Biografie

Bob Beamon

Bob Beamon
Bob Beamon nelle opere letterarie Libri in lingua inglese

Biografia Salti e imprese

Robert Beamon, meglio conosciuto più semplicemente come Bob Beamon, nasce a South Jamaica, nel Queens, a New York, il 29 agosto del 1946. Grande atleta statunitense, è passato alla storia del salto in lungo per aver conseguito il record mondiale alle Olimpiadi messicane del 1968, registrando una lunghezza di 8,9 metri: tale risultato è rimasto ineguagliato fino alla prova di Mike Powell del 1991. Il record di Beamon è il secondo più longevo di sempre, la cui imbattibilità è durata ben 23 anni.

Una vita non facile, quella di Beamon, nonostante la gloria sportiva che si guadagna sul campo. A soli otto mesi, sua madre, allora venticinquenne, muore di tubercolosi. A prendersi cura del piccolo Bob è sua nonna, la quale non riesce ad impartirgli, nonostante gli sforzi e a causa del quartiere turbolento nel quale si trovano a vivere, una disciplina ferrea, in grado di tutelarlo sin da bambino.

L'affidamento arriva perché il padre del futuro atleta è un violento, il quale sin dalla nascita di Bob non intende prendersene cura, allontanando moglie e figlio dalla propria vita. Come molti ragazzini infelici, il piccolo Robert è indisciplinato a scuola e non rende come dovrebbe. La svolta, come per molti altri ragazzi americani, soprattutto di colore, arriva attraverso lo sport.

Quando il futuro atleta è al liceo, viene scoperto da un importante talent scout sportivo, oltre che noto allenatore di atletica: Larry Ellis. Questi lo fa diventare membro della "All American" di atletica su pista e a squadre, impartendogli i propri preziosi insegnamenti e togliendolo, per quanto possibile, dalla strada.

Bob Beamon passa l'adolescenza tra le vie del suo quartiere, dove si rende protagonista di eventi spiacevoli: come accoltellamenti, risse e sbronze colossali. Di giorno però, lo sport sembra avere la meglio su di lui, e ben presto si rivela la sua attività principale. Ama l'atletica, ma è anche un bravo giocatore di basket.

Ad ogni modo, la svolta, almeno all'inizio della sua carriera, si chiama Università del Texas. Beamon infatti, nel 1965, si classifica al secondo posto negli Usa nella disciplina del salto in lungo e vince così un biglietto per El Paso, forte di una borsa di studio che vince grazie ai suoi meriti sportivi.

Passa circa tre anni a grandi livelli, allenandosi con attenzione e impegnandosi a lungo nella sua nuova disciplina, deciso a partecipare alle Olimpiadi di Città del Messico. Tuttavia, quando è ancora all'Università, Bob Beamon dimostra tutto il suo carattere, il quale, come in altre occasioni, gli costa caro, nonostante sia mosso da buone intenzioni. Durante una riunione di atletica, il futuro campione boicotta la gara, come segno di protesta nei confronti di alcuni partecipanti mormoni, il cui atteggiamento era apertamente razzista nei confronti delle persone di colore. A causa di questo comportamento e poco prima della sua partenza per Città del Messico, Beamon perde la borsa di studio e viene sospeso.

Da questo momento, perso il suo allenatore ufficiale, è l'olimpionico Ralph Boston, suo compagno di squadra, ad occuparsi, in via del tutto ufficiosa, dei suoi allenamenti. Abbandonato dalla giovane moglie, oberato dai debiti, l'atleta statunitense si decide ugualmente ad andare alle Olimpiadi messicane del 1968.

Sofferente d'insonnia, causa i suoi guai, il 17 ottobre del 1968, alla vigilia della finale olimpica, Bob Beamon decide di buttarsi in strada, nella metropoli messicana, alla volta di alcuni cicchetti di tequila, del tutto scoraggiato per la prova dell'indomani. Il 18 ottobre del 1968, si presenta dunque in pista un atleta frustrato, oltre che con la testa ancora annebbiata dai fumi della notte precedente.

Le prove si tengono su una pedana devastata da un tempo inclemente, con vento forte e un temporale prossimo ad annunciarsi. A questi elementi negativi, si aggiunge l'altitudine messicana, di cui si teme la conseguente rarefazione dell'aria respirabile, a tutto svantaggio degli atleti.

Beamon vede i tre atleti che lo precedono fallire le loro prove, tutti quanti, a causa delle cattive condizioni climatiche. Il giapponese Yamada, il giamaicano Brooks e il tedesco Baschert mancano il loro primo tentativo di salto. Ma quando Beamon parte, si avverte già nella corsa, nell'accelerazione prodigiosa, che l'americano ha qualcosa in più degli altri. Compie un lungo volo, con un prodigioso colpo di reni e due piccoli salti successivi, dopo aver marcato la storia e la terra battuta con il nuovo record mondiale di salto in lungo.

Alle 15.45 di quel venerdì, dopo il salto di Beamon, il giudice non riesce subito a misurare la distanza, non disponendo di un apparecchio adatto alla lunghezza raggiunta dall'atleta. Passano alcuni secondi, si richiede l'intervento di un decametro a nastro, usato per la disciplina del salto triplo, fino a quando sul tabellone non compare il risultato, per tutti incredibile, di 8,90 metri.

Il campione ci mette qualche minuto a rendersi conto, nonostante l'urlo proveniente dalle tribune. È il collega Ralph Boston a spiegargli la situazione, non conoscendo il sistema metrico decimale europeo: la gioia, condita da danze e preghiere, è incontenibile. Il temporale che segue, immediato, sembra addirittura un battesimo per quello che diventa un record straordinario, tale da scolpire il nome di Bob Beamon nella storia delle Olimpiadi e dello sport.

Mai, infatti, un record era stato infranto con così tanto scarto: il miglioramento dell'atleta newyorchese è di 55 centimetri dal precedente. Prima di lui, il record del mondo di salto in lungo era stato rotto per ben tredici volte, ma con un aumento medio di circa 6 centimetri. Il più grande sfondamento del record, fino alla sua impresa, era di appena 15 centimetri; non sorprende così che il risultato di Beamon sia rimasto intatto per 23 anni, fino al 1991.

Riferendosi al momento in cui l'atleta frana a terra, in ginocchio, sentendo dalla voce dell'amico e compagno di squadra Ralph Boston l'esito del suo risultato, un giornalista americano definisce Beamon con l'espressione di "Uomo che ha visto un fulmine", che da allora gli si incollerà addosso.

Il campione olimpico uscente invece, il britannico Lynn Davies, riferendosi all'impresa del collega gli dice pubblicamente che ha "distrutto questa specialità". Da questo momento, nel gergo dell'atletica leggera si usa un nuovo aggettivo: "beamonesco" appunto, per definire qualsiasi tipo di impresa assolutamente fuori dal normale.

Ad ogni modo, grazie a quel salto datato 1968, il giovane Bob si guadagna un posto tra i cinque più grandi momenti sportivi del XX secolo, stando almeno alla rivista "Sports Illustrated".

Quel fatidico momento però, resta la vetta della sua vita, che da quel momento inizia una seconda fase, molto meno entusiasmante. Rientra infatti dal Messico e ritorna all'università, dove riprende con il basket, altra sua grande passione. Non riuscirà però mai a diventare un professionista. Nel 1972 si laura in sociologia, alla Adelphi University.

Nell'arco dei quattro anni che lo distanziano dai successivi Giochi Olimpici del 1972 di Monaco, angosciato dalla sua stessa impresa, l'atleta di colore comincia a sperperare tutti i propri soldi. Quando riprende ad allenarsi, ormai nuovamente indebitato, si rende conto di non riuscire più a saltare come un tempo, a causa del suo piede destro, lo stesso che gli aveva consentito lo slancio al momento del suo grande storico salto.

Alle Olimpiadi che si svolgono in Germania, la squadra americana parte senza di lui, che manca clamorosamente la qualificazione olimpica. Passano diversi anni, prima che qualcuno lo rintracci, a New York, dove si occupa di ragazzi disadattati.

Nel 1979, torna a Città del Messico, in occasione dei Giochi Universitari Mondiali, e dove cerca di racimolare qualche dollaro ripercorrendo i luoghi del suo trionfo, raccontando particolari alla stampa.

Il 30 agosto del 1991, prima Carl Lewis e poi Mike Powell battono entrambi il record di Bob Beamon, saltando rispettivamente 8,91 metri (ma con vento superiore ai 2 m/s, quindi non valevole per il record) ed 8,95. L'occasione in cui si registrano tali misure però, sono i Campionati del mondo di atletica leggera di Tokyo; Beamon pertanto perde il record assoluto, ma non quello olimpico, il quale di fatto resta ad oggi ancora nelle sue mani, anzi nelle sue gambe.

Beamon viene successivamente assunto dalla Chicago State University, come direttore di atletica.

Aforismi di Bob Beamon

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