Biografie

Ivan Illich

Ivan Illich
Ivan Illich nelle opere letterarie Libri in lingua inglese

Biografia Cultura senza confini

Ivan Illich nasce il 4 settembre del 1926 a Vienna, figlio di madre ebrea sefardita e di padre croato. Rivelatosi particolarmente intelligente sin da bambino, impara la lingua tedesca, quella francese e quella italiana, e già da ragazzo è in grado di padroneggiarle come se fossero sue lingue madri: la sua predisposizione a imparare gli idiomi stranieri si confermerà in seguito, quando apprenderà il greco antico, il croato, l'hindi, il portoghese e lo spagnolo.

A soli undici anni, nel 1937, viene ammesso dai padri scolopi al Piaristengymnasium di Vienna, dove intraprende gli studi medi; sei anni più tardi, nel 1943, entra a far parte del liceo di Firenze intitolato a Leonardo da Vinci, che gli assicura una preparazione scientifica di primo livello, confermata da voti eccellenti.

Iscrittosi alla Pontificia Università Gregoriana, si dedica allo studio della filosofia e della teologia, ma al tempo stesso si impegna nella ricerca nel settore delle scienze naturali, leggendo volumi di cristallografia e istologia nelle università di Firenze e di Roma. Sostenuto dal rettore Cesare Federici, nel mese di novembre del 1945 Ivan, all'età di diciannove anni, entra in seminario a Roma, presso il Collegio Capranica, senza rinunciare agli studi alla Gregoriana, che gli regalano la licenza in filosofia - nel 1947 - e la licenza in teologia - nel 1951.

Dopo essersi iscritto all'Università di Salisburgo per studiare teologia e storia medievale, riceve a Roma l'ordinazione sacerdotale nel marzo del 1951. Dopo pochi mesi Illich si trasferisce negli Stati Uniti, a New York, intenzionato a proseguire gli studi a Princeton e contemporaneamente svolgere il compito di assistente parrocchiale. Nel corso di questi anni lo studioso di origini austriache ha modo di entrare a far parte dell'ambiente intellettuale della Grande Mela, collaborando, per esempio, al periodico "Integrity" e al quadrimestrale "Tought", edito dalla Fordham University: i suoi primi scritti vengono pubblicati sotto lo pseudonimo di Peter Canon.

A trent'anni Ivan viene eletto vice-rettore dell'Università Cattolica dello Stato di Porto Rico, mentre nel 1961 in Messico fonda il Cidoc, vale a dire il Centro Intercultural de Documentacion, con sede a Cuernevaca: si tratta di un centro di ricerca finalizzato a creare corsi per i missionari canadesi e statunitensi. Nello stesso anno viene nominato dalla Fordham delegato per il settore ricerche, collaborando attivamente con il Dipartimento di Sociologia e - in più di un'occasione - tenendo seminari.

Dopo aver partecipato, in qualità di consulente del cardinale Suenens, alla seconda e alla terza sessione del fondamentale Concilio Vaticano II, nel novembre del 1964, proprio mentre il Concilio dà il placet allo schema della "Gaudium et spes" che apparentemente non si oppone alla conservazione di armi nucleari, si ritira. Pochi anni dopo, sulla rivista "America", pubblicata dalla Compagnia di Gesù, pubblica un articolo intitolato "The seamy side of the charity", che non manca di suscitare preoccupazione negli ambienti più moderati del clero: la stessa cosa avviene per il testo di "The vanishing clergyman", apparso su "The critic". Nel frattempo, è successo che il Cidoc, complice la sua analisi critica del Cattolicesimo, è entrato in contrasto con il Vaticano.

Apertamente in conflitto con l'Opus Dei, dunque, Ivan viene chiamato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede a Roma, dove viene sottoposto a un interrogatorio motivato parzialmente anche da una preoccupata relazione fornita dalla Cia. Illich, quindi, si presenta nel mese di giugno del 1968 davanti al cardinale Franjo Seper, Prefetto della Congregazione, ma si oppone alla richiesta di mantenere il silenzio a proposito del procedimento a suo carico, facendo riferimento al motu proprio "Integrae Servandae"; inoltre, chiede che gli venga fatto conoscere l'insieme delle domande dell'interrogatorio prima che egli debba rispondervi.

Una volta ottenuta una lista di più di ottanta domande, Illich decide di non incontrare il giudice, e in una lettera consegnata a Seper denuncia la base inquisitoria del processo descrivendola come inaccettabile. Visto che non può procedere seguendo il percorso giudiziario, la Congregazione invita con insistenza l'ordinario di New York a richiamare nella sua diocesi Illich: egli, nel 1969, rivelerà di aver scelto di rinunciare a qualsiasi esercizio dei poteri e dei privilegi assegnatigli dalla Chiesa in maniera definitiva.

All'inizio degli anni Settanta Ivan continua a insegnare presso la Fordham University, mentre nel 1976, preoccupato causa di una eccessiva istituzionalizzazione del centro interculturale e dell'afflusso costante di accademici formali, sceglie di chiudere il Cidoc, anche per colpa di conflittualità pregresse. La decisione, in ogni caso, giunge con l'accordo unanime degli altri membri.

Mentre molti soci continuano l'attività di istruzione linguistica nella città messicana di Cuernevaca, Illich a partire dal 1977 inizia ad insegnare all'Università di Trento nella Facoltà di Sociologia, e nel frattempo gestisce eventi e seminari. Trasformatosi ben presto in un vero e proprio punto di riferimento per l'intero movimento studentesco, prosegue la propria attività di insegnamento come docente di storia medievale in Germania, presso l'Università di Kassel, nel triennio che va dal 1979 al 1981.

Poco dopo intraprende un ciclo di lezioni dedicato alla sessualità e ai generi sessuali, in scena all'Università di Berkeley, in California, mentre dal 1983 al 1986 per l'Università di Marburgo insegna storia medievale. Divenuto nel frattempo un collaboratore del Museo Nazionale Bavarese, viene nominato anche "visiting professor" presso il californiano Pitzer College situato a Claremont: la stessa carica gli viene assegnata anche a Berkeley, al College of Engineering. A Tokyo nel 1986 è uno dei membri della riunione della Società dell'Entropia, mentre l'anno successivo tiene lezioni per l'Università della Pennsylvania. Dopo aver insegnato a Chicago al Seminario Teologico McCormack e aver tenuto una conferenza al celebre Trinity College di Dublino, accetta le cattedre dell'Università di Brema e dell'Università di Oldenburg, in Germania.

Colpito da un tumore che tenta di curare utilizzando metodi tradizionali, in aperto conflitto con la medicina ufficiale, inizia a fumare oppio per alleviare il dolore. Dopo aver saputo da un medico che la possibilità di rimuovere la forma tumorale sarebbe stata legata alla perdita della parola, decide di convivere con la malattia, che lo porta alla morte, il 2 dicembre del 2002, a Brema.

Pedagogista, storico, scrittore e filosofo, Ivan Illich è stato un personaggio dalla cultura sconfinata: linguista e libero pensatore, ha sempre rifiutato la definizione di teologo, anche in virtù della sua volontà di alienarsi da qualunque schema pre-costituito, riuscendo così ad anticipare riflessioni non dissimili da quelle altermondiste. Interessato a un'analisi critica delle istituzioni che caratterizzano la società contemporanea, dopo aver concentrato parte della sua vita in America Latina, al fine di istruire i volontari e i preti che avrebbero partecipato alle missioni in Nord America, ha deciso di dedicarsi all'insegnamento in Europa. Ispirandosi al valore della convivialità, senza mai trascurare il criterio di umanizzazione derivato dalla fede cristiana, è attualmente identificato come uno dei più importanti sociologi del Novecento.

Come detto, punto di partenza di molte sue riflessioni è il concetto di convivialità, inteso come l'opposto della produttività industriale. Se è vero che ogni essere umano viene identificato anche dal rapporto con l'ambiente e con le altre persone, il rapporto industriale si configura come un riflesso condizionato, vale a dire come una reazione stereotipa del soggetto rispetto alle comunicazioni provenienti da un altro utente o da un ambiente artificiale che egli non sarà mai in grado di comprendere; viceversa, il rapporto conviviale è opera di persone che continuamente prendono parte alla costruzione della vita sociale.

La produttività, dunque, si identifica con un valore tecnico, mentre la convivialità è rappresentata come valore etico: una è un valore materializzato, l'altra un valore realizzato. Secondo il pensiero di Illich, le radici della crisi mondiale vanno ricercate nel fallimento dell'impresa moderna, vale a dire nella macchina che ha preso il posto dell'uomo. La scoperta umana porta alla specializzazione dei compiti, ma anche a una centralizzazione del potere e a una istituzionalizzazione dei valori: succede, però, che l'uomo si trasforma in un ingranaggio burocratico, in un accessorio della macchina. Se l'uomo vuole poter contare in futuro, disegnando egli stesso i limiti della società, non può che riconoscere e accettare l'esistenza di soglie naturali che non possono essere superate: in caso contrario, si rischia che lo strumento e la macchina si trasformino da servitori a tiranni.

La società, insomma, una volta superata la soglia si trasforma in una prigione. La persona integrata nella collettività ricorre alla società conviviale per far sì che ciascuno possa utilizzare gli strumenti al fine di soddisfare le proprie esigenze, avvalendosi della libertà di modificare e cambiare gli oggetti che lo circondano, servendosene insieme agli altri.

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