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Arnoldo Mondadori

Arnoldo Mondadori
Arnoldo Mondadori nelle opere letterarie Libri in lingua inglese

Biografia Storie di incanti e di cultura diffusa

Arnoldo Mondatori nasce il 2 novembre del 1889 a Poggio Rusco, in provincia di Mantova. È stato il più grande editore italiano, noto per aver fondato la notissima casa editrice Arnoldo Mondadori Editori, creata praticamente da zero e diventata, a partire dagli anni '60, la più grande etichetta italiana.

Arnoldo è figlio di una famiglia del basso mantovano e non si può dire certo che abbia natali illustri. Suo padre è un calzolaio ambulante, analfabeta, di cui si racconta abbia imparato a leggere solo in occasione del voto elettorale, all'età di cinquant'anni. È ovvio che non può offrire a suo figlio tutti gli agi del caso affinché possa continuare gli studi ed il piccolo Arnoldo è costretto ad abbandonare la scuola appena in quarta elementare, senza prendere la licenza.

Il primo approccio con il mondo del lavoro arriva in una drogheria, a diretto contatto con la gente. Il futuro numero uno dell'editoria italiana dimostra subito di saperci fare e si guadagna sul campo, per le sue qualità di venditore, il soprannome di "Incantabiss", termine che in dialetto significa "incantatore di serpenti". Arnoldo non è però solo un affabulatore, ma anche una persona dotata di una voce suadente e persuasiva, anche dal punto di vista strettamente sonoro: il soprannome, pertanto, gli deriva anche da questa caratteristica.

Oltre a lavorare nella drogheria, il piccolo Mondadori si dà da fare anche per le faccende private del suo datore di lavoro, prendendosi cura dei suoi figli, accompagnandoli a scuola e molto altro. Sempre grazie alla sua voce e all'intraprendenza innata, racimola altri spicci leggendo le didascalie al cinema del paese, per poi lavorare come garzone e scaricatore a Mantova, città nella quale svolge anche il lavoro di venditore ambulante.

Nel 1907, all'età di sedici anni, si fa assumere in una tipografia, la quale è anche cartoleria. Qui ben presto si adopera per stampare un proprio giornale di propaganda socialista che, nello stesso anno, viene pubblicato. Si chiama "Luce", ed è la prima pubblicazione di Arnoldo Mondadori, edito da La Sociale.

Nel 1911 conosce Tomaso Monicelli (padre di Mario Monicelli), di stanza ad Ostiglia dopo l'ottimo esordio teatrale. L'anno dopo, il drammaturgo fonda "La Sociale", embrione di quella sarà la futura casa editrice Mondadori.

Arnoldo però, conosce e apprezza anche la sorella di Tomaso, Andreina, che finisce per sposare nel 1913, portando in chiesa, come testimone, l'autore di Forlì Antonio Beltramelli. La giovane coppia si prende cura anche del figlio illegittimo di Tomaso Monicelli, avuto da Elisa Severi, il piccolo Giorgio.

Viene pubblicata la prima collana della casa gestita da entrambi, dedicata alla letteratura per ragazzi: "La Lampada". Allo scoppio della prima guerra mondiale poi, Arnoldo Mondadori riesce ad aprire un suo stabilimento tipografico, fondando contemporaneamente una sua casa indipendente, specializzata in libri didattici: "La Scolastica".

Nemmeno il primo conflitto mondiale è in grado di scoraggiare l'attività imprenditoriale del futuro re dell'editoria nazionale, nonostante siano tempi tutt'altro che facili. Durante la guerra infatti, il giovane editore fa affari con lo Stato Maggiore, ottenendo certe commesse militari, e comincia a stampare per i soldati al fronte due giornali con illustrazioni: "La Girba" e "La tradotta".

Lo sconosciuto editore Mondadori allora intuisce le grandi potenzialità del poeta Gabriele D'Annunzio, reduce dall'impresa fiumana.

Lo scrittore abruzzese entra nella cerchia dei futuri autori pubblicati da Mondadori, i quali si aprono anche ad autori come Trilussa, Panzini, Pirandello, Ada Negri, Borghese, Margherita Sarfatti e tantissimi altri.

Termina la guerra e, nel 1919, Arnoldo si trasferisce a Milano, dove costruisce un'azienda nuova di zecca, forte di 250 lavoratori. Nascono altre collane di successo e, anche, riviste popolari che gli consentono di farsi conoscere anche dal popolino più lontano dalla letteratura di tipo elevato. "Il Milione" e "Il secolo illustrato" sono due esempi di questo intraprendente modo di operare.

Con l'avvento del fascismo Mondadori non resta fuori, anzi. È sensibile al fascino del rinnovamento proposto, almeno nella sua fase iniziale e programmatica, e la sua casa editrice è la prima a dotarsi di una propria rete di agenti ed una vendita diretta ai privati. Arnoldo dà vita ai cosiddetti "fascicoli", come le enciclopedie, mentre al contempo si propone di differenziare la sua proposta, con la diffusione dei "gialli", alcune aperture internazionali e altre trovate altrettanto interessanti, le quali rivelano lo spirito innovativo dell'editore.

Nonostante la morsa del fascismo stringa sempre di più gli orizzonti dal punto di vista scolastico, con l'imposizione di un testo unico per tutti e l'idea di controllare con libri di Stato l'educazione e la formazione degli italiani, Mondadori riesce a cavarsela anche in questo contesto, puntando su nuove idee che si rivelano vincenti. Scommette su Walt Disney e diventa l'editore di "Topolino", uno degli affari migliori e più fruttuosi della sua carriera. Nel 1935, a conferma di quanto sia ormai influente il lavoro dell'editore mantovano, Walt Disney in persona sarà ospite nella sua villa di Meina, sul lago Maggiore.

Arriva la guerra e, nel 1942, la Mondadori viene sfollata a causa dei bombardamenti. L'anno dopo, le truppe tedesche requisiscono lo stabilimento di Verona. L'editore mantovano, insieme con i suoi figli maschi, ripiega in Svizzera.

Terminata la guerra, Arnoldo e figli tornano in Italia. La nuova idea è quella di puntare tutto su un nuovo modo di fare giornalismo. Esce "Epoca", con Biagi e Zavattini, un giornale storico. Ma prendono vita anche altre collane, come quella dei "Romanzi di Urania", legati all'ambito della fantascienza, oltre ad altri patinati interessanti come il noto "Panorama".

La strada giusta, secondo l'editore, è quella della ricerca tecnologica, dell'investimento puro e semplice nelle nuove macchine. Apprende tutto questo nel corso di due viaggi negli Usa e, grazie ai fondi agevolati del Piano Marshall, nel 1957 inaugura le nuove officine grafiche di Verona: un impianto all'avanguardia, un pezzo raro a livello europeo.

Cominciano i primi dissidi tra Arnoldo ed Alberto, il primogenito, ma nella famiglia Mondadori entrano nuovi e grandi scrittori, come Ernest Hemingway. La pubblicazione a puntate su "Epoca" del romanzo vincitore del premio Nobel, "Il Vecchio e il Mare", si rivela ben presto un vero evento editoriale.

Nel 1965, l'editore mantovano lancia una collana di libri tascabili nelle edicole (i futuri Oscar Mondadori): un esperimento epocale, di grande impatto sul grande pubblico, il quale promuove il libro da oggetto quasi di lusso, ad un vero e proprio articolo di diffusione culturale. Solo nel primo anno, gli Oscar vendono otto milioni e mezzo di copie.

L'azienda è florida e cresce sempre di più. Viene acquistata anche la cartiera di Ascoli Piceno, che chiude definitivamente il circolo produttivo della casa editrice, la quale si attesta ormai sui tremila dipendenti. Lo stabilimento di Verona stampa addirittura commesse per editori americani.

È il 1967 però, quando Arnoldo incassa una delle sue poche sconfitte: il primogenito Alberto Mondadori si allontana definitivamente dalla società. Giorgio diventa il presidente della Mondadori, con Mario Formenton, marito della figlia Cristina, alla vicepresidenza.

Quattro anni dopo, l'8 giugno del 1971, Arnoldo Mondadori muore a Milano. Prima della sua dipartita, la sua creatura editoriale stampa i "Meridiani": prestigiose monografie che faranno la storia e che, per oltre un quarantennio, rappresenteranno il sogno di gloria di ogni autore non solo italiano.

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