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Yngwie Malmsteen

Yngwie Malmsteen
Yngwie Malmsteen nelle opere letterarie Libri in lingua inglese Film e DVD di Yngwie Malmsteen Discografia

Biografia In un torrente di note

Superman andava più veloce della luce, ma anche Yngwie Malmsteen non scherza. Malgrado i suoi numerosi proclami, elargiti in varie interviste, circa la necessità di badare alla musica nella sua sostanza e circa il fatto di non essere poi così ossessionato dalla velocità e dalla tecnica, non c'è dubbio che il chitarrista svedese sia diventato ormai l'emblema del virtuosismo applicato alle sei corde.

Nato Lars Johan Yngve Lannerbäck il 30 giugno 1963, a Stoccolma, il chitarrista è cresciuto in una numerosa famiglia borghese, dimostrando precoce talento musicale già in giovane età. Già da tempo il chitarrista ha svelato la storiella relativa alla folgorazione che l'avrebbe portato ad imbracciare la chitarra: un giorno incantato davanti alla televisione, a sette anni, vide un programma televisivo dedicato al gigantesco Jimi Hendrix; esperienza indimenticabile.

Yngwie, con l'irraggiungibile fare di Jimi davanti, suda le fatidiche sette camicie e dopo orgie di scale, arpeggi e quant'altro, riesce a raggiungere i livelli tecnici che tutti oggi conosciamo; sul piano musicale sarà sempre ben lontano dalla follia visionaria e lisergica di Jimi Hendrix (e anche dalla capacità di esprimere quel dolore insopprimibile che solo il chitarrista di Seattle sapeva comunicare). Naturale dunque il suo inserimento nelle prime rockband (con nomi come "Power", "Burn" e "Silver Mountain"). Ma è solo quando il virtuoso invia una demo a Mike Varney della rivista "Guitar Player" che la sua carriera comincia a prender corpo. Varney, uomo con uno spiccato senso degli affari, invita Malmsteen in America per incidere per la sua etichetta fondata di recente, la "Shrapnel"; il 23 febbraio 1983, Yngwie Malmsteen vola in California con la chitarra in mano e si unisce ad una nuova band di Los Angeles, gli "Steeler", giovane gruppo che suonava nei club.

Le prime performance e incisioni realizzate con gli Steeler (e più tardi con gli "Alcatrazz" di Graham Bonnet), portano in brevissimo tempo Yngwie allo status di rocker di culto. Il "solo album" di debutto (l'ormai celeberrimo "Rising Force", Polydor 1984), realizzato precocemente e con grande sicurezza, se forse non presenta musiche di particolare spessore, certo mette in luce lo spericolato controllo digitale del funambolico svedese. Il consenso arriva in fretta, e così anche i fan, che cominciano a guardarlo con soggezione (specialmente in Giappone, dove già si parlava di lui da tempo).

Da allora tutti i suoi album hanno venduto sostanzialmente bene, anche se durante le interviste, il solista ha sempre professato la ricerca della perfezione e l'avversione per i prodotti commerciali. Malmsteen ha riservato poi particolare predilezione per i grandi compositori classici, da lui ostentatamente venerati e citati, spesso con un misto di ingenuità e con l'ombra incombente del puro vezzo intellettualistico. Questa spolverata di cultura non gli ha impedito di realizzare alcune trascrizioni pericolosamente in odore di kitsch, com'è il caso della sua versione dell'"Aria sulla quarta corda", di Bach.

Turbolenta invece la cronistoria delle sue collaborazioni: Yngwie Malmsteen ha spesso parlato con espressioni poco amichevoli da parte dei due ultimi manager, Andy Trueman e Larry Mazer; le pressioni del successo e quelle dei tour hanno poi spinto il chitarrista svedese ad assumere e a licenziare un ampio numero di cantanti, mentre i bassisti sono andati e venuti senza colpo ferire. Ad ogni buon conto, negli anni Yngwie ha mostrato una buona dose di maturazione, accreditandosi più come songwriter che come ardente virtuoso della chitarra.

Dopo il pregevole progetto live (tour e album) del G3 che ha visto riuniti nel 1997 tre mostri sacri americani della 6 corde quali Joe Satriani, Steve Vai e Eric Johnson, l'esperienza è continuata negli anni fino ad arrivare all'edizione 2003 (seguita da DVD e doppio CD), che al fianco di Satriani e Vai vede protagonista proprio il nostro virtuoso Yngwie Malmsteen.

Gli ultimi suoi lavori in studio sono "Perpetual Flame" (2008), "Angels of Love" (2009), "High Impact" (2009), "Relentless" (2010), "Spellbound" (2012).

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