Biografie

Charlie Parker

Charlie Parker
Charlie Parker nelle opere letterarie Libri in lingua inglese Film e DVD di Charlie Parker Discografia

Biografia "Bird", Picasso del Jazz

Charlie Parker nasce il 29 agosto del 1920, a Kansas City, nello stato americano del Kansas. Con ogni probabilità può essere considerato il più grande sassofonista della storia del Jazz, in assoluto, tra i primi tre grandi musicisti di questo genere che siano mai vissuti. Con Dizzy Gillespie e altri jazzisti dell'epoca ha dato vita, portandola agli estremi livelli artistici, la corrente jazzistica del cosiddetto be-bop, filone che di lì a qualche anno sarebbe sconfinato anche fuori dagli States, diventando di fatto lo stile jazz più suonato e ambito da tutti i jazzisti del Novecento.

Per rendere l'idea dell'apporto dato al genere da parte del sassofonista di colore, ricalcando il pensiero dei più importanti studiosi, critici e storici della musica, l'italiano Arrigo Polillo, profondo conoscitore del settore, ha definito Charlie Parker nei seguenti termini all'interno della sua famosa antologia del jazz: "Fu il Picasso dell'arte afroamericana, l'uomo che reinventò la sintassi e la morfologia della musica jazz e ne deviò il corso".

Charlie Parker nasce a Kansas City, sobborgo dell'omonimo stato e, ironia della sorte, si trasferisce quasi subito a Kansas City, invece la grande città dello stato del Missouri. Accade che quando il futuro "Bird" è ancora un bambino, suo padre abbandoni la famiglia, restando di fatto nella prima Kansas e allontanandosi per sempre dalla moglie e dal figlio. Parker Senior è un guitto male in arnese e poco noto, assoldato presso alcune compagnie di vaudeville della zona. Lo stesso Charlie non lo rivedrà che da morto, parecchi anni dopo, al suo funerale, per giunta causato da una pugnalata ricevuta da una prostituta.

La madre è una donna di pulizie e dopo l'abbandono subìto dal marito si trasferisce con il figlio nel Missouri, trovando un lavoro che la impegna nelle ore notturne. Iscrive Charlie alla Lincoln High School, che frequenta per qualche anno, con scarsi profitti. Il futuro jazzista passa le sue giornate intrufolandosi in quello che sarà il suo mondo, ascoltando e imparando da alcuni grandi maestri, come Lester Young e Buster Smith, detto "Il professore", entrambi attivi nei cabaret di Kansas City.

Nel 1935, all'età di appena quindici anni, Charlie Parker sposa una ragazza di diciannove anni, di nome Rebecca Ruffin. Nel frattempo può considerarsi già un musicista professionista, benché ancora di livello mediocre. Ha già conosciuto le droghe e ne fa un largo uso. Il periodo, musicalmente parlando, è fulgido in città. E c'è posto anche per lui, che dal 1934 suona per alcune orchestrine, come quella al seguito del pianista Lawrence Keyes.

Ci mette un paio d'anni a maturare e subito, i migliori della zona, come Buster Smith e Jay McShann, lo vogliono a suonare nelle loro orchestre. A quei tempi si sente già il numero uno e, lasciando al palo moglie e figlio, decide di abbandonare la città di Kansas, per dirigersi a Chicago, viaggiando nascosto in un carro merci. Il passaggio è breve e subito Parker intuisce che è New York la meta giusta. Vi si reca e si fa ospitare dal suo ex capo orchestra, Buster Smith, quasi di nascosto dalla moglie. Il giovane jazzman vive di notte: lavora nei locali e, quando glielo permettono, suona durante le jam session.

Fa lo sguattero, in pratica, sia al Clarke Monroe's e sia al Jimmy's Chicken Shack, un locale elegante dove si esibisce quasi ogni sera Art Tatum, e che Charlie frequenta solo per ascoltare il grande pianista. Passa qualche tempo e comincia a guadagnarsi da vivere con la musica. Viene assunto nell'orchestra del Parisian Ballroom, una sala da ballo nei dintorni di Times Square. Muore suo padre in questi giorni, e Parker fa un breve ritorno nella Kansas natia. Ci resta poco però, il richiamo di New York è forte e vi ritorna, senza pensarci due volte, determinato a mettere a punto quello che già chiama il suo stile.

Tra il 1940 e il 1941 Parker incide i suoi primi dischi. Ha appena vent'anni, ma ha raggiunto un proprio suono, maturo e riconoscibile, secondo alcuni già "superbo", come lo definiscono dei colleghi al termine di un suo famoso concerto al Savoy, nel quartiere di Harlem.

Nel 1942 Bird evita l'esercito dichiarandosi tossicodipendente. Grazie ad alcuni suoi ammiratori riesce a mettersi in contatto con Dizzy Gillespie, e poi con Earl Hines, il quale lo assume nella sua orchestra. Parker vi lavora per dieci mesi, mancando le prove, talvolta addormentandosi sul palco, spesso scomparendo per giorni e ricevendo sempre, puntuali, le multe del capo orchestra.

Indisciplinato fino al midollo allora, se ne va definitivamente, prendendo a girovagare per alcune città, come Washington e Chicago, prima di ricevere una nuova chiamata da New York, questa volta nell'orchestra di un altro grande del tempo, Billy Eckstine, esattamente nella primavera del 1944.

L'atteggiamento di "Bird" però non cambia e ben presto, il sassofonista si rende conto che se vuole sopravvivere, è solo attraverso piccole formazioni da lui guidate, nient'altro che in questo modo.

Si "vende" allora alla Cinquantaduesima Strada e al "Three Deuces" trova definitivamente il suo sound, in un locale piccolo che però, grazie a lui, diventa la culla dei nuovi bopper.

Tra il 1944 e il 1945 le incisioni con musicisti occasionali si moltiplicano: per l'etichetta Savoy, Parker registra molti pezzi nuovi in questo periodo, come la celebre "Red Cross". Di lì a poco si ritrova con Dizzy Gillespie ad incidere una serie di brani che segnano l'inizio di un nuovo modo di fare il jazz, come "Groovin' high", "Dizzy Atmosphere" e "All the things you are", seguiti qualche mese dopo da "Salt peanuts", "Lover man" e "Hot house".

Nell'autunno del 1945, sempre per la Savoy, incide un'altra serie di brani, tra cui c'è anche "Ko ko", secondo alcuni il suo capolavoro. La gran parte del pubblico e della critica però, a parte alcune eccezioni, non riesce ancora a penetrare in tutto e per tutto il nuovo modo di suonare di Dizzy e Bird e quest'ultimo si consola con le droghe, con l'alcol e, anche e soprattutto, con le donne.

Sposa Geraldine Scott da cui divorzia quasi subito, per amare e sposare, in Messico, successivamente (dimenticandosi però di non aver divorziato ufficialmente da Geraldine), la meteora Doris Snydor. In questo stesso periodo, conosce e ama anche Chan Richardson, la donna bianca che fa un po' da mecenate con gli artisti neri della zona e con cui resterà in contatto fino alla sua morte.

Durante questi anni, Bird mangia e beve come nessuno, all'eccesso, e stessa cosa fa con gli stupefacenti e, nonostante suoni praticamente ogni giorno, è sempre in cerca di denaro, che talvolta si fa prestare senza restituire mai più.

Sempre nel 1945, Charlie e Dizzy si recano alla conquista di Hollywood, per portare il nuovo sound newyorchese da quelle parti, al Billy Berg's. Tuttavia i colleghi californiani si fanno vedere solo di rado e, spesso, quando si recano appositamente per sentire Bird, finisce che non lo trovano nemmeno, a causa del suo peregrinare in giro senza meta, preda delle droghe e dell'alcol. Lo stesso Gillespie deve assumere un sassofonista di riserva durante quel tour.

Quando arriva il momento di ritornare a New York, finita la scrittura al Billy Berg's, manca Parker all'appello; questi nel frattempo ha conosciuto il tipo giusto in grado di procurargli l'eroina, soprannominato "Moose the Mooche", a cui dedica persino un pezzo, oltre al 50% delle sue stesse royalties.

Dopo qualche mese, si viene a sapere che Bird ha trovato un nuovo impiego e suona praticamente quasi tutte le sere al "Finale", un locale situato nel quartier di Little Tokyo, a Los Angeles. Nel 1946, il luogo diventa il nuovo centro nevralgico del jazz americano, grazie a Parker e soci.

Ross Russell, un produttore, dà vita alla nuova etichetta Dial, che accoglie in quel periodo tutte le invenzioni di Bird, in stato di grazia. Il periodo non dura per sempre e con la chiusura del Finale, a causa dello smercio di droga, scompare anche il periodo aureo californiano per Parker.

Bird se la passa male allora, non avendo più eroina disponibile; comincia a bere in modo smodato. Nemmeno Norman Granz, con la sua Jazz at the Philarmonic, per cui suona in qualche occasione, riesce a tirarlo fuori dai guai.

Nel luglio del 1946, Russell cede alle insistenze di Bird, e dà vita ad una seduta d'incisione, nonostante Parker sia messo malissimo. Per l'occasione infatti, è presente anche uno psichiatra, chiamato apposta per evitare che Bird dia in escandescenza, come gli capita in quel periodo. La registrazione, tuttavia, contiene una versione leggendaria di "Lover man", secondo molti la migliore mai suonata nella storia del jazz, per pathos ed intensità emozionale, la quale ha ispirato diversi racconti e romanzi di celebri scrittori, come "Il persecutore" di Julio Cortazar, inserito nella sua opera dal titolo "Bestiario".

Alla famosa seduta assiste anche il giornalista Elliott Grennard, che qualche mese dopo pubblica un racconto intitolato "Sparrow's Last Jump", uscito sulla rivista Harper's Magazine nel maggio del 1947 e incentrato sulla leggendaria esperienza vissuta al fianco di Parker. Durante la seduta vengono incisi solo altri due brani, "The Gypsy" e "Bebop", prima di riaccompagnare uno stremato Bird in albergo.

Passano alcune ore e il sassofonista impazzisce, piomba nudo e urlante nella hall dell'hotel e dà fuoco al letto della sua stanza, prima di essere portato via dalla polizia. Viene internato nel reparto psichiatrico del "Camarillo State Mental Hospital", a un centinaio di chilometri da Los Angeles, dove rimane ricoverato per sei mesi, componendo il noto brano "Relaxin' at Camarillo".

Trascorre alcuni mesi sobrio ma, al ritorno definitivo a New York, dal 1947 in poi, ricomincia a drogarsi. Passa alcuni anni tra alti e bassi, fisici e musicali, tuttavia incidendo sempre per le etichette discografiche Savoy e Dial, spesso in compagnia del cosiddetto "quintetto classico", con Miles Davis al flicorno e Max Roach alla batteria. Riprende anche a suonare al Three Deuces e al The Onyx, con Gillespie, che invano cerca ogni volta di ripulirlo, senza mai riuscirci.

Suona con i migliori di sempre, come Miles Davis, Howard McGhee, Red Rodney, Fats Navarro, Kenny Dorham, Dexter Gordon, il vibrafonista Milt Jackson e Bud Powell, oltre ai vari Barney Kessel, Ray Brown e Charles Mingus.

Nel 1949 la "Metronome", storica etichetta, mette insieme Parker con Lennie Tristano e Pete Rugolo, oltre ad altri grandi di sempre, dando vita a storiche incisioni. Nel 1950, Bird incide a New York con una grande orchestra d'archi. È un successo finanziario, forse l'unico della sua vita, ma gli amici di vecchia data glielo rinfacciano, causando in lui una forte delusione. In verità Parker è sempre stato un cultore della musica colta europea, da Schoenberg a Debussy a Stravinsky.

Nello stesso anno traversa l'Atlantico, già varcato anni addietro per uno sfortunato tour parigino, e si reca in Svezia, dove tiene alcuni concerti. Viene nuovamente invitato da Delaunay a suonare a Parigi ma, nonostante gli annunci, non si presenta.

Nel frattempo, a New York, in suo onore, nasce il "Birdland", un locale dove si suona solo la sua musica. Tuttavia, anche qui, Parker ci mette poco a farsi cacciare, a causa dei suoi comportamenti.

Dal 1950 al 1953 compie alcune buone incisioni, ma molto appannate in confronto alla esecuzioni che vanno tra il 1947 e il 1948 con la Savoy e la Dial. E' sempre più schiavo della droga e riesce a tenersi in vita, per così dire, solo grazie all'aiuto della sua vera e unica compagna di una vita, la paziente Chan Richardson.

All'inizio del 1954 Parker compie un'ultima puntata in California, per sostituire il collega Stan Getz, arrestato per aver minacciato con una pistola un farmacista perché a corto di stupefacenti. Esegue delle buone performance ma impazzisce letteralmente quando lo raggiunge la notizia della morte della sua figlioletta Pree, avuta con Chan e stroncata da una polmonite.

A New York passano alcuni mesi e viene ricoverato nuovamente in manicomio, al Bellevue Hospital. Viene dimesso, suona con la Philarmonic, con Sarah Vaughan, ma ritorna di sua spontanea volontà in ospedale, solo qualche giorno dopo.

Tiene i suoi ultimi concerti il 4 e il 5 marzo del 1955, al "Birdland". Sarebbe dovuta essere una "all star band", insieme con Powell (anch'egli provato dalle droghe e dalla follia), Charles Mingus, Art Blakey e Kenny Dorham… Ma è un fiasco totale: Parker non ce la fa più.

Passano alcuni giorni e Bird si reca da un'amica, un'altra mecenate bianca, la baronessa Nica Rothschild de Koenigswarter. Viene chiamato un medico, convinto dalle pessime condizioni del musicista, a fargli visita ogni giorno. Ne passano circa tre e il 12 marzo del 1955, Charlie Parker muore davanti al televisore, nell'appartamento della baronessa, ufficialmente per polmonite.

Il coroner, chiamato a fargli l'autopsia, non sapendo individuare subito la causa, scrive sul referto che la salma appartiene ad un uomo di circa cinquantatre anni. Quando muore, invece, Bird ha solo trentaquattro anni.

I tributi in musica in suo onore sono innumerevoli; ispirato alla sua vita è il film "Bird" del 1988, diretto da Clint Eastwood, e interpretato da Forest Whitaker nei panni del musicista.

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