Biografie

Bruno Misefari

Bruno Misefari
Bruno Misefari nelle opere letterarie

Biografia Pensieri poco liberi

Bruno Misefari nasce il 17 gennaio 1892 a Palizzi, in provincia di Reggio Calabria. Ha tre fratelli: Enzo che milita nelle file del partito comunista, Florindo che svolge la professione di biologo e Ottavio che svolge la professione di calciatore. All'età di undici anni, dopo aver frequentato la scuola elementare di Palizzi, si trasferisce con lo zio nella città di Reggio Calabria.

In questo periodo è solito frequentare gli intellettuali socialisti e anarchici che vanno a casa dello zio. Bruno, seguendo gli ideali socialisti, fonda un Circolo giovanile di matrice socialista e inizia in un secondo momento a collaborare con tre giornali: Il Lavoratore, Il Libertario e Il Riscatto. Nel marzo 1912, dopo aver espresso la sua opinione all'interno di un circolo, viene arrestato per la sua contrarietà di fronte all'attacco italiano in Libia. La sua detenzione dura due mesi e mezzo; da strenuo difensore degli ideali socialisti, dopo aver approfondito la conoscenza con il suo professore Giuseppe Berti, appoggia gli ideali anarchici.

Dopo la detenzione in carcere si trasferisce con la famiglia a Napoli, in Campania. Nella città partenopea continua gli studi, iscrivendosi al Politecnico per seguire i corsi di ingegneria. Pur dedicandosi agli studi scientifici, continua ad approfondire privatamente lo studio della filosofia, della letteratura e della politica. In questi anni inizia a frequentare assiduamente i circoli anarchici, appoggiando in maniera evidente i principi del movimento.

Nel 1915 si rifiuta di intraprendere la carriera militare e viene incarcerato per quattro mesi nel carcere militare di Benevento. L'anno seguente riesce a disertare trovando riparo presso la dimora di un contadino della zona. Grazie all'ospitalità dell'uomo riesce a fuggire dalla Basilicata per poi fare ritorno in Calabria. La sua libertà non dura a lungo, poiché è arrestato con l'accusa di aver fatto a Reggio Calabria un discorso pacifista durante una manifestazione a favore della guerra. In questa occasione viene rinchiuso sette mesi in carcere ad Acireale, per poi essere trasferito nuovamente nel carcere militare di Benevento.

Anche questa volta, grazie al sostegno datogli da un amico che lavora come secondino, riesce nuovamente ad evadere dal carcere. Purtroppo la sua fuga non dura a lungo e viene nuovamente catturato lungo il confine con la Svizzera.

Astutamente riesce a evadere di nuovo dal carcere di Lugano nell'estate del 1917. La polizia svizzera lo arresta nuovamente, ma presto riceve l'ordine di scarcerarlo perché dall'Italia giungono notizie che affermano che Misefari è un politico italiano.

Avendo riacquistato la libertà, decide di stabilirsi a Zurigo dove vive anche il suo amico Francesco Misiano, che è anch'egli un politico che ha dovuto lasciare l'Italia per diserzione. A Zurigo vive nell'abitazione della famiglia Zanolli. Qui ha modo anche di conoscere la sua futura compagnia, Pia, che vivrà sempre al suo fianco.

Durante gli anni di esilio in Svizzera Bruno Misefari ha modo di conoscere numerosi esponenti dei circoli anarchici elvetici e inizia a collaborare con un giornale di matrice anarchico-comunista: il Risveglio anarchico comunista. Inoltre in questo periodo partecipa anche a numerosi dibattiti in cui esprime i suoi ideali.

Nel 1918, come altri suoi compagni anarchici, viene arrestato ingiustamente con l'accusa di aver organizzato una vera e propria rivolta. Dopo aver trascorso ben sette mesi in carcere, l'anno successivo viene espulso definitivamente dal Paese. Nello stesso anno riesce a ottenere un passaporto per motivi di studio a Stoccarda, in Germania, e l'anno successivo può fare ritorno in Italia, poiché il governo presieduto dal Presidente del Consiglio italiano Nitti gli concede l'amnistia.

La sua attività politica in Italia, nel 1920, è intensa; nel periodo che trascorre a Napoli si dedica insieme a un compagno anche alla realizzazione di un giornale, L'Anarchico, in cui sono esposti i principi in cui crede.

Nello stesso anno e in quello successivo si dedica alla propaganda degli ideali predicati nel movimento in cui milita e ha modo di conoscere numerosi esponenti dell'anarchismo italiano: Pasquale Binazzi, Giuseppe Di Vittorio, Errico Malatesta, Camillo Berneri, Armando Borghi. Si espone anche nella difesa degli anarchici Bartolomeo Vanzetti e Ferdinando Nicola Sacco, condannati a morte negli Stati Uniti con la grave e ingiusta accusa di avere ucciso un contabile e una guardia di un calzaturificio americano. A nulla valgono i suoi appelli, poiché i due innocenti uomini vengono uccisi con la sedia elettrica. Nel 1922 vive tra Napoli e Reggio Calabria con la compagna Pia Zanolli, riuscendo a terminare l'anno dopo gli studi di ingegneria presso il Politecnico di Napoli. Successivamente si iscrive anche presso la facoltà di filosofia.

Presto fonda in Calabria un'industria del vetro, ma a causa della persecuzione da parte del regime fascista, viene arrestato con l'accusa di attentare alla vita del re e a quella di Mussolini. La crudeltà del regime nei suoi confronti è tanta e viene cancellato dall'Albo di categoria.

Viene scarcerato dopo venticinque giorni e nuovamente arrestato di lì a poco per aver fatto un discorso, travisato dal regime, nel corso di un funerale di un amico. Nel 1931 è condannato all'esilio a Ponza; sposa Pia in carcere.

Due anni dopo, in seguito all'amnistia promulgata dal regime, ottiene nuovamente la libertà. Tornato in Calabria, però, si sente un uomo senza futuro, senza denaro e abbandonato da tutti. Sempre nel 1933 le sue condizioni di salute peggiorano, poiché viene colpito da un tumore al cervello. Nel 1935 riesce ad accumulare del denaro per la realizzazione di un impianto di silice in Calabria, a Davoli. Il suo stato di salute però è sempre più grave, perché il cancro lo ha reso sempre più debole.

Bruno Misefari muore il 12 giugno 1936 all'età di 44 anni.

Tra i sui scritti ricordiamo "Schiaffi e carezze" (1969) e "Diario di un disertore" (1973), entrambi pubblicati postumi sotto lo pseudonimo anagrammatico Furio Sbarnemi.

Frasi di Bruno Misefari

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