Biografie

Giovanni Segantini

Giovanni Segantini
Giovanni Segantini nelle opere letterarie Libri in lingua inglese Film e DVD di Giovanni Segantini

Biografia

Il pittore italiano Giovanni Segantini fu tra i massimi esponenti del divisionismo. Segantini nasce il 15 gennaio del 1858 ad Arco, nella parte italiana del Tirolo, figlio di Agostino Segatini, in una famiglia di umili origini. All'età di sette anni, nel 1865, in seguito alla morte della madre viene spedito a Milano, su decisione del padre, in custodia presso Irene, figlia di primo letto.

La gioventù movimentata

Qui Giovanni Segantini, anche a causa della mancanza di un vero e proprio contesto familiare, trascorre una giovinezza un po' solitaria e spesso chiusa, anche all'insegna della nullafacenza. Al punto che gli capita di essere arrestato per ozio e vagabondaggio. Così, a dodici anni viene rinchiuso nel riformatorio Marchiondi. Prova a scappare nel 1871. Il suo tentativo di fuga, tuttavia, non va a buon fine, e Segantini è costretto a restare in riformatorio per altri due anni.

Viene poi affidato a Napoleone, suo fratellastro, che vive a Borgo in Valsugana, andando a lavorare nella sua bottega come garzone, così da riuscire a mantenersi. Rimane a Borgo appena un anno. Già nel 1874 ritorna a Milano.

Gli studi artistici

Avendo sviluppato una forte passione nei confronti della pittura e avendo maturato una certa coscienza artistica, decide di iscriversi all'Accademia di belle arti di Brera, prendendo parte per quasi tre anni ai suoi corsi serali.

All'ombra della Madonnina, Giovanni Segantini sopravvive lavorando nella bottega di un artigiano decoratore, Luigi Tettamanzi, prima di cominciare a insegnare disegno nel riformatorio in cui aveva vissuto pochi anni prima. Anche grazie a questo sostegno economico ha l'opportunità, tra il 1878 e il 1879, di frequentare le lezioni di Giuseppe Bertini durante i corsi regolari dell'Accademia di Brera. Qui incontra e conosce, tra gli altri, Emilio Longoni.

I primi lavori

Dopo aver iniziato a dipingere subendo l'influenza del verismo lombardo, Giovanni Segantini viene notato dalla critica in occasione dell'esposizione nazionale di Brera del 1879. Ottiene il sostegno di Vittore Grubicy, con cui intraprende un rapporto di amicizia e di lavoro destinato a durare molto a lungo.

In questo periodo realizza alcune vedute milanesi di formato ridotto, tra cui "Il coro della chiesa di Sant'Antonio" e "Il Naviglio a Ponte San Marco", completato nel 1880. Nel frattempo conosce la sorella di Carlo Bugatti, Luigia detta Bice, che diventerà sua compagna per il resto della sua vita.

Giovanni Segantini e la vita in Brianza

Si trasferisce a Pusiano, in Brianza, dove collabora con Longoni e lavora approfittando del supporto economico di Grubicy. Vincolatosi al suo sostegno in modo definitivo nel 1883, attraverso la stipula di un apposito contratto, sul fronte artistico Segantini si dedica a una forma espressiva originale e personale. Essa è differente rispetto alle impostazioni accademiche di quando era ragazzo.

Segantini si concentra su soggetti tratti in modo particolare dalla vita contadina della Brianza, con scene dai toni bucolici e idilliaci. E' il caso dell'olio su tela "Zampognari in Brianza", oggi custodito presso il Tokyo National Museum. Ma anche de "La benedizione delle pecore", in cui si può riconoscere una veduta di Inverigo, senza dimenticare "La raccolta dei bozzoli" e "A messa prima", nella quale si intravvede Veduggio.

Al periodo brianteo risale anche "Dopo il temporale", in cui viene raffigurato un gregge di pecore in compagnia di una pastorella in seguito a un acquazzone estivo.

I riconoscimenti e i lavori successivi

Nel 1883 Giovanni Segantini vince la medaglia d'oro all'esposizione internazionale di Amsterdam grazie ad "Ave Maria a trasbordo", e ottiene un riconoscimento prestigioso - questa volta ad Anversa - anche con "La tosatura delle pecore".

Nel giro di sei mesi, poi, si dedica a "Alla stanga", composizione monumentale realizzata sulle Prealpi lombarde, a Caglio, dove è andato a vivere. L'opera viene presentata nel 1886 alla Permanente di Milano e ottiene un riscontro positivo sia da parte della critica che da parte del pubblico. Essa riceve la medaglia d'oro ad Amsterdam, per poi essere acquistata per la Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea di Roma, direttamente dallo Stato italiano.

La Svizzera e il divisionismo

Nel 1886 Giovanni Segantini è un artista affermato. Decide di andare via dall'Italia per spostarsi nel cantone Grigioni, a Savognin. Nello stesso periodo si avvicina sempre di più al movimento artistico del divisionismo, evolvendo dalle prime semplici sperimentazioni verso approdi più evidenti.

Divenuto sempre più famoso sia in Italia che al di là delle Alpi grazie al lavoro promozionale di Grubicy, nel 1888 viene fatto conoscere all'Italian Exhibition di Londra. Sono sempre di più le riviste di arte che lo apprezzano e che lo cercano per avviare una collaborazione.

Nel 1894 Segantini abbandona Savognin per spostarsi a Maloggia, in Engadina, con lo scopo di dedicarsi alla meditazione personale e di approfondire il proprio sentimento mistico. In questo villaggio, in effetti, conduce una vita piuttosto solitaria, mentre il paesaggio alpino che lo circonda è fonte di ispirazione per le sue opere. Solo nei mesi invernali più freddi abbandona Maloggia per andare in Val Bregaglia, dove soggiorna a Soglio in un albergo, non disdegnando di tanto in tanto di recarsi a Milano.

Il Trittico delle Alpi

In questo periodo Giovanni Segantini si mette al lavoro sul progetto del padiglione dell'Engadina che dovrà essere realizzato in vista dell'Esposizione Universale di Parigi, che sarà organizzata nel 1900. Si tratta di una costruzione di forma rotonda, con un diametro di settanta metri, con una rappresentazione pittorica lunga più di duecento metri del paesaggio engadinese, raffigurato sulle pareti.

Il progetto, tuttavia, viene ridimensionato, anche a causa dei costi ingenti che un'opera del genere presupporrebbe, vista la mancanza di fondi. Si trasforma, però, nel "Trittico delle Alpi", che diventerà l'opera più famosa di Giovanni Segantini.

Anche questo trittico, comunque, non ha una sorte felice, dal momento che viene rifiutato dai committenti. Invece che essere esposto nel padiglione engadinese di Parigi, finisce in quello italiano.

Giovanni Segantini muore a causa di un attacco letale di peritonite il 28 settembre del 1899, a soli quarantuno anni, mentre sta dipingendo sullo Schafberg, il monte che si affaccia su Pontresina, in Svizzera. Il suo corpo viene seppellito nel cimitero di Maloggia.

6 fotografie

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