Biografie

Massimo Carlotto

Massimo Carlotto
Massimo Carlotto nelle opere letterarie Libri in lingua inglese

Biografia Da “fuggiasco” a scrittore di successo

Massimo Carlotto nasce a Padova, il 22 luglio del 1956. È uno scrittore di successo, tradotto anche all'estero, oltre che drammaturgo e sceneggiatore per la televisione. La sua vita però, è legata ad una lunga e contorta vicenda giudiziaria, nella quale è coinvolto all'età di diciannove anni, quando scopre il cadavere di una ragazza uccisa e viene incolpato dell'omicidio.

Nel 1969 Carlotto ha tredici anni e si avvicina ai movimenti della sinistra extraparlamentare, fiorenti in quel periodo soprattutto nella sua città. La cittadina veneta in quegli anni è un luogo di fermenti, il movimento "Potere operaio" è molto forte, e mancano pochi giorni prima che spunti l'Autonomia di Toni Negri, il fondatore del partito comunista di Padova, ideologo e filosofo molto discusso. Qui, Carlotto entra in contatto con gruppi cosiddetti "maoisti", si avvicina alle ideologie dell'estrema sinistra e ben presto, si iscrive a Lotta Continua, forse il movimento più importante e temuto tra gli organi extraparlamentari, almeno nell'ambito comunista. È una scelta che segna la sua vita, quando ha appena diciannove anni.

Il 20 gennaio del 1976, a Padova, la sua città, Massimo Carlotto sente delle urla provenire dalla palazzina dove abita sua sorella. L'allora diciannovenne, stando almeno alle ricostruzioni date dipoi e non solo in sede giudiziaria, raggiunge l'appartamento e trova la porta socchiusa. Quando entra, scopre una ragazza di venticinque anni di nome Margherita Magello avvolta in un accappatoio zuppo di sangue. La donna, stando a quanto dichiarato da Carlotto, pronuncia qualche parola, poi muore. Colpita da cinquantanove coltellate. Il giovane Massimo pensa di salvarla, tocca il cadavere, si lascia prendere dal panico. Poi, scappa. Obbedendo alle regole di Lotta Continua riferisce tutto ai suoi superiori. La sera dell'accaduto, racconta la vicenda a suo padre e decide di andare alla caserma dei Carabinieri, scegliendo di sua volontà di testimoniare. È l'inizio della sua lunga storia giudiziaria. Massimo Carlotto viene infatti arrestato, con l'accusa di omicidio volontario ai danni di Margherita Magello.

Dopo circa un anno di istruttoria, nel 1978, a maggio, si svolge il processo di primo grado, davanti la Corte d'Assise di Padova. Il ventunenne viene assolto dall'accusa di omicidio per insufficienza di prove. Un anno dopo però, esattamente il 19 dicembre del 1979, la Corte d'Assise d'Appello di Venezia rovescia il verdetto: Massimo Carlotto viene condannato a diciotto anni di carcere.

Il giovane accusato di omicidio rientra in carcere, ma non demorde. Il 19 novembre del 1982 però, la Corte di Cassazione respinge il ricorso delle difesa e conferma la condanna. Carlotto allora, sotto consiglio del suo avvocato, decide di scappare. Inizia così la sua lunga latitanza.

Si reca a Parigi, poi in Sudamerica. Secondo quanto scritto nel suo futuro libro, che si intitola "Il fuggiasco", una volta in Messico si iscrive all'Università. Qui, a metà degli anni '80, sarebbe stato anche nuovamente arrestato e torturato. Dopo circa tre anni di latitanza, il 2 febbraio del 1985, il futuro scrittore di libri noir torna dal Messico e si costituisce alle autorità italiane. Il caso divide l'opinione pubblica e ben presto nasce anche il "Comitato Internazionale Giustizia per Massimo Carlotto", con sede a Padova, Roma, Parigi e Londra. Lo scopo è quello di diffondere le notizie sulla sua storia, una vera e propria campagna di informazione, unita ad una capillare raccolta di firme in favore della revisione del processo. Tra i firmatari, anche personaggi illustri, come Norberto Bobbio e lo scrittore brasiliano Jorge Amado. Proprio quest'ultimo, l'anno dopo, nel 1986, lancia il suo appello personale dalle pagine del quotidiano parigino "Le Monde", in difesa di Carlotto e a sostegno della tesi di rivedere completamente il processo.

In questi anni però, l'ex appartenente a Lotta Continua, in carcere si ammala di dismetabolismo organico, ossia bulimia. Secondo i medici sarebbe esposto al rischio di infarto e di ictus e la notizia, comparsa sui giornali, mobilita nuovamente l'opinione pubblica, la quale vuole la sua scarcerazione. Il 30 gennaio del 1989, la Corte di Cassazione concede la revisione del processo legato all'ormai noto "caso Carlotto", anche sulla base di tre nuove prove. Annulla la sentenza di condanna, rinviando gli atti alla Corte d'Appello di Venezia.

Il 20 ottobre del 1989, esattamente quattro giorni prima dell'entrata in vigore del nuovo codice Vassalli di procedura penale, comincia il nuovo processo a Venezia. Dopo pochi giorni, una questione procedurale interrompe il processo: si chiede se Carlotto debba essere processato con il vecchio o con il nuovo codice. Dopo più di un anno in pratica, circa quattordici mesi di istruttoria, la Corte di Venezia emette un'ordinanza che rimette gli atti alla Corte Costituzionale. Una delle tre prove, stando alle carte, è accolta e in base a questa, nel giudizio finale, si ritiene che l'imputato debba essere assolto per insufficienza di prove. Il 21 febbraio del 1992, dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale, inizia l'ennesimo processo, di fronte però ad una nuova corte, perché nel frattempo il Presidente è andato in pensione. Nello stupore generale, la Corte recupera la precedente istruttoria e il 27 marzo del 1992 conferma la sentenza di condanna del 1979, ribaltando le conclusioni della Corte precedente.

Carlotto deve andare di nuovo in carcere e dopo meno di due mesi, si ammala gravemente. Si mobilita nuovamente l'opinione pubblica, compresa la Corte Costituzionale, e, finalmente, il 7 aprile del 1993 il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro concede la grazia a Massimo Carlotto.

Da questo momento in poi, per lui, comincia una nuova vita. Quella di scrittore di romanzi noir. Libero, mette insieme gli scritti che ha accumulato durante la sua detenzione, ponendoli a disposizione della scrittrice e talent scout letteraria Grazia Cherchi. Nel 1995 arriva l'esordio con il romanzo-reportage "Il fuggiasco", largamente autobiografico, tratto dalla sua esperienza di latitanza in Europa e nel Sudamerica.

Lo stesso anno nasce L'Alligatore, alias Marco Buratti, il personaggio seriale creato dallo scrittore di Padova, il quale comincia a raccontare le sue storie di detective molto sui generis. La saga comprende diverse pubblicazioni, come "La verità dell'Alligatore", "Il mistero di Mangiabarche", del 1997, "Nessuna cortesia all'uscita", del 1999, e molte altre.

Nel 2001 scrive "Arrivederci amore, ciao", da cui viene tratto il film con lo stesso titolo nel 2005, per la regia di Michele Soavi. Il film è apprezzato, ma il libro ancor di più, tanto da aggiudicarsi diversi riconoscimenti, come il secondo posto al Gran Premio della Letteratura Poliziesca in Francia. Nel frattempo però, nel 2003, anche "Il fuggiasco" va nelle sale cinematografiche, con la regia di Andrea Manni e con l'attore Daniele Liotti.

Nel settembre del 2009, a sette anni dall'ultimo, esce il nuovo episodio della serie dell'Alligatore, che si intitola "L'amore del bandito". I libri di Carlotto sono tradotti in molti paesi europei e anche negli Stati Uniti.

Altri libri di Massimo Carlotto

  • Alla fine di un giorno noioso (2011)
  • Respiro corto (2012)
  • Cocaina (con Giancarlo De Cataldo e Gianrico Carofiglio, 2013)
  • La via del pepe. Finta fiaba africana per europei benpensanti, con illustrazioni di Alessandro Sanna (2014)
  • Il mondo non mi deve nulla (2014)
  • La banda degli amanti (2015)
  • Per tutto l'oro del mondo (2015)

Frasi di Massimo Carlotto

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