorno al mio condominio. Se sarà resa obbligatorio l'uso della mascherina per qualsiasi uscita di casa, diventerà impossibile fare attività fisica anche intorno a casa a causa di una respirazione molto limitata; se non quasi assente. È possibile avere una risposta in merito? Può pensare anche a questa cosa?
Grazie mille per ciò che sta facendo, con stima e rispetto.
Da: Daniele
Lunedì 13 aprile 2020 00:14:54
Per: Enrico Mentana
Nel Tg seguente alla conferenza del Presidente Conte, Lei ha detto che se avesse conosciuto il contenuto non l'avrebbe mandato in onda.
Dove è finito il diritto all'informazione di cui si vanta spesso e volentieri?
Complimenti!
Da: Nuccio Mangiameli
Lunedì 13 aprile 2020 00:08:25
Per: Gianrico Carofiglio
Apprezzo, stimo, ammiro Gianrico Carofiglio e seguo con attenzione i suoi interventi in televisione e ne gioisco perché li trovo in sintonia perfetta con le mie idee e con le mie convinzioni.
Lo ammiro inoltre per il suo coraggio, per la sua forza argomentativa che si manifesta con la compostezza e la sicurezza dei saggi e che non si indebolisce di fronte a nessuno dei suoi oppositori. Infine ne apprezzo lo stile, elegante, pacato, autorevole. Nell’Ottocento avresti detto semplicemente un “gentiluomo” o un cavaliere, quando con tale termine si voleva indicare il difensore dei deboli dalle prepotenze dei potenti.
Come non seguire, perfino con stupore, i suoi ragionamenti, che definirei classici come un sillogismo aristotelico: due premesse e poi la conclusione. La differenza sta nel fatto che egli cura molto le premesse, le presenta come assiomi, come situazioni apodittiche e cogenti e mentre le presenta egli è moderatamente teso, concentrato. Non presenta nessuna sfasatura, la presentazione della tesi è chiara, semplice, solida nell’architettura. Infine la conclusione che chiude il cerchio dalla logica perfetta, e chi ascolta resta a bocca aperta: stupito, stralunato, pensando mentre lui accenna ad un sorriso compiaciuto, come se sapesse cosa stai provando; e son sicuro che prova anche un pizzico di pietà e non affonda il colpo notando l’avversario inebetito ed in difficoltà. Lo spettatore, intanto, da casa ripete a se stesso che ha ragione, che dice il vero, e prima che la presentatrice lo saluti, ripete a se stesso: “Ecco, quello lo vorrei di certo per amico! ”
Ho finito di leggere “La misura del tempo” e presento, come sono solito, ad un ipotetico lettore le mie considerazioni. Intanto ho avuto la conferma che il genere “giallo” non lo preferisco, perché la vicenda rimanda alla cronaca, a fatti della quotidianità, che con la loro grigia normalità non mi suscita interesse. Leggendo infatti vorrei sempre incontrare qualcosa di insolito. Per esempio, guardare nelle profondità dei cuori provando insieme ai personaggi gioie e dolori, condividendone dubbi, versando qualche lacrima se occorre di solidarietà.
E dunque seguendo la vicenda di Guerrieri, ero più attento quando l’avvocato si dava a riflessioni esistenziali che poco avevano a che fare con vicende giudiziarie. A tal proposito ho ripensato a Nietzsche e alla colpa che dava ad Euripide e a Socrate, colpevoli d’aver dato inizio alla decadenza del mondo occidentale, il primo introducendo la “quotidianità” nella tragedia e togliendo centralità all’eroe e ai grandi temi che riguardavano non solo uomini ma anche le divinità, e il secondo colpevole d’aver introdotto l’intellettualismo etico, eliminando passione e spiritualità nella vita degli uomini, facendo “fuggire” gli Dei dalla storia dell’uomo.
Ho seguito Guerrieri dunque quando vestiva i panni del filosofo e mi ha colpito in particolare il suo incontro con Lorenza, sua antica fiamma e una riflessione che attiene il titolo del libro: “Pensiamo che sia il tempo lentamente e ostinatamente, a cambiarci. Invece il tempo in sé non cambia nulla, al massimo invecchia. Le persone incapaci di incontrare davvero gli altri, come Lorenza, non cambiano”. Una riflessione amara sulla vita e sulle relazioni spesso difficili se non impossibili tra gli uomini, che raramente si fanno cambiare dagli eventi e rimangono identici a se stessi perché hanno paura ad uscire da quei quattro schemi che la causalità degli eventi ha presentato. E poi a seguire e a porre una domanda stavolta al lettore per definire la categoria del tempo, sul quale naturalmente nessuno può sperare di trovare la risposta ultima e definitiva: “Cosa sono adesso che ero anche a quel tempo? Non una singola cellula del mio corpo esisteva allora; nessuna cellula di allora esiste adesso. Ma l’identità? Era uguale o era mutata? ” Quante riflessioni si innescano su questo passaggio, quanti rimandi a scrittori, a filosofi e al tuo vissuto.
Tutto il resto, la vicenda giudiziaria del giovane Cardace accusato dell’omicidio di uno spacciatore, devo dire che l’ho letto seguendo i consigli di Pennac in “Come un romanzo”, quando rivela il segreto per evitare la disaffezione alla lettura: non forzare la mente e il cuore obbligandoli a leggere pagine per te poco interessanti, e quindi queste vanno saltate, con coraggio, non è un “sacrilegio”! oppure dice ancora il giovane francese, leggi i capoversi e poi vai all’altro capitolo o all’altro ancora.
Non sono un lettore che si appassiona ai libri polizieschi, quindi non me ne voglia il buon Carofiglio, che continuerò a seguire ma non quando veste i panni di Guerrieri. Tuttavia ne consiglierò la lettura alla mia amica Claudia che ho avuto come alunna diligente a scuola, ora negli uffici del Tribunale di cassazione a Roma e che aspira a diventare magistrato. Lei riuscirà nell’intento perché ha tanti talenti e sicuramente trarrà profitto seguendo strategie, dubbi, riflessioni che vengono dalla mente acuta di un eccellente magistrato nel ricostruire un caso e come impostare la difesa per arrivare poi all’arringa che sfiora la perfezione.
Da: Alfio Pelleriti
Domenica 12 aprile 2020 23:53:22
Per: Adriano Celentano
Buonasera Adriano, mi chiamo Ingrid e sono nata a Milano il 18. 04. 1966... Mia mamma, che purtroppo 41 anni fa è morta, si chiamava Renata Oltolina. Mi ha sempre raccontato che voi die abitavate porta a porta a Milano e che tra di voi c‘era una grande amicizia. Mi raccontava pure che persino anni dopo la domenica dopo la santa messa tu giocavi a pallone con i ragazzi sul cortile della chiesa. Pensi di ricordarti di mia Mamma Renata? Lei è nata il 18. 11. 1939 percui è 2 mesi piú grande di te. Mille grazie per una tua risposta e ti lascio tanti saluti... Ingrid
Da: Ingrid Bakirtas

Luca Zaia
Politico italiano
Da: Sabrina