Biografie

Eddy Merckx

Eddy Merckx

Biografia Il Cannibale

Eddy Merckx nasce in Belgio a Meensel Kiezegem, nei pressi di Bruxelles nella provincia del Brabante, il 17 giugno 1945.

Alla luce dei risultati ottenuti durante la sua carriera sportiva nessuno può obiettare che sia stato il migliore ciclista di tutti i tempi. Va detto che, parte della tifoseria italiana, a lui affianca, per la straordinarietà di alcune imprese, il corridore Fausto Coppi, sebbene questi abbia vinto molto meno del belga. Invero, è significativo che Merckx conta 525 vittorie su 1800 gare su strada disputate: il 30%, una percentuale impressionante e distribuita lungo 17 anni di agonismo. Come dire che per una gara su quattro, gli avversari hanno corso per il secondo posto! In nessun altro sport si riscontra una superiorità così assoluta per un lungo periodo di tempo. E vi è di più: Merckx ha ottenuto i massimi risultati anche nell'attività su pista, vincendo le più prestigiose gare e siglando un Record dell'Ora, rimasto per molti anni imbattuto.

Merckx disputò la sua prima corsa il 16 luglio del 1961, e l'anno successivo divenne subito campione nazionale degli esordienti: questo, oltre alle 23 vittorie ottenute gli consentì di passare alla categoria superiore. Nel 1963 vinse 28 gare, e nel 1964 divenne campione del mondo dei dilettanti, a Sallanches in Francia. L'anno seguente il debutto tra i professionisti sulla scia di 4 successi su 5 corse disputate nei mesi di marzo-aprile tra i dilettanti; nella massima categoria si mette subito in luce, saranno nove le sue vittorie tra i pro' a fine anno.

Nel marzo del 1966 la prima grande affermazione, vince subito la Milano-Sanremo, e prosegue a suon di vittorie per tutto l'anno. Il 4 novembre raggiunge con il Trofeo Baracchi (importante cronometro a coppie, con Bracke) la ventesima vittoria dell'anno. Qualcuno già teme che questo ragazzo non ancora ventiduenne possa diventare imbattibile. E difatti, nel 1967 Merckx rivince subito la Milano-Sanremo, poi due classiche belghe, la Gand-Wevelgem e la Freccia Vallone; ed ha modo di presentarsi al Giro d'Italia con due vittorie di tappa, significativamente diverse: in volata al Lido degli Estensi, ed in salita per distacco sulla Majella. Dopo qualche mese ottiene il massimo: ad Heerlen diventa, per la prima volta tra i pro', campione del mondo confermando l'affermazione di tre anni prima tra i dilettanti.

Da allora un crescendo di risultati impressionante che lo ha portato ad avere un palmares ricchissimo, e che, a circa trent'anni dal suo ritiro, appare addirittura inavvicinabile.

Nel 1968 diventano suo terreno di caccia anche le grandi corse a tappe: vince, anzi stravince il suo primo Giro d'Italia, in una stagione ricca di 32 successi, tra i quali brilla la più affascinante gara in linea: la Parigi-Roubaix. L'anno che segue, le gare vinte sono 43, tra queste un'altra Milano-Sanremo, e le due più importanti classiche belghe: il Giro delle Fiandre (con 70 Km di fuga solitaria ed oltre 5 minuti di vantaggio sul secondo) e la Liegi-Bastogne-Liegi.

Si presenta al Tour de France e lo vince con formidabile autorità, quasi venti minuti di vantaggio sul secondo, sei vittorie di tappa, e tutte le classifiche di contorno (a punti, il gran premio della montagna, la combattività, la combinata e quella a squadre). Per questa superiorità su tutti i fronti i francesi lo battezzano subito "Il Cannibale".

Il 1970 è ancora più luminoso: conquista sia il Giro d'Italia che il Tour de France (nel tempo di due mesi). Nella corsa francese si corre ormai solo per il secondo posto, Merckx, infatti, si aggiudica la bellezza di otto tappe e trascina i propri compagni a vincere la cronosquadre. Tra i due grandi giri ha modo di trionfare nel campionato nazionale, mentre in primavera ha bissato i successi nella Parigi-Roubaix, nella Freccia Vallone e nella Gand-Wevelgem. In totale 52 vittorie. Che diventano 54 (su 120 gare, quasi una su due!) nel 1971. Tra queste: il Campionato del Mondo di Mendrisio, la Milano-Sanremo, la Liegi-Bastogne-Liegi, il Giro di Lombardia, il Giro del Belgio, un altro Tour de France, la Parigi-Nizza, il Giro del Delfinato, l'Het Volk e l'Henninger Turm.

Il 1972 è l'anno delle seconda doppietta Giro-Tour, di un'ennesima Milano-Sanremo, ancora della Liegi-Bastogne-Liegi, della Freccia Vallone, del Giro di Lombardia, per un totale di 50 vittorie. Ed a fine anno, ancora non soddisfatto, vola a Città del Messico e sulla pista del velodromo ottiene in una prova sola il Record dell'Ora, ed i nuovi primati dei 10 e dei 20 chilometri.

Nel 1973 le vittorie sono 51 e la doppietta riguarda Giro di Spagna e Giro d'Italia, con 12 vittorie di tappa, oltre alla Gand-Wevelgem, all'Amstel Gold Race, ad un'altra Parigi-Roubaix, ancora una Liegi-Bastogne-Liegi, ed alla Parigi-Bruxelles.

Tre mesi assolutamente eccezionali caratterizzano il 1974; dal 16 maggio al 25 agosto vince a raffica il Giro d'Italia (con due tappe), il Giro di Svizzera (3 tappe), il Tour de France (8 tappe) e si laurea ancora Campione del Mondo a Montreal. Impressionante ed irripetibile.

Il 1975 è l'anno che lo vede percorre il viale del tramonto...e si accontenta di 38 vittorie, tra le quali la sesta Milano-Sanremo, la seconda Amstel Gold Race, un altro Giro delle Fiandre e la quinta Liegi-Bastogne-Liegi.

Nel 1976 soltanto 15 vittorie, ma un'altra Milano-Sanremo (7 su nove partecipazioni: impossibile per alcun altro), e nel 1977 diciassette successi minori. Decide il ritiro nel marzo del 1978.

Oltre a vincere da febbraio ad ottobre le gare su strada, Merckx non si stancava nemmeno d'inverno quando correva nei velodromi. Sono 98 le sue vittorie su pista, tra queste i titoli di campione europeo e campione nazionale di varie specialità e 17 Sei Giorni (le più importanti, Grenoble, Milano, Monaco, Berlino, Zurigo, Gand).

Non sono solo i risultati a dare a Merckx la definizione di ciclista più grande di tutti i tempi, ma anche le sue straordinarie doti di atleta completo e fortissimo su tutti i terreni. Il belga ha vinto molte corse per distacco, ha battuto allo sprint i migliori velocisti della sua epoca, in montagna ha trovato soltanto avversari occasionali e sulle grandi salite ha costruito le più prestigiose vittorie, è stato anche un ottimo discesista, un formidabile cronoman ed un passista d'eccezione. I giornalisti del tempo scrissero che per Merckx avevano esaurito gli aggettivi superlativi.

La sua condotta di gara era battagliera, improntata sullo spettacolo e sulla generosità nella profusione dello sforzo: la presenza di Merckx era sinonimo di corsa d'assalto, di corsa in testa (da cui il titolo La course en tete di un film biografico sul campione). Tutto questo comportava che Merckx oltre alle numerose vittorie risultava altrettanto spesso piazzato tra i primissimi nelle gare che non riusciva a vincere. Una garanzia di risultato ed una preoccupazione per gli avversari che erano tutti di grande spessore: Gimondi, De Vlaeminck, Motta, Godefroot, Van Looy, Moser, Maertens, Ocana, Poulidor, Veerbeck, Fuente, Thevenet, Bitossi, Sercu.

Campione di signorilità e di compostezza, Eddy Merckx ha sempre avuto parole di grande rispetto per tutti i suoi avversari, ed in particolar modo per Felice Gimondi, grande anche lui nell'accettare la superiorità del belga con dignità e compostezza. La guerra agonistica in corsa tra i due non comportò assolutamente mai ad alcun diverbio, ad alcuna incomprensione (il cantautore Enrico Ruggeri dedicherà a questa coppia la bellissima canzone "Gimondi e il Cannibale").

Sposato con Claudine Acou, Merckx ha due figli, Sabrine ed Axel (ciclista professionista, medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Atene 2004). La sua fabbrica di biciclette avviata mentre era ancora in carriera, è oggi stimata ed apprezzata per la produzione di specialissime da corsa di alto livello.

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