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Ernesto Teodoro Moneta

Ernesto Teodoro Moneta
Ernesto Teodoro Moneta nelle opere letterarie

Biografia Apostolo della pace fra libere genti

Ernesto Teodoro Moneta nasce a Milano il 20 settembre 1833. La sua famiglia appartiene alla più antica nobiltà milanese e da due generazioni è attiva nel commercio e nell'industria dei detersivi. La fabbrica di famiglia è stata fondata dal nonno a cui sopraggiunge il padre, Carlo Moneta. Il giovane Ernesto trascorre la sua adolescenza in un clima politicamente incandescente. In quegli anni, le continue rivolte sociali guidano e condizionano la vita degli individui, senza esclusione di alcuno. I moti e le rivolte sono indirizzati a quel sentimento di ribellione tipico di un popolo invaso che rivendica anche con l'uso delle armi, la propria indipendenza. La posta in gioco è alta e l'invasore austriaco dovrà "contrattare" una richiesta di indipendenza priva di compromessi.

Il padre e i fratelli combattono durante le Cinque Giornate di Milano. Ernesto ha soli 15 anni e gli orrori della guerra partigiana entrano nella sua giovane vita con tutta la loro durezza: la vista di alcuni uomini morenti e il rantolo che preannuncia la morte, verrà ricordato da Moneta come uno degli aspetti più drammatici della propria esistenza. Nel 1849 lascia il Liceo di Brera di Milano e si trasferisce a Torino per arruolarsi come volontario nell'esercito piemontese, che si preparava alla guerra contro gli austriaci, ma la domanda viene rifiutata per la sua giovane età (l'età minima per arruolarsi come volontario era fissata al tempo a 17 anni) perciò viene mandato a studiare alla scuola militare di Ivrea.

Nel 1855, all'età di 22 anni, Ernesto conferma il suo orientamento anti-austriaco e si unisce alla testata giornalistica "Unitari", organo che due anni più tardi arriverà a sostenere la "Società Nazionale Italiana" di Daniele Manin e Giorgio Pallavicini, promotori dell'Unità d'Italia. Il progetto della "Società Nazionale Italiana" beneficia del favore della monarchia sabauda di Vittorio Emanuele II. Nonostante la visione politica di Moneta non sia favorevole alla monarchia, la sua ammirazione per il progetto politico di Manin e Pallavicini, inducono Moneta a collaborare con "Il Piccolo Corriere d'Italia", organo ufficiale della Società Nazionale Italiana.

Nel 1859 Moneta si arruola tra le file garibaldine e diventa aiutante di campo del Generale Sirtori.

Negli anni successivi combatte valorosamente e ottiene i gradi di ufficiale; nel 1866, anno dell'infausta battaglia di Custoza (persa contro gli austriaci per mancanza di coordinazione dei due generali a capo dell'esercito, La Marmora e Cialdini), Moneta decide di porre fine alla sua carriera militare. Osserva che la guerra, oltre a versare fiumi di sangue, non porta nessun reale beneficio e benché meno è la soluzione ai problemi che si prefigge di risolvere. Nello stesso anno Moneta inizia a scrivere alcuni articoli per il quotidiano "Il Secolo". Un anno dopo, Edoardo Sonzogno, fondatore del giornale, propone a Moneta di diventarne il direttore. Dopo aver accettato la nomina di buon grado, nell'arco di pochi anni, il quotidiano aumenta la tiratura passando da 30.000 a 100.000 lettori. Il giornale contiene polemiche antimilitariste e articoli anticlericali. Si schiera spesso in favore di battaglie per la riqualifica sociale nel campo dell'istruzione obbligatoria e gratuita, in ambito sanitario e nelle questioni salariali.

In quegli anni nascono in Europa diverse associazioni di natura pacifista. Protagonisti sono Federico Pussy e Hodgson Pratt; lo scopo è l'istituzione di una corte d'arbitrato che risolva i conflitti internazionali facendo ricorso al diritto e non alla violenza. Dopo alcuni tentativi di creare una Società per la Pace in Italia, nel 1887, si costituisce a Milano la cosiddetta "Unione Lombarda per la Pace e l'Arbitrato" , poi "Società per la Pace e la Giustizia Internazionale", alla cui fondazione Moneta collabora, seppure non in forma ufficiale, offrendo il suo maggiore contributo. E' in questi anni che Moneta passa gradualmente dall'attività di giornalista a quella di diffusore di idee pacifiste.

Moneta contrasta apertamente la politica colonialista dell'allora Capo del Governo Francesco Crispi; considera la politica contro la Francia un grosso errore (la formazione della Triplice alleanza che vedeva Italia, Germania e Austria alleate, era stato il pretesto per una rottura dei rapporti con la Francia), tant'è che tra il 1888 e 1889 inonda l'Italia di opuscoli informativi per indurre i cittadini a schierarsi contro una possibile entrata in guerra del Paese.

"Nella gallofobia", scrive nei suoi articoli, "predominano sentimenti ignobili e vili"; sulla testata "Il Secolo" pubblica una lettera intitolata "Avremo guerra o primavera?" dove sono evidenti i riferimenti alla politica aggressiva verso la Francia inaugurata da Crispi. Il suo impegno e il suo attivismo per evitare la guerra fra i due paesi verranno riconosciuti quando nel 1903 si raggiunge finalmente un accordo franco-italiano. Si registrano dichiarazioni ufficiali di riconoscenza per Moneta da parte dei rappresentanti dei due stati.

Tornando al 1889, a Roma si svolge il primo Congresso Internazionale della pace al quale partecipano 37 istituzioni e 90 congressisti oltre ad una buona rappresentanza del governo; Moneta ha l'onore di essere il primo relatore. Incentra il suo discorso sul tema "Del disarmo e dei modi pratici per conseguirlo per opera dei governi e dei parlamenti".

Nel 1890 fonda l'"Almanacco della Pace", un giornale che, oltre alle vignette umoristiche ispirate agli orrori della guerra, riporta gli aggiornamenti dei frequenti congressi sulla pace nazionali e internazionali. Grazie anche alla collaborazione di numerosi artisti e letterati, il giornale raggiunge in pochi anni la tiratura di 40.000 copie. Moneta non contiene il suo sdegno per la politica di conquista di Crispi in quegli anni in Africa, pubblicando un manifesto che esorta gli italiani a ribellarsi alle conquiste coloniali.

Nel 1896, dopo 29 anni di intensa attività, lascia la direzione de "Il Secolo", e nel 1898 fonda il nuovo periodico quindicinale: "La vita Internazionale" che diventa subito l'organo ufficiale dell'"Unione Lombarda". Alcuni articoli della rivista, saranno poi riuniti nel compendio "Le guerre, le insurrezioni e la pace nel secolo XIX" redatto in quattro volumi, rispettivamente pubblicati nel 1903, 1904, 1906 e 1910. Quest'ultimo è un trattato accurato e completo sulle guerre avvenute nel 1800 e sul movimento pacifista formatosi parallelamente.

Nel 1904 è presidente del Primo Congresso Nazionale della Pace a Torino e, nello stesso anno, è vice-presidente al XIII Congresso Universale della Pace di Boston. Nel 1906 organizza un "padiglione per la pace" all'Esposizione Internazionale di Milano, in occasione dell'inaugurazione del traforo del Sempione. Il padiglione dà rilievo a una grande raccolta di firme che operano per la causa della pace; tra le più importanti quelle di Cavour, Mazzini e Hugo.

Nel 1907 Moneta partecipa al XVI Congresso Universale a Monaco di Baviera; nello stesso anno è nominato presidente del Consiglio Direttivo della Federazione delle Società Italiane della Pace, costituitasi durante il III Congresso Nazionale a Perugia. Per il suo meritevole lavoro e attivismo contro la guerra e per le sue innumerevoli azioni volte alla creazione di un movimento pacifista internazionale, il 10 dicembre del 1907, Moneta riceve il rinomato Nobel per la Pace. Il Premio, oltre a costituire un riconoscimento universale per ciò che ha fatto, è accompagnato da un assegno di 95.000 lire. Moneta non trattiene per sé alcunché e versa interamente il premio nelle casse dell'Unione Lombarda; per l'occasione, l'Unione, delibera la fondazione di un Premio Moneta (una grande medaglia d'oro con l'effigie di Moneta), da conferire a coloro che si fossero distinti nel sostegno offerto alla causa della pace in Italia.

Nel 1909 si reca in Norvegia, dove nel salone dell'Istituto Nobel per la Pace di Cristiana (Oslo), svolge una lunga conferenza sul tema "Pace e diritto nella tradizione italiana". Il pacifismo di Moneta non è "assoluto" come quello di Tolstoj per il quale "pacifismo" era sinonimo di non uccidere, in nessun caso. Moneta ha in mente dei metodi ben precisi per realizzare i suoi progetti di pace internazionale:

1-DISARMO: scioglimento degli eserciti permanenti e formazione di una "Nazione armata". Insegnare a difendere la patria ai ragazzi nelle scuole, ma senza una leva obbligatoria, riducendo perciò le ingenti spese della guerra, e favorire investimenti in cultura e istruzione;

2-ARBITRATO INTERNAZIONALE: formazione di un'organizzazione che gestisce le ostilità fra stati membri.

3-FEDERAZIONE: come esempio Moneta usava i cantoni svizzeri, sottolineando come in passato avessero risolto i loro conflitti unendosi in un unica nazione, nonostante esistessero nella nazione elvetica varie barriere linguistiche e culturali. Questo modello, secondo Moneta, esteso all'Europa, avrebbe scongiurato un'eventuale guerra in Europa.

Nel 1911 contro la Turchia e nel 1914 in occasione del primo conflitto mondiale, Moneta si schiera a favore dell'entrata in guerra dell'Italia; in previsione di un assetto stabile di un Europa confederata, egli considera le guerre di quegli anni come facenti parte di un grande progetto pacifista. Inevitabilmente il suo appoggio all'entrata in guerra dell'Italia non mancò di creare amarezze e incomprensioni tra i rappresentanti delle diverse correnti pacifiste europee.

Negli ultimi anni di vita Moneta soffre di glaucoma e subisce numerosi interventi agli occhi. Muore di polmonite il 10 febbraio 1918, all'età di 85 anni. È sepolto a Missaglia (Lecco), nella tomba di famiglia.

Il Comune di Milano, a sei anni dalla morte, gli dedica un busto, scolpito da Tullio Brianzi, eretto presso i giardini pubblici Indro Montanelli in Porta Venezia; una targa recita: "Ernesto Teodoro Moneta: Garibaldino - Pensatore - Pubblicista - Apostolo della pace fra libere genti".

Ad oggi rimane l'unica personalità italiana ad aver ricevuto il premio Nobel per la pace.

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