Dino Grandi

Dino Grandi
Dino Grandi nelle opere letterarie

Biografia Aggressive diplomazie

Dino Grandi nasce a Mordano, piccolo paesino della provincia bolognese, il giorno 4 giugno 1895, in una famiglia romagnola di proprietari terrieri. Iscritto presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Bologna nel 1913, durante il suo periodo di studi accademici inizia a collaborare come giornalista per il Resto del Carlino. Inizia il suo percorso politico nelle fila della sinistra italiana, poi nel 1914 seguirà le idee di Benito Mussolini.

In questo periodo è, insieme al futuro Duce, un acceso "interventista", sostenitore della tesi che l'unico modo per l'Italia per acquistare importanza politica internazionale è quello di partecipare attivamente alla Prima guerra mondiale. Allo scoppio della guerra viene chiamato alle armi; alla fine del conflitto, nel 1919, si laurea con una tesi in economia politica, ma resta nell'esercito. Congedato si trasferisce poi ad Imola dove inizia la sua carriera di avvocato.

Nella polemica politica del periodo Grandi si caratterizza per il suo grande ardore e la sua violenza dialettica. E' indicato come un bersaglio per l'opposta parte politica, tanto che il 17 ottobre 1920, in un agguato, viene ferito da cinque colpi di pistola. Due giorni più tardi il suo studio viene devastato da alcuni militanti della sinistra.

Dino Grandi è in seguito tra i fondatori dei fasci emiliani, dei quali diviene segretario regionale nel 1921. In breve si sviluppa la sua vicinanza alle ali più agitate e di fatto più discutibili del movimento fascista. Nella sua lunga carriera sarà sempre accompagnato da squadristi.

Nelle elezioni politiche del 15 maggio 1921 Grandi viene eletto deputato: un anno dopo, a conclusione di un lungo dibattito parlamentare, la sua elezione viene annullata - insieme a quelle di Giuseppe Bottai e Roberto Farinacci - perché al momento del voto i giovani non avevano ancora l'età necessaria per essere eletti.

Insieme a Italo Balbo si rende protagonista di un tentativo per convincere Gabriele D'Annunzio a prendere il posto di Mussolini. Il poeta-soldato avrebbe però evitato ogni coinvolgimento. Rifiutata la proposta, il coinvolto Grandi si ritrova come principale candidato alternativo a Mussolini alla guida del movimento. Per superare l'insidia, Mussolini presenta le dimissioni della sua giunta esecutiva e, come aveva sperato ma anche previsto, le dimissioni non vengoono accettate. Dino Grandi, unico reale antagonista del Duce all'interno del movimento, era troppo giovane per essere una guida convincente.

Mussolini sconfiggendo Grandi, elimina definitivamente tutte le opposizioni interne. Il giovane bolognese assume comunque un ruolo autorevole presso gli squadristi.

Nell'estate dello stesso 1921, Grandi guida la rivolta dello squadrismo agrario contro la dirigenza dei Fasci; nel luglio del 1922 dirige duemila fascisti all'occupazione di Ravenna. Pur avendo stabilito rapporti profondi con lo squadrismo, Dino Grandi diventa poi uno dei "moderati" fra i più importanti gerarchi del regime. Diviene sottosegretario all'Interno ed agli Esteri dal 1924 al 1929, ministro degli Esteri dal 1929 al 1932. Lascia poi il suo incarico per andare nel mese di luglio a Londra, dove rimane come ambasciatore fino al 1939. Sarà infine ministro della Giustizia e dal 1942 presidente della Camera dei fasci e delle corporazioni. A Dino Grandi ministro della Giustizia si deve l'ultimazione della codificazione - con l'entrata in vigore nel 1942 - del codice civile e di quello di procedura civile e del codice della navigazione, nonché della fallimentare legge dell'ordinamento giudiziario e di altre norme speciali. Segue in prima persona le fasi finali della codificazione, avvalendosi di giuristi di altissimo livello, molti dei quali (come Francesco Messineo e Piero Calamandrei) sono notoriamente antifascisti.

L'attività in cui Grandi sarebbe riuscito ad esprimere le sue doti migliori è comunque quella di aver rappresentato l'Italia presso le altre nazioni. L'impostazione che Grandi avrebbe dato alle relazioni internazionali sarebbe stata molto più saggia, delicata e prudente rispetto a quella prevista dall'aggressivo Mussolini.

A questo punto l'efficace attivismo del ministro richiama l'attenzione di Mussolini, che ancora una volta teme una perdita di prestigio personale a favore di Grandi. Quest'ultimo viene così rimosso dall'incarico di ministro degli esteri per essere nominato ambasciatore a Londra.

Londra sarebbe stata tuttavia una grande occasione: Grandi si fa apprezzare dai politici inglesi e segue da vicino le fasi di avvicinamento di Churchill all'Italia. E in Italia intanto si guadagna la fiducia di Casa Savoia, in particolar modo di Vittorio Emanuele III. Dino Grandi viene fatto conte di Mordano e in seguito riceve il Collare dell'Annunziata, con la conseguenza di diventare "cugino del Re".

Nel 1941 arriva l'ordine di Mussolini che lo spedisce a combattere sul fronte greco.

Con un'azione quasi certamente concordata con Vittorio Emanuele III, l'"Ordine del giorno" che il 25 luglio 1943 provoca la caduta di Mussolini vede Dino Grandi come l'autore principale: decisivo è il suo voto ed essenziale la sua opera di persuasione nei confronti degli altri membri del Gran Consiglio del Fascismo. Insieme agli altri importanti gerarchi Giuseppe Bottai e Galeazzo Ciano, da tempo Dino Grandi riteneva che una soluzione alla crisi avrebbe potuto sortire soltanto dalla sostituzione o dalla deposizione del Duce.

All'inizio del 1944, al Processo di Verona, per la mozione del 25 luglio Grandi viene condannato a morte in contumacia. Il bolognese però, avendo previsto quanto stava per accadere dopo la caduta di Mussolini, era emigrato in Spagna già nell'agosto del 1943. Si trasferisce poi in Portogallo, dove risiede fino al 1948.

Durante gli anni '50 Grandi lavora come informatore delle autorità americane e in particolare di Clare Boothe Luce, ambasciatrice americana a Roma. Grandi serve spesso da intermediario in operazioni politiche ed industriali tra Italia e Stati Uniti. Si trasferisce in America Latina, vivendo perlopiù in Brasile. Tornerà in Italia negli anni '60 per aprire una fattoria nella campagna modenese.

Dino Grandi muore a Bologna il giorno 21 maggio 1988.

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