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Ferdinando II delle Due Sicilie

Ferdinando II delle Due Sicilie
Ferdinando II delle Due Sicilie nelle opere letterarie

Biografia Il Re Bomba

Ferdinando di Borbone nasce a Palermo il 12 gennaio 1810, dal futuro re delle Due Sicilie Francesco I e Maria Isabella di Borbone, durante la permanenza della famiglia reale in Sicilia in seguito all'occupazione francese di Napoli e dei territori di terraferma. Salito al trono nel 1830, due anni dopo sposa Maria Cristina di Savoia, figlia del defunto re di Sardegna Vittorio Emanuele I e di Maria Teresa d'Asburgo-Este, anch'ella deceduta solo pochi mesi prima.

Dopo la prematura morte della moglie, nel gennaio del 1837 torna sull'altare per prendere in sposa Maria Teresa d'Austria, figlia dell'arciduca Carlo d'Asburgo-Teschen e della principessa Enrichetta di Nassau-Weilburg.

Nella fase iniziale del regno sembra ripudiare le tendenze assolutistiche che avevano caratterizzato i regni del padre e del nonno Ferdinando I: nei primi tre anni, infatti, introduce una serie di riforme innovatrici, soprattutto in campo amministrativo; sostituisce alcuni ministri; emana atti di clemenza verso i carbonari che avevano ordito due congiure contro di lui e concede l'amnistia ai detenuti ed agli esuli politici del 1820-1821.

L'impressione è proprio quella di un sovrano illuminato da idee liberali; dopo il periodo iniziale, però, anch'egli comincia progressivamente ad arroccarsi su posizioni restauratrici fino a raggiungere i livelli di intransigenza e brutalità dei suoi parenti predecessori. Le prime esecuzioni capitali si hanno dopo le sollevazioni di Penne degli Abruzzi e di Cosenza, nel 1837, e quella dell'Aquila, nel 1841.

Memorabile rimane la fucilazione, nel 1844, dei fratelli Bandiera, nobili veneziani che, sposata la causa mazziniana, disertano dalla marina austriaca per andare a fare la rivoluzione in Calabria dove, però, vengono subito intercettati, catturati e giustiziati: avevano l'uno 34 e l'altro 35 anni.

Il 1848 lo vede impegnato nel fronteggiare e reprimere i moti rivoluzionari, senza comprendere che l'intera Europa è investita dai fermenti liberali e repubblicani e che cambiamenti epocali stanno inesorabilmente avanzando sull'orizzonte del vecchio continente. Costretto, il 19 gennaio 1848, a concedere una costituzione, sorgono subito, però, contrasti sulla formula di giuramento dei deputati e del sovrano che alimentano sospetti sulla buona fede del re fino a sfociare, il successivo 14 maggio, nello scoppio della rivolta.

I suoi soldati, il giorno successivo, operano una sanguinosa repressione in conclusione della quale egli, così radicalmente convinto della sacralità della sua causa, chiede che si canti un Te Deum di ringraziamento. Il vecchio regime viene di fatto ripristinato. A questo punto volge l'attenzione alla Sicilia, in piena rivoluzione separatista, inviandovi 16.000 soldati. Segue una nuova carneficina con il bombardamento di Messina nel successivo mese di settembre - che gli vale l'appellativo di "Re Bomba" - e la presa di Catania, in aprile 1849, e Palermo, il successivo 11 maggio.

Lo statista inglese William Ewart Gladstone, dopo una breve permanenza a Napoli proprio in quel periodo, definirà il regno di Ferdinando II una "negazione di Dio".

L'8 dicembre del 1856, mentre passa in rassegna le truppe, un soldato abbandona improvvisamente i ranghi e lo assale con una baionetta riuscendo però soltanto a ferirlo; il suo nome è Agesilao Milano, patriota mazziniano arruolatosi con il preciso intento di assassinare il re. Verrà impiccato il 13 dicembre. Questo episodio acuisce le paure del re e ne inasprisce ulteriormente la ferocia, anche se qualche anno dopo, nel corso di una grave malattia che lo condurrà alla morte, confesserà di aver perdonato il suo attentatore.

Il 22 maggio 1859, a Caserta, ad appena 49 anni, esala l'ultimo respiro Ferdinando II di Borbone, un sovrano che ha regnato, come dirà l'economista e meridionalista Francesco Saverio Nitti, "senza guardare all'avvenire". La sua vicenda politica, infatti, traccia una parabola discendente: quando, ventenne, sale al trono, gode di rispetto ed ammirazione per le doti di intelligenza e di acume politico: re della maggiore potenza italiana, egli è visto come il possibile futuro re d'Italia. Ma rispetto ed ammirazione andranno tuttavia scemando col passar del tempo: i suoi limiti già descritti non gli consentono la necessaria lungimiranza per immaginare un tale scenario.

Si macchia, tra l'altro, della condanna al carcere di uomini di altissimo spessore morale e culturale quali Carlo Poerio, Luigi Settembrini, Silvio Spaventa, Filippo Agresti, Pier Silvestro Leopardi e molti altri. Ma di Ferdinando II non va dimenticata la forte spinta innovatrice data ai territori del regno con la costruzione della prima strada ferrata in Italia, con l'istituzione del telegrafo e con la nascita di un florido sistema industriale.

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