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Maurice Merleau-Ponty

Un percorso interrotto

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Maurice Merleau-Ponty

Importante filosofo del Novecento, di recente al centro di un grande interesse per la ripresa del suo pensiero da parte di numerosi studiosi (nello sforzo di evidenziarne l'originalità rispetto all'amico Sartre che forse l'ha un po' oscurato), Maurice Jean Jacques Merleau-Ponty nasce il 14 marzo 1908 a Rochefort-sur-Mer, una cittadina portuale sull'Atlantico, nel Sud-Ovest della Francia. La perdita del padre in guerra, nel 1914, non gli impedisce di vivere in famiglia un'infanzia felice, "incomparabile" e dalla quale, come confidò a Sartre, "non guarì mai".

Terminati gli studi secondari, un precoce e determinato entusiasmo per la filosofia lo porta a trasferirsi a Parigi per frequentare, dal 1926 al 1930, l'Ecole Normale Supérieure. L'influenza teorica determinante in questi anni di formazione gli viene indubbiamente dalla lettura assidua di Bergson; il neokantiano Léon Brunschvicg, il più stimato tra i professori normalisti del tempo, diviene invece il bersaglio filosofico privilegiato nelle discussioni tra Merleau-Ponty e Sartre, quale rappresentante di un criticismo intellettualista di matrice kantiana - "pensiero di sorvolo" - da superarsi in direzione di un radicale "ritorno al concreto".

Nel febbraio del 1929 Merleau-Ponty è tra il pubblico delle conferenze di Husserl alla Sorbona su "L'introduzione alla fenomenologia trascendentale" che nel 1931 verranno pubblicate in francese - notevolmente ampliate - come "Méditations Cartésiennes".

Il confronto con la fenomenologia husserliana - nei modi dell'adesione, della radicalizzazione e della critica - avrà un ruolo determinante per lo sviluppo del pensiero filosofico del pensatore francese, e in misura sempre crescente, ma solo a partire dal 1934.

Nel suo primo progetto di ricerca per il dottorato, del 1933, non c'è alcun riferimento alla fenomenologia. Egli lavora a questo progetto mentre si trova a Beauvais, una città d'arte (poi semidistrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale) nel Nord della Francia, nel cui liceo è chiamato a insegnare nel 1931, dopo l'Agregation e un anno di servizio militare.

Per sviluppare la sua indagine "sulla natura della percezione", in questi primi anni '30 si dedica a uno studio assiduo dei più recenti esiti sia metodici sia sperimentali della psicologia, intorno ai temi della percezione e del corpo proprio: la sua attenzione si rivolge in primo luogo alla Gestalttheorie, ma anche al behaviorismo, alla psicoanalisi e ad alcuni studi di neurologia e psicopatologia.

Il compito filosofico che si propone, nella sua prima formulazione, è quello di arrivare a una comprensione di tali risultati scientifici, nella loro connessione e nel loro senso profondo, tale da compromettere una volta per tutte e alla radice i presupposti intellettualistici del trascendentalismo filosofico "classico".

Dopo un breve trasferimento a Chartres nel 1935 può finalmente fare ritorno a Parigi dove resterà Agrégée-répétiteur alla Normale fino allo scoppio della guerra.

Dopo aver partecipato alla breve avventura bellica della Francia, durante l'occupazione tedesca riprende a insegnare in alcuni licei di Parigi e partecipa alle iniziative di un gruppo di intellettuali della Resistenza, "Socialismo e Libertà", approfondendo il legame con Sartre.

Con la fine della guerra e il libero riprendere della vita, il 1945 ritrova il filosofo francese in piena attività: in primo luogo l'imponente "Fenomenologia della percezione", la sua opera più importante, può finalmente venire pubblicata divulgando le sue riflessioni sul corpo, la percezione, la spazialità, il linguaggio, l'intersoggettività e così via. Posizioni interessanti ma talvolta criticate dagli addetti ai lavori per l'enorme sforzo di conciliazione, pare non sempre riuscito, fra varie correnti filosofiche.

Sempre nel 1945, tra le varie iniziative in campo editoriale, assume la direzione della rivista "Les Temps Modernes" insieme all'inseparabile Sartre. Si inaugura così un periodo di intenso impegno politico, anche se più teorico che concreto (per la concretezza ci pensava Sartre), caratterizzato da un avvicinamento al marxismo, del quale le migliori testimonianze saranno "Umanismo e terrore" (1947) e la raccolta di saggi "Senso e non senso" (1948). Nel 1945 comincia altresì l'insegnamento universitario prima a Lione e poi, dal 1949 al 1952, alla Sorbona, anni segnati da un peculiare interesse per la psicologia e la pedagogia.

Dal 1953 sarà Ordinario di Filosofia al Collège de France. E' l'inizio di un periodo per molti aspetti nuovo. Lascia "Les Temps Modernes", i rapporti con Sartre si incrinano (l'interesse per il marxismo si trasforma in una critica radicale, vedi "Le avventure della dialettica" del 1955) ed emerge il suo nuovo interesse per la linguistica di Saussure; interesse che lo porterà a progettare un'opera rimasta incompiuta: "La prosa del mondo".

Ma il lavoro filosofico di Merlau-Ponty, fra i più irrequieti ed imprevedibili del Novecento, non si ferma a questo, aprendosi a prospettive che, attraverso l'elaborazione di concetti e un lessico sempre più originali, l'ulteriore radicalizzazione della critica a Husserl, una meditazione storico-filosofica intorno a Hegel e a Schelling e un importante avvicinamento al "secondo" Heidegger, lo porterà alla stesura dell'opera capitale alla quale inizia a lavorare dal 1958, "Il visibile e l'invisibile". Un lavoro di grande peso filosofico poi successivamente approfondito in ulteriori saggi e nei consueti corsi universitari. Un percorso che l'avrebbe forse portato ad altri approdi filosofici ma che fu interrotto dall'improvvisa morte, il 4 maggio 1961, a soli 53 anni.

Ultimo aggiornamento: 11/03/2004
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Ha detto:

«Con i sottomarini non vi saranno più battaglie navali e le navi da guerra non saranno più necessarie. E poichè si continuano a inventare strumenti di guerra sempre più perfezionati e micidiali la guerra stessa diventerà impossibile.»
Jules_Verne
Testo di Stefano Moraschini