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Giorno per giorno i profili di miti e personaggi famosi che si sono meritati un posto nella storia

Sante Pollastri

La leggenda di un bandito e di un campione

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Sante Pollastri

Sante Pollastri nasce a Novi Ligure (Piemonte) il giorno 14 agosto 1899. Il suo nome è tristemente iscritto nell'elenco dei criminali più noti in Italia. Il vero motivo per cui Pollastro - questo era il suo soprannome - sarebbe diventato uno dei più acerrimi nemici delle forze dell'ordine e dei carabinieri in particolare, del suo tempo, non si conosce. Tra le ipotesi ci sarebbe l'assassinio di un suo parente da parte dei carabinieri: un cognato che con lui stava fuggendo dopo aver svuotato un appartamento. Un'altra ipotesi sarebbe quella di un fratello prelevato di forza per presentarsi alla chiamata alle armi, sebbene questi fosse gravemente malato: il fratello sarebbe poi morto in caserma durante il suo servizio. Una terza ipotesi riguarderebbe la sorella di Sante, Carmelina, la quale sarebbe stata violentata da un militare dell'arma dei carabinieri; Sante Pollastri, diciannovenne, avrebbe ucciso il carabiniere e sarebbe poi fuggito. Ognuna d queste ipotesi tuttavia non trova supporto in alcuna documentazione, anzi, almeno in parte si tratta di leggende nate in epoca successiva intorno alla figura del bandito.

Secondo una versione della storia di Pollastri, il marchio e l'appellativo di anarchico deriverebbero da un episodio molto particolare: una sera dell'anno 1922, Sante esce da un bar e sputa una caramella amara al rabarbaro, la quale atterra molto vicino agli stivali di due fascisti; questi interpretano il gesto come una sfida e picchiano a sangue il Pollastri. Esiste anche un racconto diverso, che insiste sulla provocazione, condita di insulti, da parte di tre fascisti alla volta di Sante, seguita da una violenta rissa.

Durante il periodo della sua latitanza, Pollastri è responsabile dell'uccisione di diversi militari delle forze dell'ordine. Il numero preciso non è noto ma Pollastri stesso arriva ad attribuirsi sette vittime, uccise in scontri a fuoco. Tra questi assassinii, nel giugno del 1926 suscita un grandissimo clamore l'uccisione di due carabinieri presso Mede, e nel novembre dello stesso anno, di due poliziotti in un'osteria di via Govone, a Milano.

La fama di Pollastri valica i confini ma in Italia rimane quasi sconosciuto in quanto la censura fascista limita fortemente la cronaca nera; solo nel nord dell'Italia le sue gesta trovano risalto. Il nome di Pollastri diventa protagonista di racconti in cui la figura del bandito viene mitizzata e ingigantita: uno dei più noti racconti riguarda un maresciallo dei carabinieri che esce di senno per la paura di fronte a lui. Sante Pollastri incarna in questi anni la figura del ribelle all'autorità; il momento storico è quello di un periodo in cui si sta concretizzando una svolta autoritaria, quella del passaggio dalla democrazia al fascismo. In questo contesto, per i nascenti movimenti antifascisti e per il mondo anarchico, il bandito Pollastri diventa una sorta di figura eroica.

Tra le sue rapine più note c'è quella alla prestigiosa gioielleria Rubel, a Parigi. Con il passare del tempo si guadagna l'appellativo di "Nemico pubblico numero uno" e la sua fama cresce, supportata non solo dalle rapine e dai furti messi a segno, ma anche dalla sua personalità che, si racconta, lo porta - come un'altra figura leggendaria, quella di Robin Hood - a compiere atti di generosità a vantaggio dei più poveri e degli anarchici latitanti.

Pollastri venne finalmente arrestato a Parigi nel 1927, ad opera degli uomini del commissario Guillaume. Quest'ultimo sarà la figura a cui lo scrittore belga Georges Simenon si ispirerà per il suo personaggio più noto, il commissario Maigret. Pare che Pollastri sia stato arrestato grazie al tradimento di una persona a cui aveva fatto una confidenza, che poi sarebbe diventato un informatore della polizia. Tra i possibili nomi degli autori della "soffiata", è stato ipotizzato anche quello di Costante Girardengo, il ciclista che grazie alle sue imprese era soprannominato "Campionissimo". Girardengo e Pollastri erano concittadini, entrambe di Novi Ligure: si conoscevano dall'infanzia e dalla comune frequentazione con il massaggiatore Biagio Cavanna.

Per certo si sa che Girardengo, all'apice della propria carriera sportiva, e il latitante Pollastri si incontrarono a Parigi durante una gara ciclistica. In seguito questo incontro sarebbe divenuto oggetto di una testimonianza di Girardengo al processo a carico di Pollastri.

Dopo la cattura del bandito, all'interrogatorio, il magistrato chiede a Pollastri se appoggi posizioni politiche anarchiche. Egli risponde: "Ho le mie idee"; anche questo aneddoto contribuisce alla costruzione della fama di anarchico di Pollastri. Viene condannato all'ergastolo e inviato a scontare la propria pena sull'isola di Santo Stefano (una piccola isola del Mar Tirreno situata al largo della costa fra Lazio e Campania).

Viene graziato nel 1959 dal presidente della Repubblica Italiana Giovanni Gronchi; trascorre gli ultimi diciannove anni della sua vita nel suo paese natale, praticando l'attività di commerciante ambulante. Muore a Novi Ligure il 30 aprile 1979 all'età di 80 anni.

La memoria della sua leggendaria figura di bandito e del rapporto avuto con Costante Girardengo ha ispirato diverse opere: ricordiamo la canzone di Francesco De Gregori "Il bandito e il campione" (1993), l'omonimo libro di Marco Ventura (2006) e una fiction tv prodotta dalla Rai (2010, con Beppe Fiorello nel ruolo di Sante Pollastri).

Ultimo aggiornamento: 02/10/2010

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